Crea sito

Rivelazioni devastanti sulla distruzione del MH17

James Oneill, New Eastern Outlook 27.03.2020

Il 17 luglio 2014, MH17, volo delle compagnie aeree malesi in rotta da Amsterdam nei Paesi Bassi a Kuala Lumpur in Malaysia fu abbattuto mentre transitava neullo spazio aereo ucraino. Sebbene non ci fossero ammissioni di colpevolezza e almeno inizialmente erano disponibili pochissimi dati fattuali, non era impedito un gioco di accuse immediate promosso dai governi olandese, ucraino e australiano. I Paesi Bassi (189 cittadini a bordo) e l’Australia (27 cittadini più alcuni residenti non cittadini), insieme ai malesi (44 cittadini), subirono le maggiori perdite. Fu immediatamente istituito un gruppo d’inchiesta. Questo fu il primo indizio che l’indagine non era destinata semplicemente a stabilire ciò che era accaduto, ma aveva più ampi motivi geopolitici. Il gruppo d’inchiesta era composto da Paesi Bassi, Australia, Ucraina e Belgio. L’ultimo Paese nominato vi perso solo un cittadino. In assenza di qualsiasi ragione plausibile per l’inclusione di tale Paese, il fatto che sia il quartier generale della NATO in quello che si rivelava una grande manovra anti-russa era la probabile ragione dell’inclusione.
L’inclusione dell’Ucraina era ancora meno comprensibile. Essendo il Paese sul quale si verificò il disastro, era un candidato ovvio per la lista dei sospetti responsabili di ciò che evidentemente non era un incidente ma deliberata distruzione di un aereo di linea civile, e quindi omicidio di tutti coloro a bordo. Che questa non fosse un’indagine onesta e obiettiva sull’abbattimento di MH17 fu stata rafforzata dal fatto che le quattro nazioni firmarono un accordo segreto di non divulgazione, la cui componente chiave era che non ci sarebbe stato alcun annuncio pubblico a meno che le quattro nazioni non avessero concordato all’unanimità. Questa fu la prima volta nella storia in cui un potenziale sospetto aveva il veto su un’inchiesta. L’altro fattore che sollevò sospetti tra gli analisti indipendenti era che l’esistenza di tale accordo non fu pubblicizzata. Per quanto a conoscenza di questo autore, non fu mai pubblicizzato dai media tradizionali australiani. I malesi, proprietari dell’aereo, si rifiutarono di firmare l’accordo. Inizialmente furono esclusi dall’inchiesta ufficiale, anche se, come si sa, avviarono una propria indagine. Ciò incluse tra l’altro l’invio di una squadra in Ucraina dove poterono recuperare la “scatola nera” dell’aereo, che conservarono per l’analisi nonostante i tentativi degli inglesi di recuperarle prima che i malesi avessero completato le indagini.
Un altro fattore che si rivelò d’importanza cruciale fu l’affermazione di John Kerry, allora segretario di Stato degli Stati Uniti, secondo cui gli statunitensi sapevano cosa era successo perché i loro satelliti, in orbita stazionaria su quella che era una zona di guerra che coinvolgeva il governo ucraino e la regione russofona del Donbas dissidente dal colpo di Stato fascista avutosi all’inizio quell’anno coll’assistenza degli Stati Uniti, per rovesciare il governo ucraino eletto. L’ampia geopolitica è cruciale per la comprensione della tragedia e sue conseguenze. Più di cinque anni dopo l’abbattimento del MH17 finalmente iniziava un processo nei Paesi Bassi, con quattro accusati: tre russi e uno ucraino. Senza dubbio con sorpresa dei pubblici ministeri olandesi, uno degli accusati, il russo Oleg Pulatov era legalmente rappresentato al processo.
Ci furono altre spiacevoli sorprese per la squadra di procura olandese, la cui giurisdizione nel perseguire effettivamente il crimine era, a dir poco, estremamente dubbia. Il processo iniziò ai primi di marzo 2020 e dopo due giorni di audizioni fu aggiornato all’8 giugno 2020. Il giudice olandese presidente (di una commissione giudiziaria di tre persone) diede alla squadra della procura una sorpresa molto spiacevole. Emise l’ordine affinché l’accusa fornisse le fotografie dei satelliti-spia nordamericani, la cui esistenza fu presunta da Kerry, nonché dai politici olandesi, per aver fotografato l’intero incidente. Queste fotografie sono cruciali, supponendo che esistano e non c’è motivo di dubitarne. Vi sono ottime ragioni per credere che i russi abbiano identiche fotografie dai loro satelliti, analogamente in orbita sulla zona di guerra. I russi, tuttavia, scelsero di non pubblicizzare questo fatto. Prima di esaminare ulteriori prove rilevanti si può trarre una conclusione preliminare sulle fotografie. Se in effetti dimostrassero che l’MH17 non fu abbattuto da un missile russo sparato da una squadra russa o filo-russa, sarebbe una devastante confutazione delle accuse a separatisti e russi di esserne in qualche modo responsabili della tragedia. Invece di produrre quelle che potrebbero essere prove convincenti di colpevolezza, per quasi 6 anni l’affermazione non comprovata che ci fossero prove fotografiche di ciò che era accaduto, e implicitamente dimostrando che la responsabilità era russa e/o separatista, fu autorizzata per infastidire coi media occidentali senza che questa cruciale prova fotografica venisse effettivamente prodotta.
La spiegazione di gran lunga più plausibile per il rifiuto delle prove fotografiche è che non supporta la lunga pretesa occidentale secondo cui la Russia o i separatisti filo-russi fossero i responsabili. Il sostegno a questa proposta proviene da un’altra fonte, indipendente da russi e separatisti ucraini. In primo luogo, contrariamente a quanto affermato dai parlamentari olandesi, un rapporto dell’intelligence militare olandese del 21 settembre 2016 affermava che il governo olandese non aveva ricevuto immagini satellitari dagli statunitensi. Il fatto che questa affermazione sia in torale contraddizione con la versione ufficiale promossa instancabilmente dai governi olandese, ucraino e australiano, ne aumenta l’autenticità. I servizi d’intelligence olandesi tuttavia meritano ulteriore credito per onestà. Due rapporti furono preparati dal capo dell’intelligence militare olandese generale Onno Eickelsheim e pubblicati lo stesso giorno. La ragione per cui i contenuti dei rapporti del Generale non furono pubblicizzati dai media occidentali è che contraddicono direttamente la narrativa della propaganda occidentale. Secondo i rapporti, i cui dettagli possono essere letti sul sito del giornalista investigativo australiano (ma residente a Mosca) John Helmer (Dances With Bears) Eickelsheim riferì che alcun missile russo BUK fu sparato in o vicino quella zona. Ciò era direttamente contrario alla propaganda promossa dall’agente di disinformazione inglese che scrive col nome fittizio di “Bellingcat” e la cui disinformazione è citata fedelmente e regolarmente dai media occidentali. È significativo che il rapporto di Eickelsheim non abbia mai visto la luce sui media occidentali. Tale prova deve ancora essere presentata al processo contro i quattro accusati. È una scommessa abbastanza sicura che verrà utilizzata dalla difesa. Quando, come si sospetta, l’accusa non potrà ottemperare all’ordine del giudice di produrre le presunte prove fotografiche di un missile BUK che abbatteva l’MH17, o più in particolare, un missile BUK russo, e vengono presentate anche le prove devastanti del generale Eickelsheim, è molto difficile vedere come si possa mantenere l’accusa.
Ci sono altri vittime di questa tragedia. Non sono solo i passeggeri sfortunati e l’equipaggio dell’MH17, e le loro famiglie che hanno sopportato bugie e inganni dai governi che avevano prove di una sequenza radicalmente diversa degli eventi, ma anche col silenzio e le menzogne, con cui quei governi cercavano di mantenere una narrativa dannosa e falsa. Probabilmente è una vana speranza, ma quelle famiglie, i separatisti e il governo russo, meritano profonde scuse per anni di inganni e menzogne.

James O’Neill, avvocato australiano, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio