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Il Washington Post ammette che i crimeani sono felici in Russia

Tony Cartalucci – LDR, 24 marzo 2020

Il Washington Post, inveterata chiave di volta della propaganda estera degli Stati Uniti, recentemente faceva un’ammissione sorprendente. Il popolo della Crimea, presumibilmente “annesso” dalla Federazione Russa, è contento sotto il governo di Mosca. L’articolo del Washington Post intitolato “Sei anni e 20 miliardi di dollari in investimenti russi dopo, la Crimea è contenta dell’annessione russa”, tenta in ogni modo di travisare, e senza dubbio causa ed ovvie implicazioni dei dati dell’indagine presentati, ma ammetteva: “… l’annessione era popolare, soprattutto tra la grande popolazione di russi più anziani della Crimea. Più di cinque anni dopo, e miliardi di rubli di investimenti, rimane popolare”. I dati del sondaggio furono raccolti dal Levada Center, che il Washington Post chiama “compagnia di sondaggi più affidabile della Russia”. Il Washington Post ometteva convenientemente che il Levada Center fu finanziato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti tramite il National Endowment for Democracy (NED) e lavora regolarmente coi media occidentali per generare dati a supporto delle varie narrazioni anti-russe di Washington e Londra, il che è probabile perché il Washington Post decideva che è “affidabile”. Tuttavia, anche questo fronte finanziato dagli Stati Uniti doveva ammettere che dal 2014, quando la Crimea rientrò in Russia a finora, l’amministrazione russa della penisola era e rimane molto popolare. Il Washington Post dovette anche ammettere che, tra i tatari della Crimea, il sostegno alla Russia è aumentato dal 2014. Il Washington Post ammise: “Il sostegno per l’adesione alla Russia rimane molto elevato (86 percento nel 2014 e 82 percento nel 2019) ed è particolarmente elevato tra russi ed ucraini. Un cambiamento chiave dal 2014 fu l’aumento significativo del sostegno dei tatari, popolazione musulmana turca che costituisce circa il 12% della popolazione della Crimea. Nel 2014, solo il 39% di questo gruppo vide l’adesione alla Russia come positiva, ma questa cifra saliva al 58% nel 2019. I tatari di Crimea erano al centro di immensi sforzi di Washington e suoi partner a Kiev per creare un’opposizione per destabilizzare la penisola e minare la presenza della Russia. Chiaramente taleo stratagemma è per lo più fallito.

Politica estera russofobica fuori sincrono con la realtà
Il Washington Post ammetteva infine che, nonostante il grande sostegno dal 2014 fino ad oggi del ritorno della Crimea alla Russia, l’occidente ne sia ancora indignato. Il Post notava: “L’annessione della Crimea rimane un oltraggio per la maggior parte degli Stati euro-atlantici, sebbene i sentimenti siano chiaramente diversi all’estrema destra. Ma anche i più accaniti critici della Russia riconoscono, sebbene l’esprimano raramente pubblicamente, che la Crimea non tornerà presto all’Ucraina”. Ma se il popolo della Crimea volesse restituire la penisola all’amministrazione russa e fosse incredibilmente felice allora e ora per averlo fatto, qual è la fonte dell’indignazione nella maggior parte degli “Stati euro-atlantici” che affermano che la loro politica estera è sostenuta dalla preoccupazione per democrazia e diritti umani? Qui si vede un altro fuoco di Sant’Antonio staccarsi e decollare dal tetto della propaganda che protegge e nasconde la vera agenda e le motivazioni dell’occidente. A questi “Stati euroatlantici” non importò mai cosa pensasse il popolo di Crimea, né del destino e futuro di Ucraina o Russia in ciò che era meglio per i loro popoli, invece si preoccupava solo di come dagli sviluppi in questi Stati trarne dei benefici solo per sé stessi. Ciò include i tentativi ostinati di mantenere il loro “ordine internazionale” unipolare, un ordine che hanno creato e che avvantaggia essi e solo essi, un ordine mantenuto a spese del resto del mondo ad esso soggetto. Il fatto che l’occidente protesti ancora sul ricongiungimento della Crimea alla Russia nonostante il popolo della Crimea l’abbia deciso e che 6 anni dopo ne sia ancora ampiamente soddisfatto, dice molto sull’impegno reale dell’occidente sui principi di democrazia e autodeterminazione rispetto all’uso che ne fa per nascondere la sua agenda egoistica. Il popolo della Crimea è sfuggito dall’incubo destabilizzante e caotico che Stati Uniti ed alleati della NATO hanno reso l’Ucraina, un incubo posto portando in Ucraina “democrazia” e “diritti umani” e mettendola sulla rotta giusta per l’annessione all’Unione europea in via di disintegrazione e attrarla alla sempre più antiquata e impotente alleanza militare della NATO.
Il racconto dell’Ucraina e della Crimea post-euromajdan è un avvertimento che mette in guardia le nazioni su ciò che effettivamente succede a chi cade nell’orbita di Washington, Londra e Bruxelles, e sui veri benefici di un’autodeterminazione autentica fuori tale orbita. L’Ucraina continuerà ad essere un avvertimento sul chinarsi all’occidente ed investire nel suo stracco “ordine internazionale”, mentre la vicina Crimea continuerà ad essere una vetrina dei meriti del multipolarismo emergente, e sempre più punto in cui anche fonti di spicco della propaganda occidentale come il Washington Post devono ammettere altrettanto, per quanto obliquamente.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio