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I fucili di Port Arthur

Tom Laemlein, American Rifleman 2 dicembre 2019

La guerra russo-giapponese del 1904-1905 è uno di quei conflitti raramente discussi che fu un’anteprima importante degli sviluppi nella guerra e nella tecnologia delle armi. Solo gli osservatori più astuti sembrano capire ciò che accadeva sui quei campi di battaglia poco noti. Le nuove armi e tattiche della guerra russo-giapponese presto apparvero nell’agosto 1914, coll’inizio della Prima guerra mondiale. Mentre il nascente impero giapponese andò in guerra con la potbnza imperiale in dissolvenza dello zar, la maggior parte degli statunitensi favoriva l’isolazionismo. Poca attenzione fu prestata al conflitto nel nord-ovest del Pacifico, fin quando il presidente Teddy Roosevelt agì da mediatore per por la fine alle ostilità. Roosevelt mediaò il Trattato di Portsmouth del 5 settembre 1905. Una delle battaglie definitive della guerra fu l’assedio di Port Arthur, la grande base navale russa sulla penisola di Liaodong in Manciuria. Port Arthur era il simbolo del dominio russo nella regione ed era una delle aree più fortificate del mondo, ospitando 50000 truppe russe e oltre 500 pezzi d’artiglieria. Al comando vi era il barone General-Maggiore Anatolij Stoessel. Per prendere Port Arthur i giapponesi impegnavano la Terza Armata, per quasi 150000 uomini (supportati da quasi 500 pezzi d’artiglieria), e guidati dal barone Generale Nogi Maresuke. Il 1° agosto 1904 furono tracciate le linee della battaglia.

Una nuova generazione di samurai
I russi avevano migliorato le vecchie difese cinesi a Port Arthur, sviluppando una vasta rete di forti e trincee nella colline che circondavano la città. Anche se molte fortificazioni erano incomplete quando scoppiò la guerra, i pianificatori giapponesi le sottovalutarono seriamente. I giapponesi reagirono con un esercito rapidamente modernizzatosi ai cui soldati fu instillato l’antico spirito del “Bushido”. Le forze giapponesi erano più numerose delle russe per tre a uno a Port Arthur, ma fu lo spirito dei figli del Sol Levante che permise alle forze giapponesi di assorbire le enormi perdite e continuare gli assalti. Il tenente generale inglese Sir Ian Hamilton KCB era un osservatore aggregato alle forze giapponesi durante la guerra e commentò lo stato delle truppe giapponesi nel suo libro “Brogliaccio di un ufficiale nella guerra russo-giapponese” (pubblicato nel 1907): “Tutti i soldati qui sembrano pallidi e stanchi. I loro zaini sono tralasciati quando iniziarono la notte del 25 l’attacco notturno, e il loro sottili kaki erano inzuppato aggrappandosi goffamente agli arti. Tuttavia, riescono ad essere allegri mentre fanno toilette mattutina sulle rive del ruscello fangoso. Molti di loro sono feriti, ma comunque meno felici per quel motivo a meno che non sospettino che il dottore prenda troppo sul serio l’analisi di una sciocchezza come una ferita da baionetta negli occhi o un proiettile che ha trapassato un piede, e li mettono temporaneamente in riserva. Per la decima volta almeno devo annotare che la fanteria giapponese è costituita da materiale superbo Innocenti come bambini, coraggiosi come leoni, il loro costante pensiero è fare il proprio dovere verso gli antenati e l’Imperatore”.

Armi per il nuovo secolo
Le battaglie di Port Arthur videro l’introduzione di molta tecnologia militare del nuovo secolo di guerra. Oltre alle moderne armi leggere per la fanteria, molti elementi che sarebbero presto apparsi sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale erano presenti nella guerra russo-giapponese: moderni genieri in grado di demolire rapidamente fortificazioni di vecchio stile; cannoni da campo leggeri che potevano muoversi rapidamente coll’assalto della fanteria; trincee modernizzate con filo spinato ed elettrificato, proiettori e sistemi telefonici per i difensori. L’esercito imperiale russo aveva acquisito 58 mitragliatrici Maxim nel 1899 e queste impressionarono abbastanza i consiglieri militari dello zar che ne acquistarono la licenza di fabbricazione. Tuttavia, i russi non iniziarono a fabbricare la Maxim prima del 1910. Dopo l’inizio della guerra col Giappone, la Russia acquistò più di 400 Maxim da più fornitori esteri. La mitragliatrice Maxim è la nonna di tutte le mitragliatrici pesanti raffreddate ad acqua ed estremamente affidabili. Le armi russe sparavano 600 colpi da 7,62x54mm al minuto, abbattendo molti samurai moderni nei loro ripetuti assalti umani sulle difese di Port Arthur. Dopo l’esperienza in Cina, usando le mitragliatrici per la prima volta durante la ribellione dei Bozer, il Giappone acquisì la licenza per produrre la mitragliatrice francese Hotchkiss M1897. All’inizio della guerra russo-giapponese ogni divisione dell’imperatore aveva 24 mitragliatrici Hotchkiss M1897 di fabbricazione giapponese, adattati agli Arisaka 6,5×50 mm. A Port Arthur i giapponesi fecero un uso limitato delle mitragliatrici nell’assalto poiché il loro peso si rivelò proibitivo per le truppe attaccanti (ogni Hotchkiss raffreddato ad aria pesava 23,5 kg senza il treppiede). Anche così, la guerra russo-giapponese sentì per la prima volta nella storia le frequenti raffiche di mitragliatrici su entrambi i lati delle trincee. Nel campo di battaglia di Port Arthur, la povera e miserabile fanteria era, almeno, dotata di fucili moderni.
La Russia aveva iniziato a sostituire i fucili Berdan II modello 1870 (“Berdana” in russo) col fucile Mosin-Nagant M1891. Le consegne del Mosin-Nagant (calibro 7,62×54 mm) apparvero lentamente ma continuarono ad essere diffusi nel corso degli anni. L’ultima volta che qualcuno ha controllato, ne furono realizzati oltre 37 milioni e continuano ad essere utilizzati su campi di battaglia dalla Siria all’Ucraina. Nel 1904 la potenza dei nuovi fucili Mosin e le sue munizioni ad alta velocità (865 m/s) permisero ai fucilieri russi di attaccare bersagli a quasi 500 m, non che il soldato russo medio potesse sparare a quella distanza, ma era chiaro che la zona di pericolo dei campi di battaglia del nuovo secolo aumentò drammaticamente. Il fucile Mosin utilizzava un caricatore a cinque colpi (non rimovibile) che può essere caricato con una clip ad estrazione a cinque colpi o singoli colpi. È un fucile sottile ed elegante, lungo goffamente 122 cm con una baionetta da 48,5 cm attaccata. Non fu fornito alcun fodero, poiché la dottrina russa imponeva che la baionetta fosse sempre sul fucile. Di conseguenza, la maggior parte delle foto del fucile M1891 di quell’era mostrano la baionetta innestata in dotazione. Allo stesso modo, le foto delle truppe russe nella zona di Port Arthur mostrano che erano armate del moderno fucile Mosin-Nagant, anche se è molto probabile che le truppe di seconda linea conservassero i vecchi fucili Berdan II modello 1870.
I giapponesi avevano rapidamente modernizzato le proprie forze negli ultimi due decenni del XIX secolo. A partire dal 1880, il Giappone adottò il primo fucile progettato e prodotto nazionalmente usando polvere senza fumo: il Tipo 13 (designato dal 13° anno del regno dell’Imperatore Meiji ), un fucile da 11 mm a colpo singolo ed otturato. Il fucile Murata Tipo 13, Tipo 18 e Tipo 22 fu nell’esercito imperiale giapponese nella guerra alla Cina nel 1894-1895, così come nella spedizione a Pechino del 1900. Varie questioni tecniche portarono i giapponesi a sostituire il fucile Murata col molto più moderno Arisaka Tipo 30, progettato nel 1898. Nel 1904, la maggior parte delle truppe giapponesi portava il fucile Arisaka Tipo 30 o la carabina Tipo 30. Entrambi erano calibro Arisaka 6,5×50 mm. Il Tipo 30 era abbastanza affidabile e preciso, anche se i mirini erano calibrati sui 2200 m. Durante la guerra russo-giapponese, i fanti dell’imperatore si dimostrarono pari agli omologhi russi. La richiesta per il Tipo 30 superò la disponibilità e nel 1905 alcune unità giapponesi si schierarono in Manciuria col fucile Murata Tipo 22. Con una strana svolta, i russi acquistarono migliaia di fucili Tipo 30 dal Giappone per compensare la carenza di fucili M1891 Mosin-Nagant durante la Prima guerra mondiale.

Arisaka Tipo 30

Anteprima della Prima guerra mondiale
Il costo dell’assedio di Port Arthur fu sconcertante per gli standard moderni, e le vittime diede una dura anteprima del massacro che avvenne durante la Prima guerra mondiale. Le forze russe subirono 31306 perdite, con oltre 6000 caduti. Più di 24000 russi furono prigionieri di guerra. I giapponesi ammisero 57780 perdite, di cui almeno 14000 caduti. Gli storici sospettano che i numeri delle perdite reali per entrambe le parti siano più alti. Indipendentemente da ciò, il punto fu colto, ma non necessariamente compreso: le tattiche del 19° secolo con armi del 20° secolo garantivano un massacro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio