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L’Iran decide di costruire sottomarini nucleari

Lucas Leiroz, AHTribune 20 aprile 2020

L’Iran già sfida la potenza navale nordamericana. Il Paese ha recentemente riferito sullo sviluppo di una rete avanzata di mappatura e comunicazione per sottomarini. La rete è costituita da un complesso sistema di comunicazione wireless chiamato “Waza” e integra un programma della difesa nazionale con forze terrestri e marittime inferiori a quelle dei Paesi nemici, come gli Stati Uniti, l’Iran investe nella potenza sottomarina, dato che ne ha diverse classi, molte costruite decenni fa in Russia e ancora in grado di avventurarsi in acque lontane. Tuttavia, Teheran fa un nuovo e importante passo nella ricerca per rafforzare la potenza marittima e sottomarina. Alcuni giorni prima, l’Ammiraglio Hossein Khazandi affermava che il suo paese prende seriamente in considerazione la possibilità di sviluppare sottomarini nucleari: “Sarebbe negligente da parte dell’Iran non prendere in considerazione l’uso di sottomarini a propulsione nucleare […] Quindi ci pensiamo”. L’Iran ha già una flotta ben equipaggiata di diversi sottomarini, da minisommergibili ad alcuni con più di 50 membri d’equipaggio e capaci di attraversare acque turbolente. Tuttavia, sono tutti a propulsione convenzionale. I sottomarini a propulsione nucleare hanno migliori capacità operative rispetto a quelli convenzionali, in quanto non hanno bisogno di rifornirsi frequentemente e possono operare autonomamente per un periodo di tempo più lungo, spiegava l’ammiraglio. Per questo motivo, si deve discutere dell’importanza strategica della creazione di sottomarini a propulsione nucleare, poiché porterebbe la potenza marittima iraniana a un nuovo livello internazionale.
Come si nota, non esiste ancora una definizione esatta di ciò che accadrà o quando l’Iran intenda iniziare a sviluppare tali sottomarini, tuttavia è un’agenda che guadagna sempre più forza nei settori della difesa del Paese. L’ammiraglio iraniano affermava che Teheran ha “la capacità” di costruire navi più grandi rispetto agli attuali sottomarini leggeri della classe Fateh, offrendo all’Iran maggiore libertà di procedere col suo programma, poiché chiaramente non dipende da aiuti tecnologici stranieri. Un fatto curioso è che questa discussione s’intensificava a causa di un recente episodio nel Golfo Persico, con cui il mondo fu consapevole del potenziale navale dell’Iran. Il 15 aprile, motoscafi della Guardia rivoluzionaria iraniana effettuarono una serie di manovre contro diverse navi nordamericane che pattugliavano la regione. “Le barche dell’IRGC hanno ripetutamente superato prua e poppa delle navi nordamericane a una distanza estremamente ravvicinata e ad alta velocità”, affermava il rapporto nordamericano, rilevando che alcuni erano passati a meno di 50 metri dalla prua della nave USS Lewis B. Puller e a 10 metri dall’USCGC Maui, pattugliatore della Guardia Costiera nordamericana della classe Island. Le altre navi nordamericane assediate erano il cacciatorpediniere lanciamissili USS Paul Hamilton, la USS Firebolt e i pattugliatori USS Sirocco e USCGC Wrangell della la Guardia Costiera. La Marina osservò che queste navi partecipavano ad operazioni in acque internazionali con elicotteri d’attacco AH-64E Apache dell’esercito nordamericano.
I media occidentali reagivano alle manovre dell’Iran con disapprovazione e scandalo, ritenendole inaccettabile e degno di sanzioni. La Marina nordamericana pubblicava note in cui si afferma che l’assedio delle navi condotto dai motoscafi era estremamente irresponsabile, ignorando gli standard di navigazione internazionali e creando un serio rischio di errori che poteva provocare collisioni. Tuttavia, poca o alcuna attenzione fu prestata al fatto che l’Iran stava solo rispondendo all’occupazione straniera nella regione. Dopotutto, quale standard del diritto internazionale garantisce diritto di pattugliamento agli Stati Uniti nel Golfo garantendo che non ci sai risposta dai Paesi della regione? Da dove proviene il potere di polizia internazionale di Washington? C’è un intero contesto dietro l’assedio condotto dall’Iran. Gli Stati Uniti conducono operazioni militari nel Golfo Persico dalla fine di marzo, con la nave d’assalto anfibia USS Bataan e il suo gruppo d’attacco arrivati sulla rotta all’inizio di aprile. Il Golfo Persico è diventato un’area a rischio internazionale, poiché si trova tra i rivali regionali Iran e Arabia Saudita, quest’ultima alleato degli Stati Uniti, e gran parte del commercio marittimo mondiale di petrolio attraversa la rotta. Come spesso si vide negli ultimi decenni, quando sorge una tensione regionale tra due Stati sovrani, gli Stati Uniti inviano truppe altamente equipaggiate con alto potere distruttivo per “garantire pace e sicurezza internazionali”. Di fatto, non c’è interesse a pace e sicurezza,Washington vuole solo proteggere i suoi interessi, che in questa regione coincidono con quelli sauditi, e per tale obiettivo invia le proprie forze armate, ma reagisce con discorsi infuocati quando qualsiasi altro Paese punta a garantirsi i propri interessi, in opposizione alle imposizioni nordamericane.
Questa volta, tuttavia, il mondo ha visto una risposta dal potere equivalente. L’Iran circondava le navi nordamericane come avvertimento a Washington di cessare immediatamente l’azione di polizia marittima globale. A poco a poco, gli Stati Uniti furono costretti dalle proprie condizioni a cedere davanti la risposta, poiché la forza di garantirsi come Stato egemonico si sgretola. Altre volte, gli statunitensi avrebbero reagito attaccando i motoscafi e conducendo operazioni d’attacco anfibio in Iran, ma ora sanno che non avrebbero più la forza di condurre conflitti di tale portata, tanto che reagire all’Iran sarebbe estremamente irresponsabile.
A poco a poco, il mare diventa multipolare.

Traduzione di Alessandro Lattanzio