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Genocidio e occupazione militare: le cinque chiavi del contratto Guaidó-Silvercorp

Internationalist 360°, 10 maggio 2020 – Misión Verdad

Infine, fu rilasciato il testo completo del contratto firmato da Juan Guaidó, Sergio Vergara e JJ Rendón con la società mercenaria nordamericana Silvercorp, guidata dall’ex-ufficiale Jordan Goudreau. Il Ministro della Comunicazione venezuelano Jorge Rodriguez, in una conferenza stampa da Palazzo Miraflores, forniva un’analisi dettagliata delle clausole del contratto e ne spiegava portata ed obiettivi, tra cui l’eliminazione fisica del Presidente Nicolas Maduro e delle autorità dello Stato venezuelano. Con le prove rivelate finora, è stato deciso che Juan Guaidó sapeva in dettaglio del contratto che firmò per promuovere l’azione mercenaria contro il Venezuela incagliatasi sulle sue coste il 3 maggio. Sebbene l’autoproclamato deputato negasse qualsiasi collegamento con dichiarazioni evasive, il suo consigliere JJ Rendón confermò la veridicità del contratto mentre, d’altra parte, una fuga audio segnalava una conversazione tra Goudreau e Guaidó al momento della conclusione del contratto. Il contenuto del contratto firmato indica che l’eliminazione fisica del Presidente Nicolás Maduro e della leadership dello Stato venezuelano erano il primo obiettivo dell’operazione che aveva come scopo l’occupazione militare del Paese da parte di un esercito di mercenari.
1. Il contratto stabiliva che la presenza della Silvercorp nel Paese si estendesse per 495 giorni, fungendo da “forza di sicurezza” di uno pseudogoverno al fine di “stabilizzare il Paese”. Mentre l’operazione per “catturare/trattenere/eliminare Nicolas Maduro, eliminare il governo e installare il presidente venezuelano riconosciuto Juan Guaido (sic)” era l’obiettivo principale, Guaidó s’impegnò ad onorare la paga mensile alla Silvercorp, anche se il legittimo presidente venezuelano, a causa di altre circostanze, veniva rimosso prima dell’incursione armata. Il pagamento dei servizi contratti poteva essere effettuato con barili di petrolio o ricorrendo a investitori privati. Silvercorp era impegnato a costruire un ponte tra Guaidó e gli investitori, addebitando un tasso di interesse del 55% da pagare alla società mercenaria di Goudreau. A seguito di tali clausole, Silvercorp avrebbe agito da intermediario finanziario tra lo pseudogoverno di Guaidó e i capitalisti interessati ad ottenere un ritorno economico dalle operazioni illegali dei mercenari nel territorio venezuelano. Di conseguenza, il contratto era anche un’avventura finanziaria e una mappa d’artiglieria del neoliberismo. La compagnia di Goudreau sarebbe divenuta il principale appaltatore di compagnie petrolifere, minerarie e industriali che avrebbero assunto Silvercorp per operare in Venezuela “in sicurezza”. Tale relazione tra compagnie transnazionali e imprese mercenarie è usuale in Colombia, Iraq ed Afghanistan, dove le società assumono compagnie di sicurezza private per proteggere le loro attività nel conflitto a bassa o media intensità Affari della guerra.
2. Secondo il contratto, Silvercorp avrebbe agito collo pseudogoverno di Juan Guaidó e al di sopra delle istituzioni nazionali della difesa e sicurezza concepite dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela come Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB). Il potere di Goudreau sarebbe stato sovracostituzionale e responsabile solo nei confronti di Guaidó. Sarebbe stato al di sopra di FANB, Servizi d’intelligence e della polizia, esercitando una capacità di azione unilaterale in vari settori dell’attività militare. In tale senso, le clausole del contratto implicavano lo scioglimento della Repubblica Bolivariana, delle sue istituzioni pubbliche e del sistema di garanzie dei diritti umani istituito nella Magna Carta del Paese. Le FANB sarebbe state sostituito da un esercito privato occupante e i capi della pubblica amministrazione designati come “forze ostili”. Era un’operazione da terra bruciata, in cui sindaci, governatori, giudici, pubblici ministeri, ministri e altre autorità designate come “Chavisti” sarebbero stati catturati, perseguitati o uccisi. Applicando tali tecniche da terrorismo di Stato, lo pseudogoverno di Guaidó avrebbe riorganizzato lo Stato venezuelano in tutte le unità organizzative. Il contratto sottolineava che figure come Diosdado Cabello, Nicolás Maduro e i loro “sostenitori” sarebbero stati dichiarati ali, che in termini concreti implicava persecuzione e cattura di tutte le cariche pubbliche e istituzionali nello Stato venezuelano. Approfittando dello stato d’assedio di fatto e dei teppisti della Silvercorp nelle strade del Paese, avrebbe smantellato la Repubblica Bolivariana, eliminato fisicamente il Chavismo come forza politica e istituzionale e create le condizioni per svendere le società pubbliche alle transnazionali.
3. È catastrofico (e anche senza precedenti) che un contratto privato con una società mercenaria sia fonte dello scioglimento del Venezuela come conosciuto. Questo non ha eguali nella nostra storia repubblicana e mondiale e si dovremmo indagare se ci siano esempi simili. Il contratto firmato da Guaidó stabiliva la riorganizzazione dello Stato e la ristrutturazione del nostro sistema legale. Ad esempio, una delle clausole stabiliva il comando strategico venezuelano (VSC), a cui Silvercorp rendeva conto. Tale presunto Comando, che richiese un comandante dalla Silvercorp non specificato ma di sicuro, avrebbe autorizzato operazioni illegali contro “forze ostili”, manovre operative per individuare manifestazioni e l’arresto di persone identificate come chaviste. Logicamente, il testo presupponeva che una volta rovesciato il governo costituzionale venezuelano, ci sarebbero state manifestazioni e disordini contro il colpo di Stato. Per ripulire la persecuzione illegale e omicida del movimento antigolpista, Silvercorp avrebbe designato le espressioni contro lo pseudogoverno di Guaidó come “forze ostili”. Questi sono Hezbollah, ELN, “forze venezuelane illegittime”, i collettivi e le stesse FANB. Questa clausola si adattava perfettamente al discorso della “presenza di Hezbollah in Venezuela”, propaganda in particolare di Mike Pompeo e dal capo del comando meridionale, quindi era chiaro che Silvercorp si fosse associata alle truppe internazionali, USAF e Comando Meridionale (schierato dal Pacifico con diversi cacciatorpediniere e uno appositamente prestato dalla Quarta flotta) per perseguire presunti “elementi terroristici”. Il riconoscimento diplomatico illegale di Juan Guaidó come “presidente in carica” sarebbe bastato per “legalizzare” le operazioni di Marina, Aeronautica Militare e forze speciali degli Stati Uniti nel nostro territorio, per collaborare all’eliminazione di presunti obiettivi di Hezbollah, ELN e altre forze ostili, permettendo anche condizioni politiche per l’utilizzo delle basi militari agli statunitensi in modo permanente e la conclusione di accordi illegali che consentissero attività ad agenzie statunitensi come CIA, FBI o DEA, come verificatosi in Colombia col “Plan Colombia “e in Messico coll'”Iniziativa Merida”. In termini generali, il contratto apriva le porte a un intervento convenzionale degli Stati Uniti, unilaterale e al di fuori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per controllare il potere di fronte a una diffusa rivolta militare e civile contro il golpe, poiché il Chavismo continuerà a mantenere strutture militari, di polizia e popolari per affrontare gli invasori.
4. Il contratto dissolveva inoltre la legislazione venezuelana in termini penali e sospendeva le istituzioni responsabili della protezione dei diritti fondamentali della popolazione. Stabiliva per la Silvercorp, attraverso richieste CSO irregolare, e per ordine unilaterale del presunto VSC, che sarebbe stato possibile effettuare arresti, perquisizioni, cattura e altre misure di repressione di “forze ostili” o di chi consideravano presumibilmente collaborare con “forze alleate dell’ex-regime”. In questo senso, affermava quali sarebbero stati i “crimini” post-golpe: essere Chavista, funzionario pubblico, poliziotto o soldato che non si arrendeva ai criminali della Silvercorp “comandati” da Guaidó, il loro “Comandante in capo” conformemente al contratto. Tali arresti, che sarebbero stati illegali, in caso di “ragionevole sospetto” e non soggetti ad alcun obbligo istituzionale, avendo gli arrestati e i perseguiti istituti come Procura o sistema giudiziario a difenderli. L’esercito di delinquenti di Goudreau sarebbe divenuto contemporaneamente procura, tribunale e boia. Al fine di rafforzare tale terrorismo di Stato, il contratto garantiva una presunta legalità all’assassinio di civili inermi accusati falsamente di appartenere alle “forze ostili”. Accusare un leader del CLAP o delle comunità degli slum di Caracas come “collaboratori di ELN o Hezbollah” o “ostacolare una missione”, i “essere associati a terroristi o narcotrafficanti”, sarebbe bastato per ucciderli. In tal senso, il contratto della Silvercorp era uno strumento per il genocidio, come identificato dall’International Criminal Court (ICC). È un genocidio, “Uno dei seguenti atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale: (a) uccidere membri del gruppo; (b) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; (c) Danneggiare deliberatamente le condizioni di vita di un gruppo per determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte”.
5. Silvercorp offriva ancje i suoi servizi per finanziare l’assistenza patrimoniale perseguendo e catturando i beni del Paese allo Stato. Secondo il contratto, si richiedeva a Guaidó il pagamento di una commissione del 14% del valore reale della proprietà “recuperata”. Tuttavia, il gergo finanziario e legale che cercava di spacciare la formulazione di tale clausola non nascondeva che autorizzava una mega operazione di furto di beni culturali, tipica dei gruppi mercenari e condannata dalle norme delle Nazioni unite. Allo stesso modo, secondo il contratto, Silvercorp avrebbe assunto le redini dello Stato venezuelano con il potere di svolgere attività di polizia, plasmare le normativa mettendo fuorilegge il Chavismo e autorizzare manovre militari contro la popolazione civile e strutture governative falsamente accusate di “collaborare” con “forze ostili”.” L’utilizzo di mine antiuomo ed operazioni armate su larga scala era autorizzato contro istituzioni pubbliche, strutture delle FANB e sedi del governo bolivariano in cui venivano commessi i “crimini” come definiti da Goudreau. È importante notare che il contratto stabiliva secondo i suoi calcoli la forma di governo che il Venezuela doveva ricevere dopo la caduta di Maduro. Era una dichiarazione di intenti. Il “modello statale” che il contratto prevedeva era pericolosamente simile al “Commonwealth” con cui gli Stati Uniti giustificarono l’occupazione militare e politica delle Filippine dopo la guerra coloniale coll’Impero spagnolo. Inoltre era scandalosa la somiglianza con l’emendamento Platt applicato a Cuba all’inizio del XX secolo e lo Stato coloniale di Porto Rico. Cercavano di costruire un regime di occupazione militare con caratteristiche annessioniste. Le idee che plasmarono il contratto stabiliva che il Venezuela avrebbe perso lo status di repubblica sovrana, divenendo un regime militare sotto mentite spoglie parlamentari (ecco dove entrea il burattino Guaidó), occupato e diretto dagli Stati Uniti. Tale schema di pensiero era legato all’occupazione nordamericana (erroneamente definita stabilizzazione) in Iraq. Si ricordi che dopo l’intervento militare, Washington nominò Paul Bremer (falco legato a Dick Cheney e Henry Kissinger) amministratore dell’Iraq, trasferendogli poteri che rientravano nell’ambito del governo di Sadam Husayn. Bremer, presidente dell’Autorità provvisoria della coalizione (CPA), ebbe il compito di “ricostruire il Paese” autorizzando contratti petroliferi alle compagnie statunitensi, facilitando le incursioni dell’esercito e creando un nuovo quadro per perseguire il baathismo. Gli Stati Uniti governarono il paese militarizzando ed espandendo il vigente modello coloniale inglese. La gestione neocoloniale di Bremer aggiornava, attraverso il prisma geopolitico dei falchi, il modello di governo con un esercito d’occupazione che guido il destino del Paese e lo controllo a beneficio di compagnie private. Perciò, il contratto della Silvercorp stabiliva la via armata al neoliberismo, trasferendo illegalmente i poteri su sicurezza e difesa del Paese alla società mercenaria di Goudreau.
Con tali strumenti, il Paese sarebbe stato spinto nella fase di frammentazione, dissoluzione istituzionale e “somalizzazione”, in cui le grandi società potevano assumere il controllo, arruolando mercenari, di pozzi petroliferi, giacimenti di gas e miniere d’oro coll’annullamento dello stato di diritto e la distruzione del monopolio del Paese sulle proprie risorse strategiche. Le attuali coordinate del conflitto geopolitico tessero le clausole del contratto: la voracità di un capitalismo in crisi, in periodo di pandemia, combatte contro lo Stato-nazione per il controllo dei tassi di profitto e sfruttamento più recenti. Nel capitolo venezuelano di tale terza guerra mondiale incombente, il documento indica la spinta geopolitica a ridurre gli ostacoli dello Stato alla circolazione di capitali liquidi, flessibilità senza frontiere e controllo istituzionale. E fu la via armata che Washington scelse accelerando tale operazione di riformattazione costituzionale e politica della Patria.Traduzione di Alessandro Lattanzio