Rianimato il mito storico fascista

Jurij Rubtsov, SCF 11/06/2011

Non c’è carenza di argomenti nel contestare la pretesa infondata e profondamente ingiusta secondo cui l’Unione Sovietica e la Germania fascista sono ugualmente responsabili dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Anche abbozzando una giustapposizione dei piani militari di Berlino e Mosca di prima della guerra, si mette in evidenza la differenza fondamentale nelle intenzioni dei due Paesi.
Hitler aveva approvato il concetto alla base del piano Operazione Barbarossa per la guerra contro l’URSS, il 18 dicembre 1940. Il piano prevedeva una rapida offensiva: Berlino sperava di sconfiggere l’Unione Sovietica in un periodo di tempo relativamente breve, pur continuando a lottare contro la Gran Bretagna. Entro cinque mesi dalla data d’inizio dell’attacco, la Germania avrebbe dovuto distruggere le forze principali dell’Armata Rossa concentrate in prossimità della frontiera occidentale dell’URSS, per evitare che la ritirata delle divisioni sovietiche ne mantenesse la piena operatività, dopo il primo colpo tedesco, e di avanzare in profondità nel territorio dell’URSS, abbastanza da rendere impossibili i raid aerei sovietici contro il territorio tedesco. L’obiettivo finale della campagna tedesca era creare una barriera protettiva contro l’URSS, un mostro asiatico nella propaganda di Goebbels, da Arkhangelsk al Volga… Gli obiettivi chiave designati dai pianificatori militari tedeschi erano Leningrado, Mosca, la Regione centrale industriale della Russia e il bacino carbonifero del Donbas. I raid aerei avrebbero dovuto paralizzare un’altra area chiave industriale della Russia, negli Urali.
I preparativi per l’aggressione dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941. Perciò, la Germania aveva urgentemente messo insieme una forza d’attacco per l’offensiva che, dalla metà del 1941, contava circa 5 milioni di soldati, oltre 47000 cannoni e lanciamine, circa 4400 carri armati e cannoni d’assalto e 4400 aerei. Il 22 maggio, il sistema di trasporto della Germania era passato ad orari di punta, con l’obiettivo di accelerare il dispiegamento di forze per l’attacco verso est. Circa 300 treni al giorno diretti nelle regioni confinanti con la frontiera sovietica. Il mascheramento dell’attività fu attuato da una sofisticata campagna di inganni, e Stalin, che monopolizzava il processo di valutazione dei rischi che al momento affrontava l’Unione Sovietica, perse la partita della disinformazione, messa in moto dai dirigenti nazisti. Hitler scrisse nel suo diario, il 30 maggio, che il passaggio al quadro dell’Operazione Barbarossa fu completato come previsto e riaffermò l’operazione poco prima della data di avvio. Dettagliò il piano degli ultimi preparativi per l’aggressione contro l’URSS, il 5 giugno e il 10 giugno ordinò al comandante dell’esercito tedesco, Walther von Brauchitsch, di avviare l’operazione alle 3:30 del mattino del 22 giugno 1941. Il nome in codice Dortmund era il segnale con cui, una volta ricevuto alle 13:00 del 21 giugno, l’esercito tedesco avrebbe abbandonato ogni mimetizzazione in preparazione dell’attacco.
Il 20 giugno, il quartier generale tedesco aveva ricevuto l’indirizzo di Hitler riguardo l’Operazione Barbarossa, in cui affermava che l’offensiva era una misura forzata. Hitler mentì dicendo che i sovietici ammassavano forze alla frontiera orientale della Germania, che solo poche settimane prima la Germania non aveva divisioni corazzate o motorizzate nella regione (cosa ovviamente falsa), e che il numero di divisioni sovietiche al confine, regolarmente violato dai sovietici, raggiungeva le 160. Sulla base di tutto questo, Hitler ordinò l’attacco contro “i guerrafondai ebrei ed anglo-sassoni ed i padroni ebrei del centro bolscevico di Mosca”. Fu più chiaro su ciò che accadeva, anche se non più onesto, in una riunione coi camerati di partito a Monaco, nel novembre 1941: “Ad aprile-maggio ho seguito gli sviluppi, pronti ad agire 24 ore prima del nemico, non appena mi fossi reso conto che stesse per attaccare. La situazione iniziava ad apparire minacciosa a metà giugno, e nella seconda metà di giugno non c’erano dubbi che si trattava di una questione di settimane, se non giorni. Allora ho ordinato di attaccare il 22 giugno. Miei vecchi camerati, credetemi, questa è stata la decisione più difficile della mia vita, perché sapevo che di conseguenza saremmo stati trascinati in una lotta estremamente difficile, ma speravo che più si precedeva contro il nemico, maggiore sarebbe stata la nostra possibilità di vincere”.
Uno sguardo alla pianificazione militare anteguerra sovietica rivela un netto contrasto. Anche se l’esercito sovietico era cresciuto di numero notevolmente, da 1,9 milioni nel 1939 a 4,9 il 1 giugno 1941, la prontezza al combattimento era in realtà in declino. I nuovi leader militari sovietici, il Commissario della Difesa S. K. Timoshenko e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito G. K. Zhukov, erano pienamente consapevoli che l’esercito non era pronto alla guerra imminente, e fecero seri sforzi per invertire la tendenza, ma il compito si rivelò difficile e furono compiuti gravi errori nel processo. Per esempio, il piano di schieramento dell’Armata Rossa in tempo di guerra fu concluso ovviamente oltre il tempo necessario. Il piano subì almeno tre revisioni generali nel 1940-1941. Il primo fu attuato spostando di 300 km le linee di difesa occidentali e nord-occidentali dell’Unione Sovietica, nel 1940, ma errori di calcolo di profondo carattere strategico furono compiuti nella nuova versione, al momento. L’alta vulnerabilità fu attribuita alla direzione sud-ovest, quella dell’attacco all’Ucraina, mentre la storia alla fine dimostrò che la Germania si era concentrata sulla direttiva ovest, attraverso cui attaccò la Bielorussia. La previsione sbagliata rimase in vigore quando il piano fu sottoposto a revisione nel febbraio-aprile 1941. Tuttavia, al piano va accreditata una valutazione realistica della situazione generale. Dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere pronta a combattere delle guerre parallele in occidente, contro la Germania sostenuta da Italia, Ungheria, Romania e Finlandia, e ad Oriente, contro il Giappone. Importante, l’esame non mostrava indicazioni che un attacco contro la Germania fosse, in nessuna forma, nell’agenda strategica sovietica. Il piano subì una ultima grande revisione nel maggio-giugno 1941. La sua versione modificata, intitolata ‘Concetto di schieramento strategico delle Forze dell’Unione Sovietica in caso di guerra con la Germania’ fu presentato a Stalin da Timoshenko e Zhukov il 15 maggio 1941. Meglio conosciuto come memorandum Zhukov, fu esaminato in una riunione segreta convocata da Stalin il 24 maggio, dove fu riaffermata la previsione che l’attacco tedesco chiave sarebbe stato diretto verso l’Ucraina. Stalin ordinò d’inviare forze aggiuntive nel distretto militare di Kiev, che in tal modo raccolse circa il 50% delle divisioni schierate in prossimità della frontiera occidentale dell’Unione Sovietica. Zhukov ammise, in seguito, che l’inesattezza della previsione ebbe conseguenze disastrose nella prima fase della campagna di difesa sovietica.
L’idea che dal 22 giugno 1941, l’Unione Sovietica stesse per colpire la Germania, e che Berlino reagì alla minaccia imminente può, come già detto, essere fatta risalire a Hitler e Goebbels. Brandendo tale reclamo, i criminali fascisti semplicemente negarono di essere responsabili dell’aggressione. I documenti segreti tedeschi mettono in luce il quadro reale. Hitler disse in via confidenziale, nel luglio 1940, in un incontro coi vertici della Germania, che i sovietici non volevano la guerra. Il Generalplan Ost del 5 agosto 1940, primo documento che riflette l’intenzione d’iniziare la guerra contro l’URSS, affermava che i sovietici avrebbero fatto un favore alla Germania se avessero attaccato per primi, ma Berlino doveva aspettare che le forze sovietiche fossero poste in difesa. Il 22 marzo 1941, tre mesi prima dell’inizio della aggressione all’URSS, il capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco, generale Franz Halder, lasciò una nota sul proprio diario secondo cui non credeva che i sovietici avrebbero iniziato la guerra. Alla vigilia della guerra, il 13 giugno 1941, l’intelligence militare tedesca guidato da Franz Wilhelm Canaris, riferì che, come prima, i sovietici sarebbero stati in difensiva. Le menzogne dei governanti tedeschi, che la loro guerra di rapina contro l’Unione Sovietica fosse preventiva, vennero esposte al Processo di Norimberga nel 1945-1946. La sentenza del tribunale, sulla base di prove documentali e una serie di testimonianze, tra cui quella del feldmaresciallo tedesco F. Paulus, dichiarò che l’attacco della Germania all’URSS era un aggressione senza ombra di giustificazione legale. In altre parole, appare nella massima chiarezza la situazione, ma negli ultimi anni la versione della storia prodotta da Hitler e Goebbels, secondo cui la leadership sovietica voleva attaccare in qualche modo la Germania, iniziò a ricorrere. Quanto sopra fu dimostrato più e più volte: il governo sovietico cercava di evitare la guerra ad ogni costo, o almeno di avere la massima quantità di tempo per attuare la riforma dell’esercito che doveva essere pronto ad affrontare l’aggressione al Paese. E’ infatti sorprendente che, in questi giorni, gli oppositori della Russia invochino così audacemente i vili miti propagandati da Hitler e Goebbels.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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