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Come la Cina ha spezzato la catena dell’infezione

Vijay Prashad, Du Xiaojun, Weiyan Zhu, Internationalist 360°, 16 aprile 2020Il 31 marzo 2020, un gruppo di scienziati provenienti da tutto il mondo, dall’Università di Oxford alla Normal University di Pechino, pubblicava un importante articolo su Science. Questo documento, “Indagine sulle misure di controllo della trasmissione durante i primi 50 giorni dell’epidemia COVID-19 in Cina”, afferma che se il governo cinese non avesse avviato il blocco di Wuhan e la risposta d’emergenza nazionale, ci sarebbero stati 744000 ulteriori casi di COVID-19 al di fuori di Wuhan. “Le misure di controllo adottate in Cina”, sostengono gli autori, “potenzialmente sono d’insegnamento per altri Paesi del mondo”. Nel rapporto di febbraio dell’Organizzazione mondiale della sanità dopo una visita in Cina, i membri del team scrissero: “Di fronte a un virus sconosciuto, la Cina ha lanciato forse lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso, agile e aggressivo della storia”. In questo rapporto, descriviamo in dettaglio le misure adottate dai diversi livelli del governo cinese e dalle organizzazioni sociali per arginare la diffusione del virus e della malattia in un momento in cui gli scienziati avevano appena iniziato ad accumulare conoscenze su di esse lavorando in assenza di un vaccino e di un trattamento farmacologico specifico per il COVID-19.

L’emergere di un piano
Nei primi giorni di gennaio 2020, la Commissione Sanitaria Nazionale (NHC) e il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) iniziarono a stabilire protocolli per gestire diagnosi, cura e test di laboratorio di quello che allora era considerato un “virus della polmonite dalla causa sconosciuta”. Un manuale fu prodotto dal NHC e dipartimenti sanitari della provincia di Hubei e inviato a tutte le istituzioni mediche nella città di Wuhan il 4 gennaio; l’addestramento in città fu condotto lo stesso giorno. Entro il 7 gennaio, il CDC cinese isolò il primo nuovo ceppo di coronavirus e tre giorni dopo, il Wuhan Institute of Virology (Accademia cinese delle scienze) e altri svilupparono kit di test. Nel la seconda settimana di gennaio, si sapeva di più sulla natura del virus, e così un piano iniziò a prendere forma per contenerlo. Il 13 gennaio, il NHC incaricò le autorità della città di Wuhan d’iniziare i controlli sulla temperatura nei porti e nelle stazioni e di ridurre le riunioni pubbliche. Il giorno successivo, il NHC organizzò una teleconferenza nazionale che avvisò tutta la Cina del virulento ceppo di coronavirus e di prepararsi a un’emergenza della sanità pubblica. Il 17 gennaio, l’NHC ha inviato sette squadre di ispezione nelle province cinesi per addestrare i funzionari della sanità pubblica sul virus e il 19 gennaio l’NHC distribuì reagenti agli acidi nucleici per kit di test nei numerosi dipartimenti sanitari cinesi. Zhong Nanshan, ex-presidente della Chinese Medical Association, guidò un team di alto livello nella città di Wuhan per effettuare ispezioni il 18 e 19 gennaio. Nei giorni successivi, il NHC iniziò a capire come il virus veniva trasmesso e come poteva essere fermato. Tra il 15 gennaio e il 3 marzo, il NHC pubblicò sette edizioni delle sue linee guida. Uno sguardo ad esse mostra un preciso sviluppo delle conoscenze sul virus e dei piani di mitigazione; questi includevano nuovi metodi di cura, incluso l’uso di ribavirina e una combinazione di medicina cinese e allopatica. L’amministrazione nazionale della medicina tradizionale cinese infine riferì che il 90 percento dei pazienti ricevette una medicina tradizionale, rivelatasi efficace nel 90 percento di essi. Al 22 gennaio, era chiaro che il trasporto in entrata e in uscita da Wuhan doveva essere limitato. Quel giorno, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato invitò a non andare a Wuhan, e il giorno successivo la città fu sostanzialmente chiusa. La triste realtà del virus era ormai diventata chiara a tutti.

Atti del governo
Il 25 gennaio, il Partito Comunista Cinese (CPC) formò un gruppo guida del Comitato Centrale per la prevenzione e il controllo COVID-19 con due leader: Li Keqiang e Wang Huning. Il presidente cinese Xi Jinping incaricò il gruppo di utilizzare il miglior pensiero scientifico nel formulare le proprie politiche per contenere il virus ed utilizzare ogni risorsa per mettere la salute delle persone prima delle considerazioni economiche. Entro il 27 gennaio, il Vicepremier del Consiglio di Stato Sun Chunlan guidò un team della direzione centrale nella città di Wuhan per dare forma alla nuova risposta aggressiva del controllo dei virus. Nel tempo, il governo e il Partito comunista svilupparono l’agenda per combattere il virus, che può essere sintetizzata in quattro punti:
1. Prevenire la diffusione del virus mantenendo non solo il blocco nella provincia, ma riducendo al minimo il traffico nella provincia. Ciò fu complicato dalla pausa del capodanno cinese, che era già iniziata; le famiglie si visitavano e si visitavano i mercati (è la più grande migrazione umana a breve, quando quasi tutti gli 1,4 miliardi di cinesi si riuniscono in case d altri). Tutto questo doveva essere impedito. Le autorità locali avevano già iniziato a utilizzare il pensiero epidemiologico più avanzato per tracciare e studiare la fonte delle infezioni e tracciare la via di trasmissione. Ciò era essenziale per arrestare la diffusione del virus.
2. Distribuire risorse agli operatori sanitari, inclusi dispositivi di protezione per i lavoratori, letti ospedalieri per pazienti e attrezzature, nonché medicinali per la cura dei pazienti. Ciò includeva la costruzione di centri di cura temporanei, compresi due ospedali completi (Huoshenshan Hospital e Leishenshan Hospital). L’aumento dello screening richiese più kit di test, che dovevano essere sviluppati e prodotti.
3. Garantire che durante il blocco della provincia, cibo e carburante fossero messi a disposizione dei residenti.
4. Garantire la diffusione al pubblico di informazioni basate su fatti scientifici e non su voci. A tal fine, il team indagò su tutte le azioni irresponsabili intraprese dalle autorità locali dai rapporti dei primi casi fino alla fine di gennaio.
Questi quattro punti definivano l’approccio adottato dal governo cinese e dalle autorità locali tra febbraio e marzo. Fu istituito un meccanismo congiunto di prevenzione e controllo sotto la guida del NHC, con ampia autorità per coordinare la lotta per spezzare la catena dell’infezione. La città di Wuhan e la provincia di Hubei rimasero sotto blocco virtuale per 76 giorni fino all’inizio di aprile.
Il 23 febbraio, il Presidente Xi Jinping parlò con 170000 quadri di contea e del Partito comunista e ufficiali di ogni parte della Cina; “Questa è una crisi e anche un test importante”, disse Xi. Tutta l’enfasi della Cina era sulla lotta all’epidemia e mettere le persone al primo posto, e allo stesso tempo la Cina assicurava che l’agenda economica a lungo termine non venisse danneggiata.

Comitati di vicinato
Una parte. Sottostimata, della risposta al virus era l’azione pubblica che definisce la società cinese. Negli anni ’50, le organizzazioni civili urbane, o juweihui, si svilupparono come modo per i residenti nei quartieri di organizzarsi sicurezza ed aiuto reciproci. A Wuhan, mentre si sviluppava il blocco, erano i membri dei comitati di quartiere che andavano porta a porta per controllare le temperature, fornire cibo (in particolare agli anziani) e medicine. In altre parti della Cina, i comitati di quartiere istituirono posti di blocco sulla temperatura all’ingresso dei quartieri per monitorare le persone che entravano e uscivano; questa era la salute pubblica di base in modo decentralizzato. A partire dal 9 marzo, 53 persone che lavoravano in questi comitati persero la vita, 49 erano membri del Partito Comunista. I 90 milioni di aderenti del Partito Comunista e i 4,6 milioni organizzazioni di partito di base contribuirono a plasmare l’azione pubblica in tutto il Paese ed in prima linea nelle 650000 comunità urbane e rurali della Cina. Gli operatori sanitari aderenti al partito si recarono a Wuhan per far parte della risposta medica di prima linea. Altri aderenti al partito lavorarono nei comitati di quartiere o svilupparono nuove piattaforme per rispondere al virus. Il decentramento definì le risposte creative. Nel villaggio di Tianxinqiao, nella città di Tiaoma, nel distretto di Yuhua, a Changsha, nella provincia di Hunan, Yang Zhiqiang, un presentatore del villaggio usò la “forte voce” di 26 altoparlanti per esortare gli abitanti del villaggio a non recarsi a capodanno e a non cenare insieme. A Nanning, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang, la polizia usò i droni per suonare le trombe come promemoria a non violare l’ordine di blocco. A Chengdu, nella provincia del Sichuan, 440000 cittadini formarono squadre per una serie di azioni pubbliche per arginare la trasmissione del virus: pubblicizzarono le norme sanitarie, controllavano le temperature, consegnavano cibo e medicine e trovavano modo di intrattenere l’altrimenti traumatizzato pubblico. I quadri del Partito Comunista aprirono la strada riunendo aziende, gruppi sociali e volontari in una struttura di autogestione locale. A Pechino, i residenti svilupparono un’app che invia avvisi agli utenti registrati sul virus e crea un database che può essere utilizzato per tenere traccia del movimento del virus in città.

Intervento medico
Li Lanjuan fu uno dei primi medici ad entrare a Wuhan; ricordò che quando arrivò, i test medici “erano difficili da ottenere” e la situazione delle forniture era “piuttosto negativa”. Nel giro di pochi giorni, disse, oltre 40000 operatori sanitari sono arrivati in città e i pazienti con sintomi lievi furono curati in centri di cura temporanei, mentre quelli gravemente colpiti furono portati negli ospedali. Dispositivi di protezione, test, ventilatori e altre forniture vi furono precipitati. “Il tasso di mortalità fu notevolmente ridotto”, aveva detto il Dottor Li Lanjuan. “In soli due mesi, la situazione epidemica a Wuhan era sostanzialmente sotto controllo”. Dall’altra parte della Cina arrivarono 1800 squadre epidemiologiche, con cinque persone ciascuna, per fare sondaggi sulla popolazione. Wang Bo, leader di una delle squadre della provincia di Jilin, affermò che la sua squadra condusse indagini epidemiologiche porta a porta “esigenti e pericolose”. Yao Laishun, membro di una delle squadre di Jilin, affermò che nel giro di poche settimane la loro squadra effettuò indagini epidemiologiche su 374 persone e rintracciò e monitorò 1383 contatti stretti; questo era un lavoro essenziale per localizzare chi era stato infettato e curato e chi doveva essere isolato se non aveva ancora presentato sintomi o se risultava negativo. Fino al 9 febbraio, le autorità sanitarie ispezionarono 4,2 milioni di famiglie (10,59 milioni di persone) a Wuhan; ciò significa fu ispezionato il 99 percento della popolazione, un esercizio gigantesco. La velocità di produzione di attrezzature mediche, in particolare dei dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, fu mozzafiato. Il 28 gennaio, la Cina produceva meno di 10000 set di dispositivi di protezione individuale (DPI) al giorno e, il 24 febbraio, la capacità produttiva superava i 200000 al giorno. Il 1° febbraio, il governo produsse 773000 kit di test al giorno; il 25 febbraio produceva 1,7 milioni di kit al giorno; il 31 marzo furono prodotti 4,26 milioni di kit di test al giorno. La direzione delle autorità portò gli impianti industriali a sfornare dispositivi di protezione, ambulanze, ventilatori, monitor per elettrocardiografi, macchine per la terapia dell’umidificazione respiratoria, analizzatori di gas nel sangue, macchine per la disinfezione dell’aria e macchine per emodialisi. Il governo concentrò l’attenzione sull’assicurarsi che non vi fosse carenza di attrezzature mediche. Chen Wei, uno dei principali virologi cinesi che aveva lavorato sull’epidemia di SARS del 2003 ed era andato in Sierra Leone nel 2015 per sviluppare il primo vaccino contro l’Ebola al mondo, si precipitò a Wuhan con la sua squadra. Istituì un laboratorio di prova portatile il 30 gennaio; il 16 marzo, il suo team produsse il primo nuovo vaccino contro il coronavirus sottoposto a studi clinici, con Chen che fu uno dei primi a esserne vaccinato nell’ambito dello studio.

Sollievo
Chiudere una provincia con 60 milioni di abitanti per più di due mesi e chiudere sostanzialmente un paese di 1,4 miliardi di abitanti non è facile. L’impatto sociale ed economico sarebbe sempre stato molto grande. Ma il governo cinese, nelle sue prime direttive, disse che il colpo economico al Paese non avrebbe definito la risposta; il benessere del popolo doveva prevalere nella formulazione di qualsiasi politica. Il 22 gennaio, prima della costituzione del Gruppo di Guida, il governo emise una circolare in cui si diceva che le cure mediche per i pazienti con COVID-19 erano garantite e che sarebbero state gratuite. Fu quindi formulata una polizza di rimborso per l’assicurazione medica, secondo cui le spese per i medicinali e i servizi medici necessari per la cura del COVID-19 saranno completamente coperte dal fondo assicurativo; nessun paziente doveva pagare nulla. Durante il blocco, il governo creò un meccanismo per garantire la fornitura costante di cibo e carburante a prezzi normali. Le imprese statali come China Oil and Foodstuffs Corporation, China Grain Reserves Group e China National Salt Industry Group aumentarono le forniture di riso, farina, olio, carne e sale. La Federazione cinese delle cooperative di approvvigionamento e di marketing aiutò le imprese a stabilire un collegamento diretto con le cooperative di agricoltori; altre organizzazioni come la Camera di commercio dell’industria agricola cinese s’impegnarono a mantenere l’offerta e la stabilità dei prezzi. Il Ministero della Pubblica Sicurezza si è riunì il 3 febbraio per reprimere l’accaparramento di beni e ascesa dei prezzi; fino all’8 aprile, le organizzazioni giudiziarie in Cina indagarono su 3158 reati connessi all’epidemia. Lo Stato dava sostegno finanziario alle piccole e medie imprese; in cambio, le aziende rinnovarono le pratiche per garantire un ambiente di lavoro sicuro (Guangzhou Lingnan Cable Company, ad esempio, decise pause pranzo scaglionate, test della temperatura dei lavoratori, disinfezione periodica dell’area di lavoro, assicurò che i ventilatori funzionassero e fornì al personale dispositivi di protezione come come maschere, occhiali, crema per le mani e disinfettanti a base di alcol).

Confinamento
Uno studio su The Lancet di quattro epidemiologi di Hong Kong mostra che il blocco di Wuhan a fine gennaio impedì la diffusione dell’infezione dalla provincia di Hubei; le principali città di Pechino, Shanghai, Shenzhen e Wenzhou, scrivono, videro il crollo delle infezioni entro due settimane dal blocco parziale. Tuttavia, gli studiosi scrivono, a seguito della virulenza del COVID-19 e dell’assenza di immunità da gregge, il virus poteva avere una seconda ondata. Questo preoccupa il governo cinese, che continua a essere vigile sul nuovo coronavirus. Nondimeno, le luci della celebrazione brillarono su Wuhan mentre il blocco veniva sollevato. Il personale medico e i volontari emisero un sospiro di sollievo. La Cina seppe utilizzare le sue notevoli risorse, la cultura e le istituzioni socialiste, per spezzare rapidamente la catena.

Vijay Prashad è uno storico, editore e giornalista indiano. È iscritto e capocorrispondente presso Globetrotter, progetto dell’Independent Media Institute. È caporedattore di LeftWord Books e direttore di Tricontinental: Institute for Social Research. Ha scritto più di venti libri, tra cui The Darker Nations: A People’s History of the Third World (The New Press, 2007), The Poorer Nations: A Possible History of the Global South (Verso, 2013), The Death of the Nation e il futuro della rivoluzione araba (University of California Press, 2016) e Red Star Over the Third World (LeftWord, 2017).
Du Xiaojun lavora come traduttore a Shanghai. La sua ricerca è nelle relazioni internazionali, comunicazione interculturale e linguistica applicata.
Weiyan Zhu è un avvocato di Pechino. Si interessa di questioni sociali e politiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio