Crea sito

La famiglia reale saudita devastata dal COVID-19 cerca di por fine alla guerra nello Yemen

Joe Lauria, Consortium News 8 aprile 2020
Almeno 150 membri della famiglia reale saudita sono stati infettati e di conseguenza Riyadh cerca di porre fine al disastroso assalto di cinque anni allo Yemen.

A mano a mano che il coronavirus continua l’assalto ai membri della famiglia reale saudita, i governanti del regno annullavano l’assalto allo Yemen. Il cessate il fuoco unilaterale iniziava a mezzogiorno del 9 aprile, e durerà almeno due settimane. L’intenzione dichiarata è impedire lo scoppio del virus nello Yemen. In assenza di modelli esistenti, un focolaio di coronavirus può essere sconfitto in due settimane. I membri senior della famiglia reale, tra cui il re Salman di 84 anni, e l’effettivo sovrano, Muhamad bin Salman, si sono ritirati su un’isola al largo della costa di Jadah, nel Mar Rosso. Il principe Faysal bin Bandar bin Abdulaziz al-Saud, potente governatore di Riyadh e nipote del re, è affetto dalla malattia ed è in terapia intensiva, secondo il New York Times citando due medici “con legami” col King Faisal Hospital e altre due fonti vicine alla famiglia reale. Complessivamente, 150 membri della famiglia al potere sarebbero infettati. Il governo saudita dichiarava ufficialmente che cerca il cessate il fuoco per la sua paura che il virus possa diffondersi nello Yemen, dove non vi sono ancora segnalati casi. Ci sono 3287 casi in Arabia Saudita, con 44 morti e 2577 casi ancora irrisolti. Il Times riferiva che i funzionari sauditi vogliono che il cessate il fuoco “faccia ripartire” i colloqui di pace con intermediazione delle Nazioni Unite per por fine alla guerra. Aderenti al cessate il fuoco sarebbero le nazioni della coalizione guidata dai sauditi e il governo yemenita in esilio nella capitale saudita, secondo il Times. Il portavoce della coalizione col. Turqi al-Malqi affermava che si terranno colloqui di pace “sotto la supervisione dell’inviato delle Nazioni Unite per discutere le sue proposte sui passi e meccanismi per attuare un cessate il fuoco permanente nello Yemen”. Al-Malqi affermava che il cessate il fuoco potrebbe essere esteso per facilitare “una soluzione politica globale nello Yemen”. La coalizione inoltre affermava in una dichiarazione: “In occasione del sostegno e progresso degli sforzi dell’inviato delle Nazioni Unite nello Yemen e per alleviare la sofferenza del fraterno popolo yemenita e lavorare per affrontare la pandemia ed impedirne la diffusione, la coalizione annuncia un cessate il fuoco globale per un periodo di due settimane, a partire dal 9 aprile”.
Muhamad Ali al-Huthi, alto funzionario yemenita, twittava un piano di otto pagine per porre fine alla guerra prima dell’annuncio saudita. Gli huthi controllano la capitale yemenita Sana. Dopo che la tregua sarebbe entrata in vigore, un portavoce huthi affermava che gli attacchi sauditi continuavano. “I sauditi ancora impiegano le loro forze aeree, terrestri e navali per stringere l’assedio allo Yemen… questo è un annuncio solo per ripristinare (le loro posizioni), e stringere i ranghi”, aveva detto Muhamad al-Buqayti. Il cessate il fuoco unilaterale potrebbe por fine a una feroce campagna quinquennale della nazione più ricca del Medio Oriente contro la più povere. Iniziò il 26 marzo 2015 proprio quando le Nazioni Unite erano vicine a mediare un accordo per por fine alla situazione di stallo politico, come mi disse all’epoca l’inviato dell’ONU in Yemen. Martin Griffiths, l’attuale inviato delle Nazioni Unite, dichiarava in una nota: “Le parti devono ora sfruttare questa opportunità e cessare immediatamente tutte le ostilità con la massima urgenza”. La BBC riferì che le due parti avrebbero comunicato in videoconferenza per discutere del cessate il fuoco. “La proposta prevede l’arresto di tutte le ostilità aeree, terrestri e navali”, affermava l’emittente inglese. Il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo esortava gli huthi a “rispondere in natura all’iniziativa della coalizione”. Gli Stati Uniti appoggiano la guerra saudita con supporto logistico e materiale. È nell’interesse dei sauditi fermare un focolaio di coronavirus nello Yemen. Riyadh spendendo 200 milioni di dollari al giorno per la guerra, col petrolio sceso a meno di 30 dollari al barile. Hanno jihadisti alleati, e quasi certamente agenti dell’intelligence nello Yemen, e gli yemeniti possono superare la frontiera. Il 1 aprile lo Yemen sigillaval’ultimo valico di frontiera rimasto coll’Arabia Saudita per impedire la diffusione del virus.
La fine del conflitto sarebbe arrivata quando il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres chiese un cessate il fuoco globale, affermando che circa 70 nazioni l’avevano già firmato. L’Arabia Saudita sembrava avervi aderito.

Joe Lauria è caporedattore di Consortium News ed ex-corrispondente per Wall Street Journal, Boston Globe, Sunday Times di Londra e numerosi altri giornali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio