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Il Monumento a Konev e la natura delle ‘democrazie’ della “nuova Europa”

Alessandro Lattanzio, 22.4.2020

Il 3 aprile 2020, il monumento al Maresciallo Ivan Konev, che comandò le forze che liberarono Praga dai nazisti nel 1945, veniva rimosso dalle autorità di Praga, tra gli insulti dei governanti neofascisti cechi, come il sindaco Ondrej Kolar. La missione russa nell’OSCE definì l’atto vandalico “giorno oscuro” nella storia di Praga e l’Ambasciata di Mosca a Praga definiva Kolar, per i suoi insulti, un “provocatore” votato a danneggiare i rapporti tra Russia e Repubblica Ceca. La statua di Konev era destinata a una mostra sui “regimi totalitari”, a fianco degli occupanti nazisti come Reinhard Heydrich, capo del protettorato di Praga nel 1942. Konev comandò il 1° Fronte Ucraino dell’Armata Rossa che liberò il campo di sterminio di Auschwitz, nel gennaio 1945, e la capitale ceca tre mesi dopo, ponendo fine a sei anni di occupazione nazista. Secondo il presidente ceco Milos Zeman, “Il Maresciallo Konev, che liberò non solo Praga ma anche il campo di sterminio nazista Auschwitz, ha pienamente meritato il suo posto a Praga”, definendo lo smantellamento del monumento una decisione “ridicola e stupida”, chi l’ga deciso “non ha concluso nulla nella vita. È geloso di chi ce l’ha fatta. Purtroppo, sono molte le persone del genere, guidate da odio ed invidia”. L’atto provocatorio rientra nel processo di riscrittura della storia della Seconda Guerra Mondiale.La statua fu oggetto di vari vandalismi da parte degli anarco-nazisti filo-atlantisti che dominano la scena psico-politica dell’Europa orientale. Nulla di strano, i cosiddetti nuovi regimi democratici dei Paesi europei centro-orientali sono l’evoluzione dei regimi fascisti e parafascisti del periodo interbellico, e soprattutto derivazione dei regimi collaborazionisti del III Reich hitleriano. Non va dimenticato che tali nazioni e Stati parteciparono entusiasti all’aggressione dell’Unione Sovietica, oltre all’ovvia repressione anticomunista interna, ripresa con pieno vigore nel 1989, col trionfo della controrivoluzione avviata dal sicario atlantista Gorbaciov e dai suoi scherani.
A Praga, e nei media occidentali, si ama ricordare il tentativo golpista di Dubchek del 1968, e la cosiddetta rivoluzione di velluto del 1989; dove la popolazione ceca si paraventa da gente rivoluzionaria, soprattutto inventandosi una inesistente tradizione di aspirazione alla ‘libertà’, alla ‘indipendenza’ e alla ‘democrazia’; ma ciò serve solo a occultare la vera natura di tali aspirazioni. Infatti, se contro il governo democratico-popolare, la borghesia e la semiborghesia ceche trovarono il ‘coraggio’ di ribellarsi, non lo ebbero mai quando furono sotto il giogo dell’occupazione nazista. Anzi, i cechi e i praghesi, nell’ambito del protettorato nazista di Boemia e Moravia collaborarono con entusiasmo alla costruzione dell’esercito nazista e all’avvio della sua politica bellicista e predatoria.

La produzione di armi per la Wehrmacht e gli eserciti dell’Asse nelle fabbriche di armamenti del protettorato di Boemia e Moravia nel periodo 1939-1945
La tesi intitolata “Produzione di armi per la Wehrmacht e gli eserciti degli alleati della Germania negli eserciti cechi durante il Protettorato di Boemia e Moravia nel 1939-1945” descrive la produzione di veicoli corazzati ed armi per la fanteria nel 1939-1945 nelle fabbriche della Repubblica Ceca: Skoda Plzen – Skoda Werke, CKD Praga – BMM, Zbrojovka Brno, ovvero il massimo potenziale industriale della Cecoslovacchia sotto protettorato, la cui produzione fu destinata alla Germania nazista o dedicata alle armi tedesche; come carri armati SKODA vz. 35 (434 esemplari prodotti) e CKD Praga LT vz. 38 (1414), e relative successive versioni come i semoventi Marder III (1736), Hetzer (3815), Grille (389); armi per la fanteria fabbricate a Brno (carabina Mauser K98 e mitragliatrici MG34, MG42, MG131). Armamento destinato anche agli eserciti degli alleati della Germania come Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Inoltre, le armi ceche furono impiegate nello divisioni dell’Asse principalmente sul fronte orientale.
Va anche ricordata l’industria aeronautica ceca che produsse per conto del reich nazista migliaia di aerei:
303 Fieseler Fi-156
1007 Siebel Si-204
746 Buecker Bu-181
275 Klemm 35
2375 Arado Ar-96
337 Focke-Wulf Fw.189
1620 alianti Kranich
426 alianti DFS 230
Inoltre, le fabbriche ceche produssero motori aeronautici tedeschi, dai motori Jumo 211 e 213 ai motori DB-601 – 605 per i caccia Messerschmitt della Luftwaffe, ai motori a turbina BMW 003 e Jumo 004 per gli aviogetti nazisti, oltre a parti per aerei della Focke-Wulf Fw-44 e Fw-58, componenti per bombardieri Junkers Ju-86E, Ju-88, Ju-188, Ju-290 e Ju-388, componenti per i caccia notturni Heinkel He-219.
Nel 1941 l’industria ceca produsse 814 aerei per i nazisti; nel 1944 1955. L’Avia, industria aeronautica ceca, partecipò a sviluppo e produzione dell’aviogetto tedesco Me-262 Schwalbe.

Semicingolati tedeschi Sd.Kfz11 nel cortile della Skoda di Pilsen, pronti per essere spediti sul fronte orientale.

Note:
Arming the Luftwaffe: The German Aviation Industry in World War II
Avia S-92
German Aircraft Industry and Production, 1933-1945
RussiaToday
TASS
Výroba zbraní pro Wehrmacht a armády spojenců Německa v českých zbrojovkách za Protektorátu Čechy a Morava v letech 1939-1945