Il crash di Roswell

Il nuovo scenario del crash, nel libro ‘Il Crash di Roswell’
Gildas Bourdais, febbraio 2009

Nota importante: Questo articolo è stato aggiornato all’agosto 2009, e invito il lettore a fare riferimento ad esso in quanto integra una serie di nuove prove. Vedasi articolo dal titolo: “L’incidente di Roswell, confermato da nuovi testimoni“.
Dove si è, all’inizio del 2009, nelle indagini sull’incidente di Roswell? Dalla pubblicazione del mio libro su Roswell nel 2004. Inchieste, segretezza e disinformazione, il dossier si è arricchito di nuove testimonianze che identificano più da vicino i progressi dell’evento, durante i primi giorni del luglio 1947. Un passo importante in questa direzione è stato il libro di Tom Carey e Donald Schmitt, Witness to Roswell, pubblicato nel giugno 2007, più altre fonti, compresi i libri di Kevin Randle e del dottor Marcel Jr. Carey e di Don Schmitt, che hanno proposto nel loro libro un nuovo quadro degli eventi (‘time line’), che rappresenta un grande miglioramento rispetto alle opere precedenti, ma che ancora, a mio avviso, ha alcune difficoltà. Ne ho discusso con gli autori, e ho suggerito alcune modifiche minori, tenendo maggiormente conto delle testimonianze. Donald Schmitt infine mi disse, nel settembre 2008, che aveva accettato dei miei suggerimenti. Questo è lo scenario rielaborato che ho mantenuto nella nuova edizione del mio libro, pubblicato nel febbraio 2009 con il titolo ‘Il crash di Roswell. Nuova indagine’ (JMG Le Temps Présent).
Questo scenario è sviluppato principalmente nel capitolo VI, “Nuovi testimoni e scenario rivisto”. Integra numerose testimonianze, vecchie e nuove, come pezzi di un puzzle la cui immagine appare in generale sempre più nitida. Penso che sarà una sorpresa per la maggior parte dei lettori, tanto è più preciso. Ecco un breve riassunto.

Mercoledì 2 o Giovedi 3 luglio 1947, sera
Forte temporale nella serata di Mercoledì 2 o Giovedì 3 luglio (il dibattito continua circa la data esatta). L’agricoltore William “Mack” Brazel, allevatore di pecore di Foster Ranch (situato a circa 65 miglia in linea d’aria a nordovest della città di Roswell), sentì una forte esplosione come diversi tuoni.

Giovedì 3 e Venerdì 4 luglio
La scoperta sul campo di rottami e di diversi cadaveri vicino a essi

La mattina di Giovedì 3 o Venerdì 4 luglio, Brazel, guidando il suo gregge di pecore, aveva scoperto il campo coi relitti a pochi chilometri da casa sua, insieme a Timothy “Dee” Proctor, figlio dei vicini che a sette anni l’accompagna spesso a cavallo. Poi scoprì, sempre con Timothy, un sito con dei cadaveri, 2,5 miglia ad est del campo dei relitti. Erano feriti e stavano molto male. Le testimonianze su questa scoperta sono indirette e per questo motivo a lungo trascurate dagli inquirenti. Erano: Loretta Proctor, Madre di Dee, Sydney “Jack” Wright, amico di Dee; il reporter Frank Joyce a cui Brazel parlò al telefono la Domenica 6 da Roswell. Sydney, figlio di un dipendente del Richards Ranch (che si trova a sud del ranch Foster), testimoniò nel 1998 che anche lui aveva visto quei cadaveri in presenza di Mack Brazel. Disse che Brazel fu molto impressionato dalla scoperta. Chiamiamo questo sito il “terzo sito”, al fine di distinguere il “secondo sito” più vicino a Roswell, dove furono scoperti un UFO e dei cadaveri. Dee Proctor e compagni ritornarono di nuovo al ranch Foster, all’insaputa di Brazel, e raccolsero dei relitti. Questi erano Sydney ‘Jack’ Wright, due figli del ranchero Thomas Edington, e una figlia dell’allevatore Truman Pierce. Sembra che ci fossero stati altri visitatori da Venerdì (o Giovedì?) perché i rottami erano anche circolati al rodeo di Venerdì 4 luglio (festa nazionale), al villaggio Capitan, a un’ora di auto a sud-ovest del Ranch Foster. Per questa ragione sembra plausibile che l’incidente abbia avuto luogo Mercoledì sera 2 luglio.
Brazel fece visita ai vicini più prossimi, Floyd e Loretta Proctor, la cui fattoria si trovava a 10 miglia dalla sua, e gli mostrò i relitti. Brazel, di solito tranquillo e riservato, era molto eccitato dalla sua scoperta. Gli propose di andare a vedere il sito. Al momento, Proctor non voleva muoversi, ma Floyd andrà poi a vedere il campo e a raccogliere dei rottami, che poi verranno recuperati dall’esercito. Altri vicini di casa vennero a vedere il campo coi relitti: Budd Eppers, Truman Pierce, Glaze. Anche i genitori di Danny Boswell, che avevano un ranch a 25 miglia ad est, vennero a vedere. Tutti raccolsero dei rottami, che vennero poi recuperati, senza discussioni, dall’esercito. Brazel si chiedeva come ripulire il campo dai rottami, che le pecore si rifiutano di attraversare. Sabato 5 luglio si recò nella piccola cittadina di Corona, a 32 miglia ad ovest del ranch. Mostrò i rottami a suo zio Hollis Wilson, ai padroni del Wade’s Bar e alla drogheria General Store. Volendo risolvere il suo problema, mostrò i rottami anche all’amico poliziotto Robert Scroggins, che gli consigliò di andare dai militari di Roswell. Un punto da sottolineare, importante per capire lo svolgimento di questa storia, è che fin dall’inizio del weekend, alcune persone della zona erano a conoscenza degli strani relitti, e li avevano raccolti. Inoltre, nessuno identificò dei palloni meteorologici e bersagli radar montati su bastoncini di balsa, materiale banale e familiare, ma costituiscono ancora oggi la spiegazione dell’US Air Force.

Domenica 6 luglio
Mac Brazel venne a Roswell con alcuni rottami. Le strade non erano tutte asfaltate, c’era anche una ventina di chilometri di strada sterrata, e il percorso di un centinaio di miglia in totale durò tre ore con la sua vecchia auto. Mostrò i rottami allo sceriffo George Wilcox, che immediatamente chiamò la RAAF (Roswell Army Air Force), la base dei bombardieri B-29 appena a sud della città. Degli ufficiali giunsero presto, esaminarono i resti e ritornarono alla base con Brazel. In precedenza, Wilcox passò a Brazel il telefono col giovane reporter Frank Joyce, della radio locale KGFL, che venne a sapere della cosa in quel momento. Nel primo colloquio di Brazel con Joyce, gli raccontò con emozione che avevano scoperto dei corpi strani: “Loro non sono umani!” («They are not human!») Joyce alla fine rivelò tale intervista nel maggio 1998. La Domenica sera, Brazel riparte per il ranch Foster con il comandante (Maggiore) Jesse Marcel, capo della sicurezza della base ed il Capitano Sheridan Cavitt, capo del controspionaggio, su ordine del Colonnello William Blanchard. Questi informò immediatamente della scoperta i superiori, nella base di Carswell, nei pressi di Fort Worth, Texas, che a loro volta informarono il Pentagono a Washington. Era a Fort Worth che si trovava il quartier generale della 8.th Air Force, comandata dal Generale Roger Ramey, e dal suo vice, Colonnello Thomas DuBose. A Fort Worth, il Colonnello DuBose ricevette l’ordine dal Generale di divisione aerea (Maggior-Generale) Clements McMullen, Vicecomandante del Strategic Air Command, d’inviare immediatamente a Washington i rottami in un sacco sigillato. Fu il primo volo Roswell-Fort Worth, con il sacco dei rottami portati da Brazel la Domenica sera. Il colonnello DuBose a Fort Worth sovrintendeva il trasferimento del sacco sigillato per la consegna d’emergenza a Washington, affidato al Colonnello Al Clark, comandante della base di Carswell. Un primo gruppo di relitti fu esaminato al Pentagono la mattina di Lunedì 7, causando una serie di reazioni dall’alto.

Lunedì, 7 Luglio
Il comandante Marcel e il Capitano Cavitt ispezionarono il campo dei rottami tutto il giorno e tornarono la sera a Roswell. Marcel rimase più a lungo sul sito, e tornò a casa molto tardi. Mostrò i rottami alla moglie Viaud e al figlio Jesse Marcel Jr., che aveva undici anni e mezzo. Diventerà, quarant’anni dopo, un significativo testimone diretto su relitti. Nell’agosto 2007, SciFi Channel rivelava una nuova testimonianza su questo episodio: l’ex-Tenente Jack Trowbridge, dei servizi d’intelligence di Marcel. Disse che giocava a bridge con i colleghi quando Marcel ritornò dal ranch Foster e gli mostrò i rottami. Si noti che questa nuova prova non è del tutto coerente con quelle dei Marcel, padre e figlio. Il Maggiore Marcel disse, e suo figlio l’ha confermato, di aver svegliato la moglie e il figlio all’una o alle due del mattino per mostrargli i relitti sparsi in cucina. Ma non gli disse che li aveva già mostrati ai colleghi e amici. Nel frattempo, durante la giornata di Lunedì, Walt Whitmore Sr., proprietario della radio KGFL di Roswell, allertato dal suo reporter Frank Joyce, mandò qualcuno a cercare Brazel nel ranch, che fu accolto a casa e che be registrò la testimonianza con l’intento di trasmetterla il giorno successivo. L’ospitò per la notte, secondo la testimonianza del figlio di Whitmore.

Il terzo sito, con dei cadaveri, presso il campo dei relitti
Nel terzo sito, situato a due miglia e mezzo a est del campo dei rottami, c’erano due o tre corpi seriamente feriti, in via di decomposizione e emananti un odore molto cattivo. E’ molto probabile che l’agricoltore Brazel avesse mostrato a Marcel e Cavitt anche questo sito vicino, con i cadaveri mutilati, dal momento che ne aveva già parlato al reporter Frank Joyce. Questa non è una certezza però, perché il figlio, Dott. Jesse Marcel jr, ne dubita. Mi disse di nuovo, nel luglio 2007 durante una cena a Roswell, che suo padre non ne aveva mai parlato con lui. Ma ci sono altri testimoni, i parenti del Maggiore Marcel che l’hanno confermato. Il Sergente Grice Herschel, membro del team di Marcel nel 1947, ha detto che Marcel aveva ne anche descritto l’aspetto fisico, con facce bianche “gommose” (“white, rubbery figures”). Anche di Sue Marcel Methane, della famiglia Marcel, che ricevette le confidenze di Marcel poco prima di morire. Gli descrisse i volti bianchi e “polverosi” (“white powdery figures”).
Da parte sua, Marcel chiarì più volte agli inquirenti di non aver detto tutto (intervista di Linda Corley del 1982; intervista alla radio KOAT nel 1985, un anno prima della morte). Quello che ha sempre detto, tuttavia, è che il Capitano Sheridan Cavitt era tornato alla base prima di lui, mentre rimase per continuare a studiare il campo dei relitti. Quindi, sembrava chiaro che Cavitt avesse allertato il Colonnello Blanchard al ritorno il Lunedì sera, sulla duplice straordinaria scoperta del campo dei rottami e dei cadaveri nelle vicinanze. Sembra plausibile, tenendo conto come vedremo di altre testimonianze sul caso, che si decise di raccogliere i corpi il più rapidamente possibile e di riportarli alla base, quella sera, nonostante il rischio per la salute che ciò implicava. La prima preoccupazione era già all’epoca, senza dubbio, imporre il segreto su questa straordinaria scoperta. Era troppo tardi, quel Lunedì notte, prendere il controllo del vasto campo dei rottami, ma fu possibile far tornare sul campo un piccolo team guidato da Cavitt per recuperare subito i cadaveri. Diverse testimonianze sembrano confermarlo, in particolare su questi ultimi aspetti, raccolti da Carey e Schmitt: il Sergente LeRoy Wallace, Wallace, della polizia militare, chiamato una sera per andare sul sito dello schianto nei pressi di Corona “per aiutare a caricare dei corpi”. Secondo la vedova, quando tornò il giorno dopo, di mattina, i suoi vestiti erano impregnati di un odore terribile, e lei li bruciò. Aveva anche suggerito indirettamente la nuova testimonianza di Eli Benjamin, come vedremo in seguito.
Secondo questo scenario, due o tre cadaveri del terzo sito, assai devastati, furono trasportati alla base e sigillati in sacchetti in un veicolo refrigerato. Furono depositati in ospedale e soggetti a un esame iniziale quella sera stessa. Infatti, secondo la vedova di un chirurgo dell’ospedale, che viveva nella base, il Colonnello Blanchard aveva chiamato il marito per una questione urgente, alle 23:30 circa. Si assentò per un’ora e mezza e non le disse mai nulla in seguito. È plausibile che una prima valutazione sia stata fatta quella sera, ma la successiva mattina del Martedì 8 luglio si sarebbe tenuta una prima autopsia nell’ospedale della base.

La scoperta del secondo sito, più vicino a Roswell: UFO, cadaveri e un sopravvissuto!
Lunedì mattina, una squadra di archeologi scoprì il sito del secondo crash, con l’UFO, più vicino a Roswell, a circa 40 miglia a nord di Roswell e 5 miglia ad ovest della Route 285. Ci vogliono circa tre quarti d’ora per arrivarvi dalla strada per Roswell. Non era esattamente il posto che fu segnalato da Franck Kaufmann nei primi anni ’90, un testimone ora screditato. Secondo le nuove testimonianze raccolte da Tom Carey e Donald Schmitt, era solo un po’ più a nord. Per inciso, questo sito è a soli 15 – 20 miglia in linea d’aria a sud-est del campo dei rottami. Tom Carey, quando l’ho incontrato a Roswell nel luglio 2007, indicò l’esatta posizione su una mappa dettagliata, ma è un dettaglio che rimane riservato per proteggere questo terreno privato. Il team di archeologi aveva scoperto un piccolo mezzo a forma di uovo, tre corpi e un sopravvissuto! Uno di loro riferì la scoperta per telefono, camminando verso la frazione di Mesa sulla Route 285 (una marcia di cinque o sei miglia), avvertirono lo sceriffo e vigili del fuoco di Roswell. Questi arrivarono presto, seguiti da vicino dai militari che subito presero il controllo del sito. Questo episodio è in realtà uno dei primi ad essere stato rivelato della storia di Roswell, ma si pensava al tempo che il sito fosse nella pianura di San Agustin, a ovest della valle del Rio Grande! I testimoni principali (Capitolo V del mio libro Le crash de Roswell), erano il Dottor Bertrand Schultz, il Dottor Curry Holden, che guidava la squadra archeologica, Mary Ann Gardner, Frankie Rowe e la figlia del vigile del fuoco Dan Dwyer.

Nuovi testimoni militari, sul secondo sito con l’UFO
Diverse importanti testimonianze militari che chiarirono la sequenza degli eventi, vennero rivelate nel 2007, soprattutto nel libro di Tom Carey e Donald Schmitt e nelle trasmissioni televisive come Larry King Live e SciFi Channel (vedasi Le crash de Roswell).
Il sergente Homer Rowlett faceva parte della 603a Squadriglia genieri dell’Aria (Air Engineering Squadron). Il figlio Larry e la figlia Carlene Green (Video del sito SciFi) dissero che glielo aveva rivelato sul letto di morte, nel marzo 1988. Aveva Fatto parte della squadra di pulizia schierata sul sito a nord di Roswell. Aveva maneggiato uno di questi controversi fogli a “memoria di forma” descritti da molti. Ancora più importante, aveva visto l’apparecchio, che descrisse come “approssimativamente circolare”, e disse che vide “tre piccole persone” con grandi teste. Almeno uno di loro era ancora viva.
Il soldato di 1.ma classe (PFC) Roland Menagh era un altro MP (poliziotto militare) sul sito, secondo i figli Michael e Roland Jr. Gli descrisse un mezzo a forma di uovo e alcuna traccia di saldature. Michael ricorda che gli descrisse anche tre cadaveri. Suo padre disse che aveva caricato il velivolo su un camion a 18 ruote, coperto con un telo (il giorno dopo l’episodio di Martedì, come vedremo in seguito). L’aveva scortato con una jeep per la città fino alla base, dove il relitto venne deposto in un hangar.

Lunedì sera e la notte dal Lunedì 7 al Martedì 8 luglio
I militari probabilmente arrivarono abbastanza tardi sul secondo sito, più vicino a Roswell. Ci volle un po’ di tempo per un membro della squadra di archeologi per salire fino alla frazione di Mesa sulla Highway 285, e chiamare lo sceriffo di Roswell. Ci volle del tempo prima che sceriffo, vigili del fuoco e soldati inviassero delle squadre sul terreno. Ma il sito era più piccolo del Foster Ranch con il suo vasto campo di rottami e furono in grado di sigillarlo rapidamente la sera stessa. Così, a differenza dei cadaveri del ranch Foster, non custoditi, li poterono recuperare in fretta e nonostante il rischio per la salute, si decise di tenere i corpi sul sito, almeno per la notte, al riparo di una tenda, ben custodita da soldati armati. Due testimonianze indicano che dei soldati erano a guardia della tenda. Secondo i loro famigliari, il soldato Ed Sain e il Caporale Raymond Van Why furono condotti sul sito su un’ambulanza la sera del 7 luglio, per sorvegliare una tenda dove si trovavano i corpi, e gli fu ordinato di sparare su chiunque tentasse di entrare. Per contro, se ci fosse stato davvero un sopravvissuto sul secondo sito, non lo videro. Sembra molto probabile che fu fatto ritornare nella base il giorno stesso, probabilmente per l’ospedale. Due testimoni indipendenti l’avrebbero perfino visto camminare in ospedale. Va detto qui che Tom Carey e Donald Schmitt presumevano, nel loro libro 2007, che questo episodio della tenda si sia verificato, ma non sul secondo sito vicino a Roswell, ma sul terzo sito, il ranch Foster. Ma questa opzione è contraddetta dal fatto che questi due soldati di guardia alla tenda, dissero di aver visto l’UFO sul secondo sito, più vicino a Roswell. Inoltre dissero che il viaggio era durato più di mezz’ora di strada, prima di entrare nella “macchia” (“Into The Boondocks”). Questa volta il viaggio corrisponde alla posizione del secondo sito. In un messaggio che mi ha inviato nel settembre 2008, Donald Schmitt mi ha detto di essere d’accordo con me al riguardo.
Alcune precisazioni su queste due importanti testimonianze. Secondo Carey e Schmitt, nel 1947 il soldato Ed Sain faceva parte del 390.th Air Service Squadron (ASS), a sua volta collegato al 509th Bomber Group, l’unico gruppo di bombardieri atomici dell’epoca, con sede a Roswell. Questa “squadriglia”, guidata dal Maggiore Richard Darden, era stata specificamente incaricata di controllare i bombardieri B-29 del Gruppo 509. Era una missione confidenziale, e i soldati della SSA avevano il nullaosta “top secret”, superiore a quello della polizia militare della 1395.ma compagnia guidata dal Maggiore Edwin Easley. E’ a questa che apparteneva l’altro testimone, il Caporale Raymond Van Why. Secondo Ed Sain, intervistato da Carey e Schmitt, i comandanti Darden e Easley diedero già al secondo sito la massima importanza quando arrivarono. I due soldati ebbero disposizione di sorvegliare la tenda di notte, con l’ordine di sparare a chiunque cercasse di entrare … Per fortuna, nessuno comparve. Vennero rilevati prima della fine della notte, e tornarono alla base. Carey e Schmitt si incontrarono anche con il figlio di Sain, Steven, che disse che suo padre s’era preso 30 anni per decidere di parlarne con lui e il fratello: “Gli disse di aver giurato di tenere il segreto e di temere per la vita se avesse detto qualcosa… Non voleva ascoltare alcuna trasmissione né leggere libri su Roswell. Solo di recente cominciò a parlarne“. Aveva anche descritto l’apparecchio, che fu “la cosa più strana che aveva visto in vita sua“. Raymond van Why è morto nel 2001 all’età di 76 anni. Secondo la vedova Leola, non fu molto loquace sui nove anni e mezzo trascorsi nell’esercito. Aveva sorvegliato anche il B-29 Enola Gay (il bombardiere di Hiroshima). Quando lasciò l’esercito gettò via tutte le sue carte militari. Secondo lei, ne parlò per la prima volta nel 1954, leggendo un articolo di giornale su un presunto UFO crash. “L’ho visto!”, esclamò. Aveva detto che doveva sorvegliare un sito nel deserto di Roswell, dove un veicolo spaziale s’era schiantato. “Mio marito mi disse che si trattava di un UFO che si era schiantato, era un disco rotondo. Come fai a saperlo? gli chiesi. “Perché io ero lì e l’ho visto!

Martedì 8 Luglio
Il briefing del colonnello Blanchard e il comunicato stampa

Prima di passare ad un altro episodio importante, il trasporto alla base di Roswell di tutto ciò che fu scoperto, UFO, cadaveri e i rottami dei tre siti, su cui delle nuove testimonianze sono emerse, va posizionato qui, in ordine cronologico, il briefing del Colonnello Blanchard, al mattino presto di Martedì, il momento cruciale in cui l’intera sequenza delle operazioni sarà decisa, probabilmente in collaborazione con la gerarchia militare. Questo episodio, che si credeva di conoscere bene, è stato fortemente scosso dalla testimonianza postuma di Walter Haut, secondo cui il generale Ramey e il suo vice colonnello DuBose vennero da Fort Worth per parteciparvi (vedi testo integrale della sua dichiarazione giurata in Le crash de Roswell).
Il comandante Marcel e il Capitano Cavitt informarono il Colonnello Blanchard, alle 6 di mattina, di quello che avevano trovato nel ranch Foster (e probabilmente la sera precedente da Cavitt). Blanchard convocò il suo briefing settimanale prima del solito, alle 7:30. Fece il punto della situazione sui diversi siti, con diversi ufficiali della base. I rottami portati da Marcel e Cavitt, che parteciparono anche alla riunione, furono esaminati. Alla pubblicazione dell’affidavit di Walter Haut, nel libro di Carey e Schmitt, un punto venne discusso: la presenza del Generale Ramey e del Colonnello DuBose a questo briefing. Vennero la sera prima da Fort Worth (situato a 600 km, a un’ora e mezza di volo)? E’ plausibile, dato che l’intera gerarchia era già in allerta. Ricordiamo i segni delle agitazioni ai vertici politici e militari di Washington (evocati nel primo capitolo del mio libro Le Crash de Roswell). Se così fu, Ramey e DuBose dovettero ripartire il mattino di Martedì per Fort Worth, dove “giocarono” alla messa in scena per la stampa del pallone meteorologico, nel tardo pomeriggio.

Comunicato Stampa
In mattinata, il Colonnello Blanchard dettò il famoso comunicato stampa al Tenente Walter Haut, annunciando la scoperta di un “disco volante”. Haut la trasmissione a mezzogiorno ai due giornali e alle due stazioni radio di Roswell. L’annuncio fu subito trasmesso alla radio, e attivò una tempesta mediatica internazionale. Perché il Colonnello Blanchard, ufficiale d’élite dalla promettente brillante carriera (divenne generale a quattro stelle), ordinò di pubblicare questa notizia sorprendente? Come ha sottolineato Walter Haut quando l’incontrai nel 1995, sicuramente non aveva deciso da solo. Questo comunicato stampa faceva parte di un piano di azione adottato al vertice. La spiegazione che sembra più plausibile è che ciò fu deciso al mattino, per evitare il rischio di non essere in grado di tenere completamente il segreto, mentre c’erano tre siti sul terreno, di cui solo il secondo era sotto controllo in quel momento. Si vide che la notizia del crash cominciò a diffondersi in tutta la regione. Si scoraggiò la diffusione dell’intervista di Brazel alla radio KGFL, e venne bloccato l’annuncio del giornalista John McBoyle alla radio KAOT di Albuquerque (secondo la testimonianza di Lidia Sleppy), ma lo slittamento mediatico rimane possibile, e in questo il comunicato permise di fare buona figura. L’essenziale fu quello di nascondere la scoperta principale, quello dell’UFO sul secondo sito. Se i soldati arrivarono a sigillare i tre siti e a controllare tutto sul terreno, potevano fare marcia indietro e smentire la dichiarazione. Questo è esattamente ciò che avvenne, la sera stessa a Fort Worth, presso l’ufficio del Ramey.
La mattina presto, il colonnello Blanchard inviò una squadra di 50-60 uomini per cingere, e quindi ripulire il vasto campo dei rottami del Ranch Foster. Martedì mattina, il direttore della radio KGFL Walt Whitmore portò Brazel alla base, dopo che aveva trascorso la notte da lui. Brazel, senza dubbio condusse i militari al ranch e a prendere il controllo dei siti. Alcuni dicono che sarebbe stato condotto su un velivolo d’osservazione per guidarli più rapidamente. Il comandante Edwin Easley, capo della polizia militare, e il Capitano Richard Darden, vicecomandante della base e capo della unità d’élite a guardia dei bombardieri nucleari, diressero le operazioni sui tre siti. Degli MP della 1395.ma Compagnia (diretta da Ealsey) furono inviati lungo la strada 285 (a nord di Roswell) fino alla frazione di Ramon. Diversi testimoni indipendenti li notarono, in particolare William Woody e suo padre. Testimoni civili osservarono da lontano la chiusura del campo dei rottami. Trinidad “Trini” Chavez, figlio di un dipendente del ranch Richards (a sud del ranch Foster), osservò il lavoro dei soldati nel campo dei relitti con gli amici, a distanza su una collina. Era troppo tardi per farsi avanti e raccogliere i rottami, ma poi apprese che suo padre ne aveva già preso. Il giovane Charlie Schmid, che viveva a nord della città, seppe dell’evento. Saltò sulla sua moto e riuscì ad avvicinarsi al campo dei rottami. Ebbe appena il tempo di guardare un paio di parti in metallo, con dei segni strani. Ma sentendo dei veicoli militari arrivare, preferì scappare rendendosi conto che era caduto in una affare molto segreto.
L’inizio della retromarcia su Roswell avvenne il Martedì mattina, quando si disse che la radio KGFL fu fortemente scoraggiata dal trasmettere l’intervista a Brazel con due telefonate da Washington. Così, tutto era già diretto dall’alto. Fu il condirettore della stazione al momento, George “Jud” Roberts, che disse di essere stato chiamato dall’ufficio del senatore del New Mexico Dennis Chavez, e da TJ Slowe, segretario esecutivo della FCC (Federal Communications Commission). Questi gli fece capire che se trasmetteva la registrazione di Brazel, la sua radio rischiava di perdere la licenza in tre giorni! John McBoyle, gestore della stazione Radio di Roswell KSWS chiamò Lydia Sleppy ad Albuquerque (fu la prima testimone di cui venne a conoscenza Stanton Friedman negli anni ’70), e gli annunciò la scoperta dell’UFO. Ma l’intervista fu assai breve, e lui le disse di dimenticare questa telefonata. La trasmissione a Los Angeles fu fermata da un telex dell’FBI alla telescrivente. A partire da Martedì mattina, l’esercito aveva completamente isolato i tre siti e infine pensava di controllare la situazione. Poté quindi cominciare a fare rientrare il comunicato stampa del mattino. Sulla chiusura del sito dei rottami, ricordiamo uno dei primi testimoni ritrovato dagli investigatori. Budd Payne, allevatore nelle vicinanze, aveva voluto entrare nel ranch di Brazel in cerca di un animale disperso, ma venne fermato da una guardia armata. Arrivava da ovest, il che significa che il ranch era stato già circondato per intero. Quante precauzioni per qualche chilo di pallone meteorologico! Nel primo pomeriggio, molti tentativi furono effettuati dai militari di Roswell per fermare la diffusione del comunicato stampa. Se ne dovranno ancora recuperare delle copie il 9 luglio a Roswell, Albuquerque e Santa Fe. Tuttavia, dal Martedì mattina, la notizia della scoperta si era già diffusa a Roswell. Il comunicato di mezzogiorno fu pubblicato dal Daily Record di Roswell nel pomeriggio, così come da altri giornali negli Stati Uniti centrali e occidentali (ad esempio il San Francisco Chronicle). I giornali della costa Est pubblicarono direttamente la smentita la sera del giorno successivo, il 9 luglio. Ricordiamo qui anche la messinscena a Fort Worth, prima di presentare le nuove testimonianze, molto importanti, sul recupero degli UFO e dei corpi del secondo sito.

La messa in scena di Fort Worth la sera di Martedì 8 luglio
Il generale in pensione Thomas DuBose disse chiaramente, in un “affidavit” firmato nel 1991, che aveva ricevuto l’ordine dal Pentagono (Generale McMullen), al quartier generale dell’8.th Air Force di Fort Worth, di mettere in scena un cover-up e poi dimenticare tutto. La tarda mattinata di Martedì ebbe luogo il volo di un B-29 (il Dave’s Dream) a Fort Worth, con a bordo il Maggiore Marcel e altri ufficiali. La missione di Marcel era portare personalmente al Generale Ramey un nuovo lotto di rottami raccolti al ranch Foster. Una quadra molto gallonata, secondo il Sergente Maggiore (Ms Sgt) Robert Porter, che era a bordo come meccanico di volo. Alla sua testa, il Tenente-Colonnello Payne Jennings, vice del Colonnello Blanchard (secondo la deposizione di Porter). Porter aveva in mano dei pacchetti di veri rottami, di una leggerezza sorprendente.
A Roswell, il Tenente Robert Shirkey era presente al momento della partenza. Arrivato a Fort Worth, il comandante Marcel mostrò alcuni rottami al Generale Ramey, nel suo ufficio. Egli stesso lo portò nella sala nautica per mostrargli il luogo esatto dello schianto. Di ritorno all’ufficio, i relitti non c’erano più. Nel frattempo, il Colonnello DuBose, assistente di Ramey, ricevette i resti di un pallone meteorologico e dei bersagli radar gravemente danneggiati, probabilmente consegnati da un altro aeroplano affinché Marcel non vedesse, e li sparse nell’ufficio di Ramey. Per lui, questi erano solo dei resti buoni da gettare via, secondo le interviste agli investigatori. Ancora prima dell’arrivo dei veri e falsi rottami, il Generale Ramey, rispondendo ai giornalisti, cominciò già a dire, nel primo pomeriggio, che vi era confusione con un pallone. Annunciò ai giornalisti che il volo previsto per la base di Wright Field (Ohio) per l’esame dei rottami, era stato annullato. Ma un telex dell’FBI, delle 16:17 (che sarà reso pubblico su richiesta del FOIA) indica il contrario. La celebre conferenza stampa sul pallone meteorologico si svolse intorno alle 16:30 (CST).
Il fotoreporter John Bond Johnson fece una foto di Ramey e DuBose davanti ai frammenti sparsi, che saranno pubblicate l’indomani. Altre foto furono fatte con Marcel, anch’egli davanti ai resti del pallone. L’aiutante Irving Newton, addetto all’ufficio meteo di Ramey, identificò immediatamente pallone e radar-bersaglio e fu congedato. Marcel partecipò alla riunione senza dire nulla, contrariamente a quanto Newton ricordò in seguito, divenuto testimone importante per la tesi del pallone militare. Il giorno dopo, la smentita di Fort Worth era in prima pagina su tutti i giornali, e l’incidente fu chiuso per 30 anni. Ma a Roswell, e altrove, le operazioni continuarono.

La smentita di Roswell
A Roswell, nel primo pomeriggio, numerose chiamate continuavano a giungere da tutto il mondo, ma il Colonnello Blanchard non era raggiungibile. Si diceva che fosse in congedo! In realtà aveva visitato i siti, secondo il Tenente-Colonnello Joe Briley. I giorni seguenti, Blanchard avrebbe installato un ufficio temporaneo in un angolo della base. Nel pomeriggio di Martedì, arrivarono a Roswell i giornalisti Robin Adair e Jason Kellahin, della Associatd Press. Testimonianze contraddittorie: Adair, giunto da El Paso in aereo su ordine urgente dell’AP di Washington, sorvolò in aereo due siti. Dei militari armati gli fecero segno di allontanarsi. Si mostrarono a Kellahin, giunti da Albuquerque, dei resti di palloni caduto presso la Route 285. Si trattava ovviamente di una messa in scena organizzata apposta per lui. Nuova intervista di Brazel, la sera, per i due giornali e le due stazioni radio, questa volta sotto scorta militare (testimonianza di Paul McEvoy, direttore del Record). Ora, Brazel disse di aver trovato i resti del pallone il 14 giugno, anziché all’inizio di luglio. Sua moglie Margaret, sua figlia Bessie e suo figlio Vernon erano con lui. Brazel disse stavolta che aveva trovato difatti 5 libbre di palloni. Ma allora, perché ebbe la briga di fare un viaggio a Roswell? Diversi testimoni videro Brazel vagare per le strade di Roswell con una scorta militare: Floyd Proctor, Lyman Strickland, Leonard “Pete” Porter, Bill Jenkins e LD Sparks. Brazel non sembrava notarli.
Seconda intervista di Brazel con il reporter Frank Joyce. Joyce fece notare che aveva cambiato la storia. Commento finale di Brazel, molto a disagio, al momento di uscire: “non sono verdi!” Brazel viene poi custodito per quasi una settimana alla base, nella foresteria (testimonianza della famiglia e dei vicini). Tuttavia, dei voli speciali, non programmati, iniziavano ad arrivare a Roswell: da Washington DC, White Sands (Alamogordo AFB), Fort Bliss (nei pressi di El Paso) e Kirtland AFB. Arrivano delle squadre di ripulitura in rinforzo da Fort Bliss e Alamogordo. Ora torniamo agli eventi sui siti e l’invio dei relitti, dei cadaveri e dell’UFO a Roswell, come precisato da nuovi testimoni.

Martedì 8 mattina, riprese fotografiche sul secondo sito
A Washington, il Pentagono, avvisato da Roswell e Fort Worth sulla scoperta di due siti, aveva deciso Lunedì di spedire per via aerea a Roswell un team di fotografi: il Sergente Frederick Benthal e il Caporale Al Kirkpatrick, della Anacostia Naval Air Station di Washington (Benthal aveva fotografato i test atomici di Bikini nel 1946). Questo episodio della sessione fotografica è stata raccontata agli investigatori da Benthal stesso, nel 1993. Decollato da Washington alle ore 10 circa, in volo su un B-25 arrivò a Roswell nella serata di Lunedi alle 17 circa (MT). All’alba, Benthal e Kirkpatrick furono condotti sul secondo sito. Dovevano indossare indumenti protettivi. Videro delle tende sorvegliate da uomini armati e un camion frigorifero. Kirkpatrick fu inviato in un altro sito: probabilmente il campo dei rottami che veniva sigillato. Benthal vede affaccendarsi un certo numero di soldati e ufficiali, tra cui due comandanti, di cui non conosce i nomi: probabilmente i Maggiori Darden e Easley. Benthal dovette riprendere col flash i cadaveri nella tenda, dove erano allineati piccoli corpi su un foglio di gomma. Aveva notato un odore di disinfettante (formaldeide). Entrambi i fotografi vennero ricondotti il giorno stesso presso la base di Roswell. Macchine fotografiche e filmati furono confiscati. Ritornarono la mattina dopo a Washington, debriefing dal Tenente-Colonnello Bibbey, e divieto di parlarne. Poco dopo Benthal fu inviato in Antartide!

Trasporto dei cadaveri nella base dopo la sessione fotografica nella tenda
I corpi del secondo sito vennero spostati nella base, probabilmente in tarda mattinata. Conosciamo già un testimone probabile di questa operazione: il Sergente Melvin Brown (secondo sua figlia Beverly Bean). Si insediarono subito nel grande hangar P-3 (che esiste ancora oggi, come Hangar 84), poi una squadra fu incaricata del trasporto nell’ospedale della base. Ecco un altro testimone importante, il soldato Elias “Eli” Benjamin, che secondo Tom Carey e Donald Schmitt aveva deciso di parlare nel 2005. Fino ad allora non osava per paura di perdere la pensione da militare. Infine, parlò pubblicamente per la prima volta ad ottanta anni, durante una trasmissione della TV via cavo SciFi, andando in onda nel novembre 2006 negli Stati Uniti (nel 2008 in Francia). Una mattina di luglio, Eli Benjamin appena finita la guardia di notte, gli fu ordinato di rimanere in allerta per una missione speciale. Vide un’importante ed insolita attività attorno al quartier generale della base: era probabilmente il famoso incontro di Martedì mattina. Nel pomeriggio, ricevette l’ordine di andare al capannone P-3. Quando arrivò scoprì che l’ufficiale che gli disse di prendere l’incarico era preda di grande eccitazione, e fu costretto al silenzio dalle MP: Era esploso vedendo dei cadaveri nell’hangar! Questi erano disposti su letti con rotelle (gurneys), tre o quattro, credeva di ricordare, e coperti da fogli. Benjamin fu allora incaricato da un altro ufficiale arrivato sulla scena, di scortare il trasporto in ambulanza dei corpi all’ospedale della base. Secondo Benjamin, uno di loro sembrava muoversi. Il foglio scivolò e vide un viso grigio, una grande testa senza capelli, che non era umana. Davanti la telecamera di SciFi Channel, Benjamin imitò il movimento della sua testa pendente su un lato, come se stesse morendo. Quando Benjamin arrivò in ospedale, diversi medici ed ufficiali erano presenti, in attesa del corpo. Rimossero i fogli, permettendo a Benjamin di vederli furtivamente. Osservò che i medici erano affascinati, immobili, attorno ai corpi. A memoria, Benjamin descrisse un corpo piccolo, con una grande testa a forma di uovo, occhi allungati, una bocca sottile come una fessura e due fori al posto del naso. Benjamin aveva anche notato il forte odore dei cadaveri in decomposizione. Ma questo odore non proveniva dai corpi che avevano trasportato. Questo particolare suggerisce che i corpi martoriati del terzo sito erano già lì, e sembra confermare la storia che un’infermiera avrebbe fatto a Glenn Dennis su una tentata autopsia a cui avrebbe partecipato.

Un’altra testimonianza dall’ospedale
In ospedale, Miriam “Andrea” Bush, di 27 anni, era la segretaria dell’amministratore dell’ospedale, il Tenente-Colonnello Harold Warne. Secondo suo fratello George e sua sorella Jean, era tornata una sera scioccata. Alla fine disse che vi era nell’ospedale del personale medico che non conosceva. Warne l’aveva portata in una sala esami, in cui aveva visto diversi piccoli corpi, come dei bambini. Uno di loro era ancora vivo. La loro pelle era di colore grigio-marrone o brunastra, e avevano una grande testa e occhi grandi. Il giorno dopo disse che nessuno doveva dire qualcosa di più su questa storia. La famiglia riteneva che fosse stata seriamente minacciata. Secondo loro, l’evento l’aveva così turbata che le rovinò la vita. Morì nel 1989 in circostanze sospette, con lividi sulle braccia, ma fu dichiarata suicida per soffocamento con un sacchetto di plastica legato attorno alla testa… Sua cognata Pat Bush testimoniò pubblicamente (il video fu postato sul sito SciFi). Lei non pensa affatto al suicidio, ed è convinta che Miriam sia stata minacciata.
Ricordiamo la testimonianza dell’ex-impiegato delle onoranze funebri Glenn Dennis. Aveva detto che fu chiamato dalla base per vedere se aveva piccole bare, sigillabili, e come poter imbalsamare dei corpi. Aveva poi incontrato un’infermiera dell’ospedale che gli disse di aver partecipato ad una autopsia che fu sospesa a causa del fetore insopportabile dei cadaveri. La sua testimonianza è ora messa in discussione perché nascose il nome dell’infermiera dando nomi falsi, ma l’avrebbe fatto per proteggerla. Il futuro potrà dire se questa testimonianza sia vera. I corpi vennero poi portati in una stanza fredda, che si trovava a metà strada tra l’hangar e l’ospedale (questo è stato confermato di recente a Carey e Schmitt da una persona che vi ha lavorato negli anni ’90 ed ha sentito parlare degli eventi del 1947). Poi tornarono al capannone P3 per la notte, dove fu preparata una stanza allo scopo, e dove furono costruite speciali casse di legno per il trasporto del giorno seguente. Si trattava dei corpi del secondo sito, portati a Roswell nel primo pomeriggio. I corpi seriamente feriti del terzo sito vennero trattati a parte, come vedremo in seguito.

Martedì sera: preparativi per il trasporto delle salme del secondo sito
Numerosi sono i resoconti credibili di soldati che sorvegliarono l’hangar P-3 durante la notte tra Martedì e Mercoledì, e prepararono le casse per il trasporto del giorno successivo. Alcuni soldati erano di guardia al capannone la notte. Alcuni videro i corpi. Tra loro, il Sergente Melvin Brown (secondo sua figlia Beverly Bean) è uno dei primi testimoni conosciuti. C’era anche il soldato Francis Cassidy, che disse a sua moglie Sarah Mounce di aver visto i corpi all’interno. Un altro testimone; secondo la vedova Wanda Lida, il Caporale Robert J. Lida le disse che aveva sorvegliato l’hangar e osservatovi rottami e piccoli corpi che venivano preparati per il trasporto. Furono ancora il Sergente Robert Smith e gli altri membri della First Air Transport Unit (1.st ATU) a partecipare ai preparativi. Il giorno dopo probabilmente ebbe luogo l’imbarco e il trasporto dei corpi direttamente per la base di Wright Field, su un quadrimotore C-54 (Douglas DC-4 nella versione civile). Questo velivolo era pilotato dal Capitano Oliver “Pappy” Henderson (secondo la testimonianza della vedova Saffo Henderson e della figlia Mary Kathryn Grood).

Carico e trasporto dei cadaveri del terzo sito
I cadaveri del terzo sito, che furono presto consegnati all’ospedale per l’autopsia a causa del forte odore, vennero depositati durante la notte in una tenda, posta all’estremità della base, il più lontano possibile dagli edifici, e non lontano dai pozzi di carico (“pozzi bomba”) per le bombe nucleari dei bombardieri B-29, in vista del trasporto il giorno successivo. I corpi ingombranti, da evacuare il più rapidamente possibile, potevano essere passati in una stanza refrigerata, dove furono collocati sul ghiaccio e sigillati in sacchi e poi inseriti in una cassa di legno di grandi dimensioni. Durante la notte, questa cassa si sarebbe trovata sul fondo del pozzo di carico n. 1, e quindi caricata nella stiva del B-29 “Straight Flush“. Due soldati hanno raccontato che sorvegliavano l’aereo mentre veniva caricato dal ‘pozzo-bomba’.
Uno ha detto che il pozzo era circondato da due teloni per impedire a chiunque di vedere all’interno. Doveva fare la guardia cieca tra i due teloni (queste storie, anche se si sovrappongono, sono dettagliate ne ‘Le crash di Roswell’). La relazione più interessante, forse, sul caricamento del B-29 è quella del Capitano Meyers Wahnee. Secondo la figlia Blanche Wahnee, suo padre aveva rivelato alla famiglia che l’incidente di Roswell era vero, nell’ultimo anno di vita. Ufficiale della sicurezza d’alto livello, arrivò a Roswell in aereo da Fort Simmons in Colorado, per sorvegliare il trasporto di un “elemento top secret” da Roswell a Fort Worth col volo speciale di un B-29. L’elemento era unico, una grande cassa di legno che Wahnee doveva accompagnare come guardia di sicurezza nel pozzo di carico. Aveva detto che conteneva i corpi di alieni trovati nelle vicinanze di Roswell. Come molti altri testimoni nel libro, aveva detto che c’erano tre siti del crash. Vedremo come una serie di testimoni, alcuni dei quali nuovi, ha descritto il trasporto dei corpi sul B-29, il giorno seguente, Mercoledì, per la sede centrale di Fort Worth, Texas. Ma rispettando la cronologia, mettiamo qui per primo l’episodio del trasporto UFO alla base, nel pomeriggio di Martedì, per il quale ci sono nuovi testimoni.

Carico e trasporto a Roswell dell’UFO del secondo sito
Martedì 8, mentre a Fort Worth andava in va in scena la smentita pubblica del pallone meteo, le operazioni di recupero continuavano nei siti e nella base di Roswell. Alle 5 del mattino, il sergente Earl Fulford vede il suo amico, Sergente George Houck, lasciare la base al volante di un camion con un lungo rimorchio. Nel pomeriggio, verso le 16:00, quando lascia il lavoro, lo vede tornare con un carico coperto sul rimorchio, che sembra avere la forma di una Volkswagen. Fulford gli chiese cosa fosse, ma Houck si era sempre rifiutato di parlarne. Il soldato Rolland Menagh fu coinvolto nel carico dell’UFO su un camion con rimorchio a 18 ruote, coperto con un telo. Aveva scortato con una jeep il convoglio di ritorno da Roswell, dove depose il carico in un hangar. Dei testimoni in città videro passare il camion a 18 ruote, telato e sotto scorta armata. Queste varie relazioni indicano che l’apparecchio vene ricoverato al capannone P-3 nel tardo pomeriggio. Fu senza dubbio l’indomani Mercoledì che il capitano Sheridan Cavitt andò a visitare il secondo sito, accompagnato dal suo assistente, Sergente Lewis Rickett. Quest’ultimo ha raccontato la visita, a tre quarti d’ora di auto a nord di Roswell. Lui non vide l’UFO, ma c’erano ancora un po’ di rottami a terra. Ne prese uno che era leggermente incurvato e molto leggero, ma impossibile da piegare.

Una sorprendente testimonianza: il Vicegovernatore Montoya
Va notato qui un episodio curioso, ma che sembra confermato dagli investigatori, dopo numerose interviste ai testimoni. Questa sarebbe la visita alla base del giovane vicegovernatore del New Mexico Joseph Montoya, un “ispano-statunitense”. Questi avrebbe visto i cadaveri trasportati nel grande hangar P-3. Kevin Randle e Donald Schmitt ne avevano già parlato nei loro secondo libro, pubblicato nel 1994. Tom Carey e Donald Schmitt hanno ripreso e sviluppato questo episodio incredibile, nel loro libro del 2007 basato su una serie di interviste che furono in grado di avere con testimoni, i parenti di Montoya e anche con Ruben Anaya, coinvolto nell’incidente. Questo episodio solleva alcune questioni che vengono discusse ne Le crash de Roswell. Secondo Ruben Anaya, il Vicegovernatore Montoya andò nel capannone P-3 per stringere la mano ai suoi giovani sostenitori politici (i “montoyistas). Scoprì di essere entrato nel capannone appena dopo che i veicoli militari vi avevano portato i corpi e un primo carico di rottami, che tecnici e medici avevano appena cominciato ad esaminare. Non poteva capitare in un momento peggiore, e fu letteralmente preso dal panico. Allora chiamò Ruben Anaya per venirlo a prendere con urgenza con l’auto. Anaya era ben noto alla base e fu in grado di entrare senza difficoltà, per poi uscire con Montoya in stato di shock. Dopo essersi ripreso dai fratelli Anaya, gli avrebbe detto ciò che aveva visto: dei corpi che giacevano sui tavoli “che non erano umani!” Uno di loro era ancora vivo, perché l’aveva sentito lamentarsi. Per inciso, ci fu una scena simile, famosa, nel film Roswell (con l’attore Martin Sheen), il cui direttore esecutivo Paul Davids conosceva molto bene l’inchiesta su Roswell e scrisse la prefazione del libro di Carey e Schmitt. Secondo Montoya, i “piccoli uomini” erano stati spediti in ospedale poco prima di lasciare l’hangar. Ciò è coerente con la testimonianza di Eli Benjamin, che aveva dovuto compiere questo trasferimento, probabilmente nel pomeriggio. D’altra parte, Montoya non vide il velivolo nell’hangar, ma solo rottami. In linea con le testimonianze già citate secondo cui l’apparecchio fu trasportato nella base nel tardo pomeriggio. Per inciso, fu allora che il Colonnello Blanchard, tornato nella base dopo la visita sul sito, avrebbe fatto una visita al capannone, affiancato dal fedele Tenente Haut, avendo l’opportunità di vedere, per breve tempo, il velivolo e i cadaveri.
Vediamo che le diverse testimonianze sono collegate e s’incastrano come pezzi di un puzzle complicato, ma in maniera plausibile.

Mercoledì 9 e giorno seguente, il secondo volo del B-29 a Fort Worth
Era Mercoledì 9 luglio, circa le 16:00, quando decollò il bombardiere B-29 Straight Flush con una cassa di grandi dimensioni nella stiva, verso la base di Fort Worth, Texas. L’aereo era pilotato dal Capitano Frederick Ewing, ed era un volo con rigide misure di sicurezza e guardie armate nella stiva: il volo si svolse a bassa quota (1300-1600 m), mentre il ritorno a Roswell avvenne nella normale quota di volo (8300 m, essendo la cabina pressurizzata). Il Maggiore Marcel era sul volo di ritorno. La prima testimonianze raccolta dagli investigatori fu quella del Sergente Robert Slusher, un membro dell’equipaggio, che descrisse con precisione nel suo affidavit del 23 maggio 1993. Altre più recenti testimonianze dei membri dell’equipaggio sono quelle del Sergente Arthur Osepchook e del soldato Lloyd Thompson, confermano quelle di Robert Slusher, con alcuni dettagli che rivelano l’eccezionalità di questo trasporto ad alta sicurezza. Il Sergente Osepchook era certo, come gli altri, che ci fosse qualcosa di molto importante in quella cassa. Un aspetto interessante della sua testimonianza è che furono “interrogati” al loro ritorno a Roswell. Gli si disse che non c’erano “dischi volanti” e che non se n’era schianto uno. Anche in questo caso, quante precauzioni per un grappolo di palloni!
Altri dettagli: Lloyd Thompson ricordava di aveva partecipato al volo di un medico della base, che aveva riconosciuto perché l’aveva curato la settimana precedente. Bizzarro questo medico imbarcato per una semplice andata e ritorno per Fort Worth… Al suo arrivo a Fort Worth, un gruppo di persone attendeva l’aereo sulla pista. L’equipaggio aveva sentito all’interfono il Tenente Felix Martucci dire di riconoscere in mezzo a loro un ex-compagno di scuola, divenuto impresario di pompe funebri (mortician), ma il Capitano Ewing gli ordinò subito di tacere! Al ritorno a Roswell, lo stesso Martucci probabilmente fece un’altra gaffe esclamando: “Ragazzi, abbiamo appena fatto la storia!” («Boys, we just made history!»). Per inciso, Tom Carey e Donald Schmitt dicono che riuscirono a raggiungere Martucci al telefono, ma appena affrontarono questo volo “storico”, rispose subito che non ne sapeva nulla e riattaccò. Avevano cercato di richiamarlo in seguito, ma aveva cambiato numero. Non è escluso che ricevette un serio avvertimento, al momento.

Il trasporto dei rottami con diversi velivoli C-54, nei giorni successivi
Troviamo qui che il Sergente Earl Fulford dice di essere stato svegliato alle 2 di notte (probabilmente nella notte tra Mercoledì 9 e Giovedì 10) e ricevette l’ordine di andare nell’hangar P-3. Era l’operatore del carrello elevatore, e perciò fu mobilitato. Fu anche, forse, perché aveva un nullaosta “top secret”: si preferiva usare uomini di fiducia e nel numero più limitato possibile. Dovette caricare una cassa di legno, di 7 piedi quadrati, in un C-54. Poté essere preso come se fosse molto leggero. Ci furono altre spedizioni e altri voli: secondo Robert Smith (affidavit), ci furono tre o quattro voli di quadrimotori C-54. Ha confermato un volo per la base di Wright del Capitano Henderson (di cui vide la squadra), già citato. Secondo i suoi parenti, aveva detto di aver trasportato dei corpi, probabilmente del secondo sito. Tali trasporti ebbero, secondo i testimoni, diverse destinazioni: White Sands, Kirtland e Los Alamos. Questa destinazione per Los Alamos venne rivelata da un cugino di Robert Smith, un membro dei servizi segreti, Raymond Vinney. L’invio dei rottami per essere studiati a White Sands e Los Alamos è logico. Erano dei centri di ricerca avanzata, all’epoca, per missili e bombe atomiche. Secondo alcuni, eminenti personalità come Robert Oppenheimer per il nucleare e Von Braun per lo spazio, erano stati consultati. Si parlò anche di un trasporto a Washington: secondo la testimonianza del Tenente-Colonnello Joe Briley e del Sergente Lewis Rickett, un aereo giunse da Washington il Martedì 8 con a bordo personale della controintelligence (CIC, Corpo del controspionaggio), e ripartì lo stesso giorno con un carico di rottami.

La ripulitura dei siti nei giorni successivi
Nei giorni successivi, i militari di Roswell, aiutati da rinforzi da altre basi, compresa Fort Bliss che si trova più a sud, vicino al Messico, condussero un approfondito rastrellamento dei siti. Il Sergente Earl Fulford aveva anche detto che Mercoledì 9, “era stato portato volontariamente” per fare parte di un team di quindici-venti uomini guidato sul campo dei rottami di Brazel, per terminare la ripulitura del sito. Erano stati dotati di sacchetti di tela e gli fu ordinato di raccogliere tutto ciò che era “innaturale”. Descrisse un territorio che si estendeva per centinaia di metri che fu, come detto da altri testimoni, circondato da MP. Ovviamente, la terra era già stata ripulita perché non c’era molto, e si potevano vedere le tracce dei pneumatici di grandi camion che erano stati utilizzati per caricare le cose. Trovò solo sette pezzi che ha descritto, come molti altri testimoni, fogli ‘a memoria di forma’ (‘memory foil’) che riprendevano la forma originaria dopo essere stati piegati. Ricordiamo qui l’ispezione di settembre, nell’area di Roswell, del professor Lincoln Lapaz, assistito da Lewis Rickett, (vedasi capitolo 2 del libro). Lapaz scoprì un terreno con superficie vetrificata, a 5 miglia a nord-ovest del campo dei rottami. In seguito confermò a Rickett il parere che vi era caduto un mezzo extraterrestre. Ci sarebbero stati quattro siti più o meno allineati da nord-ovest a sud-est: la zona vetrificata (primo impatto al suolo?); il campo dei rottami a 5 miglia di distanza (esplosione dello scafo esterno?); il sito dei cadaveri a 2 miglia e in mezzo al campo (una capsula di salvataggio?); il sito d’impatto con l’UFO e gli altri corpi, a circa 20 miglia di distanza.
Cos’è realmente accaduto a Roswell? Arrischiamo qui un commento prudente sul caso: abbiamo davanti, ovviamente, una storia complessa. Nonostante le prove accumulate, vediamo che ci sono ancora aree grige e ignote. Ma questo non è un motivo per dubitare di tutto. Molti pezzi sono già assemblati.

Testimoni minacciati, residenti sorvegliati
I militari effettuarono anche il recupero di eventuali rottami raccolti dai residenti. Le case furono perquisite, saccheggiate e le persone minacciate, anche i bambini, secondo la testimonianza del fotografo di Roswell Jack Rodden. Uno degli allevatori della zona gli disse che i suoi tre bambini rientrarono a casa da una passeggiata molto traumatizzati, e si rifiutarono di dire cosa avevano visto. Rodden poi apprese che avevano visto troppo e che i militari li avevano minacciati e spaventati. Altri genitori hanno detto la stessa cosa. Nella stessa Roswell, sappiamo già della testimonianza delle figlie del vigile del fuoco Dan Dwyer, Frankie Rowe e Helen Cahill, su minacce di morte fatte ai familiari. Sappiamo anche di Barbara Dugger, la nipote dello sceriffo George Wilcox, a cui la nonna Ines aveva rivelato, poco prima di morire, le minacce di morte fatte a suo marito e a lei stessa. Tuttavia, il caso dello sceriffo è stato forse ancora peggiore, se crediamo ai fratelli Anaya già incontrati come testimoni dell’esperienza traumatica di Joseph Montoya. Avevano avuto una visita dello sceriffo Wilcox, che fu incaricato di avvertire e minacciare i testimoni. Così, Wilcox fu costretto dai militari a svolgere questo ruolo difficile, prima di essere minacciato a sua volta! Questo spiega perché questa storia l’aveva spezzato moralmente, secondo le confidenze di Inez Wilcox a Barbara Dugger, e così anche uno dei suoi aiutanti, al punto che abbandonò la carriera di sceriffo.

I giorni successivi, al ranch Foster
I figli di Brazel, Bill e Paul, videro la sua foto e la smentita sul giornale. Rendendosi conto che il padre aveva dei problemi, andarono al ranch per aver cura di bovini, cavalli e pecore. Paul, proprietario di un ranch in Texas, arrivò per primo, ma i soldati erano ancora lì e fu respinto in diverse occasioni. Si rifiuterà totalmente di testimoniare in seguito. Il secondo, Bill, che vive ad Albuquerque, giunse subito dopo con la moglie Shirley, e si presero cura degli animali. Brazel, al ritorno, amareggiato e umiliato si rifiuterà di parlarne coi parenti. Tuttavia, secondo testimoni, avrà abbastanza per lasciare il ranch e saldare i debiti poco dopo. Gli abitanti della regione continuarono ad essere monitorati e visitati per anni. Infatti, alcuni avevano conservato dei rottami. Bill Brazel dirà, a Corona nel 1949, di aver raccolto alcuni frammenti. Poco dopo, fu visitato da un certo Capitano Armstrong, accompagnato da tre soldati, che chiesero e ricevettero i frammenti. Perquisirono la casa e la misero a soqquadro. Secondo un allevatore della regione, LD Sparks, pochi anni dopo l’incidente, un vicino di Brazel, Dan Richards, gli mostrò un pezzo di lamiera. L’aveva gettato in aria e gli aveva sparato, ma senza riuscire a danneggiarlo. Si poteva piegare, ma poi riprendeva la forma originale: un’altra testimonianza su un foglio infrangibile, a memoria di forma! Si vedrà nel capitolo 2 del Crash di Roswell, come Brazel stesso aveva fatto una volta questa prova con degli amici cacciatori. Nonostante lo sforzo dei militari per recuperare tutti i rottami raccolti nel ranch Foster e dintorni (alcuni frammenti, più leggeri, furono probabilmente dispersi dal vento), non è impossibile che alcuni siano riusciti a conservarne. Tom Carey disse al Larry King Live, il 4 luglio 2008, che potrebbe essere sulla buona strada per trovare uno!

Un nuovo testimone da Wright Field
Una delle testimonianze più interessanti proviene dai quattro figli del Tenente-Colonnello Mario M. Magruder, un emerito pilota dell’aviazione navale nel Pacifico, nella Seconda Guerra Mondiale. Secondo loro, confessò sul letto di morte che aveva visto i rottami dello schianto, e un alieno vivo a Wright Field (in seguito ribattezzata Wright-Patterson AFB) due settimane dopo l’incidente, nella seconda metà del luglio 1947. Era appena entrato nell’Air War College, nell’Alabama, frequentato da ufficiali d’élite, considerati i futuri leader delle diverse armi. Furono inviati a Wright Field per dare il loro parere su una questione urgente. Appresero poi della scoperta di un velivolo extraterrestre caduto vicino Roswell. L’avevano esaminato e furono poi introdotto in un’altra stanza dove c’era l’alieno sopravvissuto! Mike Magruder disse che suo padre aveva descritto la “creatura” alta meno di cinque piedi (1,50 m), “umanoide”, ma con braccia e occhi più grandi, e una testa sproporzionata, priva di capelli. Aveva una fessura al posto della bocca e due buchi senza appendici come naso e orecchie, la descrizione classica dei “Grigi”… Non c’era alcun dubbio nella sua mente che “veniva da un un altro pianeta“, e disse a suo figlio che visse il più grande shock della sua vita. Questa storia, se vera, ci fa riflettere su quale sia il problema che non cessa mai di essere evocato, giustamente, quello della soppressione del segreto. Che cosa accadrebbe se tutta la storia di Roswell, e le sue conseguenze, venisse provata oltre ogni ragionevole dubbio? Causerebbe probabilmente più di un paio di grandi titoli sui giornali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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