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La fine del petrodollaro

Mikhail Khazin, Stalker Zone, 21 aprile 2020

La caduta del petrolio WTI nordamericano in valori negativi richiede dei commenti. Proverò a darne. Innanzitutto, questo prezzo non riguarda il petrolio, ma i futures. E significa solo una cosa: la produzione di oggi è tale che non c’è dove metterla. A causa dell’epidemia, la domanda è fortemente diminuita, mentre la produzione no. Allo stesso tempo, è difficile e spaventoso ridurre la produzione, e da tempo sono stati contratti prestiti che vanno rimborsati. Soprattutto dai produttori di scisto, che devono perforare continuamente nuovi pozzi per mantenerne il volume, perché la loro capitalizzazione (e il merito del credito, in particolare) dipende da questo, considerando che la perforazione ha bisogno di prestiti. Di conseguenza, gli attuali prezzi negativi sono semplicemente il costo dei serbatoi in cui dover versare ciò che semplicemente si estrae. Ma per le aziende integrate verticalmente non esiste alcun problema del genere: riforniscono le proprie raffinerie che producono benzina, oli e plastica. E sì, potrebbero soffrire un po’ la tempesta in borsa oggi, ma il complesso tecnologico non scomparirà. Quindi chi voleva vincere il jackpot del balzo ne soffrirà per primo. In realtà, il prezzo del petrolio Brent nell’Europa occidentale è più alto di quanto non lo fosse un paio di settimane prima, col minimo di circa 25 dollari al barile. Quindi non c’è isteria qui, e perciò il risultato del baccanale dei prezzi di oggi sarà un processo completamente naturale: la produzione diminuirà significativamente tra un paio di mesi. In particolare, l’avventura del scisto finirà completamente. È necessario notare solo due punti fondamentali. Il primo, il meccanismo di tariffazione del petrolio creato dalle banche transnazionali è così distaccato dall’industria reale e dalla domanda reale di prodotti petroliferi che è crollato a causa di meccanismi puramente interni (cioè finanziari). E le principali vittime non saranno nemmeno le piccole compagnie petrolifere e di trasformazione, ma le banche. Dato che la loro magia è svanita, se c’é di già un mercato così importante come quello del petrolio, non potranno mantenerlo stabile.
Come dice chi ha esperienza, “il dollaro è necessario al mondo per consentire all’Arabia Saudita di vendere petrolio alla Cina”. O, per semplicità, il mondo è governato dal petrodollaro. Quindi, questo mondo, come il petrodollaro, è finito. E se è finita, se la capitalizzazione delle compagnie petrolifere ritorna ai normali profitto, produzione e riserve (approssimativamente parlando, come Rosneft, non come Chevron), allora non saranno le compagnie petrolifere a perdere, ma le banche, principali beneficiarie dell’aumento della capitalizzazione. E i beneficiari da ciò, ovviamente, saranno i consumatori e Rosneft, che non è mai stata “dei loro” per la finanza internazionale, quindi perdendo molto rispetto le principali controparti occidentali in termini di capitalizzazione. E la seconda cosa non è meno importante della prima. La situazione attuale mostra che non possono esserci prezzi singoli in Europa occidentale e Stati Uniti. Vale a dire, i prezzi inizieranno a essere determinati nei mercati regionali. Tra l’altro, intendiamo il mercato controllato dalla Cina. Ed è chiaro il perché: penso che la Cina sia pronta a un supplemento abbastanza accettabile dagli Stati Uniti di petrolio in eccesso. Solo per motivi ambientali, ovviamente, Greta Thunberg aiuterà gli Stati Uniti. Non è del tutto chiaro se gli Stati Uniti accetteranno. E se non sono d’accordo, dovranno limitare l’influenza su questo mercato, con tutto ciò che questo implica. Ciò significa che il petrodollaro è finito. E se non c’è il petrodollaro, non è necessario un sistema del dollaro e nei mercati regionali il petrolio inizierà a prezzarsi diversamente. Vale a dire, il meccanismo emerso nel 1944 nel mondo occidentale, alla Conferenza di Bretton Woods, e che si diffuse nel mondo nel 1991, non funziona più. Sì, probabilmente ne apparirà uno nuovo più avanti. In effetti, è per questo che un anno e mezzo fa parlai non solo di “nuova Jalta”, ma anche di “nuova Bretton Woods”. Ma ora è già chiaro cosa apparirà.
Quindi il prezzo negativo dei futures sul petrolio negli Stati Uniti non significa nulla in sé. Ma è un chiaro segno che i processi di distruzione del sistema del dollaro mondiale di cui ho scritto per anni hanno raggiunto una certa scala, divenendo visibili a tutti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio