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La pandemia globale è un prodotto della guerra biologica degli USA?

Max Parry, AHTribune, 16 marzo 2020

L’11 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarato ufficialmente che lo scoppio del coronavirus (COVID-19) è una pandemia globale, la prima dall’influenza suina H1N1 nel 2009. Inizialmente segnalata nella città di Wuhan, nel centro della Cina a dicembre, quattro mesi dopo c’erano oltre 150000 casi in oltre 130 Paesi, mettendo molti in quarantena mentre l’economia mondiale era bloccata virtualmente. Mentre la Repubblica popolare cinese fu la prima nazione a denunciare COVID-19, si diffusa la presunzione che il coronavirus (SARS-CoV-2) fosse emerso nella capitale della provincia di Hubei, non tenuto sotto sufficiente controllo dai media aziendali occidentali. La questione se il coronavirus COVID-19 provenisse dall’esercito nordamericano fu la controversoa sollevata dal portavoce del Ministero degli Esteri cinese Liljian Zhao, che twittò un articolo del Center for Research on Globalization, divenendo virale. Fingendo di preoccuparsi per la diffusione della “disinformazione”, la copertura mediatica occidentale evitò uniformemente di riferire l’articolo che Zhao aveva condiviso sui social media, mentre prevedibilmente respingeva l’affermazione come “teoria della cospirazione”. Nel frattempo, disse che per il capo della Difesa civile iraniana il coronavirus sarebbe un attacco biologico a Cina ed Iran, poiché la Repubblica islamica fu la terza nazione più colpita con oltre 12000 casi, compresi molti dirigenti del governo infetti. Contrariamente a tale diffuso allarmismo mediatico, è del tutto ragionevole e dovrebbe essere permesso speculare sulle origini del virus. Il fatto che la tesi di Zhao abbia ricevuto una risposta ostile dall’establishment statunitense dice quanto sia delicata la sua propaganda.
Anche se si ritiene che la malattia sia stata trasmessa per la prima volta con la zoonosi, perché il primo gruppo di casi era collegato a un mercato del pesce di Wuhan che commerciava animali esotici, a fine dicembre, il primo caso noto fu rintracciato all’inizio del mese e potrebbe non essere stato originariamente trasmesso da un animale. Molti di destra persino suggerirono che il coronavirus sia un effetto della guerra biologica cinese diffuso inaspettatamente da un laboratorio di Wuhan, teoria diffusa dal fogli propagandistici come Washington Times, un giornale di proprietà del fondatore del culto di estrema destra Chiesa di Unificazione Sun Myung Moon, così come The Epoch Times della setta religiosa altrettanto fascista di espatriati cinesi, la Falun Gong legata alla CIA. Nonostante ciò, è vero che l’Istituto di Virologia di Wuhan ha stretti legami al Galveston National Laboratory dell’Università del Texas, uno dei più grandi laboratorio di difesa biologica del Pentagono. Considerando che non esistono prove del fatto che il governo cinese sia responsabile del COVID-19, né che la RPC abbia una storia di guerre biologiche, vi sono molte prove che il governo degli Stati Uniti sia da tempo coinvolto nella produzione ed uso di armi biologici dalla guerra di Corea. Quando Corea democratica e Cina accusarono gli Stati Uniti di usare la guerra biologica e batteriologica in Corea del 1950-1953, furono respinte come bufala da Washington e dall’OMS filo-occidentale. Nei decenni successivi, gli Stati Uniti mantennero la loro pretesa mentre il dibattito accademico sull’argomento si divise. Tuttavia, un rapporto integro del 1952 su un’indagine sponsorizzata dal World Peace Council e condotta da una Commissione scientifica internazionale guidata da Sir Joseph Needham, biochimico britannico dalla grande reputazione, fu portata alla luce nel 2018 presentando un’ampia dimostrazione delle accuse, tra cui testimonianze oculari, fotografie e confessioni documentate da prigionieri di guerra nordamericani. Ancora più inquietante, l’indagine indicò collegamenti diretti tra il programma di guerra biologica degli Stati Uniti e il programma di guerra batteriologica dell’Unità 731, un’unità segreta da guerra bio-chimica del Giappone imperiale durante la Seconda Guerra Mondiale. Durante la guerra fredda, i ricercatori giapponesi ricevettero segretamente l’immunità e furono reclutati dagli Stati Uniti in cambio delle loro conoscenze nella sperimentazione umana, insieme a molti “ex” scienziati nazisti dell’Operazione Paperclip. L’Unità 731 dell’esercito imperiale giapponese raccolse dati non solo con esperimenti mortali su umani, ma testando “le bombe della peste” sull’ambiente sganciandole sulle città cinesi per vedere se potevano iniziare epidemie. Molte di tali tattiche furono proseguite dagli Stati Uniti nella guerra di Corea. Secondo Stephen Kinzer, giornalista e autore di Poisoner in Chief: Sidney Gottlieb e the CIA Search for Mind Control, il programma MK-ULTRA della CIA, coordinato cogli US Army Biological Warfare Laboratories, era: “… Sostanzialmente una continuazione del lavoro iniziato nei campi di concentramento giapponesi e nazisti. Non solo si basava approssimativamente su quegli esperimenti, ma la CIA in realtà assunse i vivisezionisti e i torturatori che avevano lavorato in Giappone e nei campi di concentramento nazisti per venire a spiegare ciò che avevano scoperto in modo da poter ricostruire dalla loro ricerca “. Frank Olson, uno degli scienziati della guerra biologica impiegati dalla CIA nel programma, e che morì in circostanze misteriose nel 1953, fu l’argomento della serie TV Wormwood di Netflix diretta da Errol Morris e col famoso giornalista Seymour Hersh che rivelo come Olson potesse essere stato un informatore del governo sulle attività della CIA e i crimini della guerra biologica degli Stati Uniti. Va notato che l’uso di tali agenti nella Guerra di Corea incluse obiettivi cinesi, l’ultimo e unico grande conflitto armato tra Stati Uniti e Cina; quindi se la pandemia di COVID-19 fosse dimostrato un prodotto della guerra nordamericana contro Pechino, non sarebbe la prima volta.
Ufficialmente, si dice che gli Stati Uniti abbiano abbandonato il loro programma sulle armi biologiche nel 1969, ma l’installazione a Fort Detrick, nel Maryland, continuò a condurre ricerche su agenti patogeni e virus mortali allo scopo dichiarato della bio-difesa, oltre a combattere malattie sviluppando vaccini, ed altri problemi di salute pubblica. Eppure, proprio l’anno scorso, la ricerca sui virus fatali e le armi biologiche fu sospesa a causa della preoccupazione che potessero essere diffusi accidentalmente. L’ultima volta che la ricerca sulla guerra batteriologica di Fort Detrick venne sospesa fu nel 2009, dopo che il Pentagono riscontrò discrepanze nell’inventario dei suoi agenti infettivi, lo stesso anno dell’ultima pandemia, l’influenza suina H1N1. Fort Detrick fu sottoposto a restrizioni rigorose da quando gli attacchi dell’antrace del 2001 furono fatti risalire a Bruce Ivins, ricercatore in biodifesa presso la struttura. Il sospettato autore e biologo dell’esercito si suicidò nel 2008 dopo aver appreso che l’FBI l’avrebbe accusato di terrorismo, il che se si fosse dimostrato vero avrebbe significato che la ricerca sulla biodifesa del Pentagono non puntava a proteggere il pubblico nordamericano dal bioterrorismo, sebbene ci fossero molte prove suggerire che Ivins fu incastrato dai federali. Come scoprì la giornalista Whitney Webb, la filiale della ricerca medica dell’esercito nordamericano del Maryland collaborò col Wuhan Institute of Virology per decenni. Giocare con organismi che possono produrre malattie è prassi regolare del Pentagono. Nel 2005, gli scienziati statunitensi annunciarono di aver ricreato in laboratorio il virus dell’influenza aviaria, che nel 1918 uccise almeno 50 milioni di persone nel mondo, ampiamente nota come “influenza spagnola”. Il nome è in realtà un termine improprio, in quanto fu attribuito in modo sproporzionato alla Spagna, neutrale nella Prima guerra mondiale e non soggetta alla censura, in tempo di guerra, della stampa per mantenere il morale come in Germania, Regno Unito, Francia e Stati Uniti, dove i media inizialmente sottostimarono gli effetti della pandemia. La fonte geografica dell’influenza spagnola è ancora oggetto di molti dibattiti, ma la prima osservazione della malattia fu in un’installazione militare statunitense, Fort Riley, Kansas, nel 1918. Inutile dire che i rischi connessi con la resurrezione di una malattia che spazzò via più di un quarto della popolazione mondiale, non è banale, ma ciò non impediva all’Istituto di patologia delle forze armate statunitensi di estrarre il codice genetico dell’influenza spagnola dal cadavere riesumato di una donna nativa dell’Alaska, congelato nel terreno, che morì di malattia in una città inuit nel 1918.
Non vi sono prove dirette che dimostrino che l’influenza suina del 2009, che si dice abbia avuto origine in Messico con la zoonosi dei suini, fu dovuta a un fuga d’influenza spagnola restaurata, ma il precedente focolaio d’influenza suina del 1976 iniziò da una base dell’esercito nordamericano, Fort Dix nel New Jersey, proprio come l’influenza spagnola del 1918. Dopo che l’amministrazione di Gerald R. Ford diede il colpo annunciando che c’era un’epidemia di influenza a seguito della morte di un soldato, un successivo programma di immunizzazione di massa senza test adeguati sigli effetti collaterali fu somministrato a ben 45 milioni di persone, esattamente un quarto della popolazione statunitense alll’epoca, che finì per uccidere più nordamericani della stessa malattia. Lo scandalo pose per sempre i semi della sfiducia pubblica nei confronti del vaccino dopo che oltre 450 persone svilupparono la sindrome di Guillain-Barré e 25 morirono per l’immunizzazione prima che venisse interrotta. Se un tale programma obbligatorio di vaccinazione dovesse essere nuovamente adottato negli Stati Uniti per il COVID-19, il governo dovrebbe rassicurare il pubblico che la sua precedente negligenza sugli effetti collaterali non si ripeterà, scenario improbabile dopo la violazione aziendale della fiducia vistai a Wall Street negli ultimi anni, coinvolgendo grandi aziende farmaceutiche. Indipendentemente da ciò, Big Pharma già collabora coll’esercito nordamericano per sviluppare un vaccino per il coronavirus, che dovrebbe essere testato e valutato prima della concessione di licenze dalla Food and Drug Administration (FDA) e raccomandato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), entrambi partner dell’OMS, il cui maggior contributo finanziario viene dal governo degli Stati Uniti. Uno degli altri maggiori benefattori dell’OMS è la Bill and Melinda Gates Foundation con cui ha una partnership sulle vaccinazioni. Il miliardario fondatore di Microsoft Corporation usò la sua enorme ricchezza per evitare di pagare tasse mascherandosi da filantropo, le cui iniziative private “di beneficenza” si concentravano sulla produzione di vaccini per i Paesi in via di sviluppo e la presunta lotta alla povertà globale, specialmente in Africa. In apparenza questo sembrerebbe benevolenza, ma come molti cosiddetti progetti altruistici è uno schema che consente a plutocrati ultra-ricchi come Gates d’influenzare la politica globale e avere potere politico senza responsabilità, investendo nel “sistemare” i problemi sociali causati dal sistema che li rende ricchi, coll’espansione del neoliberismo quale loro vera agenda. Le conseguenze di ciò si vedono nella beneficenza che coinvolge Gates in Congo, costringendo l’industria agroalimentare locale a utilizzare semi OGM a beneficio delle sole aziende private, come la Monsanto. Più inquietante è che sulle preoccupazioni ambientali sui cambiamenti climatici causati dall’uomo, Gates rese pubbliche la sua opinione di contenere la crescita della popolazione umana come soluzione. A una conferenza TED del 2010, Gates dichiarò: “Prima abbiamo ottenuto la popolazione. Il mondo oggi ha 6,8 miliardi di persone. Questo ora è diretto a circa 9 miliardi. Ora, se facciamo davvero un ottimo lavoro con nuovi vaccini, assistenza sanitaria, servizi di salute riproduttiva, l’abbassiamo forse del 10-15%”. Per dirla in altro modo, uno degli uomini più ricchi del mondo ammise in pubblico che crede che i vaccini dovrebbero essere usati per lo spopolamento, così investendo nei relativi sviluppo e diffusione nei Paesi del sud del mondo. Il mito misantropo della “sovrappopolazione” spacciato da Gates e dall’élite non solo suggerisce che lo spopolamento è una soluzione per rallentare il riscaldamento del clima, ma permette la logica di una componente essenziale dell’eugenetica coll’idea implicita che la qualità della vita dell’uomo possa esser migliorata scoraggiando la riproduzione umana. Poiché i Paesi in via di sviluppo hanno i più alti tassi di mortalità infantile, le famiglie hanno maggiori probabilità di essere più grandi perché i bambini hanno meno probabilità di sopravvivere. Da qui, razzismo e classismo intrinseci in tale malinteso.
Dato che la stragrande maggioranza delle emissioni di carbonio è prodotta da poche aziende produttrici di combustibili fossili e che il più grande inquinatore del mondo è l’esercito statunitense, la promozione di tale pericoloso errore è il modo perfetto per l’elite al potere di scaricare la responsabilità dei cambiamenti climatici sui poveri. Sfortunatamente, tale pericolosa menzogna fu resa popolare dal movimento ambientalista di pseudo-sinistra, con esempi come BirthStrike, gruppo di attivisti per lo più donne che protesta per l’assenza di regolamenti sulla crisi ecologica rifiutandosi di generare figli, irresponsabilmente sostenuti da noti politici “progressisti” come la deputata nordamericana Alexandria Ocasio-Cortez (D-NY). “AOC” è anche il volto del New Green Deal del Partito Democratico che ha legami preoccupanti col programma di sviluppo sostenibile Agenda 21 delle Nazioni Unite, che chiede “di raggiungere una popolazione più sostenibile”. La falsa nozione della “sovrappopolazione” è la pietra angolare sbagliata del movimento ambientalista moderno, grazie alla pubblicazione del libro più venduto dello scienziato tedesco Paul Ehrlich, The Population Bomb del 1968, una diatriba allarmista che negli anni è diventata famosa per l’imprecisione delle predizioni da giorno del giudizio, a causa di un’errata convinzione che non si è mai realizzata. I mercanti del destino di oggi riguardo il clima, senza dubbio problema serio, sotto molti aspetti riprendono le false profezie di Ehrlich considerate moderna reinterpretazione dell’influente economista e filosofo inglese del XVIII secolo Thomas Malthus. Nessun studioso fu più detestato da Karl Marx e dal movimento operaio di Malthus, le cui teorie pseudo-scientifiche sulla demografia furono ritenute sconfitte intellettualmente fin quando non trovarono nuova vita nell’eco-fascismo di Ehrlich. Per quanto i “bombardieri della popolazione” di oggi come Bill Gates possano sottrarsi alle idee maltusiane più esplicitamente razziste secondo cui il nord globale dovrebbe contenere la popolazione dei paesi in via di sviluppo, li sostengono tacitamente sostenendo che la dimensione della popolazione stessa è fonte di povertà e i cambiamenti climatici.
Bill Gates ha citato il magnate degli affari John D. Rockefeller, l’uomo più ricco della storia americana che aveva un monopolio ancora maggiore nel settore petrolifero poiché Gates aveva un tempo nel settore dei computer, come fonte di ispirazione nell’usare la sua ricchezza per investire nella ricerca medica come fulcro della sua filantropia. Tuttavia, Gates ha qualcos’altro in comune con la famiglia Rockefeller nelle sue opinioni sulla popolazione, poiché la Rockefeller Foundation era il principale donatore del movimento eugenetico americano negli anni ’20 e ’30 e aiutò a stabilire la sua filiale tedesca, anche sovvenzionando il Kaiser Wilhelm Institute di antropologia, eredità umana ed eugenetica in cui il medico nazista Josef Mengele ha lavorato prima dei suoi esperimenti in tempo di guerra. Nonostante il fatto che si possa tracciare una linea dal movimento eugenetico americano ai programmi del regime nazista, che gli imputati di Norimberga hanno persino cercato di usare come giustificazione per le loro atrocità in tribunale, il nipote di Rockefeller John Rockefeller III ha continuato l’eredità familiare di interesse per la demografia con il fondazione della ONG del Population Council che conduce ricerche sulla “salute riproduttiva” (sterilizzazione) nei paesi in via di sviluppo. Il governo nazista fu anche il primo a approvare una legislazione a tutela dell’ambiente che s’identificò coll’identità nazionale tedesca, altro inaspettato incrocio tra politica bruna e verde. Con sorprendente coincidenza, la Gates Foundation ospitò un evento proprio ad ottobre col Johns Hopkins Center for Health Security e il World Economic Forum chiamato Event 201, simulazione pandemica che riunì figure d’élite nel governo, affari e competenze sanitarie, per pianificare la possibilità di un focolaio mondiale. Lo stesso Gates avvertì per anni sulle pandemie e minacciosamente scrisse che il mondo dovrebbe “prepararsi alle epidemie come i militari si preparano alla guerra”. Lo scenario immaginato dall’Event 201 era un coronavirus chiamato CAPS, dei maiali brasiliani che infettava persone in tutto il mondo e dopo un anno e mezzo causava decine di milioni di morti e il crollo finanziario mondiale. Dall’inizio del vero coronavirus COVID-19, Gates si dimise da Microsoft per concentrarsi sulla sua filantropia mentre la sua fondazione è impegnata a lavorare su un vaccino.

Molti osservarono che alcune caratteristiche del COVID-19 somigliano all’HIV, cosa che non avrebbe potuto accadere in modo organico. Il documentario Cold Case Hammarskjöld, che vinse un premio al festival cinematografico Sundance dello scorso anno, fa venire i brividi; teorizza che un’organizzazione suprematista bianca sudafricana nei decenni passati abbia deliberatamente diffuso l’HIV/AIDS tra i neri africani coi vaccini. Il film inizia come un’indagine sul misterioso incidente aereo nella Rhodesia del Nord che uccise il diplomatico svedese e il segretario generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld, nel 1961. Nel 1998, un documento scritto da un ente ombra paramilitare chiamato South African Institute for Maritime Research (SAIMR) fu scoperto dall’Assemblea della giustizia della Commissione per la verità e la riconciliazione nel Sud Africa, dopo l’apartheid, indicante che Hammarskjöld fu vittima di un omicidio. Non solo i cineasti scoprirono nella loro indagine la netta probabilità che l’aereo fu abbattuto da un mercenario belga impiegato dal SAIMR, e che operava su ordine di MI6 e CIA, ma la rivelazione più sorprendente è una confessione registrata di un ex-soldato del SAIMR d’aver deliberatamente diffuso l’HIV/AIDS presso gli africani neri tramite l’immunizzazione. Se ciò che viene affermato sul SAIMR è vero, e che fosse collegato all’intelligence occidentale, che il virus COVID-19 sia qualcosa di deliberatamente diffuso non è impossibile. Forse si rivelerà accurata la versione del coronavirus spacciata dalla stampa gialla sulla diffusione per trasferimento zoonotico, dal consumo di un pangolino o pipistrello da parte del “paziente zero” a Wuhan. Tuttavia, la pandemia dovrebbe essere un agghiacciante promemoria dell’agenda eco-fascista dell’élite e del continuo pericolo cui il complesso militare-industriale sottopone la popolazione mondiale continuando a condurre pericolose ricerche sui patogeni mortali, in cui il rischio supera ampiamente i benefici. Se l’epidemia porta molti a diffidare della storia ufficiale, è proprio a causa della storia delle guerre biologiche degli Stati Uniti e della visione del mondo genocida e pessimistica dell’élite, per cui l’unico modo per impedire la scomparsa dell’umanità è ridurre il gregge.

Traduzione di Alessandro Lattanzio