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Come la Cina ha assicurato i rifornimenti durante il blocco sul coronavirus

Internationalist 360° 21 aprile 2020

Al culmine della pandemia di COVID-19, oltre 230 milioni di persone in Cina hanno dovuto affrontare restrizioni di mobilità in quella che era la più grande quarantena della storia umana. Una delle maggiori preoccupazioni per i funzionari governativi e i cittadini era l’accesso al cibo. Rapporti sporadici di acquisti in panico, picchi di prezzo degli alimentari e preoccupazioni sulla freschezza del cibo apparvero sui social media cinesi. Tuttavia, le forniture alimentari e i loro prezzi in Cina rimasero stabili. Poiché la carenza di cibo potrebbe diventare una grave sfida per molti Paesi in virtù della rapida diffusione del virus nel mondo, c’è molto da imparare dalle misure della sicurezza alimentare della Cina.

Diverse fonti
Un fattore importante nel mantenimento della sicurezza alimentare è stato la diversità delle fonti del cibo nelle città cinesi. L’epidemia dava una spinta inaspettata ai mercati alimentari online gestiti dai privati, noto come “nuovo commercio al dettaglio” in Cina. Mentre milioni di persone erano bloccate in casa, i mercati alimentari online divennero gli acquisti al dettaglio preferiti. Nelle città in cui il commercio elettronico è consolidato, l’acquisto di cibo passò rapidamente da offline a online. Si stima che le persone con meno di 25 anni che acquistano prodotti freschi dai mercati online siano salite alle stelle per oltre il 250% e che i clienti superiori a 55 anni siano aumentati di quasi il 400%. Alcuni dei mercati alimentari online più popolari registravano aumenti delle vendite del 470% su base annua. Milioni di ordini alimentari online vengono organizzati ogni giorno e consegnati a domicilio o nei contenitori dei complessi abitativi.

Il “Programma paniere di verdure”
Il successo dei mercati alimentari online in Cina non sarebbe stato possibile senza l’implementazione a lungo termine della politica della sicurezza alimentare dello Stato nota come “programma del paniere di verdure”. Proposto nel 1988, il programma impone ai sindaci delle città di provvedere, approvvigionamento e garantire gli alimenti di base non cerealicoli, in particolare prodotti freschi e carne. Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus, fu tra le altre 35 città principali valutata direttamente dal governo centrale, una volta ogni due anni, per le prestazioni nell’attuazione del programma. Le città ottenevano buoni voti su miglioramenti come strutture di consegna nei complessi residenziali, come armadi protetti da lucchetti a combinazione, per la consegna e la raccolta di alimenti, nonché disponibilità ed accessibilità di altri tipi di punti vendita come supermercati, piccoli negozi di alimentari e, soprattutto, mercati all’aperto. La rigorosa valutazione assicurava diversità e vasta rete di fonti alimentari per prodotti freschi e carne in ogni quartiere. Quando colpì la pandemia COVID-19, le città ad alto punteggio poterono adattarsi e garantire la sicurezza alimentare. I governi locali fissano obiettivi specifici sui tassi di autosufficienza in diversi tipi di alimenti per dimostrare l’impegni al programma del paniere di verdure. La città di Nanchino, ad esempio, con una popolazione di otto milioni di abitanti, fissò un obiettivo dell’ autosufficienza del 90% per gli ortaggi a foglia nel periodo 2008-2012. Questi obiettivi della produzione alimentare locale erano accompagnati da rigidi piani per la protezione dei terreni agricoli nella giurisdizione. Le città cinesi in genere hanno vaste aree fuori dai distretti urbani centrali. I terreni agricoli in questi comuni sono protetti allo scopo di attuare il programma dei panieri delle verdure.

Riserve alimentari
Anche la sicurezza alimentare in Cina è rafforzata da un sistema di riserve alimentari. Il governo cinese diresse a lungo un sistema di approvvigionamento di cereali e suini in eccedenza con prezzi minimi di approvvigionamento e rilascio delle riserve sul mercato in caso di carenza di cibo e rialzi dei prezzi. Nel 2018, le riserve totali di grano della Cina erano stimate in 120 milioni di tonnellate di mais, 100 milioni di riso, 74 milioni di grano e otto milioni di soia. Una riserva di cereali raffinati per una fornitura di cereali raffinati per 10-15 giorni nelle principali città. Per far fronte al COVID-19, il governo cinese integrò le riserve alimentari a diversi livelli governativi. Inoltre rilasciò un’enorme quantità di riserve sui mercati delle principali città.

Un sistema alimentare resiliente
Molto altro succede a Wuhan ed altre città per portare cibo ai tavoli. Garantire il ruolo della società civile e delle funzioni sociali per assicurare il cibo ai gruppi più vulnerabili, non trascurare la resilienza a lungo termine del nostro sistema alimentare. Ciò significa ristrutturare le catene di approvvigionamento alimentare troppo dipendenti dal sistema dei supermercati e dalle merci da Paesi lontani. Incoraggiare lo sviluppo di imprese diversificando attraverso la pianificazione del sistema alimentare urbano, migliorandone la resilienza e fornendo maggiore supporto ai produttori alimentari locali e domestici piuttosto che alle società alimentari transnazionali. Sono le reti di sicurezza a cui ci rivolgiamo in un mondo sempre più incerto.

Zhenzhong Si è ricercatore associato all’Università di Waterloo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio