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Col declino dell’impero USA, i suoi sforzi bellici diventano disperati

Rainer Shea, 3 aprile 2020

Una generazione fa, Umberto Eco scrisse un saggio intitolato “Ur-Fascismo”, in cui applicava le caratteristiche emotive dei movimenti fascisti per prevedere come sarebbe apparso il fascismo al suo sorgere negli Stati Uniti. Eco concluse che tra aspetti del fascismo come il desiderio di tradizione, cultura della gerarchia militante e disprezzo per la non conformità, vi era una visione unicamente fascista della guerra, che viene sempre più applicata dal militarismo nordamericano. Eco scrisse che i fascisti abbracciano il paradigma della guerra eterna, in cui i nemici esteri ed interni devono e possono essere costantemente cacciati. E come scrisse, tale mentalità d’irremovibile fiducia nella propria potenza militare è paradigmatica e infine autodistruttiva:
Col continuo spostamento della concentrazione retorica, i nemici sono allo stesso tempo troppo forti e troppo deboli. I governi fascisti sono condannati a perdere le guerre perché costituzionalmente incapaci di valutare obiettivamente la forza del nemico. Come tutti gli altri modi in cui Eco accuratamente immaginò come sarebbe stata la politica dell’era Trump, tale citazione diventa la rappresentazione sempre più valida della politica estera nordamericana. Quando Trump assassinò un generale iraniano con la logica inventata che stesse progettando la distruzione dell’ambasciata degli Stati Uniti, o minacciare direttamente l’Iran dopo il conflitto coll’Iran, o coi bombardamenti che reintroducevano la possibilità di tale guerra, rischiando la guerra con un Paese militarmente abbastanza potente da devastare l’esercito nordamericano. Ma lui e i neocon che sostengono tali provocazioni contro l’Iran agiscono fiduciosi che andrà bene agli Stati Uniti, perché il loro atteggiamento predefinito è trattare i nemici come più deboli di quanto non siano in realtà. Lo stesso vale per come gli Stati Uniti minacciano tutti gli altri avversari dall’inizio del 2010. Questo quando Obama iniziò il “perno in Asia”, dove gli Stati Uniti espandono la presenza militare nel Pacifico sudoccidentale per contrastare l’ascesa della Cina. Fu la preparazione all’era delle crescenti tensioni della guerra fredda con la Cina apparsa allora, ed accompagnata dall’avvio di guerre per procura in Siria e Ucraina scatenando le crescenti tensioni nucleari con la Russia. Gli imperialisti di Washington iniziarono il conflitto da grande potenza in risposta al declino dell’influenza degli Stati Uniti, a sua volta conseguenza delle invasioni autodistruttive dell’impero nordamericano in Afghanistan e Iraq.
Quando Trump si assunse l’incarico di guidare tale conflitto da grande potenza, lui e la sua amministrazione esacerbarono la reminiscenza fascista dell’ultimo approccio della politica estera nordamericana: l’abbandono della diplomazia, retorica paranoica e iperbolica sulla presunta minaccia che i nemici rappresentano, il rifiuto di considerare che un comportamento belluino danneggi ulteriormente la potenza nordamericana. Trump sparò missili contro la Siria, ampliò le sanzioni alla Russia ed armò le forze anti-russe in Ucraina. Minacciò la Corea democratica di annientamento nucleare mentre imponeva sanzioni schiaccianti al suo popolo. Usò le note accuse sulle armi di distruzione di massa contro l’Iran per giustificare sanzioni sempre più disumane, oltre ad altri modi con cui perseguita il Paese. Iniziò la guerra commerciale con la Cina intensificando la guerra per procura contro la stabilità interna della Cina e continuando la coesa militare nelle regioni circostanti la Cina. Basandosi sull’assurda affermazione dell’amministrazione Obama secondo cui il Venezuela rappresenta una “minaccia alla sicurezza nazionale” degli Stati Uniti, l’amministrazione Trump inventò una serie di racconti per giustificare le sue campagne di destabilizzazione e minacce militari al Paese. Dopo la tattica ingannevole e la disinformazione su Maduro quale “dittatore”, la Casa Bianca fabbricò vari crimini legati alla droga per accusare la leadership del Venezuela. Ora accusa il governo di Maduro di complotto “narco-terrorista” per inondare gli Stati Uniti di cocaina, inviando navi della Marina Militare in Venezuela nel nuovo piano per rovesciare i chavisti. Mentre le sanzioni alla Russia, la dichiarazione di Washington secondo cui Juan Guaido è il vero presidente del Venezuela, o l’assassinio via drone del Generale Sulaymani, tali azioni in definitiva aiutano ad isolare e rendere inefficaci gli Stati Uniti. Per promuovere l’attuale piano di cambio di regime in Venezuela, Washington inaspriva le sanzioni e riduceva ai venezuelani le risorse di cui hanno bisogno nella crisi di Covid-19. Washington inoltre inasprì il blocco delle risorse al popolo iraniano e non tolse alcune delle altre sanzioni. In risposta a tale atrocità, otto Paesi invitarono le Nazioni Unite a fermare la guerra economica degli Stati Uniti e la reputazione nordamericana sarà senza dubbio ulteriormente danneggiata dalle azioni in questa pandemia.
Come nell’idea dell”invasione dell’Iran, che ne richiederebbe il ripristino della bozza, l’invasione del Venezuela non è un’opzione sicura a questo punto del declino imperiale degli USA. Richiederebbe un impegno militare come per l’Iraq e causerebbe molti più danni a influenza e potenza militare nordamericane. Essendo impantanati nei conflitti mediorientali causati dalle sue reazionarie campagne imperialiste degli ultimi due decenni, gli Stati Uniti non vogliono espandere ulteriormente le risorse per cercare di rovesciare militarmente un altro governo. Questo in particolare non fu così nove anni fa, quando gli Stati Uniti invasero la Libia e rovesciarono Gheddafi. In tale declino dell’imperialismo statunitense, il suo militarismo più che mai corrisponde alla rappresentazione di Eco del militarismo fascista. Gli USA di Trump sono ossessionati da potenza militare, sradicamento del socialismo e annientamento dei nemici, dovutii in gran parte dalla bellicosità di Washington, il Paese perde rapidamente il potere. Cina, Russia, Iran, RPDC, Assad e Chavez sono ritratti come deboli, eppure ogni anno loro e i loro alleati progrediscono. Ciò non significa che Stati Uniti ed altri Paesi fascisti non siano più una minaccia ai popoli colonizzati e sfruttate del mondo. Nei prossimi anni, questi paesi useranno tutti gli strumenti disponibili per raggiungere l’obiettivo finale del fascismo, che è quello di proteggere gli interessi capitalisti. Continueranno a compiere genocidi per conto delle multinazionali, promuoveranno il terrorismo poliziesco contro la popolazione, aumenteranno le disparità di ricchezza con la privatizzazione e l’austerità e realizzeranno colpi di Stato ed invasioni in ogni occasione. La portata della loro residuale forza fu dimostrata dal colpo di Stato nordamericano in Bolivia, dove il nuovo governo fascista purga gli indigeni, privatizza i servizi essenziali e apre il litio del Paese a oligarchi come Elon Musk. Tuttavia, quando Eco proclamò che tutti i governi fascisti sono destinati a perdere la guerra, non intendeva dire che non sanno compiere un’invasione. Voleva dire che la loro arroganza li rende inevitabilmente inclini a entrare in conflitti che non possono vincere. Tale è la natura di tutti gli imperi, destinati a vincere molte guerre, ma anche a perderne altre. Anche nei primi decenni successivi la Seconda guerra mondiale, quando l’impero degli Stati Uniti fu all’apice, subì due grandi sconfitte non riuscendo ad impedire che RPDC e Vietnam rimanessero comunisti.
In quel momento si vide il militarismo nordamericano assumere la disperazione che infine lo definisce. I comunisti di Vietnam e RPDC sconfissero i fascisti. Questo è il motivo per cui in un discorso alla leadership della Corea socialista, il leader del Partito delle Pantere Nere Eldridge Cleaver affermò che “il BPP si unisce ai 40 milioni di coreani nella lotta comune al nostro nemico comune, il governo e la classe dirigente fascisti e imperialisti degli Stati Uniti. Il compagno Kim Il Sung è lo stratega più notevole nella lotta a fascismo ed imperialismo degli Stati Uniti nel mondo di oggi e ha tracciato la giusta tattica per la distruzione universale del fascismo e dell’imperialismo nel nostro tempo”. Sostituendo il sistema fascista, dobbiamo essere solidali con chi resiste all’imperialismo mentre si lavora per la rivoluzione socialista e anticoloniale. In questo sforzo, è ancora utile applicare la strategia della resistenza proposta da Kim Il Sung, il Songun, dottrina del “primo il militare”, che afferma che, affinché la rivoluzione si protegga dagli inevitabili attacchi degli imperialisti, è inevitabile che il proletariato armato e addestrato esista incondizionatamente. Questa pratica nell’armare e addestrare sufficientemente i rivoluzionari dovrebbe quindi essere seguita da chi resiste a capitalismo ed imperialismo, dalla milizia del movimento chavista alle organizzazioni rivoluzionarie negli Stati Uniti. Oltre a costruire movimenti ed istituzioni per la rivoluzione socialista e anticoloniale, ci si deve preparare a quando i fascisti volgeranno la loro guerra contro di noi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio