Crea sito

Il COVID-19 ricorda al mondo che Trump è nudo

Mark Ashwill, Counterpunch 17 aprile 2020La famosa fiaba del XIX secolo dello scrittore danese Hans Christian Anderson avrebbe potuto essere scritta su Donald Trump, un bambinone che vive in un mondo fantastico di auto-illusione e bugie e che si circonda di sicofanti che ne esaltano le proprie posizioni e carriera su verità e giustizia. Il danno causato da tale mentalità corrotta è limitato quando si gestisce un’azienda familiare ma s’ingrandisce e moltiplica per mille quando la stessa persona è presidente degli Stati Uniti durante una pandemia globale. Nel suo libro del 2018, Rocket Man: Nuclear Madness and the Mind of Donald Trump, John Gartner, Ph.D., psicologo che ha insegnato alla Johns Hopkins University Medical School per quasi tre decenni, afferma che Trump ha narcisismo maligno, condizione che combina narcisismo con paranoia, sociopatia e sadismo. Se combinata, tale perfetta tempesta psicopatologica definisce la “quintessenza del male”, secondo (Erich) Fromm, la cosa più vicina a come la psichiatria descriverebbe un mostro”. Alcuni esempi relativi al narcisismo maligno di Trump, secondo Gartner, sono: 1) sa “più su tutto di chiunque altro” e “non ha empatia per nessuno tranne che per se stesso”. 2) paranoia (“la demonizzazione della stampa, delle minoranze, degli immigrati e di chiunque non sia d’accordo con lui, sono tutti segni di paranoia”); 3) sociopatia (“diagnosi che descrive persone che mentono costantemente, violano norme e leggi, sfruttano altre persone e non mostrano alcun rimorso”); e 4) sadismo (“Si rallegra del piacere di danneggiare e umiliare gli altri… senza dubbio il cyberbullo più prolifico della storia”).

Una campagna di disinformazione a tutto gas
Per i narcisisti maligni, i fini giustificano i mezzi e la menzogna diventa strumento perfettamente accettabile. Trump è un bugiardo patologico sui generis. Secondo il Fact Checker del Washington Post, durante i suoi primi tre anni di incarico ha fatto incredibilmente più di 16000 affermazioni false o fuorvianti. Le sue menzogne sul COVID-19 includono “è totalmente sotto controllo”, “andrà tutto bene”, “scomparirà per miracolo”, “praticamente chiudiamo chi arriva dalla Cina”, ecc., Fino alla nausea. Ciò nonostante il fatto che le agenzie d’intelligence statunitensi abbiano avvertito la sua amministrazione a gennaio e febbraio della gravità dell’epidemia in Cina e della potenziale metamorfosi in pandemia globale. Un saggio di Foreign Policy del 25 marzo intitolato Il coronavirus è il peggior fallimento dell’intelligence nella storia degli Stati Uniti, afferma che “è più evidente di Pearl Harbor e dell’11 settembre ed è tutta colpa della leadership di Donald Trump”. Durante una visita ai Centers for Disease Control di Atlanta, il narcisismo di tale “genio molto stabile” autodidatta s’illustrò. Quando un giornalista chiese a Trump come gli ospedali statunitensi potevano prepararsi a un focolaio se non avevano idea di quanti pazienti aspettarsi, ecco la sua non-risposta auto-esaltante: “Sai, mio zio era una persona eccezionale. Era al MIT. Ha insegnato al MIT per, credo, un numero record di anni. Era un grande super-genio. Dr. John Trump. Mi piace questa roba. Lo so davvero. La gente è sorpresa che io lo capisca. Ognuno di questi dottori disse: “Come fai a sapere così tanto di questo? Forse ho un’abilità naturale”. I narcisisti maligni sono anche incapaci di accettare la responsabilità dei loro errori perché non ne commettono, ad esempio “Non mi assumo alcuna responsabilità” per mancanza di preparazione del suo governo. (Ciò include l’abolizione dell’ufficio sulla pandemia della Casa Bianca del Presidente Obama.) Trump trova semplicemente qualcuno o qualcos’altro da accusare, sia esso la Cina, le “notizie false”, le persone di colore o chiunque lo critichi. Non esitano a gettare benzina sulle braci ardenti dell’inimicizia razziale e dell’odio fintanto raggiungono il loro obiettivo di eludere la responsabilità e trovare il capro espiatorio adatto. Il coronavirus diventa il virus “straniero” o “cinese”. La valanga di menzogne e confusioni del trumpismo ha reso gli Stati Uniti meno sicuri e i loro cittadini più vulnerabili al coronavirus. La sua inazione, inadeguatezza e gioco politico rappresentano la totale rinuncia alla leadership a danno delle persone per cui fu eletto servire. Tutto ciò creata la tempesta perfetta in cui gli Stati Uniti sono in testa nel mondo per numero di casi confermati e di morti. “Siamo il numero 1!” è il mantra, ma nelle due categorie meno invidiabili. Come ogni crisi, soprattutto che coinvolge malattia e morte, la pandemia del coronavirus è un terreno fertile perfetto per ciarlatani e truffatori che strisciano da sotto la roccia raccogliendo i frutti caduti dei milioni di persone disperate che cercano una soluzione rapida e una facile via di fuga da paura ed incertezza. Come a sottolineare l’atmosfera surreale, fu riferito che vi sono diversi noti pastori evangelici collegati col truffatore che affermano di poter curare il coronavirus con la preghiera. Uno persino desse ai suoi telespettatori che poteva curare gli infetti che toccavano il televisore: “Metti la mano sul televisore. Hallelujah. Grazie, Signore Gesù. Hai ricevuto la tua guarigione”.
Com’è triste un Paese che avrebbe fatto atterrare gli astronauti sulla luna, sviluppato il personal computer e dato al mondo Internet, tra le molte scoperte scientifiche e tecnologiche, avere persone che credono che un virus altamente contagioso possa essere curato con la preghiera e toccando la TV. Come Trump, false speranze e frodi sono ciò che tali uomini e donne di Dio autoproclamati spacciano. Ecco dove sono gli Stati Uniti nel 2020, un problema aggravato dal COVID-19 ma che non scomparirà ogni volta che il virus e Trump compariranno. In vista delle elezioni di novembre, il successo di Trump dipende dalla salute dell’economia nordamericana. Questo è uno dei chiari motivi per cui è così insistente che “dobbiamo tornare al lavoro. Dobbiamo aprire il nostro Paese”. La sua affermazione che “abbiamo il miglior sistema dei test al mondo”, riflette la sua abietta ignoranza su altri Paesi come Australia, Canada, Danimarca, Germania, Irlanda, Israele, Norvegia, Russia, Singapore e Corea del Sud che hanno testato molte più persone rispetto gli Stati Uniti, che soffrono ancora di diffusa carenza di kit di test, arretratezza e ritardo nei risultati dei test. Quando un giornalista gli chiese quali parametri userà per decidere quando allentare il distanziamento sociale, indicava la testa dicendo: “la metrica è proprio qui”. Mentre il COVID-19 in Viet Nam sembra sotto controllo grazie alla leadership lungimirante del governo e alla cooperazione generale della popolazione, continua a sfuggire al controllo negli Stati Uniti. Quei numeri rappresentano sofferenza, morte e impatto economico devastante, incluso l’aumento della disoccupazione e un aumento del debito personale in una società che già affoga nel debito dei consumatori.

Il Vietnam come esempio di crisi della sanità pubblica; Stati Uniti come avvertimento
A differenza degli Stati Uniti che guardano se stessi, in cui troppe persone, compresi i loro capi politici, sostengono la convinzione nazionalista che siano la “più grande nazione sulla terra”, piena di prove del contrario, il Viet Nam guarda all’estero dimostrandosi varie volte più abile nell’apprendere da errori e successi di altri Paesi, vale a dire Paesi come modelli di riferimento, nella grande tradizione del pensiero comparato e dell’azione culturalmente appropriata. Come notava un’analisi recente su Come il Vietnam ha appreso dagli errori del Coronavirus della Cina su The Diplomati: “Nel caso del Vietnam, le conclusioni che possono essere tratte sono che per combattere efficacemente la pandemia, i governi nei Paesi in via di sviluppo devono essere trasparenti e aperti e guadagnarsi la fiducia coi messaggi governativi contro l’epidemia e per ottenere l’accettazione pubblica della necessità di limitare la privacy per il bene comune… forse i fattori più importanti dovrebbero essere apertura ed urgenza del governo di porre benessere e protezione della vita al di sopra degli sforzi politici”. Chi vive in Vietnam, sia vietnamiti ed espatriati, può essere grato di vivere in un paese la cui leadership ha preso provvedimenti che mostrano preoccupazione per la salute e il benessere del popolo agendo rapidamente nello spirito di consenso ed azione collettiva. Il contrasto con Donald Trump e la sua amministrazione non potrebbe essere più netto o più cupo. Trump è il “leader” reattivo dei suoi sostenitori, non il presidente di tutti i 330 milioni suoi concittadini, è il guscio meschino, vendicativo, egocentrico, vuoto di un uomo dalla totale mancanza di empatia per la sofferenza umana come chiaramente appare dalla sua profondità intellettuale e di temperamento. In un recente collasso televisivo, il suo complesso divino apparve ancora una volta quando esclamò, apparentemente ignaro della legge suprema della terra che giurava di “preservare, proteggere e difendere”. “Il presidente degli Stati Uniti a tutto sotto controllo”. Trump raramente rassicura, tranne che per indizio, e troppo spesso accumula elogi immeritati su se stesso, fa sciocchezze e, peggio ancora, diffonde informazioni contrastanti o disinformazione in generale, peggio ancora, in un momento in cui le persone vogliono disperatamente ed hanno bisogno che il governo li informi in modo accurate e dia un sostegno sostanziale morale e materiale. Come tutti i narcisisti maligni, Trump divide e non unifica, che prospera su conflitti e acrimonia, non favorisce cooperazione e buon governo in ogni circostanza, figuriamoci durante una crisi globale. È la sua strada o autostrada, un approccio da terra bruciata a processo decisionale imperfetto e rapporti umani disfunzionali.

Il Vietnam fa la storia mentre COVID-19 da agli Stati Uniti una lezione tragica
Il coronavirus mette a nudo quasi quotidianamente la litania di difetti e debolezze di Donald Trump e del Paese di cui è stato eletto capo. Un minuscolo nemico virale la cui forma simile a una corona può essere vista solo al microscopio elettronico a scansione non è spaventato da negazione, inganno, spavalderia retorica o finto ottimismo e non può essere sconfitto con pistole, bombe, caccia a reazione, droni o portaerei pagati da un bilancio militare di quasi un trilione di dollari. È sincero, non discriminatorio e spietato nel perseguimento di ospiti umani da infettare e, a seconda delle circostanze, uccidere. Il COVID-19 prospera sull’arroganza ufficiale, che è completata dall’ignoranza. Sfrutta appieno le opportunità di replicarsi in società e comunità che mancano la nave del contenimento e la cui ultima opzione sussultante è la mitigazione, come negli Stati Uniti. Troppo poco, troppo tardi ed a costi umani e finanziari inestimabili. Con 91 casi attivi e 0 decessi contro circa 570000 casi attivi e quasi 33000 decessi negli Stati Uniti, a partire dal 16 aprile, e una popolazione di 97 milioni contro 330 milioni negli Stati Uniti, il Vietnam offre una miriade di lezioni istruttive agli altri Paesi, a partire da cose da fare e non fare affrontando una pandemia globale. Vu Duc Dam, Viceprimo Ministro, dichiarò il mese scorso che il numero totale di casi confermati non raggiungerà i 1000, se le misure di prevenzione saranno rigorosamente rispettate. Mentre nessuno può prevedere il futuro, potrebbe benissimo avere ragione, se il passato recente è un prologo. È un risultato collettivo straordinario e potenzialmente storico a cui vale la pena aspirare.

Mark A. Ashwill è un educatore internazionale che vive e lavora in Vietnam dal 2005. Scrive su An International Educator in Vietnam.

Traduzione di Alessandro Lattanzio