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Gli Stati Uniti assassinano gli iracheni che chiedono la fine dell’occupazione

Tony Cartalucci, LDR, 14 marzo 2020

Gli Stati Uniti hanno recentemente effettuato attacchi mortali sull’Iraq prendendo di mira le milizie di Stato irachene, tra cui Qataib Hezbollah, responsabili della sconfitta del cosiddetto Stato islamico in Iraq e Siria (SIIL). La CNN nell’articolo, “Gli Stati Uniti conducono attacchi aerei contro più siti della milizia sostenuti dall’Iran in Iraq”, riferiva: “Gli Stati Uniti hanno effettuato attacchi aerei contro diversi siti della milizia sostenuti dall’Iran in Iraq, secondo il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Gli attacchi avvenivano il giorno dopo che gli Stati Uniti accertarono che un gruppo sostenuto dall’Iran era responsabile di un attacco missilistico su una base in cui si trovano forze della coalizione, uccidendo due militari nordamericani e uno inglese”. CNN ed altri organi di stampa occidentali occidentali tentavano di descrivere le milizie come Qataib Hezbollah “sostenute dall’Iran” nel tentativo di demonizzarle. e sebbene siano in parte sostenute dall’Iran sono anche componente ufficiale dell’esercito iracheno.

Gli Stati Uniti bombardavano le forze anti-SIIL per reprimere le richieste irachene sul ritiro degli Stati Uniti
Newsweek in un articolo del 2018 intitolato “Soldati statunitensi minacciati mentre gli alleati dell’Iran si uniscono ai militari iracheni nei piani per cacciare gli statunitensi”, ammise: “Un collettivo di milizie musulmane per lo più sciite appoggiato dall’Iran è stato ufficialmente inserito nell’esercito iracheno, sviluppo che pose le forze statunitensi in una posizione difficile quando Washington cercava di allontanare Baghdad dagli stretti legami con Teheran”. L’articolo notava inoltre: “Il primo ministro iracheno Hayder al-Abadi ha emesso “regolamenti per adattare la situazione dei combattenti della mobilitazione popolare”, dandogli gradi e stipendi equivalenti agli altri rami dell’esercito iracheno”. Newsweek tentava di descrivere lo sviluppo come sinistro e risultato di macchinazioni iraniane. Mai veniva menzionato da Newsweek che la presenza nordamericana in Iraq, in primo luogo, era risultato di una menzogna deliberata per giustificare una guerra criminale nonché la successiva occupazione militare nordamericana quasi ventennale dell’Iraq. Mentre Newsweek tentava di affermare che l’obiettivo dell’Iran è espellere le truppe statunitensi dall’Iraq, truppe che non hanno motivo o basi legali per esservi in primo luogo, fu lo stesso parlamento iracheno che recentemente votava per espellere le truppe statunitensi dal territorio iracheno, non Teheran. Il tedesco DW pubblicava l’articolo intitolato “Il parlamento iracheno vota per espellere le truppe statunitensi, attende l’approvazione del governo”, che riportava: “Il Parlamento ha votato per chiedere al governo di risolvere l’accordo per ospitare truppe statunitensi in Iraq. La mossa estrometterebbe i soldati stranieri, compresi quelli della Germania”. DW, in un articolo seguente intitolato “Gli Stati Uniti respingono la richiesta del parlamento iracheno di ritirare le truppe”, riferiva: “Washington e Baghdad non dovrebbero discutere del ritiro delle truppe, affermava il dipartimento di Stato USA, rifiutando la richiesta del parlamento di mandare via i soldati statunitensi”. Mentre Washington afferma che l’invasione militare e l’occupazione dell’Iraq erano dovute alla lotta al terrorismo e promozione della democrazia, ora bombardava apertamente le milizie che ebbero un ruolo chiave nella sconfitta dei terroristi dello SIIL, licenziando palesemente il parlamento democraticamente eletto dell’Iraq e le sue richieste che le truppe statunitensi lasciano il territorio.

Il diritto iracheno di difendersi dagli invasori
Naturalmente, se le truppe straniere fossero negli Stati Uniti e rifiutassero le loro richieste di andarsene, il passo logico successivo sarebbe che gli Stati Uniti k0espellessero con la forza. Questo è esattamente ciò che avviene alle forze statunitensi che occupano illegalmente il territorio iracheno e si rifiutano di andarsene. Le loro basi sono sotto attacco per il rifiuto di ascoltare le richieste irachene di andarsene. In risposta agli attacchi, gli Stati Uniti affermavano che devono difendere l’occupazione illegale e indesiderata con l’intervento militare diretto contro le milizie che fanno parte ufficialmente delle forze armate irachene. Il pretesto per la continua presenza nordamericana in Iraq, al di là del mero imperialismo, è sempre più oscuro. Le forze statunitensi pretendevano di rimanere in Iraq per la sua sicurezza, ma cogli Stati Uniti che bombardano le stesse forze di sicurezza dell’Iraq è chiaro che essi rappresentano una minaccia, se non la peggiore, alla sicurezza, stabilità e sovranità nazionali irachene. L’impotenza delle Nazioni Unite e di altre presunte istituzioni “internazionali” mostra ancora una volta la debolezza e l’irrilevanza o forse la singolare natura egoista dell’attuale “ordine internazionale” guidato dagli Stati Uniti. Sarà invece con una combinazione di continue pressioni politiche e militari sulla presenza militare illegale nordamericana in Iraq, la continua creazione di alternative economiche per eludere le sanzioni statunitensi a Iraq ed Iran e i tentativi della regione di costruire legami costruttivi con Cina e Russia a sloggiare la presenza dirompente degli USA che alla fine darà in modo completo e sicuro una vera sicurezza e sovranità a nazioni colpite come l’Iraq. Dal 2003 il popolo iracheno subisce guerre, occupazione, terrorismo e ora aperto disprezzo dall’occidente. Il popolo iracheno, come tutti i popoli, brama la stabilità su cui costruire vite migliori e lavorerà con chiunque possa offrirla, e contro chiunque la minacci. Quindi la battaglia degli Stati Uniti contro gruppi come Qataib Hezbollah, che hanno contribuito a ripristinare la stabilità in Iraq di fronte alla minaccia dello SIIL, è una battaglia contro la volontà del popolo iracheno. Una battaglia insostenibile che gli Stati Uniti alla fine perderanno, e con essa, ulteriori credibilità e opportunità nell’arena internazionale delle nazioni impegnate nel primato della sovranità nazionale e del concetto del multipolarismo.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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