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Le crescenti minacce al dominio degli Stati Uniti sull’America Latina

Rainer Shea 12 maggio 2020

Gli imperialisti di Washington si disperano nel portare a termine un cambio di regime in Venezuela, avendo organizzato un altro tentativo fallito di colpo di Stato proprio la scorsa settimana, perché più il Chavismo rimane al potere, più l’America Latina rischia di sfuggire al controllo degli Stati Uniti. Il Chavismo è una minaccia perché aiuta l’America Latina a capire un’iterazione del marxismo che funziona secondo le condizioni della regione; in particolare, che può risolvere i problemi della regione sottosviluppata a causa dello sfruttamento dei Paesi imperialisti. Ciò non significa che il Partito socialista unito al potere del Venezuela sia strettamente marxista, almeno per le tensioni ideologiche che consente. Ciò significa che, nonostante le tensioni non marxiste che guidano in parte la direzione del partito, promuove un marxismo che può impedire alle nazioni latinoamericane di rimanere soggette alle regole della teoria della dipendenza. La teoria della dipendenza afferma che sotto il capitalismo globalizzato, la periferia di nazioni povere e sottosviluppate (ovvero sfruttate in misura eccessiva) si fa sottrarre la propria ricchezza dagli Stati più ricchi. A causa di tale disparità, le nazioni sfruttate restano arretrate rispetto ai principali Paesi imperialisti. Con l’ascesa del Bolivarismo e degli altri movimenti antimperialisti latinoamericani, il Venezuela e i vicini regionali puntano a superare il divario nello sviluppo. E come il professore di economia argentino Claudio Kats valutò in un’intervista, il marxismo è rilevante per questo progetto: “La teoria della dipendenza come idea si ricollega all’interesse risorto per il marxismo latinoamericano. Mezzo secolo dopo la rivoluzione cubana, c’è un rinnovato interesse per un particolare tipo di pensiero marxista unico nella regione e la teoria della dipendenza fa parte di questa tradizione. Il risveglio che vediamo non è solo fascino per le idee radicali in America Latina o le versioni più eterodosse del marxismo. La rinascita risponde alla possibilità di formulare una sintesi unica di preoccupazioni latinoamericane e teoria marxista, e la teoria della dipendenza è un’espressione di tale sintesi”.
Il Venezuela sfida i vincoli osservati dalla teoria della dipendenza attraverso lo sviluppo economico senza l’aiuto dei Paesi imperialisti. Un requisito fondamentale per l’attuazione della teoria della dipendenza, secondo l’economista Theotonio Dos Santos, è “una situazione in cui l’economia di un determinato gruppo di Paesi è condizionata da sviluppo ed espansione di un’altra economia, a cui è soggetta la propria”. Gli Stati Uniti possono controllare l’economia venezuelana imponendovi embarghi, ma non possono determinare il futuro politico ed economico del Paese quanto la Cina può fare. Inoltre, non possono estrarre ricchezza dal Venezuela, almeno non quanto le nazionalizzazioni dell’industria venezuelana degli ultimi due decenni hanno svalutato le multinazionali. Gli Stati Uniti non possono inoltre dettare politicamente in Venezuela attraverso il debito del FMI, come avvenuto in altri Paesi. Il principale Paese ricco che ha concesso prestiti al Venezuela è la Cina, che non è una potenza imperialista e di certo non ne assorbe la ricchezza venezuelana. Kats concorda sul fatto che il ruolo crescente della Cina in Venezuela e in altri Paesi rappresenta un altro modo in cui l’egemonia di Washington svanisce: “L’America Latina manca di sovranità a causa dell’imperialismo degli USA. L’America Latina è ancora il cortile del Nord America, con Trump lo è più che mai, ma la disputa tra Stati Uniti e Cina sulle risorse della regione è diventata centrale. Gli interessi dell’imperialismo USA sono messi alla prova da presenza ed investimenti continentali del governo cinese”. Questi fattori, il movimento di nazioni come il Venezuela verso l’indipendenza economica e la crescente presenza della Cina, sono ciò che continuerà a rimodellare l’equilibrio di potere geopolitico nella regione. Un’altra nazione nella regione che si muove in modo significativo verso l’autonomia dal controllo imperialista è l’Argentina. L’Argentina è lungi dall’essere socialista, ma i suoi movimenti per i diritti umani, femminista e la giustizia economica hanno acquisito un’enorme influenza dalla depressione del Paese all’inizio degli anni 2000. L’anno scorso, la sinistra vinse le elezioni generali, mettendo i movimenti sociali in una posizione migliore per dei cambiamenti nella crisi economica del Covid-19. Nonostante la dura repressione da parte del governo capitalista argentino al fine di far rispettare le regole della quarantena, le richieste di poveri e lavoratori argentini si avvicinano molto più alla realizzazione di quanto non avvenga nella maggior parte degli altri Paesi dell’America Latina. I principali funzionari del governo argentino sostengono la proposta di imposta sui ricchi che raccolga 3 miliardi di dollari. La proposta non passerà senza respingimento, ma questo è un segno della minaccia per l’imperialismo; le fazioni di destra che si oppongono lavorano per gli Stati Uniti, cercando di utilizzare strumenti per la trappola del debito per rafforzare il controllo sull’Argentina. Questo tipo d’imposta sul patrimonio renderà il Paese capace di sostenere autonomamente la propria economia. L’Argentina è il Paese latinoamericano che molto probabilmente imporrà un’imposta sul patrimonio, ma va notato che numerosi altri Paesi della regione, dalla Colombia al Guatemala, considerano tale imposta per alleviare i problemi economici. Queste nazioni dell’America Latina rispondono alla crisi suggerendo una transizione dal neoliberismo, come il presidente socialdemocratico del Messico ha iniziato a fare molto prima della pandemia.
Col collasso dell’economia globale, per le masse latinoamericane è naturalmente ovvio che la rivoluzione deve esserci. Ma la sinistra non farà nuove rivoluzioni antimperialiste che spazzino la regione cercando di far passare leggi nei parlamenti borghesi. Il brutale regime installato dagli Stati Uniti in Bolivia, che può essere definito dittatura per la repressione degli oppositori elettorali, dovrà essere rovesciato con mezzi potenzialmente non elettorali. Anche la classe dirigente brasiliana, che si prepara a una repressione senza precedenti dei recenti tumulti del Paese, dovrà essere sconfitta. Il governo cileno gestito da oligarchi dovrà essere in qualche modo escluso o abbatterne lo stato di polizia militarizzato coll’insurrezione armata. Ostacoli simili affrontano il movimento antimperialista in Honduras, Colombia, Ecuador e negli altri Paesi dell’America Latina che sono dalla parte di Washington. Nonostante tali ostacoli, il contraccolpo del neoliberismo regionale e l’ascesa del Chavismo avvicinano le tendenze antimperialiste nei Paesi controllati dagli Stati Uniti a un’opposizione efficace. Come sottolinea Kats, la regione trova una sorta di marxismo che affronta l’essenza del perché esiste così tanta povertà in America Latina: un ciclo della sottrazione delle ricchezze perpetuato dalle manipolazioni di FMI e multinazionali, mantiene il Sud del mondo sottosviluppato. Mentre i partiti di sinistra e comunisti in questi Paesi continuano a orientarsi a risolvere tale problema, otterranno gli strumenti necessari per contrastare la reazione capitalista. La teoria delle dipendenze fornisce la diagnosi corretta dei problemi sulle condizioni materiali della regione, e quindi chiarisce cosa dovrà esserci, per risolvere tali problemi: una rottura dei legami economici con istituzioni finanziarie e societarie imperialiste, idealmente seguita dall’avvio del socialismo di Cuba. L’attuale crisi economica può portare molte nazioni verso questo obiettivo, sia attraverso la rivoluzione socialista che un mutamento verso lo Stato semi-indipendente come l’Argentina. Se i movimenti sociali dell’Argentina diventavano così potenti perché il loro Paese attraversava un crisi economica, lo stesso accadrebbe su scala molto più ampia con lo sviluppo del crollo nel 2020. Questa possibilità, insieme all’allontanamento del potere economico globale da Washington, rappresenta una minaccia senza precedenti al dominio degli Stati Uniti sull’America Latina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio