Crea sito

Gli iraniani sollecitano i vicini a liquidare i laboratori biologici degli USA

Sputnik, 19.03.2020

Con oltre 17300 casi e 1135 morti finora, l’Iran fu uno dei Paesi più colpiti da COVID-19, col virus che colpì non solo la popolazione in generale, ma anche una parte dell’élite politica. La scorsa settimana, il leader supremo Ali Khamenei dichiarò che c’erano prove che la pandemia sia un “attacco biologico”.
101 medici iraniani scrivevano una lettera ai leader di Afghanistan, Georgia, Iraq, Kazakistan, Kirghizistan e Pakistan per prendere “azioni immediate” per distruggere “tutti i laboratori biologici statunitensi” nei loro Paesi nei timori che la pandemia di coronavirus sia deliberatamente diffusa come forma di guerra biologica, riferiva PressTV citando la lettera. “Noi, in quanto gruppo di medici iraniani specializzati in malattie infettive e polmonari, asma e allergie assistiamo al fatto che molti nostri compatrioti sono infettati dal virus e, come tutti i medici di tutto il mondo, proviamo giorno e notte a curare e salvarli”, afferma la lettera. “Ma ci furono molte prove sia nei principali articoli scientifici del mondo che nei media, citando genetisti e biologi e documenti di WikiLeaks, che rafforzavano le speculazioni su manipolazione del COVID-19 nei laboratori biologici e attacco biologico degli Stati Uniti col virus contro i Paesi rivali”, continua la lettera. Come prova, i medici citavano le domande poste dal portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian sulle origini del virus, ipotizzando che “sia stato l’esercito nordamericano a portare l’epidemia a Wuhan”. Il presidente Trump respinse queste affermazioni definendole “false” e dicendo che l’esercito nordamericano “non dava [il COVID-19] a nessuno”. Nella lettera, i medici iraniani accusano gli Stati Uniti di avere una storia di uso di armi biologiche, suggerendo che data la loro abitudine di ritirarsi da accordi e trattati internazionali, gli Stati Uniti potrebbero “sfidare” gli accordi internazionali volti a controllare lo sviluppo di armi biologiche, come il protocollo di Ginevra e la Convenzione sul divieto di sviluppo, produzione e stoccaggio di armi batteriologiche e tossiche. Il capo del Consiglio di sicurezza nazionale supremo iraniano Ali Shamkhani twittò che gli Stati Uniti dovrebbero “rispondere alle domande internazionali sul loro ruolo nella creazione e diffusione del coronavirus” invece di “accusare falsamente Iran e Cina”. Secondo Shamkhani, i “giochi dell’accusa” sono il “tipico modo nordamericano di sfuggire alla responsabilità”. In precedenza, in una conferenza stampa, il segretario di Stato americano Mike Pompeo accusò la Cina d’aver diffuso “voci stravaganti” sulla responsabilità degli Stati Uniti per l’epidemia di COVID-19 e affermò che “il virus Wuhan è un assassino e il regime iraniano ne è complice”, Le osservazioni di Pompeo seguivano le ripetute pretese del presidente Trump che definì il nuovo coronavirus “il virus cinese”.

Sospetto programma di bioarmi degli USA
In quanto parte della Convenzione sulle armi batteriologiche e tossiche, agli Stati Uniti è vietato sviluppo, produzione e stoccaggio di agenti per armi biologiche. Tuttavia, la Federazione degli scienziati americani accusarono Washington a continuare la sperimentazione con agenti biologici “non letali”. Inoltre, la Russia, ex-funzionari della Georgia e dei media ripetutamente espressero sospetti che il Centro Lugar per la ricerca sulla salute pubblica di Tbilisi ospitasse un programma segreto di armi biologiche gestito da appaltatori militari e privati statunitensi. Diljana Gajtandzheva, giornalista investigativa bulgara indipendente e corrispondente del Medio Oriente, riferì ampiamente su un presunto programma militare statunitense da svariati miliardi di dollari che prevedeva d’includere biolaboratori finanziati dal Pentagono in oltre due dozzine di Paesi, tra cui dieci Paesi in Africa, sei nel sud-est asiatico e nove che circondano Iran e Russia, tra cui Iraq, Giordania, Azerbaigian, Georgia, Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Kazakistan e Ucraina.

Sanzioni statunitensi “immorali”
Gli Stati Uniti schiacciarono le sanzioni contro tre persone e nove entità sul commercio di petrolio iraniano, una settimana dopo che gli Stati Uniti estesero le restrizioni sulle esportazioni di greggio del Paese per un altro anno. Le sanzioni, comprese le restrizioni che impediscono l’importazione di attrezzature mediche, misero a dura prova la risposta del coronavirus all’Iran, col Paese che affrontava la carenza di kit di test, mascherine ed altre attrezzature. I funzionari iraniani biasimarono Washington per l’atteggiamento “contraddittorio e disumano” nei confronti della situazione iraniana. Russia, Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti e UNICEF inviavano aiuti nel Paese, mentre la Cina invitava gli Stati Uniti a revocare le sanzioni “immediatamente”. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif osservò che le sanzioni statunitensi “uccidono letteralmente degli innocenti” aggiungendo che è “immorale osservarle”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.