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Come un marinaio sovietico catturò 5000 soldati giapponesi

Boris Egorov, RBTH 19 agosto 2019Compiendo decine di operazioni dietro le linee nemiche durante la seconda guerra mondiale, la storia del Tenente Leonov è sbalorditiva. In un’occasione persuase un intero presidio ad arrendersi. Il Tenente Viktor Leonov era uno dei molti ufficiali della Matina sovietici ben addestrati, preparati a missioni di ricognizione e sabotaggio. Fecero esplodere navi da guerra tedesche, catturarono posizioni nemiche, fecero prigionieri soldati e ufficiali e ottennero preziose informazioni sui movimenti navali nazisti. Ma anche tra chi compì azioni eroiche ogni giorno, Leonov occupa una posizione straordinaria. Un vero supersoldato, riuscì a catturare 5000 truppe nemiche durante la guerra sovietico-giapponese.

Il fronte europeo
Nei primi giorni della Grande Guerra Patriottica Leonov entrò nella Flotta del Nord sovietica e fino alla fine della guerra combatté i tedeschi nell’Oceano Artico. Per una delle sue operazioni gli fu assegnato la massima decorazione, Eroe dell’Unione Sovietica. Nell’ottobre 1944, la sua unità sbarcò segretamente sul territorio occupato dai nazisti presso Petsamo, nel nord della Finlandia. Dopo una marcia di due giorni attraverso un territorio occupato da nemici, l’unità attaccò improvvisamente una batteria antiaerea tedesca e l’occupò respingendo diversi contrattacchi. Questo fu di notevole valore per l’Armata Rossa, che poco dopo libertò Petsamo. Uno dei soldati di Leonov, Pavel Kolossov, ricordò al suo comandante: “Cos’è una squadra di sbarco navale? Dovresti agire in fretta e sfacciatamente e scomparire nel frattempo. Dovresti prendere decisioni, non dare la responsabilità ad altri. Leonov aveva tali qualità… Era credibile e aveva molti amici nell’unità. Leonov non badò mai alle piccolezze, non si preoccupò mai del personale in pericolo. Semplicemente non ne ebbe il tempo”.

Il fronte estremo orientale
Dopo che l’Unione Sovietica dichiarò guerra all’Impero giapponese, Leonov continuò l’attività di sabotatore, questa volta nelle acque della Corea. Sulla liberazione di uno dei porti coreani, Wonsan, il suo nome è ancora ampiamente ricordato. L’unità di 140 marines sovietici guidata da Leonov, sbarcò nel porto di Wonsan per catturare la città. Secondo la ricognizione, le truppe giapponesi l’avevano abbandonato e non era prevista una forte resistenza. Tuttavia, le forze da sbarco sovietiche ebbero una spiacevole sorpresa. Erano circondati da migliaia di truppe della guarnigione nemica. Dieci membri dell’unità sovietica tra cui Leonov furono portati davanti a un colonnello giapponese nel quartier generale della guarnigione, per l’interrogatorio. Col crollo dell’Armata del Kwantung in Manciuria e la riuscita offensiva sovietica su tutti i fronti, le guarnigioni giapponesi in Corea erano a un bivio, affrontare difficili decisioni su continuare a combattere, ritirarsi o arrendersi. Il colonnello giapponese considerò l’idea di prendere la squadra da sbarco come ostaggio da usare per contrattare quando arrivasse l’Armata Rossa. Vedendo la confusione del comandante nemico, Leonov prese l’iniziativa.

Assalto ferreo
Leonov guardò negli occhi il colonnello giapponese e disse: “Abbiamo combattuto in occidente durante la guerra e abbiamo abbastanza esperienza per valutare la situazione. Non ci permetteremo di essere presi in ostaggio! Morirete come topi quando usciremo di qui!” Allo stesso tempo, i suoi esperti soldati agirono all’unisono. Uno si mise alla schiena del colonnello giapponese, un altro chiuse la porta, un terzo controllò l’esterno dalla finestra. L’ultimo prese una granata anticarro e la lanciò, dimostrando ai giapponesi le loro intenzioni serie. Sudando copiosamente, il colonnello meditò per diversi minuti prima di firmare la capitolazione della guarnigione. 3500 truppe giapponesi, tre batterie di artiglieria, cinque aerei e una gran quantità di munizioni caddero in mano sovietica. Incredibilmente, mentre la colonna di prigionieri di guerra si dirigeva verso le posizioni sovietiche, fu costantemente raggiunta da soldati e unità nemiche che si arrendevano. Quando Leonov alla fine arrivò alle linee sovietiche, erano 5000.

Traduzione di Alessandro Lattanzio