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Il Pentagono produrrebbe bioarmi nella foresta amazzonica

Lucas Leiroz, AHTribune 29 aprile 2020

Il tema della guerra biologica ha acquisito crescente importanza negli ultimi tempi. La pandemia globale del nuovo coronavirus ha suscitato interesse in materia, e diverse speculazioni provengono da esperti di molti Paesi sulla possibilità dell’origine artificiale del virus che attualmente affligge il pianeta. In realtà, non importa se tale particolare virus sia stato creato in laboratorio o meno, ma l’uso della manipolazione biologica militare è un argomento complesso e degno di attento studio. L’interesse per la questione è assolutamente legittimo e consente a tale dibattito di andare oltre le “teorie della cospirazione” per acquisire carattere accademico. Di recente, alcuni presunti casi di operazioni con armi biologiche ebbero la dovuta attenzione, grazie ai sospetti sollevati dalla pandemia. È il caso dei laboratori militari nordamericani nella foresta pluviale amazzonica. Anche se si dice poco su tale argomento, le forze armate nordamericane hanno diversi laboratori per oscuri scopi di ricerca nel territorio amazzonico. È già noto che molti di tali laboratori partecipavano attivamente alla produzione di droga delle organizzazioni di narcotrafficanti nascoste in Amazzonia. Il laboratorio più famoso è il cosiddetto NAMRU-6, della Marina nordamericana. L’Osservatorio per la chiusura della School of the Americas riferì in una nota che diverse ricerche sulle malattie batteriologiche e tropicali vengono condotte nell’Amazzonia peruviana dalla base NAMRU-6. “In Perù, gli Stati Uniti hanno una serie di basi militari, alcune presumibilmente coinvolte nel traffico di droga”, dichiara Pablo Ruiz, portavoce dell’osservatorio, sottolineando: “Questa è una base militare che monitoriamo, della Marina degli Stati Uniti. […] (NAMRU) conduce ricerche su malattie patologiche e infettive, e siamo molto preoccupati perché è vicino l’Amazzonia, e alla fine in quella base militare potrebbero preparare armi biologiche”. NAMRU-6 (Unità di ricerca medica navale sei) è un centro di ricerca biomedica della Marina nordamericana con sede a Lima, in Perù. Pubblicamente, Washington afferma che l’interesse delle ricerche svolte dalla base è identificazione e controllo delle malattie infettive e sviluppo di farmaci, tuttavia vi sono diversi sospetti sulla vera natura delle attività, coll’ipotesi di operazioni clandestine sulla manipolazione biologica altamente considerata. Secondo l’Osservatorio (movimento sociale che lotta per la fine delle basi militari estere in America Latina), NAMRU è alla base della creazione di diverse armi biologiche, molte già usate dagli Stati Uniti. Il portavoce dell’Osservatorio riferiva che le indagini su NAMRU suggeriscono che tale base sia all’origine dell’epidemia di dengue emorragica a Cuba nel 1981, che causò la morte di centinaia di persone. L’ipotesi acquisisce ancora più forza ora che si trovano prove dell’uso della zanzara “aedes eagypt” (ospite del virus che trasmette il dengue e altre malattie) come arma biologica del Pentagono in diverse regioni del pianeta, come descritto in diversi documenti ufficiali recentemente rivelati.
Pablo Ruiz sosteneva che gli organismi delle Nazioni Unite responsabili del controllo delle armi di distruzione di massa dovrebbero studiare da vicino le armi biologiche e cercare maggiore controllo sulle attività svolte dai laboratori militari. Secondo lui: “Nella situazione che l’umanità vive, sarebbe molto bello se l’organismo delle Nazioni Unite che garantisse che alcun Paese produca armi di distruzione di massa possa visitare questa base e vedere cosa fanno con le malattie infettive”. In effetti, negli ultimi decenni fu prestata troppa attenzione al pericolo della proliferazione delle armi nucleari; tuttavia, le armi biologiche non vengono quasi mai trattate seriamente, con quasi tutte le lamentele sull’argomento definite “cospirazioniste”. La ragione di ciò è comprensibile: quando vengono usate, le armi biologiche trasmettono un’atmosfera di “normalità” poiché riguardano fenomeni naturali manipolati artificialmente. Quindi, l’ultima cosa che si potrebbe pensare a un’infezione è che si tratta di un’arma piuttosto che un fenomeno naturale. Ma è proprio qui che i vantaggi dell’utilizzo di tali armi risiedono: non vengono quasi mai notati e il danno può essere maggiore di quello di armi chimiche e nucleari, identificate chiaramente dai loro vettori. La difficoltà nel capire se tali armi siano utilizzate o meno in un determinato evento fu la ragione principale per cui alcuni Paesi scelsero di procedere nella ricerca per svilupparle. È sempre più difficile negare l’esistenza di armi biologiche. È questione di tempo prima di ammettere pubblicamente che il campo biomedico è un campo di battaglia come un altro, proprio come successo col cyberspazio. Tuttavia, fino a quando non viene dimostrato se tali armi vengono utilizzate o meno, continueranno ad accadere molte cose, come ad esempio la ricerca top-secret della Marina nordamericana nella foresta amazzonica. La posizione è estremamente strategica: lontani da qualsiasi Paese ricco, in regioni remote e difficili da raggiungere, questi laboratori rimangono fuori dai media internazionali e non mettono a rischio le popolazioni dei centri urbani occidentali in caso di incidenti o perdite.
In effetti, Washington ha già diverse accuse di uso di armi biologiche. Esperti di Russia, Cina, Iran e diverse altre nazionalità posero questa ipotesi sul nuovo coronavirus. Ora, una nuova accusa arriva dal Sud America. Soprattutto, gli Stati Uniti devono una risposta al mondo. Dopotutto, cosa c’è di così segreto nella ricerca biomedica condotta in laboratori militari in aree remote del globo? La società internazionale richiede una spiegazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio