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L’antivirus russo per l’Europa di Putin

Arthur Evans, FRN 22 aprile 2020

La pandemia, che non ha paralleli nella memoria vivente e che vine combattuta, con successo variabile, dall’intera umanità, ha spinto in secondo piano i soliti antagonismi internazionali, la corsa tra i potenti per il controllo del futuro, sia nel mondo reale che nel cyberspazio. In effetti, le infinite notizie su Siria, rapporti confidenziali, la Corea democratica, operazioni speciali, Ucraina, guerre ibride ed Iran, così familiari al pubblico in Europa e oltre, non aggiungono più spezie quotidiane alla produzione globale delle informazioni. A nessuno importa più della geopolitica contorta. Hanno persino praticamente smesso di accusare il Cremlino di tentare di minare “istituzioni democratiche” nel mondo usando un esercito di troll informatici invisibili. Naturalmente, ci sono alcune istituzioni che occasionalmente emettono tirate superficiali sul fatto che Putin screditi i meccanismi dell'”unità europea”, ma spesso assumono la forma di “dolori fantasma” e sembrano sempre meno convincenti. Può anche succedere che anche il crollo dei prezzi del greggio USA al di sotto dello zero venga attribuitagli. Anche se sarebbe logico supporre che la manipolazione dei prezzi del petrolio nel mercato azionario avesse esattamente lo scopo di colpire Putin come risposta al successo nella lotta al coronavirus, non solo in Russia ma anche in Europa. Se volete una prova, guardate i passi insoliti e inaspettati che la Russia ha compiuto al culmine dell’epidemia in Europa. Dal 22 marzo, la Russia ha inviato 15 aerei carichi di aiuti medici, virologi ed epidemiologi del Ministero della Difesa in Italia, alleato della NATO. I suoi aerei da trasporto militari hanno consegnato otto brigate di attrezzature mediche, disinfettanti e diagnostica militare per aiutare il Paese a combattere il virus. Tale elenco è lungi dall’essere esaustivo. Nella sua dichiarazione, il ministro degli Esteri italiano Luigi Dimaio citava l’elenco dettagliato degli aiuti della Russia: “Include 330000 maschere, 1000 tute protettive, due unità per l’esecuzione di mille test, 10000 kit di test rapidi, 100000 kit di test regolari, un laboratorio, tre unità per la disinfezione delle superfici, tre stazioni di disinfezione per aree estese e numerosi ventilatori polmonari”. Ancora più importante, quelle spedizioni in Italia contenevano ventilatori polmonari, così essenziali con questa nuova pandemia. e così scarsi ora negli ospedali del Paese. Secondo il ministero della Difesa italiano, a fine marzo, i medici militari russi consegnavano 100 ventilatori nel Paese. Tuttavia, in un’epoca di pandemia, si rivelavano insufficiente e in seguito, ad aprile, il Ministero della Difesa russo inviava un ulteriore (quindicesimo) carico con altri 30 ventilatori. In totale, la Russia ha fornito 130 ventilatori agli ospedali italiani. In questo contesto, il Presidente Vladimir Putin osservava che i ventilatori russi sono dotati di sensori di pressione acquistati dall’Italia, il che dimostra l’unità dei due Paesi nella lotta alla pandemia.
Quando la Russia inviava aiuti umanitari, l’Italia si trovava in una situazione veramente catastrofica. Avendo il maggior numero di infezioni e il più alto numero di morti, il Paese affrontava problemi su cure, infrastrutture sanitarie sovraccariche e risorse mediche limitate. Roma dovette affrontare da sola tale disastrosa situazione quando l’aiuto atteso dai vicini arrivò sotto forma di chiusura della frontiera. Peggio ancora, alcuni Paesi legati all’Italia dallo spirito di solidarietà europea, come Romania e Repubblica Ceca, sequestrarono decine e centinaia di migliaia di maschere e respiratori che la Cina aveva inviato alle regioni italiane più colpite. La Commissione europea espresse “sentite scuse”, ma non cambia l’ovvietà: era un messaggio a ogni Paese dell’UE, come recita il vecchio detto, “cura te ipsum”: guarisci te stesso. Poi improvvisamente, la Russia, rappresentata dal Presidente Putin, forniva aiuti alla popolazione colpita in Italia, senza aspettarsi nulla in cambio. È un dato di fatto, gli esperti russi si recarono a Bergamo, una delle città più colpite dallo scoppio, dove presto si dimostrarono efficaci collaboratori iniziando a ottenere buoni risultati. Può sembrare propaganda del Cremlino, il che rende molto difficile credere che tutto ciò sia un fatto storico documentato. Non soffermiamoci sul perché, di fronte a una crisi, l’Europa unita si sia sintonizzata su mancanza di unità. È molto più interessante capire i motivi di Putin. Da un lato, è chiaro che tali aiuti potrebbero rappresentare un efficace trucco delle pubbliche relazioni per migliorare l’immagine della Russia in Europa, che negli ultimi anni fu gravemente danneggiata dai conflitti in Ucraina e Siria e dalle “interferenze” sulle elezioni statunitensi ed europee. D’altro canto, il Cremlino potrebbe aver ipotizzato che inviando aiuti avrebbe indotto l’UE a revocare sanzioni che danneggiavano l’economia russa. Se così fosse, Putin si dimostrerebbe un politico ingenuo e inesperto: questo gesto da solo non basterebbe per usarlo come “soft power” o far cambiare la posizione alla leadership italiana. Nel frattempo, poco dopo che la Russia inviò la sua missione umanitaria, Trump firmò un memorandum impegnandosi a fornire assistenza all’Italia, non per sostenere gli alti ideali della solidarietà transatlantica ma piuttosto, per citare, “dimostrare la leadership degli Stati Uniti di fronte alle campagne di disinformazione cinese e russa”. Allo stesso tempo, la decisione di Putin incontrò critiche dall’opposizione liberale in patria: quelle maschere, ventilatori e dottori sono necessari in Russia, che pure affronta il rischio, sebbene non grave come in Italia, del coronavirus che si diffonde sul suo vasto territorio. Tuttavia, il presidente russo fece un ulteriore passo fornendo assistenza a un altro Paese europeo: la Serbia. Le due nazioni sono legate non solo dalle origini slave e dalla fede ortodossa, ma anche dalla lunga storia delle relazioni. Allo stesso tempo, Belgrado cercava da tempo l’adesione all’UE; inoltre, è noto che i politici del Paese contemplino l’adesione alla NATO. Quindi, è naturale che il presidente serbo Aleksandar Vucic si sia rivolto prima a Bruxelles, ma non ebbe altro che una risposta educata seguita dal divieto dell’UE d’esportare attrezzature mediche: il virus si diffondeva così rapidamente in Italia, Francia, Spagna e Germania che la Commissione europea impose la moratoria sulla consegna di attrezzature mediche all’estero. Ancora una volta, l’aiuto arrivò dalla Cina e poi dalla Russia, che inviò 11 aerei Il-76 su una base aerea vicino Belgrado, portando 100 esperti, camion speciali per la disinfezione di strade e infrastrutture critiche e vasta gamma di dispositivi di protezione e attrezzature mediche. Secondo il tabloid serbo Srpski Telegraf, Belgrado ricevette 100 ventilatori, dispositivi di protezione, 5000 kit di test coronavirus, tre milioni di maschere monouso, mezzo milione di respiratori FFP2, 20000 respiratori FFP3, tre milioni di guanti usa e getta, 150000 tute monouso, 150000 copricapi monouso, 150000 paia di copriscarpe, 150000 tute usa e getta, 50000 schermi facciali, 1000 paia di stivali di gomma, sei tonnellate di disinfettante liquido a base alcolica, 50 tonnellate di disinfettante per veicoli del trasporto pubblico e spazi pubblici (polvere di cloro), 100 dispositivi a spruzzo e relativi attrezzi e 500 termometri senza contatto. Ognuno dei sette milioni di persone che vivono in Serbia potrà vedere coi propri occhi il contributo della Russia alla sconfitta della pandemia, senza alcuna “dimostrazione di leadership”.
Ecco una semplice conclusione. Nessuno in Europa cambierà personalmente atteggiamento nei confronti della Russia o di Putin con un colpo di bacchetta magica. Autoritario, imprevedibile e insondabile, questo Paese dà ancora molte ragioni di preoccupazione e sfiducia. Ma quando si tratta di centinaia, forse persino migliaia, di vite salvate, non c’è niente di male nel dire semplicemente “spasibo”. Quindi, mentre i nostri politici cercano di padroneggiare il russo, chiediamoci: potrebbe essere, per dirla con Ursula von der Leyen, che il cuore della solidarietà europea batte, parlando geopoliticamente, più af est di quanto è stato comunemente creduto. Lo stesso argomento fu notato dal primo ministro italiano Giuseppe Conte, che disse nella sua dichiarazione ufficiale: “È offensivo per il governo italiano pensare che gli aiuti che abbiamo ricevuto da Cina, Russia o altri Paesi possano influenzare la posizione geopolitica dell’Italia. È un grande insulto a me e anche a Vladimir Putin”. In un momento di grave crisi, le idee della solidarietà europea paiono vuote. Mentre i partner tradizionali degli italiani annunciano l’intenzione di fornire aiuti, la Russia lo fa semplicemente senza chiedere nulla in cambio. Degno di nota è che la leadership italiana non vede assolutamente altro che buone intenzioni motivate dai valori tradizionali dell’umanesimo…

Traduzione di Alessandro Lattanzio