Totalitarismo e cultura delle notizie false statunitensi

Finian Cunningham SCF 26.06.2018

I cittadini statunitensi hanno un problema che parla della differenza tra fatti e opinioni. Questo è il risultato di una recente indagine condotta dalla rispettata organizzazione Pew, rilevando che solo un quarto delle persone intervistate sapeva distinguere correttamente una dichiarazione e un’opinione. In altre parole, la maggior parte degli statunitensi intervistati riteneva erroneamente che le informazioni presentate come fatti fossero effettivamente tali, quando l’informazione in realtà era una mera opinione soggettiva. Ad esempio, quando un’opinione come “la democrazia è la migliore forma di governo” gli fu letta, la maggior parte degli intervistati lo definiva dato di fatto. Solo il 25% delle oltre 5000 persone intervistate da Pew poterono correttamente distinguere tra fatti e dichiarazioni soggettive. Inoltre, come riporta la Reuters sullo studio, affermava: “Tendono a non essere d’accordo con affermazioni fattuali che erroneamente etichettano come opinioni, secondo Pew“. Quest’ultima tendenza suggerisce che gli statunitensi facilmente ingannati dalle false informazioni e forse è più inquietante dal fatto che sono mentalmente chiusi verso informazioni che ne mettono in discussione i pregiudizi. Questo commento non intende denigrare indebitamente i cittadini statunitensi. Sarebbe interessante vedere quali sarebbero i risultati di un sondaggio simile in Europa, Russia o Cina.
Indipendentemente dal fatto di non avere tale confronto, tuttavia, lo studio del Pew indica che esiste un problema cognitivo significativo tra gli statunitensi nel saper valutare i fatti dalle opinioni. Dato che le opinioni possono essere facilmente manipolate, fraintese o menzognere rimandano a un problema della società statunitense vulnerabile alle cosiddette notizie false. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha quasi coniato la frase “finta notizia” quando si scaglia contro i media avversi alla sua personalità e alla sua politica. Trump stesso è spesso un produttore sfacciato di proprie tipiche notizie false. Ricordiamo lo scontro assurdo che ebbe coi media sulle dimensioni della folla al giuramento, sostenendo contro prove fotografiche aeree di avere il record di presenze. Tuttavia, fino a un certo punto, Trump ha ragione. I media aziendali statunitensi favorevoli ai democratici sono colpevoli della diffusione di storie prive di credibilità. Il più grave è l’affare “Russia-gate” su cui i media anti-Trump ribattono da due anni sostenendo che sia colluso con la Russia per l’elezione, o che gli agenti del Cremlino interferirono nelle elezioni presidenziali del 2016 con “false notizie” contro Trump. L’ironia è che tale presunta “falsa notizia” diffusa sui social media sia eclissata da notizie false attuali da media apparentemente prestigiosi come New York Times e Washington Post, CNN, MSNBC e altri, sulle accuse di “ingerenza” russa. Dove sono la prove? Non ce n’è. È tutto una teoria di falsità ripetute all’infinito.
Un altro fattore del fenomeno delle notizie false è ovviamente il nuovo dominio dei social media nell’informazione. Si dice che quasi la metà della popolazione statunitense s’informi dalle piattaforme dei social media. Questo è un modo sicuro per aprire alle voci in cui fatti e falsi sono omogeneizzati per milioni di utenti. E passando per il sondaggio Pew, il risultato sono molte persone potenzialmente confuse o disinformate. Quindi sorge la domanda: perché i cittadini statunitensi dovrebbero essere particolarmente ingannabili dalle notizie false? Un commento anonimo sulle pagine op-ed di RT fornisce una spiegazione plausibile. Il breve commento dice: “Gli statunitensi vengono ingannati dai MSM [mainstream media] da così tanto tempo che nessuno sa cosa credere e molti cittadini statunitensi non guardano più i notiziari, ma solo sport e commedie“. Probabilmente, questo è un punto chiave. Pensateci. Se a una popolazione vine inculcata per decenni con “notizie” che sono in realtà disinformazione o completamente false, allora è prevedibile che la capacità di critica del pubblico sarà compromessa. Inoltre, tale pubblico sarà sommerso di idee sbagliate. In breve, lavaggio del cervello. Prendiamo alcuni esempi importanti di falsità propagandate e instillate dai media statunitensi.
L’assassinio del presidente John F Kennedy. Più di 50 anni dopo il brutale omicidio di Kennedy al corteo di Dallas, tutti i media corporativi statunitensi aderiscono fermamente alla narrativa ufficiale. Il racconto ufficiale è che JFK fu ucciso dal tiratore solitario Lee Harvey Oswald. Il peso delle prove presentate da molti ricercatori seri dimostra che Oswald non avrebbe potuto ucciderlo con tre proiettili. Kennedy fu assassinato molto più plausibilmente da diversi uomini armati in un complotto orchestrato da agenzie statali statunitensi. Il punto è che alcuno dei principali media statunitensi ha mai seriamente sfidato la palese menzogna della narrativa ufficiale su JFK. Probabilmente perché le implicazioni del colpo di Stato contro un presidente eletto democraticamente sono scioccanti.
Una selezione casuale di altre questioni importanti include le bombe atomiche sul Giappone, le guerra di Corea, Vietnam, Iraq e Siria. In ogni caso, i media statunitensi hanno presentato questi eventi come cause fondamentalmente giuste per la potenza statunitense. Un certo dissenso è permesso nella misura in cui si sostiene che il potere abbia commesso un errori o perso la propria intrinseca “filosofia di principio” impantanandosi in interventi “fuorvianti” all’estero. Ma di nuovo, la dirigenza dei media funziona come un ministero della disinformazione confondendo al pubblico la realtà della potenza capitalista statunitense nel mondo. È inconcepibile che tali media dicano la pura verità sul potere, riferendo come i governi statunitensi hanno sistematicamente commesso il genocidio di milioni di persone per favorire i profitti delle società statunitense. È inconcepibile che i media statunitensi riferiscano su come l’intelligence militare statunitense armava segretamente gruppi terroristici in Siria negli ultimi sette anni per rovesciare il governo eletto del Presidente Assad. Tale esposizione dai media statunitense è impensabile. Semplicemente non succederà. Invece, al pubblico statunitense viene detto che il Pentagono sostiene i “ribelli moderati” che cercano di “rovesciare un dittatore”. Possiamo citare molti altri importanti eventi mondiali come esempi di come i media statunitensi sistematicamente diffondono falsità e menzogne per coprire i crimini dei governanti di Washington. Quindi, quando tali media deprecano Trump per le sue “false notizie”, la clamorosa ironia è che essi stessi avvelenano da decenni la mente del pubblico americano con scandalose finte notizie e finte narrazioni su scala industriale.
Tale cultura del lavaggio del cervello sistematico, in una democrazia tanto decantata da autoproclamati liberi ed indipendenti media, è senza dubbio motivo per cui i cittadini statunitensi hanno difficoltà nel distinguere fatti da finzione. Il fenomeno delle notizie false negli Stati Uniti non è né nuovo né inaspettato. È un corollario del modo in cui la popolazione è ridotta da decenni a soggetto dominato. Questo fu a lungo l’obiettivo dei propagandisti delle élite statunitensi come Edward Bernays, che negli anni ’20 si sforzò di “controllare abitudini e pensieri della popolazione“. Come l’ex-capo della CIA William Casey si vantò cinicamente col presidente Ronald Reagan durante una riunione di gabinetto: “Sapremo che il nostro programma di disinformazione è completo quando tutto ciò che il pubblico statunitense crede è falso“. L’aspetto affascinante e distintivo del sistema totalitario de facto statunitense è l’illusione che il pubblico creda di essere “libero”, la più grande notizia falsa di tutte. Tale compiacente accettazione della “libertà” come “fatto” apparente è forse il fattore chiave del perpetuarsi del sistema capitalista statunitense ed occidentale. Pochi sospettano che in realtà non siano altro che prigionieri, schiavi, sudditi in un serraglio di falsità o falsa coscienza, condizione oppressiva della loro vita. La prova di ciò è il modo in cui chi racconta fatti viene ignorato e censurato dai media mainstream statunitensi. Un sistema totalitario indottrinato non può sopportare dissenso o critica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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