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Le corporation statunitensi che aiutarono la Germania nazista

Alan Macleod, MintPress, 8 maggio 2020
Dalla Coca-Cola alla Nestlé, alcuni dei marchi nordamericani più noti parteciparono con entusiasmo all’esperimento nazista.

L’8 maggio è il 75° anniversario della vittoria degli eserciti alleati in Europa, il giorno in cui accettarono la resa formale della Germania nazista dopo un’aspra lotta di sei anni che vide decine di milioni di persone uccise in combattimenti, carestie o nei campi di sterminio. Mentre sono in corso molte celebrazioni socialmente distanti nel mondo, alcune grandi aziende dimenticano come attivamente collaborarono e aiutarono la macchina da guerra di Hitler. Standard Oil, enorme monolite, ora diviso in una miriade di più piccoli come Chevron, ExxonMobil, BP e Marathon, fu cruciale per prolungare ed intensificare il conflitto più sanguinoso della storia umana. Negli anni ’30 e ’40, solo Stati Uniti e Venezuela producevano grandi quantità di petrolio. Affamata dalla materia, la Germania dipendeva quasi completamente dalle importazioni dall’emisfero occidentale, dominato dalla Standard Oil. Anche dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania, continuò a usare una vasta gamma di trucchi per alimentare lo sforzo bellico della Germania, riempiendo silenziosamente le petroliere tedesche nelle Isole Canarie spagnole per trasportare il liquido cruciale nei porti tedeschi. Anzi, uno storico fece la battuta che “senza l’aiuto esplicito della Standard Oil, l’aviazione nazista non sarebbe mai decollata innanzitutto”.
La comunità imprenditoriale nordamericana fu profondamente colpita da Hitler. Il dirigente di Wall Street Prescott Bush (padre e nonno di due presidenti) aiutò l’ascesa di Hitler e organizzò persino un golpe fallito per rovesciare il presidente Roosevelt e installare il nazismo negli Stati Uniti. Chase Bank svolse una serie di compiti chiave per i nazisti, tra cui accettazione, riciclaggio e conversione del loro denaro in valuta estera. Nel 1945, furono processata da un tribunale federale per violazione del Trading with Enemy Act. E se c’è una cosa per cui Henry Ford è noto oltre alle sue auto, il suo antisemitismo. Egli stesso ricevette una medaglia da Hitler nel 1938 e trasse profitto da entrambe le parti durante la guerra, producendo autoveicoli sia per gli alleati che per i nazisti. La società fu anche ampiamente accusata di utilizzare consapevolmente il lavoro schiavista negli impianti tedeschi. Nel 2000, il gigante Nestlé versò oltre 14 milioni di dollari ai sopravvissuti per la stessa prassi.
Nonostante sia un’icona nordamericano, Coca-Cola fu intimamente intrecciata col fascismo conducendo campagne pubblicitarie per anni associandosi a nazismo e Gioventù Hitleriana. Di conseguenza, dal 1933 al 1939, le vendite dell’azienda in Germania aumentarono del 4400 percento. Mentre l’invio di sciroppo di coca si esaurì durante la guerra, la società creò una nuova bevanda per il mercato tedesco, che esiste ancora oggi: la Fanta. Tuttavia, forse la società tecnologica di New York IBM ha la più famigerata connessione coi nazisti. Tramite la filiale Dehomag, la compagnia fornì a Hitler nuove tecnologie per identificare le classi di indesiderabili e facilitarne l’invio nei campi di sterminio. IBM realizzò enormi profitti progettando e producendo un sistema di schede perforate che consentì ai funzionari di cercare nei database per identificare gli individui da sterminare, ampliando le attività con l’accelerazione dell’Olocausto. Mentre molte aziende sono ansiose che la giornata passi, altri gruppi vogliono che il pubblico ricordi la loro versione particolare degli eventi. Il Foreign Office del Regno Unito, ad esempio, pubblicò un video in cui il ruolo della Russia nel por termine la guerra era appena visibile. Il comandante della Forza congiunta della NATO a Napoli, ammiraglio James Foggo, descrisse le coraggiose forze alleate impegnate in combattimenti in Nord Africa, Normandia e Italia, ma sembrò intenzionato a non menzionare alcuna delle ben pià grandi battaglie sul fronte orientale tra forze sovietiche e dell’Asse. Nel frattempo, il think tank collegato alla NATO Consiglio Atlantico colse l’occasione per accusare Putin di dirottare il VE Day sostenendo l’aggressione russa all’Europa orientale. L’Unione Sovietica subì l’80% delle vittime dei tedeschi, coll’attuale governo russo che stima le proprie perdite a 26,6 milioni di persone. Al contrario, gli Stati Uniti non entrarono in Europea in modo serio fin quando quando, ben dopo la svolta, i sovietici scacciarono le forze dell’Asse per centinaia di miglia da Russia e Ucraina nel 1944. Tuttavia, decenni di propaganda portavano a dimenticare tali fatti scomodi; nel 2015, solo l’11 percento dei nordamericani e il 15 percento degli inglesi risposeURSS quando gli fu chiesto quale Paese avesse contribuito maggiormente alla sconfitta di Hitler.
Per non dimenticare, il ricordo è sempre politico. Ci sono alcuni che preferiscono che ricordiamo alcuni aspetti particolari degli eventi. Altri preferiscono che ci siano dimenticati del tutto.

Alan MacLeod, scritto per MintPress News. Dopo aver completato il dottorato di ricerca nel 2017, ha pubblicato due libri:Cattive notizie dal Venezuela: venti anni di notizie false e dichiarazioni false e Propaganda nell’era dell’informazione: consenso ancora fabbricato. Ha anche scritto per Fairness and Accuracy in Report, The Guardian, Salon, The Grayzone, Jacobin Magazine, Common Dreams, American Herald Tribune e The Canary.

Traduzione di Alessandro Lattanzio