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“Arrivano i russi”

Vladimir Odintsov, “New Eastern Outlook” 31.03.2020

“Arrivano i russi”, una frase presumibilmente pronunciata dal segretario alla Difesa nordamericano James Forrestal mentre soffriva di malattie mentali nel 1949, è ancora oggi utilizzata da certi media (per volere, come direbbero i teorici della cospirazione, di agenzie d’intelligence nordamericane e britanniche). E di recente questa “profezia” si è effettivamente realizzata. L’autore crede che la domanda di bunker sia aumentata nel Regno Unito e Stati Uniti tra alcuni potenti perché non credono che né la NATO né i sistemi medici o socio-economici delle loro nazioni possano proteggerli dal Covid-19 e dalle minacce poste da Russi e altri Paesi, individui o organizzazioni. E ora, il 15° Iljushin Il-76 dell’Aeronautica russa della Divisione da trasporto militare atterrava in Italia il 25 marzo! Tutti questi aerei non trasportavano né bombe né armi nucleari, ma piuttosto un carico molto speciale per combattere l’epidemia di Coronavirus: squadre di virologi russi, attrezzature diagnostiche e mezzi di disinfezione. Da diversi giorni l’Aeronautica Russa ha continuato l’urgente missione di trasportare circa 100 esperti virologi dell’esercito russo, attrezzature e materiali dedicati, tra cui 600 ventilatori, nella base aerea italiana di Pratica di Mare (30 km ad ovest di Roma) per aiutare questa nazione dell’Europa meridionale nella battaglia contro il Coronavirus. L’aiuto arriva dopo che il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il Primo ministro italiano Giuseppe Conte raggiunsero un accordo sulla questione il 21 marzo 2020. Le équipe mediche russe aiuteranno, in via prioritaria, la cura dei pazienti in 65 case di cura a Bergamo, convertite dalle autorità locali in strutture per la quarantena e assistenza agli anziani infettati dal Coronavirus. Un convoglio di 22 veicoli specializzati russi; autobus con a bordo esperti militari del Ministero della Difesa della Federazione Russa; e automobili di accompagnamento fornite dagli italiani viaggiò per 600 km da Pratica di Mare a Bergamo. Un gruppo di autoveicoli appositamente costruiti cogli specialisti militari del Ministero della Difesa russo aveva raggiunto l’aeroporto internazionale di Orio al Serio vicino Bergamo, dove si trova la sede congiunta Italia-Russia incaricata di affrontare l’epidemia di Coronavirus. Bergamo è uno degli “epicentri” della pandemia di coronavirus con numerosi casi confermati di coronavirus e decessi correlati.
Vi furono numerose notizie positive sull’arrivo del convoglio russo e degli esperti alla televisione italiana. Con disappunto di alcuni occidentali che si sentono minacciati dalla Russia, le trasmissioni non riguardavano i russi aggressivi che “bruciano la terra”, ma piuttosto l’assistenza fornita dalla Russia all’Italia, Paese che affronta una crisi senza precedenti nella storia moderna. L’aiuto umanitario fornito dall’esercito russo era il massimo esempio per tutti di come vedere la “minaccia russa” e il “lavorio del Cremlino”. Sfortunatamente, in questo momento difficile per l’Italia, l'”alleata” Polonia decise di ostacolare l’operazione urgente e continuare con la politica russofoba non permettendo agli aerei dell’Aeronautica russa, che portavano esperti e attrezzature per combattere la pandemia di coronavirus in Italia, di attraversarne lo spazio aereo. Di conseguenza, l’aereo fu costretto a una deviazione su numerosi altri Paesi aggiungendo 1000 km al viaggio. Ciò dovrebbe pesare sulla coscienza della Polonia e della leadership dell’UE che mostrano “solidarietà europea” solo al pubblico.
Un’altra forma di trasporto militare, la nave Dvinitsa-50 della Flotta del Mar Nero della Marina russa, che trasportava attrezzature mediche era sulla rotta per Tartus, città portuale della Siria dove si trova la struttura navale russa. Nel prossimo futuro, simili forme di assistenza fornite all’Italia per combattere la pandemia di Coronavirus potrebbero essere concesse dalla Russia all’Algeria. Questo problema fu discusso al telefono dal Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e dall’omologo algerino Sabri Buqadum il 25 marzo. Considerando la gravità della crisi legata al Coronavirus e il numero di infezioni negli Stati Uniti, Anatolij Antonov, l’ambasciatore della Russia negli Stati Uniti, dichiarò che la Federazione Russa era pronta ad aiutare gli statunitensi nella battaglia contro oò Covid-19, il 24 marzo. “I nordamericani comuni dovrebbero sapere che la Russia sarà pronta ad aiutare anche gli Stati Uniti, se necessario” ed osservava che la Russia aveva “ripetutamente offerto assistenza per spegnere gli incendi in California”. L’Ambasciatore aggiunse che la pandemia di Coronavirus era una minaccia globale che richiedeva sforzi congiunti per combatterla. “Penso che dovremmo rivolgerci alla Russia per chiedere aiuto”, dichiarava Vadim Rabinovich, parlamentare dell’Ucraina (della Verkhovna Rada), riferendosi alla lotta al Coronavirus sul canale televisivo Newsone, aggiungendo che l’Ucraina ha bisogno di smettere di sperare che i “partner strategici” vengano in aiuto e capisca che la nazione è lasciata “faccia a faccia con le sventura”, quindi era importante chiedere assistenza a chi poteva fornirla. “Per quanto ci riguarda, solo la Cina comunista ci aiuta”, aveva detto anche Vadim Rabinovich. “Penso che dovremmo rivolgerci alla Russia per chiedere aiuto. Non c’è nulla di vergognoso: quando tocca la vita delle persone, va fatto”, notava.
Quindi, “i russi effettivamente arrivano”, ma il loro arrivo non è salutato dalla paura, come previsto dai burattinai occidentali che coniarono tale frase.

Vladimir Odintsov, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio