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Anatomia dell'”Operazione Gideon”

Mision Verdad, Internationalist 360°, 6 maggio 2020

Col passare delle ore, aumentano gli arresti di mercenari del piano per catturare e assassinare il Presidente Nicolas Maduro e altri leader delle istituzioni politiche del Venezuela. L'”Operazione Negro Primero” contrastava l’azione transnazionale di cui abbiamo i dettagli che presentiamo in questo rapporto. Gli agenti arrestati sulle coste venezuelane fornivano ulteriori informazioni che il governo bolivariano trasmise alla popolazione al fine di svelare trama, autori, composizione e protagonisti della cosiddetta “Operazione Gideon”. Non sorprende che tale operazione sia stata esternalizzata nel tentativo di cancellare le tracce degli autori intellettuali. Seth McFane, autore di The Modern Mercenary (2014), ammette che il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aumentò gli appalti alle compagnie militari ed eserciti privati negli anni. Solo nel 2010, il governo degli Stati Uniti diede 366 miliardi di dollari per tali contratti (il 54% degli impegni finanziari militari), un importo sette volte superiore al bilancio della difesa del Regno Unito. McFane rivela nel suo libro che i mercenari rappresentano la metà delle forze militari degli Stati Uniti nelle zone di guerra nell’ultimo decennio e che fanno parte della struttura operativa di fatto del Pentagono. Il primo ad ammettere che c’era un contratto per eseguire l'”Operazione Gideon” fu Cliver Alcala Cordones, che aggiunse fossero coinvolti funzionari dell’amministrazione Donald Trump e la squadra di Juan Guaidó. Si scopriva chi aveva firmato quel contratto e gli operatori coinvolti, grazie ai risultati di “Operazione Negro Primero”, che ora riassumeremo.
Domenica 3 maggio, nelle prime ore del mattino, la prima incursione marittima dell'”Operazione Gideon” fu neutralizzata. La nave salpò da La Guajira, in Colombia, dirigendosi verso lo stato di La Guaira trasportando 12 paramilitari sotto la direzione di Robert Colina, alias “Pantera”, che fu eliminato dalle forze militari venezuelane nelle prime ore del giorno. Nel suo discorso di lunedì 4 maggio, il Presidente Nicolás Maduro dichiarava di aver ricevuto informazioni secondo cui alcuni agenti di “Gideon” si trovassero sulla costa di Chuao e Petaquire (La Guaira), riferendosi alla seconda barca intercettata a Chuao. Lì, Antonio Sequea (ex-capitano della Guardia Nazionale Bolivariana -GNB- che partecipò all’occupazione del distributore Altamira il 30 aprile 2019) fu catturato. Jorge Rodriguez annunciò di essere il capo dell’incursione sulla costa venezuelana, durante una dichiarazione resa martedì 5 maggio. Il fallimento del primo sbarco a La Guaira causò il secondo, ritardato da un guasto tecnico e fu informato dello scontro a Macuto da una radio satellitare dell’intervento nell’incursione marittima e tentò di fuggire a Bonaire, Antille olandesi, ma per mancanza di carburante non poté eseguire il piano. Essendo una nave più grande, si stima che vi fossero presenti circa 50 mercenari. Salpò verso Puerto Cruz (Aragua) sbarcando un primo gruppo. Continuò poi verso Chuao, città sulla costa dell’Araguanan, dove fu catturato dai pescatori locali.
Alla fine di marzo, le autorità venezuelane denunciarono i fratelli Sequea per il coordinamento, insieme a “Pantera” e al disertore Félix Adonai Mata Sanguinetti, dei campi mercenari nel Guajira colombiano. Secondo quanto riferito, i gruppi formatisi lì si recarono alla tenuta di Elkin Javier López Torres, alias “Doble Rueda”, per redigere una tabella di marcia per entrare nel Paese via mare. Tale complottoo, come hanno affermato da lui e altri partecipanti all’operazione, vide Clíver Alcalá Cordones tra i principali operatori. Anche la direzione del governo di Donald Trump e Ivan Duque ai vertici e Juan Guaidó ne facevano parte.

Una nuova lotta interna
Uno degli elementi evidenziati dal Ministro Rodríguez nel fallimento dell’operazione furono i conflitti di potere tra i capi, una situazione frequente tra gli ex-chavisti. Iván Simonovis (un collaboratore di Guaidó e Stati Uniti), tra i catturati, dichiarò di aver concordato con Sequea la cacciata di Clíver Alcalá dall’operazione e incaricò Sequea. “Lui (Clíver Alcalá) subì un colpo di stato nel colpo di Stato che pianificava”, disse il Ministro Rodríguez. Il leader chavista spiegò che ci fu uno “scontro” tra Sequea e “Pantera” su questa situazione, poiché aveva uno stretto legame con Clíver Alcalá. Aggiunse che, dopo aver interrogato i mercenari, molti menzionarono che Sequea aveva “lasciato” “Pantera” al suo destino all’arrivo sulla costa di Macuto. Tale disgiunzione provocò morte e cattura dei mercenari nello Stato di La Guaira.

Connessioni con DEA e traffico di droga colombiano
Secondo le informazioni fornite da Jorge Rodríguez, prima del viaggio in barca, secondo quanto riferito, i gruppi erano di stanza nella fattoria del narcotrafficante Elkin Javier López Torres, ad Uribia, nel nord del dipartimento di La Guajira. López Torres, dall’alias “Doble Rueda”, noto anche come “La Silla” in Colombia, è un narcos di La Guajira processato a Panama nel 2012 ed arrestato in Colombia a novembre 2019. È parente alla moglie di Clíver Alcalá Cordones. Il capo, secondo uno dei terroristi, era legato a Marta González, moglie di Alcalá, che ha anche legami con altri trafficanti di droga, tra cui José “Nene” Hernández, trafficante morto nel 2019 e con stretti legami politici e finanziari con Iván Duque e Álvaro Uribe. “Doble Rueda” non solo offrì la sua tenuta come base operativa in Colombia, m anche finanziamenti all'”Operazione Gideon”. Tali informazioni furono fornite da un agente della DEA, l’agenzia statunitense contro l’uso della droga, coinvolto nell’invasione ed arrestato a Macuto. José Alberto Socorro Hernández, alias “Pepero”, trafficante di droga a bordo delle due barche, dopo aver salpato dalla Colombia, apparentemente ebbe contatti nel territorio venezuelano e procurò gli autoveicoli sequestrati a La Guaira, otto furgoni, due dei quali con mitragliatrici ed equipaggiamento militare, per l’attentato. Socorro Hernández fu catturato dalle Forze di azione speciali (FAES) prima di incontrare gli sbarcati. Per la sua collaborazione, “Pepero” ricevette 2 milioni di dollari da “Doble Rueda”, come egli stesso confessò.

Mercenari coinvolti
Le agenzie di sicurezza venezuelane, schierate nell’area in coordinamento cogli abitanti di Chuao, arrestarono otto membri a bordo di una nave nelle vicinanze, tra cui i nordamericani Luke Alexander Denman e Airan Seth Barry della SilverCorp USA, compagnia mercenaria di Jordan Goudreau. Un ex-berretto verde disse a Connecting Vets che Goudreau aveva fatto della Giamaica il suo centro operativo pianificando l'”Operazione Gideon”, oltre a servire come punto di reclutamento dove si videro Denman e Barry. Dai documenti sequestrati (passaporti, patenti di guida e carte della SilverCorp) si apprese che Denman e Barry, rispettivamente 34 e 41 anni, sono veterani di guerra e prestano servizio come istruttori presso la SilverCorp. Inoltre, gli statunitensi sostengono di aver lavorato per la sicurezza personale di Donald Trump, secondo i dati rivelati da Nicolas Maduro dalle confessioni dei detenuti. Foto di loro e Goudreau al lavoro per la sicurezza del presidente degli Stati Uniti confermano il legame storico tra l’amministrazione della Casa Bianca e la società SilverCorp. Il presidente degli Stati Uniti negò qualsiasi collegamento con l’attentato e i mercenari statunitensi catturati a Chuao. Una pubblicazione della rivista investigativa La Tabla indica che entrambi i militari statunitensi provengono dal Texas, anche se apparentemente non avevano legami tra loro. Al termine del servizio militare nel 2013, Barry si trasferì a Schweinfurt, città tedesca che ospita una delle principali basi militari del Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM). D’altra parte, le indagini di La Tabla indicano che Denman si trasferì da Austin, Texas, a Palm Beach, Florida. Ha la licenza di pilota di aerei privati. Dalla notte di lunedì 4 maggio, le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) e la Forza di Azione Speciale (FAES) della Polizia Nazionale Bolivariana avevano rintracciato e catturato altri cinque terroristi arrivati sulla costa. In totale, ne furono catturati 13 su 52 coinvolti, secondo le indagini ufficiali, divulgate dal presidente nazionale e successivamente confermati dal Ministro Jorge Rodriguez. I mercenari furono trasferiti nella base navale di La Guaira. Oltre ai cittadini statunitensi e ad Antonio Sequea, erano degni di nota Josnars Adolfo Baduel (figlio dell’ex-generale golpista Raul Baduel coinvolto in altri complotti) e Victor Alejandro Pimienta Salazar, ex-capitano del GNB e funzionario della DGCIM, nominati a capo della logistica dell’operazione. In un’altra pubblicazione, La Tabla mostrava che Pimienta Salazar “aiutò (nell’ottobre 2017) la fuga dell’ex-indaco di Guanta, Johnathan Marín, dal Paraguachón”, a La Guajira, in Colombia. Degli altri catturati, la maggior parte sono disertori che si trovavano in Colombia: Raúl Eduardo Manzanilla, ex-tenente; Paiva Soto, ex-tenente; Rojas Tapia, ex-sergente; Ruwin Magallanes, ex-sergente delle FANB. Furono identificati anche due ex-poliziotti di Baruta e Miranda, Jefferson Díaz Vasquez e Rodolfo Jesús Rodríguez Orellana; un ex-poliziotto nazionale, Enderson Rios Marín; così come i civili Fernando Andrés Noya (nostromo) e Cosme Rafael Alcalá. L’operazione Negro Primero fu dispiegata nelle aree collegate all’operazione Gideon per catturare il resto dei gruppi armati entrati nel territorio nazionale. Associato a questo, il Ministro della Difesa Vladimir Padrino López annunciò che un centro paramilitare nel nord dello Sato di Zulia, nella fattoria di El Toro, fu smantellato e cinque uomini arrestati. Tra le attrezzature militari confiscate vi erano armi di diversi calibri, munizioni, autoveicoli e apparecchiature di comunicazione.

Guerra d’informazione tra i portavoce dell’opposizione
Nel pomeriggio di domenica 3 marzo, Jordan Goudreau apparve in un video sui social network per confermare il piano degli accordi precedentemente stipulati col deputato Juan Guaidó, che lo Stato venezuelano denunciò quando un veicolo fu fermato a Riohacha, in Colombia, il 23 marzo, trasportando un arsenale di armi per equipaggiare i campi mercenari di La Guajira, in Colombia, dove i mercenari venivano addestrati sotto la guida di Clíver Alcalá Cordones. Il contratto emerse domenica 3 dall’intervista di Goudreau con la giornalista dell’opposizione Patricia Poleo. Qui compaiono le firme di Juan Guaidó, del pubblicista JJ Rendón e del parlamentare Sergio Vergara. Inizialmente, Juan Guaidó respinse la paternità dell’incursione marittima a La Guaira, affermando che si trattava di un “nuovo trucco della dittatura” mentre ignorava le prove prodotte dalle indagini del giorno. Alcune figure dell’opposizione, come Ivan Simonovis, concordarono con Guaidó che gli attacchi a Macuto fossero falsi preparati dal governo bolivariano. A partire da Poleo, e mentre indagini e arresti avanzavano, emersero contraddizioni molto evidenti tra gli ex-chavisti che minavano gli sforzi di Guaidó di presentare un racconto uniforme contro le prove che le implicavano nel piano golpista. In un’intervista di Napoleone Bravo, Javier Nieto Quintero (un latitante del caso Daktari), che appariva nel video di Goudreau che condivideva la paternità dell'”Operazione Gideon”, rispose al discredito di alcuni capi dell’opposizione che non c’era alcuna “dimostrazione” e respinse l’idea che fosse un falso orchestrato dal chavismo. D’altra parte, José Antonio Colina, ex-militare venezuelano, cospiratore a Miami e fondatore dell’associazione Perseguidos Políticos en el Exilio (Veppex), confermò in un’intervista a Bravo che la maggior parte dei disertori nei gruppi di Gideon avevano abbandonato la GNB quando Juan Guaidó li convocò il 23 febbraio a Cúcuta. Lo stesso vale per un altro capo golpista, l’ex-contrammiraglio Carlos Molina Tamayo. Tutti confermarono di non aderire all'”Operazione Gideon”, tuttavia affermarono di aver informazioni dettagliate su sua composizione e scopi.
Dall’account twitter della “Coalición Activa de la Reserva Internacional Venezolana” (CANVE), che diffonde video e altri contenuti dei gruppi mercenari in questione, sorsero contraddizioni, a partire dalla diffusione della falsa storia che “Pantera”, eliminato nei primi scontri del mattino del 3 maggio, fosse ancora vivo. Una foto del suo corpo pubblicata da un giornalista dell’opposizione sui social network contraddice ciò che spacciava CANVE. Allo stesso modo, i dati forniti da questo account twitter sul numero di commando dell’operazione si scontrano con le versioni di Goudreau. Mentre CANVE riferiva di “17 gruppi di assalto”, il mercenario nordamericano disse a Bloomberg che erano 52 elementi, confermando la versione del governo bolivariano. L’ex-ambasciatore degli Stati Uniti presso l’OAS, Roger Noriega, fece un ulteriore passo in avanti nel mettere in discussione il fallito golpe mercenario. Disse a American Conservative che “se è vero” che Guaidó firmò un contratto con Goudreau, la credibilità del deputato e del dipartimento di Stato sarebbe compromessa sulla politica nordamericana nei confronti del Venezuela”. “L’idea che la squadra di Guaidó sia coinvolta e il dipartimento di Stato all’oscuro, o peggio, che sarebbe stato informato prima di questo, è estremamente preoccupante”, aveva detto Noriega. Di fronte al bombardamento di informazioni generato dalle fila anti-chaviste per dimostrare la veridicità dell’operazione terroristica, Guaidó non ebbe altra scelta che cambiare posizione e uscire in “difesa dei diritti umani” dei golpisti, una volta arrestati dalle agenzie militari venezuelani.

La componente religiosa
Dovranno essere fatti un paio di commenti sulla logica biblica sul nome dell’operazione. Gideon, secondo l’Antico Testamento, era un guerriero scelto da Yahweh per condurre una “guerra di liberazione” d’Israele invasa e saccheggiata dal popolo di Madian. La storia si trova in Giudici 6-8. La leggenda narra che Gedeone guidò un esercito di 300 uomini, divisi in tre accampamenti, contro i madianiti. Li attaccarono di sorpresa di notte e poi, coll’aiuto di Yahweh, li confusero e produssero una “guerra dei cani”, cioè che “Yahweh fece uccidere tra loro i madianiti su tutto il campo”. I mercenari assoldati e addestrati da SilverCorp volevano imitare la tattica dell’ebraico Gedeone e il suo simbolismo guerriero come figura morale, non ebbe il successo previsto. A ciò si aggiunga la componente religiosa dei politici nordamericani, che mantengono un legame molto stretto con le gerarchie ecclesiastiche delle diverse sette cristiane ed evangeliche (anglicana, battista, metodista, presbiteriana, pentecostale) e promuovono da secoli la dottrina del destino manifesto, che afferma un disegno a loro favore concesso da un dio che provvede espansione ed occupazione degli Stati Uniti su altri territori. Tale logica è strumentalizzata dall’impero USA, chiaramente in declino, tramite agenti aperti o clandestini su altre latitudini, alla fine di tentare l’imposizione della sua agenda. Né era una coincidenza la figura di Gideon, così cara all’immaginario religioso nordamericano e sionista israeliano dei mercenari (per lo più ex-GNB disertori dalla parte di Guaidó nel 2019), tenendo conto che, secondo la leggenda dell’Antico Testamento, il capo guerriero organizzò, sotto la protezione di Yahweh, la salvezza “d’Israele dalla presa dei madianiti”, che nei termini venezuelani sono i leader chavisti.

Baia dei Porci, versione venezuelana 2020
I settori più belluini dell’antichavismo attendevano un'”azione chirurgica” come l'”operazione Gideon”, per porre fine a quello che chiamano regime “narco-terrorista”, classificazione usata dal governo degli Stati Uniti per riferirsi alla presidenza venezuelana, ma dalle basi palesemente fragili, incoerenti e infondate. Si prevede che tale operazione sia completamente smantellata nei prossimi giorni, con l’alacrità degli organi di sicurezza dello Dtato in congiunzione con l’azione dell’intelligence popolare e l’organizzazione altamente politicizzata del Chavismo, i vari fattori che i presunti esperti militari statunitensi ignorano quando creano la loro strategia. Vari giornalisti e analisti hanno definito “Operazione Negro Primero” versione venezuelana della fallita invasione della Baia dei Porci a Cuba di metà aprile 1961, in cui la partecipazione delle milizie rivoluzionarie, insieme all’esercito cubano, fu cruciale. L’idea degli Stati Uniti era creare un capofamiglia da cui stabilire un “governo provvisorio” in cerca di riconoscimento internazionale mentre deponeva Fidel Castro. Nello scenario venezuelano, il fasullo “provvisorio” Juan Guaidó era il burattino degli Stati Uniti che avrebbe dovuto occupare la testa di ponte sulla spiaggia a Macuto. Hanno fallito e, come si vede in Venezuela, falliranno sempre. Sembra che l’analogia storica coll’impresa cubana sia appropriata al quadro venezuelano del momento, anche se nel pieno della pandemia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio