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“Per molti Paesi, Pechino rappresenta un’alternativa credibile all’egemonia occidentale fallita”

Muman Balghul, Reporters 17 maggio 2020Reporter: Oltre all’invettiva abituale di Donald Trump, c’è crescente sfiducia nei confronti degli europei su origini e gestione della crisi sanitaria da parte di Pechino. Come spiegare l’aumento dell’aggressività nei confronti della Cina nei discorsi dei governi occidentali nel pieno dell’epidemia di Covid-19, metodicamente trasmessa dai media mainstream?
Bruno Guigue: La valanga di propaganda contro la Cina usa come pretesto l’attuale crisi sanitaria, ma era nei piani occidentale da molto tempo, e almeno dal secondo mandato di Obama. Trump radicalizza tale ostilità, ma era inattiva da un decennio. Ma oggi la denuncia della Cina non è più solo una posizione, è una politica. Quando diciamo che la Cina è un nemico sistemico, non è necessario disegnare un quadro.

Durante questa forte pandemia, la Cina si è distinta per la postura positiva aiutando Paesi amici e persino Paesi europei in difficoltà. La Cina, che ha gestito efficacemente la pandemia in patria, ha guadagnato punti geopoliticamente?
Sì, naturalmente. Il motivo principale dell’ostilità occidentale, precisamente, è che la cooperazione con Pechino per molti Paesi rappresenta un’alternativa credibile all’egemonia occidentale fallita. Il problema non è che la Cina vuole dominare il mondo, né vuole esportare il suo modello. È falso. Il problema, almeno per l’occidente, è che è sia più efficiente che meno invadente degli occidentali. Ciò prima della crisi attuale, ma l’ha esacerbata. Quando Pechino invia un team medico in Italia, dimostra che l’UE non vale assolutamente nulla. Quando la Cina consegna medicine al Venezuela, prevale su Washington. Questo ritorno della potenza cinese sull’arena internazionale, dopo decenni di discrezione, è un grande evento che coincide coll’enorme sviluppo del Paese sotto l’egida del Partito Comunista. Il paradosso è che l’incoerenza occidentale è in gran parte all’origine del rinascimento della politica cinese, come se un sistema di vasi comunicanti passasse potenza da un occidente fatiscente alla potenza in ascesa. Da questo punto di vista, la crisi del Covid-19 accelera l’inclinazione mondiale.

Questa esasperata crisi globale della salute potrebbe provocare uno scontro militare tra Stati Uniti e Cina?
Non credo in una guerra tra Stati Uniti e Cina, per la semplice ragione che non gli è garantito vincere e che l’unica cosa certa è la reciproca distruzione. Gli Stati Uniti adorano la guerra, ma la combattono contro i più deboli. Anche allora, trovano modo di perderla. Vede davvero il Pentagono attaccare la Cina? È ridicolo.

Il sentimento anti-cinese nel mondo non è mai stato più forte, secondo un rapporto dell’Istituto cinese per le relazioni internazionali contemporanee rivelato da Reuters. Secondo lei, c’è davvero disaffezione nei confronti della Cina e, se è così, è reale o consapevolmente istigata?
La disaffezione nei confronti della Cina è istigata dai media occidentali, servili e falsi, e sfortunatamente le calunnie a cui è soggetta diffondono frutti velenosi. Ma non mettiamo l’occidente al centro del mondo. 80 Paesi collaborano con Pechino sulle nuove rotte della seta. Le persone non sono cieche. In Asia, Africa, America Latina, tutti possono vedere cosa fa la Cina, giudicarla da zero, criticarla se necessario, ma dubito che nel complesso la sua immagine sia più negativa di quella delle potenze occidentali.

Pensa che questo terremoto della salute globale darà vita a nuovi equilibri nelle relazioni internazionali?
Senza dubbio, perché la Cina è un passo avanti rispetto agli altri Paesi. Ha gestito la crisi sanitaria in modo magistrale, senza nemmeno porre la questione della priorità sulla salute pubblica. Ha accettato di pagare il prezzo della breve contrazione nell’economia per arginare la diffusione del virus e questa politica ha dato i suoi frutti. La mobilitazione delle risorse, sotto l’egida di uno Stato forte, ha impressionato l’opinione mondiale, e sotto questo aspetto rappresenta un esempio da considerare. Il paradosso è che la pandemia sembra provenire dalla Cina, almeno fino a prova contraria, e ne abbiamo sempre meno certezze, ed è la Cina che sembra prendere le castagne dal fuoco, perché ha saputo imporre il proprio ritmo sul fenomeno virale sul proprio territorio utilizzando tutte le risorse pubbliche. Il secondo aspetto della questione è la ripresa economica, che oggi sembra avvenire in Cina, mentre il mondo occidentale sprofonda in una crisi inaudita. Questo contrasto tra occidente incapace di affrontare la sfida della pandemia e Cina e oltre, l’Asia orientale che raggiunge prestazioni notevoli dal punto di vista della gestione pubblica, va considerata seriamente. Quando vediamo la deplorevole situazione degli Stati Uniti, manifestamente aggravata dall’irresponsabilità della loro amministrazione, ci chiediamo come alcuni possano ancora vedere in questa potenza, la cui arroganza progredisce allo stesso ritmo della sua decadenza, a guida credibile dell’occidente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio