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Le bugie degli Stati Uniti contro la Cina sul Covid-19

Rainer Shea, 2 aprile 2020Gli imperialisti di Washington e i media aziendali manipolano la narrazione sul Covid-19 così come controllano il discorso sulla crisi drammatica dell’11 settembre. Proprio come la Casa Bianca di Bush immediatamente concluse (sulla base di prove ancora dubbie) che Usama bin Ladin aveva diretto gli attacchi, per giustificare la guerra in Afghanistan, e cone il team Bush si batté per associare Sadam Husayn all’11 settembre per giustificare l’invasione dell’Iraq, il Covid-19 diventa strumento della propaganda di guerra. E ora i nemici sono Cina, Iran, Russia e altri Paesi che minacciano l’egemonia degli Stati Uniti. Come accaduto dopo l’11 settembre, i narratori imperialisti usano maccartismo, censura ed intensa demonizzazione dei nemici per nascondere la crescente quantità di prove di come gli Stati Uniti sono collegati alla crisi.

Le prove indicano il virus originato negli Stati Uniti, non in Cina
Ad esempio il modo in cui la CIA cospirò coll’Arabia Saudita per nascondere i dettagli sull’11 settembre che contraddicono la narrativa ufficiale di Washington, o come i media ignorarono le prove della preconoscenza del Mossad sull’11 settembre, dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i principali media nascondono e deviano le domande sulla possibile responsabilità degli USA sul virus. Vi furono molti eventi nell’ultimo anno che suggerivano che gli Stati Uniti inocularono il virus in Cina, intenzionalmente o meno. L’Istituto di ricerca medica dell’esercito nordamericano a Fort Detrick fu chiuso nel luglio 2019. Poi a ottobre, una squadra di soldati statunitensi addestratasi vicino Fort Detrick si recò a Wuhan, a 300 metri dal mercato del pesce dove si trovò il primo gruppo di casi rilevati (anche se questo mercato non fu probabilmente il primo luogo in cui il virus sarebbe stato introdotto, poiché le truppe furono vicine). Se tali truppe fossero state deliberatamente inviate per far proliferare il virus, non sarebbe stato il primo caso nelle guerre degli Stati Uniti; Washington ha una storia di diffusione di virus utilizzato come carico diplomatico per i programmi militari segreti. Tali coincidenze, sebbene non necessariamente prove sull’ipotesi delle armi biologiche, sono accompagnate da solide prove che il Covid-19 iniziò negli Stati Uniti. Come scrisse Larry Romanoff, “le varietà genomiche del virus in Iran e Italia furono sequenziate e dichiarate non avere parte colla varietà che infettò la Cina e, per definizione, devono aver avuto origine altrove. Sembrerebbe che l’unica possibilità di origine sarebbero gli Stati Uniti perché solo essi hanno il “tronco d’albero” di tutte le varietà”. Daniel Lucey, specialista in malattie infettive della Georgetown University, contribuì a sostenere l’ipotetico legame tra le truppe statunitensi e l’epidemia originale di Wuhan, concludendo che “Il virus entrò in quel mercato prima che vi uscisse”. Ma abbastanza col mio linguaggio esitante su come presumibilmente non sia ancora chiaro se il virus provenga dagli USA. Il portavoce cinese Zhao Lijian formalmente accusò Washington di aver portato il virus in Cina, dicendo: “Quando apparve il paziente zero negli Stati Uniti? Quante persone sono infette? Quali sono gli ospedali? L’esercito degli Stati Uniti avrebbe portato l’epidemia a Wuhan. Siate chiari! Rendete pubblici i vostri dati! Gli Stati Uniti ci devono una spiegazione!” Il segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniana Ali fece una dichiarazione analoga sulle origini del Covid-19: “Invece di spacciare false accuse contro Cina e Iran, i funzionari statunitensi dovrebbero rispondere alle richieste internazionali sul loro ruolo nella creazione e diffusione del coronavirus e la continuazione dei crimini contro il popolo iraniano mantenendo le sanzioni economiche”. Il Covid-19 fu progettato in un laboratorio nordamericano? Mentre un recente studio forniva prove contro questo, le armi biologiche non sarebbero nemmeno state create artificialmente, basta guardare alle malattie già esistenti che le operazioni di guerra biologica statunitensi hanno inflitto a Cuba. E anche se il virus arrivò dagli Stati Uniti in Cina per caso, è certo che la Cina non è il Paese da cui proviene.

Dipingere la risposta della Cina al virus come “incompetente” e “autoritaria”
La propaganda anti-cinese spesso assume la forma dei media occidentali che osservando eventi positivi in Cina o screzi nella politica cinese li trasformano in storie oltraggiose. Così fu con la rappresentazione della macchina propagandistica imperialista della storia di Li Wenliang, il medico che erroneamente diffuse un falso messaggio su WeChat e che fu poi avvertito dalle autorità cinesi. Il governo quindi reso omaggio a Li per aver aiutato a combattere il virus e ne ritirò l’avvertimento dopo la sua morte, ma esperti disonesti usarono l’incidente per della retorica da guerra dell’informazione contro la Cina. La risposta del governo a Wenliang non ebbe a che fare con la rivelazione del virus, fatta solo un giorno prima che il governo decidesse di annunciare ufficialmente che il virus era un problema. Eppure fu suggerito che la sua decisione di parlare del virus fosse in conflitto coll’agenda del governo, che lo prese di mira per le denunce. Tale ridicola distorsione degli eventi fu utilizzata per giustificare la rappresentazione generale profondamente ingiusta dai media occidentali la risposta cinese al virus, come rappresentato da tale paragrafo di un articolo di Vice: “La Cina inizialmente ha ignorato l’epidemia che è emersa per la prima volta a Wuhan all’inizio di dicembre, mettendo a tacere i medici che cercarono di far scattare l’allarme prima di emanare un draconiano blocco restrittivo che colpì 50 milioni di persone”. Vice, uno dei media noti per promuovere contenuti dettati dal governo degli Stati Uniti negli ultimi anni, era impegnato in un sottile stratagemma per associare la risposta della Cina al virus coll'”autoritarismo”. Il “blocco restrittivo draconiano della Cina”, altro modo di dire “quarantena”, era del tutto necessario e in linea col modo con cui la maggior parte degli altri governi gestiva il virus. Ma il fraseggio di Vice ha lo scopo di rafforzare le narrazioni secondo cui la Cina non era riuscita a rispondere al virus abbastanza rapidamente e che le azioni intraprese contro il virus erano oppressive e sinistre. Il messaggio di fondo, ovvero che chi era in quarantena dal governo cinese finiva in uno stato insolitamente miserabile e repressivo rispetto alle altre popolazioni in quarantena nel mondo, è assurdo. Grazie al socialismo con caratteristiche cinesi, la popolazione cinese aveva accesso all’assistenza sanitaria universale durante questa crisi. È in un Paese che ha praticamente sradicato la povertà. Poterono contattare gli agenti di polizia per lo shopping per contro delle famiglie bisognose di assistenza durante la quarantena. Ciò si contrappone ai Paesi capitalisti come gli Stati Uniti, dove il sistema sanitario distrutto e privatizzato viene sopraffatto, chi ha perso il lavoro durante la quarantena è in difficoltà finanziarie a causa del neoliberismo e la polizia continua ad agire come forza terrorizzante che spara spesso a persone inermi. Un’altra affermazione di Vice era “anche il minimo riferimento al coronavirus o alla risposta del governo fu cancellato” a causa della censura della Cina. Anche ciò è fuorviante. La maggior parte di ciò che i censori eliminarono furono le persone che si riferivano ai giochi militari sul virus, probabilmente per impedire al pubblico di saltare subito a conclusioni sul possibile ruolo degli USA nella crisi. Non cercavano post che su riferissero alla gravità della crisi, ma piuttosto materiale che fosse dannoso per le relazioni internazionali. Questa settimana, la macchina della propaganda nordamericana ampliava tali affermazioni sostenendo che la Cina mentiva sull’entità del virus. Non sorprende che gli agenti dell’intelligence citati come fonti di tale rivelazione siano anonimi. E i giornalisti di Bloomberg che spacciarono tale storia nemmeno videro tale rapporto, ma avevano i dettagli delineati da tali misteriosi agenti. Non c’erano prove a sostegno delle loro affermazioni; tutto ciò che fecero fu creare un altro titolo che riflettesse le insinuazioni infondate dei propagandisti imperialisti.
Tali accuse e definizioni errate distraggono dagli sforzi enormemente efficaci del PCC nella lotta al virus. Grazie alla rapida costruzione di centri medici da parte del partito e l’ampia quarantena, la malattia fu quasi cancellata nel Paese. La Cina forniva risorse mediche a numerosi Paesi, atto umanitario che il citato articolo du Vice cercava di considerare come negativo. Il PCC rispose nel miglior modo possibile e trattenere una pandemia in espansione fuori dal Paese è essenzialmente al di fuori del potere di qualsiasi Stato. Quindi la Cina non può essere accusata di aver lasciato che il virus si diffondesse tra il proprio popolo (cosa di cui il governo degli Stati Uniti può certamente essere accusato). Né la Cina può ragionevolmente essere accusata di “lasciare che” il virus si diffondesse globalmente.

Usare maccartismo e censura per zittire chi sfida le affermazioni dei guerrafondai
Le pandemie creano un tipo spaventoso di psicologia politica. Analogamente alle paure di massa sul terrorismo negli ultimi due decenni, quando le persone si sentono minacciate da una malattia diventando ostili verso chi scansa i parametri definiti per mantenere la società al sicuro. Mentre chi spingo la gente ad ignorare u consigli sulla sicurezza dal Covid-19 s’impegnano in una pericolosa disinformazione, tale posizione marginale ed estrema si confonde con opinioni dissenzienti su da dove provenga il virus e quale Paese sia responsabile. I titoli sui contenuti pro-Cina sul Covid-19 definiti “disinformazione straniera” promuovono la percezione che sia sbagliato porsi domande poste da questo articolo, o indicanti le falsità dei resoconti occidentali sulla gestione del virus da parte della Cina. È sempre più difficile il dialogo sulla questione facendo leva sui motori della censura oligarchici nell’impero USA/NATO. Facebook eliminava i post sul virus sempre più in profondità di quanto accaduto coi censori in Cina. Allo stesso tempo, Facebook, Twitter, YouTube, BBC e altre entità aderivano a un piano chiamato Trusted News Initiative. Noel Curran, partner di TNI, affermava sull’obiettivo del piano, “c’è una marea di disinformazione e cattive informazioni, guidate principalmente da piattaforme social online, che minacciano di minare la fiducia pubblica e di causare ulteriore ansia tra le persone. Tale iniziativa sottolinea il ruolo dei media pubblici nella lotta diretta a disinformazione e a fornire contenuti precisi su cui il pubblico può affidarsi in modo sicuro”. È un’estensione di maccartismo, censura e stigmatizzazione delle presunte “notizie false” che dominano la politica occidentale negli ultimi anni. L’isteria mediatica sull’interferenza russa dopo le elezioni del 2016 facilitava una serie inedite di censure da società e governi, razionalizzate dal desiderio di proteggere la fiducia nelle istituzioni. Tra il crescente contraccolpo sul neoliberismo nell’ultimo decennio, la classe dirigente conduce ka guerra al giornalismo dissenziente e alla politica socialista. Ora c’è un’altra occasione per mettere a tacere e minacciare chi sfida le narrazioni imperialiste e capitaliste. Un esempio dell’emergente atmosfera ostile verso il dissenso si nota in un grafico di Counterhate UK, che consiglia di rispondere alla “disinformazione del coronavirus” con le seguenti misure: “Segnala la disinformazione alle piattaforme”, “[non] rispondere, condividere o citare disinformazione” e “diffondere consigli ufficiali” per “annegare le notizie false”. Questa è l’arma psicologica che l’impero USA/NATO usa per continuare le escalation di guerra e repressione interna: instillare nelle persone la paura che se sfidano ciò che i centri di potere gli dicono del virus, metteranno in pericolo la società. Ma serve un pensiero critico e il dissenso aperto più che mai in questo periodo. La classe dirigente capitalista trascura i bisogni delle masse mentre usa la crisi per esacerbare la disuguaglianza, e noi poveri e lavoratori dobbiamo combattere. Dobbiamo sfidare le narrazioni che consentono le campagne imperialiste contro la Cina e altri Paesi e dobbiamo lavorare per intensificare la lotta di classe.

Traduzione di Alessandro Lattanzio