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Wuhan riapre mentre la guerra dei media contro la Cina si intensifica

Histoire et Societé, 30 marzo 2020

La città cinese di Wuhan ha riaperto, segnando un grande successo nella “guerra popolare” contro il coronavirus, mentre i Paesi imperialisti hanno lanciato una guerra mediatica con la diffusione della propaganda anti-cinese. Già epicentro della pandemia globale, Wuhan ha visto lo sblocco stradale dopo un blocco di due mesi, consentendo l’ingresso in questa città di 11 milioni di abitanti. Al culmine dell’epidemia, c’erano 50000 casi di Covid-19 a Wuhan, la capitale della provincia di Hubei. Si ritiene che almeno 3000 dei 58 milioni di abitanti dell’Hubei siano morti dopo aver contratto il virus. Ma le statistiche ufficiali mostravano solo 54 nuovi casi di Covid-19, tutti importati dall’estero. Le strade della città venivano riaperte e tutte e 17 le stazioni di Wuhan accettavano gli arrivi. Rimanevano rigorose misure: i passeggeri devono mostrare un codice verde su un’applicazione da telefonia mobile per dimostrare che non hanno il Covid-19. Le restrizioni sulle persone che lasciano Wuhan dovrebbero essere revocate l’8 aprile, quando anche i voli dovrebbero riprendere.
Mentre la Cina guida la lotta globale contro la pandemia, inviando tonnellate di aiuti e squadre di esperti medici nei Paesi più colpiti, affronta l’attacco delle nazioni imperialiste e dei loro alleati mediatici. Il presidente Donald Trump non ha mai rinunciato a chiamare il Covid-19 “virus cinese”, scatenando una condanna diffusa, con molti che l’accusano di aver cercato di nascondere il suo fallimento nell’affrontare la crisi. Anche il senatore repubblicano Tom Cotton prendeva la torcia sinofobica dicendo: “La Cina ha scatenato questa piaga sul mondo e la Cina deve essere ritenuta responsabile”. Il presidente nordamericano assediato fu costretto a cambiare, attuando il National Production Act meno di una settimana dopo aver rifiutato di farlo per ul fatto che sarebbe stata una “nazionalizzazione”. Il 27 marzo finalmente invocava la legge, costringendo il gigante automobilistico General Motors a cambiare produzione per creare gli essenziali ventilatori.
In Gran Bretagna, il Daily Mail pubblicava un titolo affermando che Downing Street era scandalizzata dalle “bugie cinesi”. Al giornale di destra si aggiunse il commentatore liberale sempre più erratico Paul Mason, che accusava la Cina di “sopprimere informazioni e statistiche” e di usare “aiuti come geopolitica”, anche se notava che queste parole avevano lo scopo di distogliere l’attenzione degli inglesi dai fallimenti del governo. Nonostante l’ostilità, la Cina ha continuato a offrire supporto nella lotta globale al Covid-19. Il 28 marzo, un team di medici lasciava la provincia di Shandong per la Gran Bretagna per aiutare a contenere il virus.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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