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Il boomerang anti-iraniano

Ivan Kesic, SCF 7 maggio 2020

Due mesi dopo lo scoppio della pandemia di coronavirus in Iran, si assiste a segnali di un significativo miglioramento della situazione totale. Il numero di decessi giornalieri è sceso al di sotto del cento alla settimana, il numero di nuovi casi COVID-19 è in costante calo da più di tre settimane, le restrizioni vengono gradualmente revocate e le strade sono nuovamente vibranti. Il successo dell’Iran nella lotta alla pandemia è il risultato della mobilitazione di tutte le organizzazioni governative e del ricorso a proprie tecnologia e produzione industriale. Solo e sotto le sanzioni più severe della storia, l’Iran ha dimostrato di essere estremamente efficace, rispetto ai principali Paesi occidentali. Di fronte a catastrofi globali e vulnerabilità dei civili, è tradizionalmente comune che le nazioni si aiutino, ma recentemente si nota qualcosa di completamente diverso dal regime americano.

Accuse, menzogne, altre sanzioni e guerra calda
Lo scoppio della pandemia in Iran e Cina, i due maggiori Paesi rivali dell’Asia, fu un toccasana per i politici nordamericani. Nel caso cinese, speravano nel rallentamento economico e deterioramento della reputazione internazionale, aprendo così lo spazio per espandere e rafforzare politica e posizione internazionali degli USA. Nel caso dell’Iran, le aspettative erano maggiori. Prima che il coronavirus s’impadronisse completamente negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump sembrò considerare l’epidemia un’opportunità per trarre vantaggio amplificando la strategia di massima pressione, coll’opinione che schiacciando l’economia iraniana paralizzata dalle sanzioni costringendo Teheran a scegliere tra redditività economica ed indipendenza geopolitica. Quando l’Iran chiese assistenza medica internazionale, revoca delle sanzioni e prestito dall’FMI, l’amministrazione Trump vide una conferma del successo della sua politica. Invece di mostrare buona volontà verso le richieste iraniane, gli orgogliosamente compassionevoli Stati Uniti risposero annunciando nuove sanzioni economiche volte a colmare le lacune che consentissero all’Iran d’esportare i suoi prodotti lasciandolo senza denaro, e quindi disperatamente bisognoso di respiratori, mascherine ed attrezzature mediche. Già chiamato blocco o embargo, ora rinominato “sanzione economica”, incarna l’amata fantasia che la sola pressione possa far sottomettere i Paesi alla volontà nordamericana. Il ministero del Tesoro degli Stati Uniti affermò che le sanzioni non vietavano contributi umanitari allentando la pressione del coronavirus sull’Iran, affermazione che il Ministero degli Esteri iraniano definì ingannevole. Anche se gli Stati Uniti affermavano che le loro sanzioni non impedivano la vendita di medicinali e dispositivi medici, le sanzioni secondarie a istituti finanziari e imprese impedivano all’Iran di acquistare articoli necessari come i ventilatori che possono salvare la vita ai pazienti affetti da coronavirus. I problemi non si fermavano qui, ad esempio il governo iraniano rilasciò un’app sul coronavirus, ma Google lo tolse dal suo app store a causa delle sanzioni statunitensi. Fondamentalmente, il governo degli Stati Uniti adottò lo stesso approccio delle inondazioni dello scorso anno in Iran, quando impedirono gli aiuti internazionali.
Oltre ad impedire gli aiuti internazionali all’Iran, si videro anche le lacrime di coccodrillo e la falsa misericordia di Trump e sua amministrazione, presumibilmente offrendo aiuto sul coronavirus “se gli iraniani lo chiedessero”. Solo qualcuno estremamente ingenuo poteva credere nella sincerità di tale offerta, considerando che impedì l’aiuto di altri Paesi e persino rubò attrezzature mediche da Italia, Francia, Germania e Canada. Non vi è traccia della raccolta di aiuti statunitensi all’Iran che, dopo tutto, avrebbe potuto essere inviati di nascosto. Ad esempio, anche se si trovavano in una situazione più difficile a fine marzo, gli iraniani raccolsero aiuti medici per il popolo nordamericano e li inviarono attraverso l’ambasciata svizzera, senza rumore dai media. La verità è che Trump non aveva intenzione d’inviare alcun aiuto, infatti voleva solo sentire gli iraniani mendicare e farne propaganda. Naturalmente, gli iraniani non ci cascarono e respinsero l’offerta. Tuttavia, la falsa offerta di aiuti e il rifiuto dell’Iran furono successivamente riportati da molti media occidentali come prova della benevolenza degli Stati Uniti e della crudeltà iraniana.
Dopo aver messo l’Iran in una situazione spiacevole, i politici statunitensi iniziarono a presentare accuse bizzarre contro le autorità iraniane. Mike Pompeo, Brian Hook e Morgan Ortagus accusarono l’Iran di “mentire” sull’epidemia di coronavirus e di “rubare” fondi destinati alla lotta alla pandemia. “Non sono le sanzioni, è il regime”, affermò Ortagus. Elementi aggressivi del governo degli Stati Uniti persino iniziarono a invocare la guerra contro le milizie sostenute dall’Iran in Iraq, pensando che l’Iran fosse in una crisi troppo dura per rispondere adeguatamente. La presunta incompetenza iraniana richiese una prova, quindi fu lanciata la nuova campagna di disinformazione degli Stati Uniti. La propaganda anti-iraniana si concentrò sull’esagerare il numero di infetti e morti, nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità confermasse credibili i rapporti iraniani. Il Washington Post si dedicò alla pubblicazione di notizie false, affermando che l’Iran scavava “fosse di sepoltura” di massa a Qom per le vittime della malattia. Netanyahu andò oltre, condividendo un video di una mini-serie TV del 2007 come prova che gli iraniani nascondevano il vero numero delle vittime. Numerosi media occidentali tennero il passo con simili affermazioni assurde e odiose. Uno dei migliori esempi è l’opera di Graeme Woodper di Atlantico. “L’Iran non può gestire il coronavirus”, affermava il titolo, rappresentando ulteriormente l’Iran come distopia orientalista. La città di Qom, con oltre 1,2 milioni di abitanti, per Wood è “una piccola città” con “hotel angusti, servizi igienici comuni, cibo spazzatura e scene poco igieniche”, una sorta di “Disneyland sciita”, assicurando al suo pubblico “che il confronto potrebbe essere il modo migliore per gli statunitensi di comprendere la gravità di questo focolaio”. Quindi passò al patriottismo ideologico, affermando che l’autoritarismo cinese ha i vantaggi di affrontare un disastro come questo, mentre l’autoritarismo iraniano no. Affermava che l’Iran non aveva intenzione di chiudere i santuari sacri, nonostante fossero stati chiusi. Wood mostrava anche il video di Iraj Harirchi, funzionario della salute iraniano che contrasse il coronavirus, descrivendolo come “incredibile” e “comico”, definendo i funzionari iraniani come “notoriamente crudeli”, e il Paese come il luogo in cui “incompetenza e malvagità” sono indistinguibili”. Tale editoriale riassumeva perfettamente la visione distorta di tutti, dalla leadership mordamericana agli autori di vignette razzisti sui social network: l’Iran è cattivo, sporco, contrario agli Stati Uniti e cadrà. Dopotutto, catastrofi mortali si verificano solo nei lontani dispotismi orientali, mai nelle famose democrazie liberali. Tranne l’Italia. E ad eccezione del periodo post-marzo 2020.

Il coronavirus arriva negli Stati Uniti
A metà marzo, il coronavirus bussò pesantemente alla porta degli Stati Uniti, il Paese più ricco del mondo, il cui presidente vanta le migliori istituzioni e il cui governo gode nel dare lezioni agli altri Paesi, si prevedeva che la pandemia sarebbe stata uno scherzo. Ma cosa vediamo e qual è la differenza tra Stati Uniti e Iran? In Iran non assistiamo a grandi proteste per la gestione delle crisi di Khamenei e Rouhani, ma secondo un sondaggio Gallup del 14 aprile, l’approvazione di Trump calava notevolmente, attestandosi al 43%. Si vedono anche migliaia di manifestanti in molti Stati degli Stati Uniti, con slogan stimolanti che pretendevano libertà e liberazione. Non si vede il caos nemmeno negli ospedali iraniani, ma il grande furto di attrezzature negli ospedali statunitensi, così come le infermiere statunitensi che si rifiutano di lavorare per mancanza di dispositivi di protezione. Mentre la storia delle fosse comuni di Qom fu confutata nei minimi dettagli, spetta ai nordamericani spiegare le fosse comuni di corpi non reclamati su Hart Island e nei parchi di New York. New York City oggi assomiglia a Chernobyl o cosa della “democrazia mai liberale”, una sorta di distopia orientalista dei film di Hollywood o la disgustosa Disneyland degli agitatori di Atlantico. Con cibo spazzatura o niente cibo sugli scaffali. Non vediamo iraniani affamati chiedere aiuto all’amministrazione Trump, ma sentiamo gemiti dalle portaerei statunitensi da miliardi di dollari. Non vediamo alcun cambio di regime a Teheran, ma il licenziamento del capitano della portaerei statunitense, solo perché osò cercare pubblicamente aiuto per i suoi marinai infetti. Non c’è traccia di presunta “menzogna” o “furto” dal governo iraniano, ma prove schiaccianti della pirateria statunitense di maschere in tutto il mondo. Questa prova è data dai governi di Italia, Germania, Francia e Canada. Se negli Stati Unitile le autorità avessero collaborato con esperti iraniani sulla a pandemia, avrebbero sicuramente avuto meno vittime. Ma non volevano collaborare, come cogli esperti cinesi, apparendo solo dei becchini. Ora, Trump accusa l’OMS, che ha sostituito l’Iran come uomo nero. Inoltre non si vede un crollo dell’economia iraniana, sebbene al 18 aprile circa 600000 persone fossero registrate disoccupate. In confronto, oltre 22 milioni di nordamericani avevano perso il lavoro alla stessa data, in percentuale dieci volte di più. Inoltre, non si vede il crollo dell’industria petrolifera iraniana, né le sue petroliere alla deriva irrimediabilmente sole sul mare. Durante la pandemia, l’Iran ha lanciato 25 nuovi programmi elettrici in cinque province per quasi mezzo miliardo di dollari, ha installato una gigantesca piattaforma di trivellazione petrolifera nel giacimento di Salman, nonché una piattaforma di trivellazione gasifera nel Golfo Persico. Tutti prodotti a livello nazionale e per il mercato interno. Al contrario, si vede una storica crisi petrolifera in occidente, il crollo dell’industria dello scisto nordamericano e una folla di petroliere piene al largo delle coste degli Stati Uniti senza dove andare. In altre parole, nel loro cortile vedono lo scenario che volevano per l’Iran due anni fa, o che speravano quando scoppiò la pandemia in quel Paese. Eppure l’Iran si è dimostrato molto più resistente ed efficace.

Tutto già visto
Nonostante ostacoli e sogni bagnati dei nemici, l’Iran non è caduto e non cadrà. L’iniziale debolezza percepita successivamente si rivelò falsa. L’Iran non chiese aiuti e il prestito del FMI non perché non poteva farcela con la crisi, ma per accelerare la lotta alla pandemia. Le risposte negative alle richieste dell’Iran e i tentativi di impedire ad altri Paesi di inviare aiuti furono un allarme per gli ultimi ingenui che pensano che il governo degli Stati Uniti abbia compassione per qualsiasi popolazione civile. O anche la loro. I furti di maschere agli stessi alleati dimostrano che il governo degli Stati Uniti tratterà tutti come l’Iran. Come nazione dal forte senso di identità e responsabilità, l’Iran dimostrò di resistere strenuamente in simili situazioni storiche. Negli anni ’80, l’Iran resisteva l’aggressione del quarto esercito più grande sostenuto dagli US’ e da tutte le potenze mondiali, e un decennio dopo ricostruì il Paese nonostante fosse più isolato e debole di oggi. Persino catastrofi mortali, accompagnati dal rifiuto di aiuti ed aggressioni militari, comparvero nella storia iraniana. Un secolo fa, l’Iran fu colpito da un’epidemia e una carestia che uccise due milioni di persone, il 20% della popolazione. Nel 1918 il governo iraniano chiese agli Stati Uniti un prestito da vari milioni di dollari da utilizzare per alleviare la carestia, ma Washington rifiutò. Inoltre, gli inglesi riconobbero la circostanza perfetta per occupare l’occidente dell’Iran e imporre un accordo umiliante che fu spezzato dal parlamento iraniano nel giugno 1921. Questa è anche una lezione per chi pensa che la politica da avvoltoio anglo-americana nei confronti dell’Iran iniziò nel 1979 o nel 1953. Tornando a un secolo o più dietro, nel 1820 e nel 1721, l’Iran nord-occidentale fu colpito da catastrofici terremoti, e la città di Tabriz ebbe decine di migliaia di morti. Solo pochi mesi dopo gli eventi, gli ottomani invasero l’Iran ma furono respinti poco dopo entrambe le volte. Oggi si assiste alla ripetizione centenaria della storia, con nuovi sciocchi che ripetono vecchi errori aspettandosi risultati diversi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio