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Il coronavirus è nato negli Stati Uniti?

Larry Romanoff, Global Research, 4 marzo 2020

I media occidentali saltarono sul palco presentando la narrativa ufficiale dello scoppio del nuovo coronavirus come sembrare iniziato in Cina, sostenendo che era originato da animali in un mercato di Wuhan. In effetti l’origine era sconosciuta, ma sembra probabile ora, secondo i resoconti cinesi e giapponesi, che il virus abbia avuto origine altrove, da più sedi, iniziando a diffondersi ampiamente solo dopo essere stato introdotto nel mercato. Più precisamente, sembra che il virus non sia originario della Cina e, secondo i media giapponesi ed altri, potrebbe essere nato negli Stati Uniti.

Ricercatori cinesi concludono che il virus è nato fuori dalla Cina
Dopo aver raccolto campioni del genoma in Cina, i ricercatori medici prima dimostrarono in modo conclusivo che il virus non ebbe origine nel mercato del pesce ma da più fonti non identificate, dopo di che apparve sul mercato del pesce da dove si diffuse. (1) (2) (3)
Secondo il Global Times: “Un nuovo studio di ricercatori cinesi indica che il nuovo coronavirus potrebbe aver iniziato la trasmissione da uomo a uomo a fine novembre da un luogo diverso dal mercato ittico di Huanan, a Wuhan”. Lo studio pubblicato su ChinaXiv, repository cinese aperto a ricercatori scientifici, rivela che il nuovo coronavirus fu introdotto nel mercato ittico da un’altra fonte e poi si diffuse rapidamente dal mercato a causa dell’elevato numero di contatti. I risultati derivavano da analisi dei dati del genoma, fonti di infezione e via di diffusione delle variazioni del nuovo coronavirus raccolte in Cina. Lo studio ritiene che i pazienti zero trasmisero il virus a lavoratori e venditori del mercato ittico di Huanan, mercato affollato che facilita facilmente l’ulteriore trasmissione del virus agli acquirenti, causando una diffusione ampia all’inizio di dicembre 2019. (Global Times, 22 febbraio 2020) (2)
Le autorità mediche cinesi, e le “agenzie di intelligence”, quindi condussero una rapida e ampia ricerca dell’origine del virus, raccogliendo 100 campioni del genoma da 12 Paesi in 4 continenti, identificando tutte le varietà e mutazioni. Durante questa ricerca, stabilirono che l’epidemia era iniziata molto prima, probabilmente a novembre, poco dopo i Giochi militari di Wuhan. Poi giunsero alle stesse conclusioni indipendenti dei ricercatori giapponesi, che il virus non è iniziato in Cina ma vi fu introdotto dall’estero. Il 27 gennaio, il più grande specialista dell’apparato respiratorio cinese Zhong Nanshan dichiarò, “Sebbene il COVID-19 fu scoperto per la prima volta in Cina, ciò non significa che provenga dalla Cina. Ma questo è cinese perché “è nato da qualche altra parte, in un altro Paese”. (4)
Ciò ovviamente poneva interrogativi sull’effettiva origine. Se le autorità proseguirono l’analisi dei 100 campioni di genoma provenienti da 12 Paesi, devono aver avuto un motivo convincente per cercare l’origine al di fuori della Cina. Questo spiegherebbe perché ci fosse difficoltà nel localizzare e identificare il “paziente zero”.

I media giapponesi: il coronavirus potrebbe essere nato negli Stati Uniti
Nel febbraio 2020, il media giapponese Asahi (stampa e TV) affermava che il coronavirus era nato negli Stati Uniti, non in Cina , e che alcuni (o molti) dei 14000 decessi nordamericani attribuiti all’influenza potrebbero in effetti essere stati causati dal coronavirus. (5) Un rapporto di una TV giapponese svelava il sospetto che alcuni di quei nirdamericani possano aver contratto in modo ignoto il coronavirus divenne virale sui social media cinesi, alimentando paure e speculazioni in Cina secondo cui il nuovo coronavirus potrebbe aver avuto origine negli Stati Uniti. L’articolo della TV Asahi Corporation giapponese suggeriva che il governo degli Stati Uniti non avrebbe capito quanto dilagante il virus fosse sul suolo nordamericano. Tuttavia, non è noto se gli statunitensi morti per l’influenza avessero contratto il coronavirus, come riportato dal TV Asahi. (People’s Daily, 23 febbraio 2020).
Il 14 febbraio, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) dichiararono che iniziavano a testare le persone con malattie simil-influenzale per il nuovo coronavirus, nei laboratori della sanità pubblica di Los Angeles, San Francisco, Seattle, Chicago e New York. La rete TV Asahi presentò la documentazione scientifica delle sue affermazioni, sollevando il problema che nessuno sapesse la causa della morte perché gli Stati Uniti evitarono di testare o di pubblicarne i risultati. Il Giappone evitò le domande sulla natura naturale o artificiale e accidentale o deliberata, affermando semplicemente che l’epidemia di virus potrebbe essersi verificata per la prima volta negli Stati Uniti. Sembra che internet in occidente abbia cancellato queste informazioni, ma i media cinesi le riferivano. Queste affermazioni suscitarono un vespaio non solo in Giappone ma in Cina, diventando immediatamente virali sui social media cinesi, soprattutto da quando i Giochi militari mondiali si svolsero a Wuhan ad ottobre, e si era già ampiamente discusso che il virus fosse stato trasmesso al tempo, da una fonte straniera. “Forse i delegati statunitensi portarono il coronavirus a Wuhan e si verificò una mutazione rendendolo più mortale e contagioso e causando un diffuso focolaio quest’anno”. (People’s Daily, 23 febbraio 2020) (1)
Shen Yi, professore di relazioni internazionali presso l’Università Fudan di Shanghai, dichiarò che i virologi globali “comprese agenzie di intelligence” monitoravano l’origine del virus. Interessante, il governo cinese non chiuse la porta su questo. Il notiziario affermava: “I netizen sono incoraggiati a partecipare attivamente alle discussioni, ma preferibilmente in modo razionale”, In Cina, questo è significativo. Se i rapporti fossero spazzatura, il governo lo dichiarerebbe chiaramente e direbbe alla gente di non diffondere falsitài.

Un virologo di Taiwan suggeriva che il coronavirus è nato negli Stati Uniti
Quindi, Taiwan lanciò un notiziario TV il 27 febbraio, che presentava diagrammi e diagrammi di flusso suggerendo che il coronavirus fosse nato negli Stati Uniti. (6) Di seguito è riportata una traduzione, riepilogo e analisi del contenuto di quel telegiornale. L’uomo nel video è un noto virologo e farmacologo che eseguì una lunga e dettagliata ricerca della fonte del virus. Trascorre la prima parte del video spiegando i vari aplotipi (varietà), e spiega come sono correlati tra essi, come uno sia venuto prima di un altro e come un tipo derivi da un altro. Spiegava che si trattava semplicemente di scienza elementare e per nulla di questioni geopolitiche, descrivendo come, proprio secondo i numeri ordinati, 3 debba sempre seguire 2. Uno dei suoi punti principali era che il tipo di infezione di Taiwan esiste solo in Australia e Stati Uniti e, poiché Taiwan non fu infettata dagli australiani, l’infezione a Taiwan poteva provenire solo dagli Stati Uniti. La logica di base è che la posizione geografica con la maggiore varietà di ceppi di virus dev’essere l’origine perché un singolo ceppo non può emergere dal nulla. Dimostrò che solo gli Stati Uniti hanno tutti e cinque i ceppi noti del virus (mentre Wuhan e la Cina solo uno, così come Taiwan e Corea del Sud, Thailandia e Vietnam, Singapore e Inghilterra, Belgio e Germania), costituendo la tesi che gli aplotipi in altre nazioni possano aver avuto origine negli Stati Uniti. Corea e Taiwan hanno un aplotipo diverso del virus di quello della Cina, forse più infettivo ma molto meno mortale, il che spiegherebbe un tasso di mortalità di un terzo di quello cinese.
Iran ed Italia no furono inclusi nei test, ma entrambi i Paesi decifrarono il genoma localmente prevalente dichiarandoli varietà diverse da quelle in Cina, il che significa che non sono originari della Cina ma furono necessariamente introdotti da un’altra fonte. Va notato che la varietà in Italia ha approssimativamente lo stesso tasso di mortalità di quello cinese, tre volte quello di altre nazioni, mentre l’aplotipo dell’Iran sembra essere il più mortale con un tasso di mortalità tra il 10% e il 25%. (7) (8) (9) A causa dell’enorme copertura mediatica occidentale focalizzata sulla Cina, gran parte del mondo crede che il coronavirus si sia diffuso nelle altre nazioni dalla Cina, ma questo appare ora smentito. Con circa 50 nazioni nel mondo che hanno identificato almeno un caso al momento della stesura, sarebbe molto interessante esaminare i campioni del virus di ciascuna di queste nazioni per determinarne origine, fonti e modelli di diffusione nel mondo. Il virologo inoltre affermava che gli Stati Uniti recentemente ebbero più di 200 casi di “fibrosi polmonare” che provocava la morte a causa dell’incapacità dei pazienti di respirare, ma cui condizioni e sintomi non possono essere spiegati dalla fibrosi polmonare. Disse di aver scritto articoli che informano le autorità sanitarie statunitensi di considerare seriamente quelle morti come risultanti dal coronavirus, ma risposero accusandone le sigarette elettroniche, quindi misero a tacere ulteriori discussioni… Il medico taiwanese quindi dichiarò che l’epidemia di virus iniziò prima del previsto, dicendo: “Dobbiamo guardare al settembre 2019”. Dichiarò il caso nel settembre 2019 in cui alcuni giapponesi viaggiarono alle Hawaii e tornarono a casa infetti, persone che non furono mai in Cina. Questo due mesi prima delle infezioni in Cina e subito dopo che il CDC improvvisamente e completamente chiuse il laboratorio di bio-armi di Fort Detrick affermando che le strutture non potevano impedire la fuga di agenti patogeni. (10) (11) E disse che indagò personalmente su questi casi con molta attenzione (come fecero i virologi giapponesi giunti alla stessa conclusione). Ciò potrebbe indicare che il coronavirus si era già diffuso negli Stati Uniti ma dove i sintomi venivano ufficialmente attribuiti ad altro, e quindi probabilmente mascherato.
L’importante notiziario Huanqiu riferiva un caso negli Stati Uniti in cui i medici dissero a un parente di una donna che era morta d’influenza, ma in cui il certificato di morte in indicava il coronavirus come causa della morte. Il 26 febbraio, l’affiliata della ABC News, KJCT8 News Network, riferito che una donna disse ai media che la sorella era morta per infezione da coronavirus. Almeta Stone, residente a Montrose, in Colorado, dichiarò: “Loro (il personale medico) c’informarono che si trattava dell’influenza e quando ebbi il certificato di morte, c’era un coronavirus come causa della morte”. (12) Non si può accertare il numero di tali casi negli Stati Uniti, ma dato che il CDC apparentemente non ha kit di test affidabili e non fa test per il virus, potrebbero essercene altri.

Solo per informazione
Negli ultimi due anni (durante la guerra commerciale) la Cina ha subito diverse pandemie:
15 febbraio 2018: influenza aviaria H7N4. Malate almeno 1600 persone in Cina e uccise più di 600. Molti polli uccisi. La Cina dovette acquistare prodotti avicoli statunitensi.
Giugno 2018: influenza aviaria H7N9. Molte galline uccise. La Cina dovette acquistare prodotti avicoli statunitensi.
Agosto 2018: focolaio di influenza suina africana. Stessa varietà di Russia e Georgia. Milioni di maiali uccisi. La Cina dovette acquistare carne di maiale negli Stati Uniti.
24 maggio 2019: massiccia infestazione di lombrichi in 14 regioni a livello provinciale in Cina, che distrussero la maggior parte delle colture alimentari. Diffusi rapidamente su oltre 8.500 ettari a produzione di grano cinese. Producendo un numero sorprendente di uova. La Cina dovette acquistare prodotti agricoli statunitensi: mais, soia.
Dicembre 2019: l’apparizione del Coronavirus mette in crisi l’economia cinese.
Gennaio 2020: la Cina è colpita da un ceppo “altamente patogeno” d’influenza aviaria nella provincia di Hunan. Molti polli morti, altri uccisi. La Cina doveva acquistare prodotti avicoli statunitensi.
L’adagio standard è che la sfortuna avviene tre volte, non sei.

Larry Romanoff è consulente di gestione ed uomo d’affari. Ha ricoperto posizioni dirigenziali in società di consulenza internazionali e aveva un’attività di import-export internazionale. Fu professore presso l’Università Fudan di Shanghai, presentando casi di studio in affari internazionali a classi EMBA senior. Romanoff vive a Shanghai e attualmente scrivendo una serie libri generalmente legati a Cina ed occidente.

Note
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Traduzione di Alessandro Lattanzio