Crea sito

È tempo che il Giappone diventi uno Stato indipendente

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 03.05.2020

Mentre il mondo intero subisce le tragiche conseguenze della pandemia di coronavirus, gli ultimi scandali anti-americani guadagnano slancio in Giappone. L’agenzia di stampa Kyodo fu la prima a riferire l’annuncio del Ministro della Difesa giapponese Taro Kono, il 17 aprile, secondo cui un’indagine congiunta sarebbe stata condotta dalle forze armate giapponesi e statunitensi su una fuoriuscita di sostanze organiche cancerogene (schiuma antincendio) presso l’US Marine Corps Air Station di Futenma sull’isola di Okinawa. Tuttavia, il ministro giapponese non fornì dettagli sulla natura dell’indagine. L’articolo menziona brevemente che prima di questo annuncio, il Vicegovernatore della Prefettura di Okinawa, Kiichiro Jahana, aveva incontrato l’ammiraglio comandante della base aerea nordamericana per protestare su questa fuoriuscita. L’incidente avvenne il 10 aprile, quando circa 143mila litri di schiuma antincendio fuoriuscirono presso la stazione aerea, e contenente PFOS, sospettata di essere cancerogena. In termini di area, il 70% delle strutture militari nordamericane in Giappone si trova su quest’isola. Ogni tipo di incidenti si verificarono regolarmente nella base militare di Futenma. Le autorità di Okinawa chiedono da tempo la chiusura della base aerea di Futenma, che si trova nell’area urbana densamente popolata della città di Ginowan. L’incidente ebbe luogo il 10 aprile intensificando le richieste avanzate dai residenti di Okinawa e dall’Assemblea Prefetturale di Okinawa per far chiudere le operazioni presso la base aerea Futenma, ma gli Stati Uniti non intrapresero alcuna azione in risposta a queste richieste, né fecero nulla per impedire tali incidenti indesiderati.
Un altro scandalo che guadagna slancio riguarda l’alleanza militare e politica tra Stati Uniti e Giappone. Come notato nella rivista Shuukan Gendai, il Giappone è caduto nella trappola degli USA, e ne è ora effettivamente il fedele piccolo “Stato vassallo”,causa delle nuove disgrazie che colpivano il Giappone. La pubblicazione sottolinea che gli USA sono responsabile del caos in cui il Medio Oriente fu a lungo impantanato, e ora sembra che il Giappone debba rispondere alle azioni degli USA. Tuttavia, l’alleanza con essi vale tutto questo? Questa è la domanda posta da Shuukan Gendai, che pubblicò informazioni sulla difficile situazione che le forze di autodifesa giapponesi stazionate in Medio Oriente soffrivano, che furono praticamente lasciate sulle navi, mentre affrontavano la pandemia di coronavirus. Per arrivare al fondo dei problemi che il Giappone vive, Shuukan Gendai ricorda ai lettori un piano speciale adottato dal Gabinetto di Abe nel dicembre 2019, senza aver ricevuto l’approvazione preventiva dalla Dieta. Col pretesto del peggioramento della situazione politica e militare “tra crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Iran”, due aerei da pattugliamento antisommergibile P-3C con oltre 100 voli e personale tecnico furono dispiegati nella regione per “la raccolta di informazioni” all’inizio del 2020, nonché il cacciatorpediniere lanciamissili Takanami, che operava nel Golfo dell’Oman, dove alcuna forza della coalizione forniva sostegno al Giappone. La base delle forze di autodifesa giapponese si trova a Gibuti. Va notato che anche se gli Stati Uniti avevano invitato più di 60 Paesi a partecipare alla coalizione anti-iraniana (formalmente creata da Washington nel novembre 2019), solo 6 Paesi aderivano alla coalizione navale del Golfo Persico guidata dagli Stati Uniti. Oltre agli USA, vi sono Regno Unito, Australia, Bahrayn, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Albania. Alla coalizione si unì la Lituania in una fase successiva. Il Giappone non è ufficialmente membro della coalizione, ma l’esercito giapponese afferma che se le sue truppe si ritirassero dalla regione, si creerebbe un divario, lasciando la coalizione vulnerabile.
Da marzo, la probabilità che le forze di autodifesa giapponesi rimangano fu seriamente compromessa dalla pandemia di coronavirus nel mondo. Ciò era dovuto principalmente alle restrizioni sui 200 membri dell’equipaggio del cacciatorpediniere Takanami, che si astengono dal lasciare la nave per evitare di essere infettati da Covid-19, e anche alla chiusura dei confini di Gibuti, che non consente si sostituire equipaggi e personale della manutenzione dei due aerei di pattugliamento antisommergibile P-3C. Dato che i marinai non possono lasciare la nave, vivono in condizioni anguste e le forze di autodifesa giapponesi furono dispiegate in Medio Oriente senza i necessari kit di test, senza avere abbastanza riposo e soffrendo di gravi stress. Data questa situazione, Shuukan Gendai si domandava se valga la pena rischiare la vita dell’equipaggio per ripulire il caos creato dagli Stati Uniti, le cui azioni scatenavano il caos nella regione. Allo stesso tempo, la stampa giapponese ricordava una dichiarazione del Ministro della Difesa Taro Kono a gennaio dopo aver tenuto colloqui col capo del Pentagono Mark Esper, secondo cui il Giappone non avrebbe partecipato alle operazioni statunitensi per proteggere il Golfo Persico da possibili attacchi dall’Iran. Persino il Mainichi Shimbun, quotidiano conservatore notava che la completa dipendenza dagli Stati Uniti portava il Giappone a seguire “alla cieca” la politica estera nordamericana, e la decisione deal Gabinetto di Abe di dispiegare una piccola unità delle forze di autodifesa del Giappone in Medio Oriente ne fosse una chiara prova . Il controverso piano per costruire una nuova base militare nordamericana a Henoko ne era un’ulteriore prova. Il giornale notava che il governo giapponese aveva torto a reprimere le proteste dei residenti locali contro la costruzione di tale nuova base. Il governo deve anche agire con urgenza per far fronte alle numerose violazioni dei diritti civili e della sicurezza che i cittadini subiscono ad Okinawa per mano dell’esercito nordamericano. Ciò erodeva la fiducia tra le parti del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Stati Uniti e Giappone, indebolendola.
Un tema comune attraversa l’articolo del quotidiano liberale Asahi Shimbun, che la convinzione che da quando il presidente Trump fu eletto con lo slogan “America first!”, le sue decisioni militari e politiche miopi abbiano messo a rischio il Trattato di mutua cooperazione e Sicurezza tra Stati Uniti e Giappone. La domanda su come il Giappone debba cooperare cogli USA è attualmente un vero problema, poiché gli Stati Uniti passavano dall’essere il “guardiano” dell’attuale ordine mondiale all’istigatore di disordine e caos. L’Hokkaido Shimbun ricordava quotidianamente le proteste di massa scoppiate in Giappone quando fu firmato il Trattato di mutua cooperazione e sicurezza nel 1960, nonché il fatto che la sua approvazione da parte della Dieta fu praticamente imposta. Il giornale Akahata richiamava in particolare l’attenzione sul fatto che numerosi allegati segreti furono inclusi quando fu firmato il trattato, secondo cui l’esercito nordamericano può schierare armi nucleari sulle isole giapponesi e condurre operazioni militari senza avvisare il Giappone, e questo non solo in Estremo Oriente, ma in qualsiasi parte del mondo. Gli Stati Uniti già utilizzavano il territorio giapponese per lanciare attacchi a Vietnam, Afghanistan e Iraq. Finora, il Giappone rimane uno dei partner più stretti degli USA in Asia orientale. Questa situazione è certamente un paradosso, date quante volte azioni intraprese dagli Stati Uniti furono ostili nei confronti del Giappone e dei cittadini giapponesi. Un esempio fu l’internamento degli americo-giapponesi il 17 marzo 1942, quando 120 mila residenti statunitensi di etnia giapponese o di origine giapponese furono ricollocati e incarcerati nei campi di concentramento, anche se erano cittadini nordamericani che avevano solo un antenato, bisnonna o bisnonno di nazionalità giapponese. Ciò che accadde ai giapponesi sul territorio degli Stati Uniti al tempo era puramente alimentato dal razzismo e non vi fu alcuna giustificazione militare. Quindi, nella notte del 9-10 marzo 1945, avvenne il bombardamento di Tokyo, considerato come il più distruttivo bombardamento nella storia umana, ancor più dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Più e più volte nei 60 anni trascorsi dalla firma del Trattato di mutua cooperazione e sicurezza, il Giappone ha dovuto subire atti illegali commessi dalle forze d’occupazione nordamericane. Non sorprende quindi che, sebbene tra i circoli del governo giapponese di oggi vi sia il desiderio di dimostrare la volontà praticamente servile di seguire le orme di Washington, il pubblico giapponese scenda in piazza a manifestare piuttosto frequentemente chiaramente cercando di esprimere il rifiuto delle politiche ed azioni statunitensi, in Giappone e altrove nel mondo.

Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio