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Eccoci di nuovo: 11 settembre, coronavirus e un’altra “Nuova Pearl Harbor”

Barbara Honegger, AHTribune 23 marzo 2020

Agendo in modo fedele alla forma di agente di propaganda della comunità d’intelligence militare degli Stati Uniti, il Washington Post recentemente pubblicava un articolo d’opinione che affermava: “Gli USA devono essere su un piede di guerra”. In esso, affermava Danielle Allen, “L’analogia appropriata a questo momento è Pearl Harbor… Il Paese deve basarsi sulla guerra”. Con tale invocazione a Pearl Harbor, un rappresentante dei signori della guerra degli USA chiarisce l’obiettivo di continuare l’assalto alla società civile, iniziato con le grossolane dichiarazioni che accompagnarono gli eventi dell’11 settembre 2001. Nel 2000 molti dei principali attori del futuro gabinetto di guerra del presidente George W. Bush invocò in modo famigerato l’immagine di Pearl Harbor come fattore scatenante della guerra. In un noto rapporto, i neocon del Project for a New American Century (PNAC) tracciarono la strada per l’11 settembre, evocando la necessità di un evento simile a Pearl Harbor. Un evento del genere fu dichiarato necessario per mobilitare il sostegno popolare degli Stati Uniti alla guerra d’invasione, allo Stato di polizia e agli interventi dello Stato di sorveglianza interna. Gli effetti a livello nazionale e globale del contagio COVID-19 sono enormi e molto reali, così come gli effetti ad ampio raggio dell’11 settembre 2001. Anche l’attuale crisi replica l’enorme discrepanza tra storia ufficiale del 11/ 9/2001 e fatti reali precedenti. Questi inquietanti parallelismi si manifestano nell’attuale crisi nel fatto che, negli ultimi 3 mesi, 13 milioni di persone sono morte nel mondo per vari disturbi. Secondo fonti ufficiali, poco più di 11000 di questi 13000000 di morti sono dovuti al coronavirus.
Dopo l’11 settembre Bush, Rice, ecc. affermarono che “nessuno avrebbe potuto immaginare” il disastro imminente prima dell’11 settembre. Ora sappiamo, tuttavia, che il ramo esecutivo di Bush e Rice condusse “esercitazioni” antiterrorismo su scenari di minacce pianificate a WTC e Pentagono. In effetti, esercitazioni basate su tali scenari si svolsero la mattina dell’11 settembre, proprio mentre si svolgevano le violenze reali, vale a dire come è possibile che non si potesse sapere qualcosa che si stava già avverando nel regno ipotetico delle esercitazioni militari? A causa di ciò, così come di molte altre anomalie e incoerenze interne, era nettamente evidente che gli attacchi, apparentemente a sorpresa, dell’11 settembre, fossero un lavoro interno. Ora Trump ripete di continuo la menzogna della Casa Bianca in tutti i briefing sul coronavirus secondo cui “Nessuno avrebbe potuto sapere cosa sarebbe successo “. Fa tali dichiarazioni mentre si hanno documenti pubblici ben noti che un ammiraglio della Marina degli Stati Uniti e i capi degli affari e del governo degli Stati Uniti condussero uno scenario di crisi col Coronavirus coinvolgendo ipotetiche risposte di emergenza, nell’esercitazione chiamato Evento 201. Sotto la direzione dello zar dei vaccini Bill Gates, l’Evento 201 ebbe luogo ad ottobre poco prima della data di origine dichiarata del virus a Wuhan in Cina. La data continua ad essere retrodata, secondo alcune stime, negli Stati Uniti nell’estate 2019. Tale presunta coincidenza tra Evento 201 ed epidemia di coronavirus in Cina ha fatto sì che alcuni siano sospettosi di ciò che realmente accade. La questione della tempistica e possibile preconoscenza unduce a prendere sul serio le prove avanzate dal famoso esperto di bioterrorismo, prof. Francis Boyle. Insieme ad altri ricercatori ipotizza che il COVID-19 potrebbe avere origine nel programma di armi biologiche della Cina o forse degli stessi Stati Uniti.
Ora sappiamo che le agenzie di intelligence della Casa Bianca informarono comitati informali del Congresso a gennaio su un minaccio coronavirus globale imminente e dalla portata prevista paragonabile a quella dell’epidemia globale d’influenza del 1918. Vi sono prove che questo contagio ebbe lorigini in un programma di vaccinazione precoce presso una base dell’esercito nordamericano. Le informazioni sulle sessioni congressuali chiuse in anticipo sull’imminente epidemia di coronavirus, rivelano che i senatori statunitensi Richard Burr e Kelly Loeffler s’impegnarono nell’insider trading sul mercato azionario per beneficiare personalmente della loro preconoscenza privilegiata. Il senatore Loeffler è sposato col capo della Borsa di New York. I senatori scaricarono le azioni in società che sarebbero state chiaramente influenzate negativamente. Nel suo caso Loeffler spostò il suo capitale in società che sviluppano software per videoconferenze online. Quindi ora di nuovo ricevendo segnali su una “Nuova Pearl Harbor” che richiede “che il Paese sia sul piede di guerra “. Ancora una volta agenzie di propaganda come il Washington Post avanzano la tesi in cui gli Stati Uniti siano “innocenti” e quindi affrontano una “guerra giusta”, che rende necessario che il governo adotti “misure di controllo”, alcune delle quali richiederebbero che le forze armate impongano al pubblico nordamericano autorità ancora più draconiane di quelle istituite dopo l’11 settembre. La legge medica marziale viene rapidamente attuata senza alcun vero dibattito da chi ha la vita in bilico. Probabilmente la cosa più importante da comprendere per il pubblico è che né gli attacco di Pearl Harbor, né la debacle dell’11 settembre, né l’attuale epidemia di coronavirus furono delle sorpresa per i vertici. La Pearl Harbor originale non fu un “attacco a sorpresa”. Tale nterpretazione è provata al 100% da Robert Stinnett nel libro Il Giorno dell’Inganno, che si basa su documenti ufficiali della Seconda Guerra Mondiale, tra cui alcuni recentemente declassificati e pubblicati dall’Archivio Nazionale. I documenti rilasciati di recente includono una bozza dattiloscritta del famoso discorso di FDR al Congresso, pronunciato immediatamente dopo l’attacco giapponese nel dicembre 1941. Convalidando ulteriormente Stinnett, la mostra sulla Seconda Guerra Mondiale della Smithsonian Institution contiene una copia della bozza dattiloscritta del famoso discorso del Presidente Roosevelt al Congresso, pronunciato immediatamente dopo l’attacco a Pearl Harbor, che include modifiche manoscritte in cui FDR cancellò delle parole che implicavano che l’attacco fosse un sorpresa, sostituendo “improvvisamente” prima di “attaccato”.
Sulla situazione attuale, quando la domanda non è solo “A chi giova?”, ma “A chi giova di più?”, è chiaro quanto segue: a seguito della pretesa e presunta origine cinese e della risposta statunitense, Trump arriva ad essere un “presidente di guerra”, in ciò seguendo la traccia del presidente George W. Bush, quando disse che voleva essere un presidente di guerra prima ancora di annunciare che avrebbe concorso per la carica di presidente degli Stati Uniti. Bush e in particolare il suo praticone vicepresidente Dick Cheney, erano quindi ben preparati ad invocare una vasta gamma di poteri di emergenza e guerra dopo l’11 settembre. Per anni elementi dell’esercito nordamericano e lo stesso Donald Trump immaginavano la Cina come “principale rivale o primo nemico degli USA”. Ora si apre la via alla demonizzazione della Cina e a pretendere dal Paese più popolato del mondo risarcimenti da svariati miliardi di dollari. Questo appello alle riparazioni potrebbe essere concepito come atto di guerra volto a mettere la Cina al posto della Germania dopo la Prima guerra mondiale. All’improvviso c’è un’apparente logica nel “riproporre” e “soccorrere” l’intera economia nordamericana con una massiccia produzione bellicam aggiungendo misure di controllo della popolazione civile.
I controlli crudeli ed esagerati di Trump sui movimenti tra Messico e Stati Uniti sono improvvisamente, e convenientemente, all’ordine del giorno. La propensione per i confini chiusi è popolare non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in gran parte del mondo. Trump, quindi, riesce comodamente a esercitare la sua già chiara antipatia nei confronti dell’UE, chiudendo tutti i viaggi da e verso l’Europa. Alla luce di ciò, e c’è molto, molto di più dietro le quinte, è più che legittimo mettere in discussione e indagare se l’attuale crisi del coronavirus sia il risultato di un bio-agente ingegnerizzato sviluppato e rilasciato da un laboratorio militare statunitense o “alleato”. Non solo l’originale agente influenzale della spagnola del 1918 è ora noto aver avuto origine in una base dell’esercito nordamericano; ma uno scienziato statunitense, il dottor Yoshihiro Kawaoaka, resuscitò il DNA dell’influenza spagnola per contro del Pentagono e ne ha sviluppato la letalità di 200 volte. Inoltre, il Manifesto del PNAC degli stessi “neoconservatori” che Bush e Cheney insediarono prima dell’evento dell’11 settembre sotto falsa bandiera, articolava grandi piani per l’uso di armi biologiche. Nel rapporto PNAC del 2000, c’era una condizione che chiedeva lo sviluppo di nuove bio-armi etnicamente puntate. I neocon del PNAC nominarono Cina ed Iran come principali rivali geopolitici e potenziali nemici degli Stati Uniti: la Cina, dove presumibilmente è nata l’attuale epidemia, e l’Iran è tra i più colpiti di tutti i Paesi. In effetti, l’effetto del contagio in Iran comporta l’infezione di un numero sospettosamente elevato di leader che governavano un Paese che Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita hanno cercato di rovesciare per decenni.
Dobbiamo tenere gli occhi, le orecchie e soprattutto la mente aperti nei prossimi giorni e mesi, precedenti le elezioni presidenziali del 3 novembre. Iniettando ancora una volta le immagini di una “Nuova Pearl Harbor” nella campagna politica in corso, il Washington Post convenientemente dava al presidente Trump la logica da “sicurezza nazionale” per rinviare o addirittura annullarle. Man mano che gli eventi si svolgono, continuate a chiedervi: “Chi ne beneficia di più?”

Traduzione di Alessandro Lattanzio