Crea sito

Come i sovietici presero Berlino

Aleksej Timofejchev, RBTH 25 aprile 2017La battaglia di Berlino fu l’ultima grande operazione militare in Europa nella Seconda guerra mondiale. Gli alleati anglo-americani non parteciparono a questa offensiva, lasciando l’esercito sovietico solo a conquistare la città. La battaglia di Berlino fu una delle più grandi battaglie della storia umana. Iniziò il 16 aprile nella periferia della città. Il 25 aprile, le truppe sovietiche erano entrate nella capitale del Terzo Reich. Circa 3,5 milioni di soldati di entrambe le parti vi parteciparono con oltre 50000 cannoni e 10000 carri armati.

Perché le forze alleate non combatterono a Berlino?
Le truppe sovietiche assaltarono Berlino mentre il resto degli eserciti alleati rimase a più di 100 chilometri dalla capitale tedesca. Nel 1943, il presidente degli Stati Uniti Franklin Roosevelt dichiarò che “gli Stati Uniti dovevano prendere Berlino”. Il primo ministro inglese Winston Churchill concordò che la capitale nazista non doveva cadere nelle mani dei sovietici. Tuttavia, nella primavera 1945, le forze alleate non fecero alcuno sforzo per impossessarsi della città. Lo storico John Fuller la definì “una delle decisioni più strane mai prese nella storia militare”. Tuttavia, questa decisione aveva i suoi motivi. In un’intervista a RBTH, lo storico Andrej Sojustov affermava che c’erano almeno due ragioni per tale decisione. In primo luogo, secondo accordi preliminari, compresi gli accordi stipulati a Jalta, Berlino si trovava nella zona di operazioni militari sovietiche. La linea di demarcazione tra URSS e forze alleate si estendeva lungo il fiume Elba. “Precipitare a Berlino per motivi di status, avrebbe potuto, come minimo, fallire e portare alla decisione dell’URSS di non combattere contro il Giappone”, spiega lo storico. La seconda ragione per non aver preso d’assalto il gigantesco centro urbano fu che gli alleati subirono molte perdite all’avvicinarsi della fine della guerra. Nel periodo tra lo sbarco in Normandia e l’aprile 1945 gli alleati “poterono evitare di assaltare grandi città”, notava Sojustov. Le perdite sovietiche nella battaglia di Berlino furono davvero alte con 80000 feriti e almeno 20000 caduti. I tedeschi subirono altrettante perdite.

Un attacco notturno sotto i riflettori
Berlino fu circondata dalle truppe sovietiche su tre fronti. Il compito più difficile ricadde sui soldati del Primo Fronte di Bielorussia, comandato da Georgij Zhukov, che dovette caricare la ben fortificata posizione tedesca sulle colline Seelow alla periferia della città. L’attacco iniziò la notte del 16 aprile con un tiro coordinato senza precedenti di artiglieria potente. Quindi, senza aspettare la mattina, i carri armati entrarono in battaglia sostenuti dalla fanteria. L’offensiva fu condotta con l’aiuto di proiettori, posizionati dietro truppe in avanzanti. Anche con l’uso di questa intelligente tattica, furono necessari diversi giorni per cogliere le colline Seelow. Inizialmente, quasi un milione di militari tedeschi fu concentrato intorno a Berlino. Tuttavia, furono accolti da una forza sovietica 2,5 volte maggiore. All’inizio dell’operazione, le truppe sovietiche riuscirono a isolare la maggior parte delle unità tedesche dalla città. Per questo motivo, l’esercito sovietico incontrò solo poche centinaia di migliaia di soldati tedeschi a Berlino, tra cui la Volkssturm (la milizia) e la Gioventù Hitleriana. C’erano anche molte unità SS di diversi Paesi europei.

Si puntava tutto sui tank
Le truppe di Hitler lavorarono disperatamente per difendersi con due linee di difesa organizzate a Berlino. Molte case erano dotate di bunker e queste, con le loro spesse mura, divennero roccaforti inespugnabili. Particolarmente pericolose per l’avanzata delle truppe sovietiche furono le armi anticarro, bazooka e bombe a mano poiché le forze sovietiche dipendevano pesantemente dall’uso dei veicoli corazzati durante l’attacco. In questo ambiente di guerra urbana, molti carri armati furono distrutti. Dopo la guerra, i comandanti delle operazioni sovietiche furono spesso criticati per aver fatto così tanto affidamento sui veicoli blindati. Tuttavia, come sottolineato da Sojustov, in tali condizioni l’uso di carri armati era giustificato. “Grazie all’ampio uso di veicoli blindati, l’esercito sovietico poté creare un’unità di supporto mobili per le truppe avanzanti, aiutandoli a sfondare gli ostacoli nel centro della città”. Le tattiche utilizzate nella battaglia di Berlino si basavano sull’esperienza della battaglia di Stalingrado. Le truppe sovietiche istituirono unità d’assalto speciali, in cui i carri armati avevano un ruolo cruciale. In genere, le manovre venivano eseguite nel modo seguente: la fanteria si muoveva lungo i lati della strada, controllando le finestre su entrambi i lati, per identificare gli ostacoli pericolosi per i mezzi, come armi mimetizzate, barricate e carri armati sepolti nel terreno. Se le truppe avessero notato simili ostacoli la fanteria sovietica avrebbe aspettato l’arrivo dei carri armati, semoventi ed obici d’assalto noti come “martello di Stalin”. Una volta arrivato il supporto, i veicoli corazzati avrebbero distrutto le fortificazioni tedesche a distanza ravvicinata. Però,vi furono situazioni in cui la fanteria non poteva tenere il passo coi veicoli corazzati e, di conseguenza, i carri armati furono isolati dallao copertura e divennero facili prede delle armi anticarro e dell’artiglieria tedeschi.

La cattura del Reichstag
Il culmine dell’offensiva su Berlino fu la battaglia per il Reichstag, l’edificio del parlamento tedesco. All’epoca era l’edificio più alto del centro della città e la sua cattura ebbe un significato simbolico. Il primo tentativo di impadronirsi del Reichstag il 27 aprile fallì e la lotta continuò per altri quattro giorni. La svolta avvenne il 29 aprile quando le truppe sovietiche presero possesso dell’edificio fortificato del Ministero degli Interni, che occupava un intero isolato. I sovietici alla fine catturarono il Reichstag la sera del 30 aprile. La mattina del 1 maggio, la bandiera della 150.ma Divisione Fucilieri fu issata sull’edificio. Questa fu in seguito indicato come lo Stendardo della Vittoria. Il 30 aprile, Adolf Hitler si suicidò nel suo bunker. Fino all’ultimo momento, sperava che truppe provenienti da altre parti della Germania venissero in suo aiuto a Berlino, ma non accadde. Le truppe di Berlino si arresero il 2 maggio.

La battaglia di Berlino era necessaria?
Calcolando le perdite subite nella battaglia di Berlino alla fine di una guerra così cruenta, alcuni storici dubitano che fosse necessario l’attacco sovietico alla città. Secondo lo storico e scrittore Jurij Zhukov, dopo che le truppe sovietiche e statunitensi s’incontrarono sul fiume Elba, circondando le unità tedesche a Berlino, era possibile fare a meno dell’offensiva. “Georgij Zhukov… avrebbe potuto stringere il cerchio del blocco quotidiano… Ma per un’intera settimana sacrificò senza pietà migliaia di soldati sovietici… ottenne la resa della guarnigione di Berlino il 2 maggio. Ma se questa capitolazione non fosse avvenuta il 2 maggio, ma diciamo, il 6 o il 7, decine di migliaia di nostri soldati sarebbero stati salvati”, continua Zhukov. Tuttavia, ci sono altre opinioni che contraddicono ciò. Alcuni ricercatori affermano che se le truppe sovietiche avessero assediato la città, avrebbero perso l’iniziativa strategica contro i tedeschi. I tentativi nazisti di rompere il blocco dall’interno e dall’esterno avrebbero comportato altrettante perdite per l’esercito sovietico quanto l’attacco, afferma Sojustov. Non è inoltre chiaro quanto sarebbe durato tale blocco. Sojustov afferma inoltre che ritardare l’operazione su Berlino avrebbe potuto causare problemi politici tra le forze alleate. Non è un segreto che verso la fine della guerra i rappresentanti del Terzo Reich negoziassero un accordo di pace separato con le forze anglo-americane. “In queste circostanze, nessuno poteva prevedere come si sarebbe sviluppato il blocco di Berlino”, era convinto Sojustov.

Traduzione di Alessandro Lattanzio