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Come gli Emirati Arabi Uniti cambiano il gioco geo-politico in Medio Oriente?

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook 16.04.2020

Mentre i leader du Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, popolarmente conosciuti rispettivamente come MbS e MbZ, hanno una serie di ragioni per rimanere uniti e sostenersi a vicenda, le relazioni interstatali non sono mai statiche, con differenze cruciali che emergono ad ogni turno anche quando gli interessi di Stato convergono profondamente. Quando gli Emirati Arabi Uniti decisero nel 2019 di ritirare le truppe dallo Yemen, fu percepito come “abbandono” dell’Arabia Saudita. Tuttavia, mentre le differenze non si sono rivelate, al momento, troppo grandi per essere colmate, rimangono pochi dubbi sul fatto che gli Emirati Arabi Uniti, già importante attore regionale, cambiano il gioco geo-politico sulla scia della sempre più indebolta posizione saudita in Medio Oriente. Il minuscolo Stato arabo, come parte del suo nuovo piano, ridefinisce e modifica le relazioni, utilizzando correttamente il contesto del COVID-19, sia cogli Stati Uniti che con l’Iran. Questo cambiamento del piano dovrebbe funzionare a due livelli: a livello globale, gli Emirati Arabi Uniti mirano a sostituire i sauditi come primo alleato regionale degli Stati Uniti e diventare così leader; a livello regionale, ridefinendo le relazioni coll’Iran, spera di emergere come nuovo leader. In tal modo, gli Emirati Arabi Uniti mirano inoltre non solo a sfidare le ambizioni regionali turche, ma a posizionarsi come interlocutore principale tra Stati Uniti ed Iran in futuro. Ciò è stato chiaramente osservato quando, a differenza dell’Arabia Saudita, i funzionari degli Emirati Arabi Uniti sostennero l’allentamento delle sanzioni all’Iran per combattere la pandemia, supporto tradotto direttamente in spedizioni mediche a Teheran. Ancora una volta, al contrario dei sauditi che accusa l’Iran della diffusione di COVID-19 in Medio Oriente, gli Emirati Arabi Uniti si sono uniti nel tentativo di cambiare la propria immagine nella regione, coll’OMS a inviare aiuti medici. L’aeronautica degli Emirati dispiegò un aereo trasportando 7,5 tonnellate di merci da Dubai all’Iran.
I sauditi, d’altra parte, intrapresero una serie di azioni che mostrando di rafforzare le solite “linee di battaglia” contro l’Iran. Le politiche contrastanti di Emirati Arabi Uniti e sauditi tendono ad evidenziare le differenze. Già dal 6 marzo, un funzionario saudita affermava che le “azioni irresponsabili… dell’Iran sono una prova della responsabilità diretta dell’Iran nell’aumentare le infezioni da COVID-19 e nello scoppio del virus nel mondo…” Allo stesso tempo, i sauditi cercavano di assicurarsi che alcuna pressione internazionale venisse sugli Stati Uniti sull’allentamento delle sanzioni contro l’Iran. A tal proposito, il regno, insieme ad alcuni altri Paesi, bloccava la dichiarazione del Movimento dei non allineati che chiedeva di revocare le sanzioni statunitensi sull’Iran per consentirgli di affrontare meglio la pandemia. Gli Emirati Arabi Uniti, tuttavia, non vi aderivano mantenendo così la propria rotta sull’Iran adottata inizialmente ritirando le forze dallo Yemen, schierate contro gli huthi appoggiati dagli iraniani. Allo stesso modo, quando Stati Uniti ed Iran furono faccia a faccia nel recente scontro militare dopo l’assassinio del Generale Sulaymani, gli Emirati Arabi Uniti furono i primi del “campo saudita” a raggiungere l’Iran per assicurarsi che rimanesse al sicuro dagli attacchi. L’amministrazione Trump rimase in silenzio anche quando gli Emirati Arabi Uniti ad ottobre liberarono 700 milioni di dollari in beni iraniani congelati, in contrasto cogli sforzi di Stati Uniti e sauditi per strangolare l’Iran economicamente con dure sanzioni.
A parte la questione iraniana, le “tensioni” tra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, anche dopo il ritiro degli Emirati dallo Yemen, continuano a ripresentarsi nello Yemen, dove il governo filo-saudita e il Consiglio di transizione meridionale sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti sono costantemente in contrasto. A marzo, le tensioni aumentarono quando i sauditi deliberatamente bloccarono funzionari del Consiglio di transizione meridionale al ritorno ad Aden dai negoziati politici, dimostrando come entrambi i blocchi fossero lungi dal sostenersi come alleati e che fossero più coinvolti in una lotta di potere per permettere alle loro fazioni di aver il sopravvento in qualsiasi futuro assetto politico. Già, le differenze politiche tra governo yemenita e il Consiglio si tradussero in conflitti militari coi sauditi decisi ad espandere il dispiegamento di forze d’élite per proteggere la città di Aden da eventuali ostilità del Consiglio meridionale [appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti]. In Siria, gli Emirati Arabi Uniti giocavano contro la Turchia. Da un lato, come indicano alcuni media, gli Emirati Arabi Uniti attivamente cercarono di sabotare il sostegno degli Stati Uniti agli interventi della Turchia in Siria e, dall’altro, persino offrirono miliardi ad Assad in Siria per rompere il cessate il fuoco ad Idlib e attaccare le forze turche, sebbene MbZ abbia definito questi soldi “aiuti” per la lotta al COVID-19. Mentre l’intenzione degli Emirati Arabi Uniti era ompegnare le forze turche in una guerra costosa, vi erano anche ambizioni regionali, come la risposta degli Emirati Arabi Uniti al crescente coinvolgimento della Turchia in Libia. L’offensiva su Tripoli dell’Esercito nazionale libico di Haftar fu bloccata dallo schieramento di droni e truppe turche da Ankara e dei suoi “guerrieri” per procura dalla Siria. Gli Emirati Arabi Uniti quindi sono attivamente impegnati in almeno tre diversi scenari perseguendo politiche apparentemente in contrasto cogli interessi del tradizionale alleato, l’Arabia Saudita.
Il mutamento di fondo delle politiche è parte delle crescenti differenze tra i due Paesi del Golfo, così come scorcio della crescente lotta di potere nei Paesi arabi sui ruoli di leadership regionale. Sembra che i sauditi subiscano la “stanchezza egemonica” e i leader degli Emirati, intuendo stato di cose e declino sauditi, si preparano a cambiare ruolo; quindi, l’allentamento delle relazioni tese coll’Iran e gli interventi geo-politici sempre più assertivi nello Yemen (contro sauditi) e in Siria (contro i turchi).

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio