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La guerra nello Yemen riflette la guerra nel mondo arabo

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 06.05.2020

Coi ribelli separatisti del sud dello Yemen che dichiarano l'”autogoverno”, resta poco da dire se non che la crisi s’intensificherà. Le sue radici, tuttavia, non sono solo nelle divisioni interne che affliggono il paese dal 2011, quando Salah fu costretto a lasciare il potere; la crisi attuale, come anche la guerra, ha radici nell’ampia bagarre geopolitica tra Arabia Saudita/’coalizione araba’ e huthi/Iran, e dall’altro all’interno della “coalizione araba”. Considerando che i resti ‘della coalizione araba’, è ‘unita’ nell’opposizione alla presa degli huthi dello Yemen, volendo continuar ad impedire al Paese lacerato dalla guerra di divenire un potente attore regionale, nella stessa coalizione vi sono divisioni cruciali, in particolare tra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, complicando ulteriormente la crisi, bloccando al contempo ogni prospettiva di accordo pacifico cogli huthi.
La mossa del Southern Transitional Council (STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, innanzitutto rigettava l’accordo di Riyad firmato nel novembre 2019, che non era solo un riflesso del conflitto tra governo yemenita sostenuto dai sauditi e STC appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti, ma intendeva anche colmare il divario all’interno della “coalizione araba”. L’accordo prevedeva in particolare un governo composto da un numero pari di meridionali e settentrionali, che le forze separatiste passassero sotto il controllo del governo sostenuto dai sauditi e che l’STC restituisse tutti gli edifici governativi che aveva sequestrato. Ma l’accordo di Riyadh non affrontava le lamentele sottostanti dei meridionali o la principale questione della secessione, temendo che la condivisione del potere infine indebolisca il governo di Hadi e lo Yemen divenisse uno Stato vassallo degli Emirati Arabi Uniti. Quindi, il fatto che l’STC abbia dichiarato l'”autogoverno”, senza raggiungere la totale indipendenza, dimostra che i tentativi sauditi di forzare gli interessi degli Emirati Arabi Uniti a convergere coi propri fallivano ancora una volta, aggravando le relazioni bilaterali che sono già fragili per la costante spinta degli Emirati Arabi Uniti a raggiungere una posizione da “egemone regionale”, sostituendo i sauditi.
Le divisioni si acutizzano. Quando il STC occupò Aden nell’agosto 2019, fu il risultato di ciò che l’STC descrisse come unione tra huthi e governo yemenita filo-saudita, con entrambi che cercavano di prendere il controllo del Sud e quindi por termine alla deriva separatista. Mentre può non essere realistico aspettarsi che gli huti si alleino con le forze filo-saudite, è chiaro che i sauditi vogliono riportare il Sud sotto controllo. Ciò serve a due obiettivi sauditi. Innanzitutto, portare il Sud sotto il loro controllo indebolendo considerevolmente la posizione degli Emirati Arabi Uniti nel Paese. In secondo luogo, la fine dei “combattimenti” radunerebbe le forze contro gli huthi presentando un fronte unito, creando prospettive per un’eventuale vittoria saudita e la perpetua subordinazione dello Yemen al dettato saudita. Gli Emirati Arabi Uniti, d’altra parte, vogliono dividere il Paese e trasformare la regione meridionale nella loro zona di influenza. Gli Emirati Arabi Uniti vogliono creare uno Stato vassallo nel sud e impedire al porto di Aden di diventare un hub marittimo internazionale mettendo a repentaglio la redditività dei propri porti. Considerando che questo obiettivo non dovrebbe preoccupare i sauditi, poiché uno Yemen diviso sarà molto più debole; ma per i sauditi, tuttavia, il problema huthi rimarrebbe irrisolto, impedendogli di ritirarsi dal conflitto. Oltre a ciò, mentre i sauditi vogliono mantenere lo Yemen debole e povero, non vogliono dividerlo e quindi permettere direttamente gli Emirati Arabi Uniti di accrescere l’influenza regionale in modo da danneggiare le ‘ambizioni’egemoniche’ saudite. Questo spiega perché i sauditi rapidamente denunciavano la “dichiarazione di autogoverno”; mentre gli Emirati Arabi Uniti semplicemente espressero preoccupazione, anche se la loro strategia è ricreare lo Stato dello Yemen meridionale pompando denaro e armi, oltre a fornire addestramento militare e sostegno politico agli alleati nel Sud. È così che gli Emirati Arabi Uniti vogliono creare uno Stato meridionale separato, lontano dall’influenza saudite e del partito islamista Islah, gruppo alleato dei Fratelli mussulmani, attualmente tra gli alleati di Hadi.
Dato che la crescente deriva dello Yemen verso un’altra guerra tra nord e sud ha radici in nell’ampia competizione geopolitica, ciò che appare davvero plausibile è che la guerra s’intensificherà e che il governo sostenuto dai sauditi, già indebolito dalle vittorie militari degli huthi, combatterà su due fronti. Il governo di Hadi già cerca di reprimere l’STC con la forza. Il ministro degli Esteri Muhamad al-Hadrami invitava l’Arabia Saudita ad adottare “misure decisive contro la continua ribellione del cosiddetto Consiglio di transizione”. Certamente, uno sforzo militare saudita per respingere le forze dello STC inviterà l’opposizione degli Emirati Arabi Uniti, non solo aumentando i combattimenti nello Yemen ma spingendo ulteriormente il Paese verso l’eventuale catastrofe, rendendolo vittima della lotta di potere regionale nel mondo arabo sunnita”, vale a dire tra sauditi ed emiroti.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio