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La Cina smentisce le pretese “prove” di copertura del COVID-19

Finian Cunningham, SCF 3 maggio 2020

La Cina viene messa a dura prova. È accusata di aver ingannato il mondo nell’epidemia di Covid-19, a sua volta istigando le pretese di risarcimento. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Australia sostengono tale narrazione. La demonizzazione della Cina implica affermazioni secondo cui Pechino fomentava la disinformazione sulla pandemia. La cronologia documentata pubblicamente della pandemia confonde tale narrativa della “colpa della Cina”. Lo stesso vale per la gestione sproporzionata della crisi di Stati Uniti, Gran Bretagna e Europa. Tuttavia, quando la Cina protesta contro tali affermazioni, ciò viene descritto come prova d'”insabbiamento”, alimentando ulteriormente la campagna di demonizzazione. Paradossalmente, e più plausibilmente, è la Cina vittima della disinformazione occidentale. Con una logica distorta, tuttavia, qualsiasi sforzo della Cina di smentire le falsità viene invocato come “prova” delle accuse a Pechino. Si prenda il New York Times del 28 aprile: “La Cina monta una difesa aggressiva alle pretese di risarcimento del coronavirus”. Il NY Times affermava: “Pechino adotta una spinta diplomatica “senza esclusione di colpi” per reprimere le critiche sulla gestione dell’epidemia e respingere gli sforzi, anche dal presidente Trump, per renderla responsabile finanziariamente”. Ciò dopo un pezzo del NY Times del 24 aprile in cui si affermava che il governo cinese aveva “spinto” l’Unione Europea a “sopprimere” una pubblicazione che la criticava per presunta disinformazione. Il dipartimento degli affari esteri dell’UE che Cina smentirono tali affermazioni di “pressione” e “repressione”. Peter Stano, portavoce del capo degli affari esteri dell’UE Joseph Borrell, scrisse una lettera al NY Times per protestare dicendo: “Sia chiaro, l’UE non si è inchinata a nessuna presunta pressione politica dall’estero”. Ecco il punto: Stano dirige il Servizio europeo per l’azione estera (SEAE), un’unità mediatica dedita alla lotta contro ciò che chiama disinformazione straniera. In passato il SEAE pubblicò rapporti sulla propaganda russa e cinese infiltrata nei media occidentali. Pertanto, Stano e la sua unità multimediale non sono certamente amici di Mosca o di Pechino. Se nega che Pechino sia coinvolta nel costringere i diplomatici dell’UE a sopprimere un rapporto critico, allora è un presupposto equo che il rifiuto sia fondato. Cioè, New York Times e sue fonti sbagliano.
Ciò che il NY Times citava in particolare era un rapporto pubblicato da una sottounità mediatica del SEAE, denominata EUvsDisinfo. Quest’ultimo ha una dichiarazione di non responsabilità sul suo sito, non rappresentando le opinioni ufficiali dell’UE. Le sue opinioni sono quindi sottoposte a controlli da più alti funzionari dell’UE. Se ci sono stati alcune revisioni, si tratta di riflessioni sulla revisione nell’UE. Perché prendersela con la Cina? Il NY Times citava fonti di personale scontento dell’EUvsDisinfo come “pretendere” interferenze cinesi nel processo di pubblicazione. Qui si entra nel regno del sentito dire. Non ci sono prove a sostegno di tale accusa. Tutto ciò che sappiamo è che a livello ufficiale UE e Cina rigettarono affermazioni non comprovate di coercizione e repressione. Non dovremmo essere sorpresi se i capi dell’UE si staccano da aspetti del cosiddetto monitoraggio dei media dell’EUvsDisinfo. Come la sua unità madre, SEAE, i “rapporti” di EUvsDisinfo sono più di ogni altra cosa presentazioni di vaghe indiscrezioni. Raccoglie alcuni articoli russi e cinesi e quindi deduce che Mosca o Pechino sponsorizzano campagne di disinformazione sostenute dallo Stato. Se i capi diplomatici dell’UE ignoravano SEAE e la sua unità EUvsDisinfo, è probabilmente perché le loro pretese sono ritenute assurde e dilettantesche.
L’ultimo “rapporto” di EUvsDisinfo che accusa Russia e Cina di “narrazioni cospirazioniste”, citava i seguenti esempi:
I media riportano su RT e Sputnik che il lavaggio delle mani non è efficace nella protezione contro Covid-19;
Un rapporto su RT afferma che l’idrossiclorochina può essere un trattamento efficace;
Un rapporto su RT afferma che lo zinco potrebbe aiutare a uccidere il coronavirus.
In un mondo sconvolto dalla pandemia di Covid-19, solo perché i media russi e cinesi riferiscono di affermazioni non verificate (una frazione del ciclo delle notizie totale) non si ha la prova di una disinformazione sostenuta da Mosca o Pechino. Tali detrazioni di SEAE e suoi controlli dei media sono ridicole. Non c’è da stupirsi se alcune affermazioni indebite furono ignorate dai capi dell’UE interessati a non causare inutili tensioni nelle relazioni estere.
In prospettiva: il presidente Donald Trump e Fox News pubblicizzarono l’idrossiclorochina come cura alternativa al Covid-19 nonostante avvertimenti scientifici che il farmaco sia inefficace e forse dannoso. Quindi perché il cosiddetto cane da guardia mediatico dell’UE non segnalava la disinformazione sponsorizzata da Washington? Sicuramente il caso più esagerato di disinformazione fu l’assurda proposta di Trump d’iniettarsi la candeggina come possibile cura per la malattia. Ma questa è la disinformazione occidentale più rozza e ridicola. Le altre affermazioni di Trump e Fox News secondo cui la Cina ha “coperto” la portata dell’epidemia di Covid-19 o lasciato che “fuoriuscisse” da un laboratorio rendeva la disinformazione a un livello ancor più sinistro, sebbene ancora insulso per mancanza di prove. Il NY Times non si era affatto piegato alle stupide tattiche di Trump di attaccare grossolanamente la Cina sulla pandemia di Covid-19. Tuttavia, il giornale si allineava alla propaganda d’odio della Casa Bianca sostenendone la disinformazione più sofisticata volta a demonizzare la Cina. Così, il NY Times effettivamente lavora assieme alla casa bianca di Trump per incriminare la Cina e costringerla a sborsare trilioni di dollari di risarcimento. La differenza tra le cazzate di Trump e quelle del Times è l’aggettivo pretenzioso “qualità”. Il NY Times presume di fornire informazioni di “qualità”, ma sono comunque stronzate.
Il 22 aprile, il New York Times pubblicò un pezzo che afferma che “gli agenti cinesi hanno contribuito a diffondere messaggi che seminarono il panico virale negli Stati Uniti”. Citando “fonti d’intelligence” anonime, si pretese che la Cina infiltrò gli utenti di telefonia mobile negli Stati Uniti con messaggi secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe dichiarato la legge marziale col pretesto del blocco pandemico. Come al solito con tali resoconti dei media occidentali su presunti agenti cinesi o russi, non appariva alcuna prova. In effetti, il New York Times scelse di ignorare che tali speculazioni sulla legge marziale furono pubblicate da numerosi media statunitensi, come Newsweek, Bloomberg, The Hill e NBC che non menzionavano agenti cinesi. Il presupposto era che fossero attivisti statunitensi. Perché il New York Times abbia sospinto gli “agenti cinesi” senza prove, suggerisce che s’impegna in un’operazione d’intelligence degli Stati Uniti per denigrare la Cina. Come misura paranoica, il documento ipotizzava inoltre che i presunti agenti cinesi “avevano adottato alcune tecniche padroneggiate dai troll sostenuti dalla Russia”. Una storia usurata che si riferisce quindi a un’altra storia usurata (“Russiagate”) come modo per darsi credibilità. Quindi, il cosiddetto “quotidiano discografico” statunitense non è migliore del volgare occupante della Casa Bianca e del suo altoparlante Fox News che il “liberale” New York Times deprecava sgarbatamente come crudele e “di destra”.
Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov osservò che le affermazioni dell’UE sulla disinformazione russa e cinese sulla pandemia di Covid-19 avevano “zero prove”. Lo stesso vale per le accuse altrettanto malvagie alla Cina da parte di Trump o dell’ala più pretenziosamente sofisticata della guerra d’informazione nordamericana del NY Times. Tale è il panorama deforme dei media aziendali occidentali che quando Cina (o Russia) rigettano le assurde e avventate campagne di demonizzazione, questo viene poi citato come “prova” del suddetto “insabbiamento”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio