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I segreti del sistema di difesa missilistica A-135 Amur

Anton Valagin, RG 17/02/2020

25 anni fa fu adottato il sistema di difesa antimissile di Mosca e della regione industriale centrale A-135 Amur. Questa è un’arma unica: sia per compiti che capacità è una sorta di “ombrello” nucleare sulla capitale. Inoltre, è doppiamente nucleare. Innanzitutto, l’Amur protegge Mosca dalle testate dei missili balistici che, come sapete, non sono piene di gommapiuma. In secondo luogo, le armi nucleari vengono utilizzate per neutralizzarle, ma in modo diverso. Mettiamo subito una not: l’A-135 è uno dei sistemi di combattimento più classificati del Paese, ufficialmente (cioè dal Ministero della Difesa russo) è noto che esiste, è in servizio e viene modernizzato in parallelo. Tutte le altre informazioni sono ottenute da fonti aperte.
La comparsa dell’Amur è associata a un curioso conflitto diplomatico. Nel 1970, URSS e Stati Uniti avevano accumulato abbastanza testate nucleari per distruggere esse e il resto del mondo più volte, e quindi avevano cercato la difesa contro i missili nemici. Tuttavia, si scoprì che la difesa antimissile aumentava paradossalmente il rischio di guerra nucleare. Un Paese con difesa antimissile ha incentivo ad effettuare un attacco preventivo sull’arsenale nucleare del nemico: meno può lanciare missili in risposta, maggiore è l’efficacia della difesa missilistica. Inoltre, i sistemi d’intercettazione missilistica minano la dottrina della distruzione reciproca garantita, vale a dire, il freno principale alla Terza Guerra Mondiale. Di conseguenza, Mosca e Washington conclusero un accordo sulla limitazione dei sistemi di difesa antimissile. Ogni Paese aveva diritto di dispiegare la difesa antimissile in un’area dal raggio di 150 chilometri. L’Unione Sovietica copriva Mosca, gli Stati Uniti la posizione di lancio dei loro ICBM nel Nord Dakota. Per i creatori dell’A-135, il contratto diede molti problemi, poiché il progetto già esistente del sistema dovette essere ampiamente ridotto, adattandosi agli accordi internazionali. E gli Stati Uniti dopo 20 anni lasciarono l’accordo.

L’Occhio di Mosca
Gli aeromobili che si avvicinano a Sheremetevo da nord-est deviano sul villaggio di Sofrino. Se si è fortunato, si vedrà la gigantesca piramide troncata con cerchi bianchi sulle facce laterali tra le foreste vicino Mosca. Questa è la stazione radar Don-2N, occhi e cervello dell’A-135. Ci volano intorno non solo per motivi di segretezza: la potenza degli emettitori della stazione è di 250 megawatt. I cerchi bianchi sulle facciate accolgono antenne dal diametro di 18 metri. Accanto ad esse vi sono trasmettitori quadrati, non evidenti ma emettono con potenza da megawatt. Quattro coppie di antenne offrono una visibilità a 360 gradi. Oltre alla semplice osservazione del cielo, il Don-2N esegue la ricerca di potenziali obiettivi, li classifica, ne calcola rotta e guida gli anti-missili. Le antenne realizzate utilizzando tecnologia AESA possono seguire 100 bersagli contemporaneamente. Inoltre, il radar gigante, se necessario, può eseguire tale lavoro in modalità completamente automatica. Il raggio di rilevamento delle testate di ICBM è di 3700 chilometri. La sensibilità del radar sovietico è leggendaria: il Don-2N è l’unico radar terrestre in grado di trovare nello spazio un oggetto delle dimensioni di una palla da tennis lanciata dalla navetta Discovery, e di seguirne la traiettoria.

Frecce di Cupido
Inizialmente, l’A-135 era dotato di intercettori a lungo e corto raggio con testate nucleari. Nel 2006, gli intercettori a lungo raggio 51T6 furono ritirati e sostituiti da una nuova difesa missilistica a lungo raggio. Tutto quello che si sa è che è la più veloce del mondo. Intercettori a corto raggio, nella difesa missilistica questa è una quota di 100 chilometri, sono denominati 53T6. Un cono di 10 metri che pesa 10 tonnellate inizia con un’accelerazione di 100 g e che può sopportare sovraccarichi fino a 210 g. La rete elettrica di bordo è avvolta in un involucro; la testata nucleare è coperta da una carenatura in ceramica resistente al calore. L’Amur impiega armi nucleari non solo per distruggere, ma anche per rilevare obiettivi. Separatasi dal missile balistico, le sue testate si nascondono immediatamente in una nuvola di falsi bersagli. Nell’atmosfera, tale mimetizzazione non funziona, le testate pesanti superano immediatamente i riflettori dei dipoli, e il cosiddetto “bias di esplosione nucleare” viene utilizzato per evidenziare obiettivi reali nello spazio vicino la Terra. In poche parole, anche se il primo missile non colpisce il bersaglio, l’azione della testata cambia le traiettorie di tutti gli oggetti vicini. I bersagli falsi leggeri si disperdono come soffioni mentre le testate pesanti vengono spostate leggermente. La testata nucleare dell’Amur si distingue dalle altre testate per uno stadio aggiuntivo con isotopi di berillio. Il risultato della reazione a catena è il rilascio di un flusso di neutroni veloci che danneggiano i missili nemici. Attraversando il plutonio nella testata, i neutroni provocano una reazione a catena prematura senza raggiungere la massa critica. Negli Stati Uniti, questo fenomeno è chiamato “effetto pop”: una testata da megaton esplode come un petardo. Inoltre, l’azione delle armi a neutroni è accompagnata da radiazioni a raggi X morbide ma potenti: evaporando istantaneamente l’ogiva della testata nemica, disperdendola nell’atmosfera.

Traduzione di Alessandro Lattanzio