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Il ruolo del KGB nel disastro di Chernobyl

Sputnik 26.04.2020

Il 26 aprile 1986, il vicecapo ingegnere della centrale nucleare di Chernobyl, Anatolij Djatlov. iniziò il fatidico esperimento di “test di sicurezza” che provocò la reazione nucleare incontrollata e l’esplosione del vapore, seguita dall’incendio della grafite del reattore numero 4 dell’impianto. L’incidente portò a radiazioni per centinaia di chilometri, irradiando centinaia di migliaia di persone, causando almeno 4000 morti per tumori e altre malattie e contaminando vaste aree della Bielorussia meridionale e dell’Ucraina settentrionale per decenni. La pulizia del disastro coinvolse centinaia di migliaia di persone di ogni estrazione sociale, dai vigili del fuoco e militari a scienziati, medici e ingegneri che progettavano e costruivano il massiccio sarcofago che fu eretto sul reattore nel dicembre 1986. Ma lo sforzo incluse anche i meno conosciuti o discussi sforzi della temibile agenzia d’intelligence dell’Unione Sovietica, KGB, i cui agenti ebbero un ruolo cruciale nel contenere e quindi eliminare le conseguenze del disastro.

Sforzi nella zona di disastro
Molto prima di Chernobyl, il KGB aveva il compito di garantire il funzionamento sicuro delle centrali nucleari, con funzionari addestrati scientificamente ed incaricati di monitorare le centrali nucleari ed identificare potenziali punti deboli, segnalando eventuali problemi alla sesta direzione (economica) del KGB di Mosca. Nel 2018, i documenti d’archivio declassificati del KGB ucraino rivelarono che il servizio d’intelligence espresse preoccupazione per l’impianto nel 1978, segnalando al Ministero dell’Energia numerose violazioni della sicurezza e ferite subite dai lavoratori durante la costruzione dell’impianto. Inoltre, secondo alcune fonti, all’inizio del 1986, poche settimane prima del disastro, agenti del KGB ucraino riferirono al capo del Partito comunista Vladimir Sherbitskij di essere in allerta per possibili azioni sovversive dell’intelligence nemica sul territorio dell’Ucraina sovietica. Ciò che i servizi di sicurezza si dimostrarono incapaci di spiegare o prevedere furono le azioni del personale responsabile del reattore numero 4 e il loro comportamento irresponsabile nella fatidica notte del 26 aprile 1986, come la disattivazione da parte del vicedirettore Djatlov dei sistemi di sicurezza computerizzati e manuali e aver ignorato le preoccupazioni dei colleghi prima di procedere con un esperimento per simulare la generazione di energia durante un’interruzione di corrente. In combinazione con difetti di alcuni elementi dell’impianto, le azioni di Djatlov si dimostrarono direttamente responsabili del disastro. A pochi minuti dall’esplosione, gli agenti del KGB di Pripijat, città modello che ospitava i lavoratori della centrale elettrica, si recarono nell’epicentro del disastro per cercare di determinare cosa fosse successo. Successivamente, quando iniziò la pulizia del disastro, gli agenti si unirono a specialisti, militari e minatori nell’organizzare la pulizia del reattore e nell’operazione per impedire la contaminazione, incluso il compito cruciale di erigere uno scudo sotto il reattore numero 4 per evitare che le radiazioni arrivassero alle acque sotterranee locali. Tra i lavori del KGB sul campo c’erano la fornitura di dispositivi di protezione individuale ai liquidatori e la responsabilità dell’igiene nelle mense durante l’estate del 1986 per impedire intossicazioni alimentari e infezioni tra i lavoratori. L’impegno degli ufficiali nei compiti di prima linea fu dimostrato dalla rotazione regolare, con agenti costretti a lasciare l’area dopo analisi mediche che dimostravano di aver ricevuto forti dosi di radiazioni.

Raccolta di informazioni all’estero
Le direzioni dell’intelligence estera del KGB svolsero il loro ruolo cruciale nei mesi successivi all’incidente, con dettagli sugli sforzi solo recentemente rivelati nei sei volumi “Saggi sulla storia dell’intelligence estera russa”. Le informazioni relative al disastro di Chernobyl sono disponibili nel volume sei, nel saggio intitolato “Lezioni sull’incidente nella centrale nucleare di Chernobyl”, scritto dall’ex-Primo ministro, Ministro degli Esteri e capo del servizio d’intelligence estero Evgenij Primakov. Nel saggio, Primakov spiega come, nell’immediato, il Presidente del KGB Viktor Chebrikov ordinò che le risorse della Divisione d’intelligence scientifica e tecnica del KGB venissero utilizzate per raccogliere qualsiasi informazione che contribuisse ad accelerare il contenimento e lo sforzo di pulizia. La divisione inviò un rappresentante direttamente nell’area del disastro all’inizio di maggio per aderire alla commissione statale. La sua missione era, innanzitutto, fornire alla commissione tutte le informazioni ottenute dalle residenze estere su come affrontare il disastro. Gli agenti della Divisione estera, formati scientificamente, sapevano dove cercare le informazioni e chi contattare per ottenerle. Il lavoro si rivelò cruciale perché, nonostante il disastro di Chernobyl minacciasse sicurezza e benessere di popoli e nazioni di tutto il mondo, i capi occidentali non ebbero fretta di condividere la loro esperienza sull’eliminazione delle conseguenze di un disastro nucleare coll’avversario della Guerra Fredda. Governi e scienziati occidentali acquisirono una preziosa esperienza sui disastri nucleari coll’incidente dell’ottobre 1957 nel reattore nucleare di Windscale nel Regno Unito, l’incidente di Three Mile Island negli Stati Uniti nel 1979 e l’incidente dello stabilimento di Saint-Laurent in Francia nel 1980. Tuttavia, nonostante la resistenza ufficiale, molti scienziati e funzionari si dimostrarono disposti a condividere informazioni cruciali con le controparti sovietiche. Tutti i dati ricevuti dagli agenti venivano consegnati a Mosca, da dove venivano portati a Kiev, e poi a un rappresentante della commissione a Chernobyl. Entro due settimane dall’esplosione, gli agenti ottennero una vasta gamma di documentazione straniera su costruzione, esercizio e sicurezza delle centrali nucleari.
Il KGB fu anche attivamente coinvolto nello sforzo per ottenere una lettura accurata della temperatura del reattore, tra alti livelli di radiazione, capacità tecnica che all’epoca l’industria sovietica non aveva. Il servizio scientifico e tecnico fu quindi incaricato dell’acquisto di un dispositivo in grado di effettuare tali letture. Usandolo, gli scienziati poterono determinare che non vi era alcun pericolo immediato che il combustibile nucleare si sciogliesse nelle acque sotterranee. Tra le preoccupazioni della commissione Statale che le acque drenassero le ricadute contaminate nucleari sul fiume Pripijat, al KGB fu anche chiesto di raccogliere dati sull’esperienza di altri Paesi nella costruzione di dighe specializzate per proteggere i fiumi dalle acque inquinate. Anche qui gli sforzi ebbero successo. Altre preziose informazioni compresero studi scientifici stranieri sulla contaminazione radioattiva del suolo e strategie per impedire la diffusione dei radionuclidi col vento. Usando tali informazioni, gli scienziati sovietici poterono creare uno speciale fluido polimerico che copriva il suolo contaminato dell’area del disastro, solidificandolo in una pellicola che intrappolava le sostanze radioattive. Inoltre, gli agenti ottennero dati preziosi su come trattare i pazienti che avevano subitto grandi dosi di radiazioni e come valutare i futuri picchi delle malattie a seguito dell’incidente nucleare. Ciò incluse la raccolta di dati sugli standard internazionali relativi alle dosi ammissibili di radiazioni sia per le persone che per gli animali, nonché la produzione alimentare e l’inquinamento ambientale. Il KGB compilò un documento su questo argomento a due settimane dal disastro. Oltre alla commissione statale, il KGB inviò informazioni pertinenti a leader, ministeri e dipartimenti nazionali e repubblicani.
Riassumendo il lavoro dell’intelligence sovietica nell’affrontare le conseguenze del disastro nucleare di Chernobyl, Primakov notò che il lavoro degli agenti fu “un contributo importante… nel garantire la sicurezza di un settore vitale della nostra società e contribuì a trarre insegnamenti per il futuro“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio