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Il coronavirus farà scomparire l’Unione europea?

Valerij Kulikov, New Eastern Outlook 30.03.2020

Sempre più persone iniziano a parlare della fine dell’Unione europea. Inoltre, mentre molti osservatori citavano la Brexit come segno che l’Unione europea sia sull’orlo del collasso, è ormai chiaro che la Brexit fu solo uno dei tanti colpi che l’UE ha subito, subendo problemi sottostanti da quando fu istituita: la politica estera elenca frammentazione politica, mancanza di “potere duro”, dipendenza dagli Stati Uniti e demografia sfavorevole. Secondo il Financial Times, “La fortezza Europa è un’illusione”. Il quotidiano francese Le Figaro scriveva di crisi economiche, migratorie e sanitarie che mettono in ginocchio i Paesi europei, sottolineando che l’Unione europea e il sistema dei Paesi globalizzati barcollano sull’orlo del disastro. Non solo i media nordamericani , ma la stampa turca e molti media europei notavano che alla Conferenza di sicurezza di Monaco fu persino vista assenza di unità politica, la più grande riunione di politici e funzionari responsabili della politica di sicurezza comune, ed anche osservavamo che molti europei provano disorientamento. “La frustrazione cresce nell’UE”, concludeva il quotidiano francese Libération, aggiungendo: “In effetti, a parte la Francia, non esiste una forza politica nell’UE che vorrebbe formare un potere europeo, o addirittura preservare l’Unione europea nella forma attuale. L’Est e il Sud dell’Europa sono interessati solo alla moneta europea, mentre il Nord è interessato ai vantaggi di un grande mercato e dell’euro. Ma una volta che tutti pensano che gli svantaggi superano i vantaggi, salteranno dalla nave senza pensarci due volte. Per dirla in modo conciso, va risposto a questa domanda: l’Europa è solo un progetto della fine del XX secolo?” L’esplosione della pandemia di coronavirus non solo aggravava i problemi e le contraddizioni intraeuropee, ma anche rafforzava la forza centrifuga dei processi nell’UE. Nonostante i discorsi sulla “solidarietà”, l’UE fallì miseramente nell’aiutare l’Italia a combattere la pandemia di coronavirus, chiara dimostrazione di come l’Unione europea stia peggiorando. Non si dimentichi che nella crescente pandemia, il governo italiano feceo appello all’UE e persino al segretario alla Difesa nordamericano Mark Esper per aiutarlo a combattere la diffusione del coronavirus, poiché l’Italia chiaramente non aveva abbastanza mezzi essenziali e letti in ospedale per curare tutti i ricoverabili in ospedale. Lottando per far fronte alla pandemia, Roma riponeva molte speranze sulla possibilità di aiuto dalla comunità europea. Se l’assistenza non veniva fornita in tempi come questi, allora perché i Paesi dovrebbero pagare così tanto per rimanere nell’UE, e perché dovrebbero prendere ordini da strutture sovranazionali che a volte si scontrano cogli interessi nazionali? Tuttavia, Bruxelles li ha respinti palesemente: erano gli italiani che avevano contratto il virus, quindi se ne occupassero da soli. In questa situazione, l’Italia e il popolo italiano divennero i la zavorra dell'”Europa unita” e dei suoi politici a Bruxelles. Non sapremo mai a cosa avrebbe potuto condurre la politica di Bruxelles, se le richieste italiane di aiuto non fossero state ascoltate da Cina, Russia e numerosi altri Stati non UE, che risposero il più rapidamente possibile.
Nell’affrontare la crisi del coronavirus, l’Unione Europea mostrava il suo vero volto, scriveva Neue Zurrcher Zeitung. Un aereo merci cinese che trasportava 31 tonnellate di forniture mediche e umanitarie atterrò a Roma il 12 marzo, segno del fallimento dell’Unione Europea. Ulteriori prove furono sentite la sera del 15 marzo, quando strade e piazze vuote dell’Italia erano piene di musica, e non si trattava dell’inno dell’Unione Europea, l’inno alla gioia di Beethoven, ma dell’inno nazionale cinese. I Paesi dell’UE devono ancora mostrarsi sotto buona luce nella risposta a questa crisi. Le restrizioni imposte impulsivamente dai governi tedesco e francese all’esportazione di maschere protettive e dispositivi medici, mentre il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio chiedeva aiuto, non andarono bene a Roma. Probabilmente capirono il messaggio che tutti i discorsi sulla solidarietà europea in tempi di difficoltà sono solo parole vuote, sottolineava la Neue Zuercher Zeitung. “È di cattivo auspicio che Bruxelles abbia abbandonato il Paese più gravemente colpito al suo destino in questa fase iniziale dell’epidemia”, affermava il Neue Zürcher Zeitung. In una telefonata del 21 marzo, il Presidente Vladimir Putin confermava al Primo ministro Giuseppe Conte che la Russia era pronta ad aiutare l’Italia a combattere il coronavirus. E il 23 marzo, nove aerei da trasporto militare dell’Aeronautica russa già atterravano in Italia con squadre mobili di virologi e attrezzature dalla Russia per diagnosticare il virus e la disinfezione, che avrebbero dovuto funzionare immediatamente. Gli italiani condivisero l’impressione sulla risposta della Russia sui social network, poiché furono completamente sorpresi dalla rapidità con cui la Russia potè trasferire numerose forze e mezzi in una la notte. “La Russia ha risposto all’emergenza del coronavirus in Italia alla velocità del lampo, ed è venuta in soccorso più velocemente dei paesi dell’UE, che si sono dimenticati del partenariato europeo che si promettevano a vicenda negli accordi. A quanto pare, l’Europa rivaluterà le priorità dopo la pandemia”, scriveva la Frankfurter Allgemeine Zeitung. E come osservava, l’Italia fu aiutata nella lotta al coronavirus da Russia e Cina prima che che i vicini europei si facessero avanti, il che significa che gli italiani sapranno chi siano u veri amici e penseranno meglio di questi Paesi rispetto a prima. Tuttavia, il quotidiano tedesco sollevava anche la seguente domanda: perché le espressioni di solidarietà e assistenza reciproca sono ormai una rarità tra i Paesi europei nella lotta al coronavirus?
Molti giornali francesi scrissero degli aiuti che la Russia inviava in Italia, come avevano già scritto sugli aiuti da Cuba, Venezuela, India e Cina. Nella sezione commenti, i lettori francesi scrivevano: “Cina e Russia fanno davvero tutto il possibile per aiutare italiani, serbi, cechi e belgi… che vi piaccia o no, il signor Trump non ha fatto nulla per i partner europei…” . “Oltre a Russia e Cina, l’India inviava aiuti in Italia, così come Cuba, che inviava 50 medici”. Non esiste solidarietà europea. Il presidente serbo Aleksandar Vuchic fece il seguente annuncio la sera del 15 marzo, riportata su tut.by: “Non trarrò ancora alcuna conclusione politica, ma ormai abbiamo tutti capito che la solidarietà europea non esiste. È una fiaba di carta”. Questo è quanto affermava il presidente serbo sul divieto dell’UE di esportare medicinali e attrezzature mediche a causa del coronavirus. “La crisi che è iniziata in Francia in relazione all’epidemia di coronavirus, mettendo in luce molte debolezze del sistema sanitario del Paese, i prodotti farmaceutici e la salute della società francese chiaramente peggiorano”, scriveva Le Figaro. Inoltre, questa non è solo un’osservazione tipica per descrivere la situazione in Francia! La pandemia di coronavirus intensificava il razzismo in molti Paesi europei. Nella città polacca di ?uków nel Voivodato di Lublino, ad esempio, ci fu un attacco scioccante contro una donna vietnamita. Furono lanciati bastoncini e le furono urlate insulti razzisti: “Tornatene nella fottuta Cina!”, “Tu così porti il coronavirus!”
Questo virus non solo non è riuscito a unire i politici europei, ma ha anche approfondito la consapevolezza delle persone sulla disuguaglianza. Le quarantene imposte in questi Paesi riflettono realtà nettamente diverse, dove da un lato dell’estremo ci sono persone che non hanno protezione sociale e medica necessarie, e dall’altro lato c’è l’opposto polare, i ricchi col lusso di scegliere dove abitare e “isolarsi”. “Non è vero che l’epidemia sia il grande equalizzatore di tutti. Le persone facoltose volano su jet privati, noleggiano yacht e godono dei benefici della medicina VIP, non come i povere”, sottolineava la stampa tedesca. L’UE dovrà pertanto apportare alcune serie modifiche al fine di concentrarsi sulle esigenze dei cittadini. Altrimenti, secondo Le Figaro, l’UE non avrà come proteggersi dall’ondata di populismo xenofobo che già trasforma il virus in un’arma politica di distruzione di massa. La pandemia di coronavirus metterà alla prova l’UE su una scala che potrebbe persino superare la Brexit, la crisi del debito sovrano europeo del 2008 e la crisi dei migranti del 2015.

Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio