Crea sito

Afghanistan: sta per finire una guerra disordinata e bugiarda?

Caleb Maupin, New Eastern Outlook 13.03.2020

Diciotto anni fa, gli Stati Uniti guidarono l’invasione NATO dell’Afghanistan allo scopo dichiarato di rovesciare il governo talib e schiacciare le forze di al-Qaida che ospitava. Ora, dopo che oltre 4000 militari e mercenari nordamericani furono uccisi e oltre un trilione di dollari spesi, sembra che sia in corso un accordo di pace tra USA e taliban. Ma cosa portava a tale ottimismo su un possibile ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e riduzione del caos? L’attuale speranza di pace fu preceduta da una serie di rivelazioni su quanto completamente falsa sia la narrativa dei media occidentali e dei funzionari statunitensi sulla guerra. Nel dicembre 2019, il Washington Post rivelò di aver ottenuto una serie di documenti che rivelavano che i funzionari statunitensi avevano costantemente mentito. Non si facevano progressi in Afghanistan. Il Paese era in uno stato di confusione e caos, tra costanti sconfitte. A causa della mancanza di progressi e di una chiara strategia, anche i generali che sovrintendevano le operazioni afghane statunitensi cambiavano frequentemente nei 18 anni di occupazione.

Supportare il terrorismo del “nemico”
Inoltre, risulta che pizzo per la protezione veniva regolarmente pagato ai taliban dalle società militari statunitensi. Nella speranza di impedire attacchi terroristici alle loro strutture, le aziende statunitensi contrattate dal Pentagono pagarono miliardi di dollari al nemico designato ufficialmente dai governi degli Stati Uniti sul campo di battaglia. È una violazione della legge degli Stati Uniti dare qualsiasi supporto materiale ai taliban, ma la legge fu regolarmente ignorata dal Pentagono che ne la conosce e l’approva. Tale nuova rivelazione si adatta ad alcune rivelazioni più vecchie. Nel 2014, il New York Times rivelò che la polizia dell’autorità portuale di New York e New Jersey si era infiltrata in un gruppo terroristico dell’Afghanistan chiamato Jundallah. Secondo il New York Times, Thomas McHale viaggiò in Afghanistan e Pakistan, “Le origini insolite e la lunga data delle relazioni degli Stati Uniti con Jundallah sono emblematiche della vasta espansione delle operazioni d’intelligence dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”. Secondo il New York Times, McHale gestiva una rete di informatori all’interno di Jundallah mentre il gruppo conduceva attentati terroristici contro la Repubblica islamica dell’Iran. McHale viaggiò in Afghanistan, operando sotto copertura come membro di Jundallah, anche dopo che il governo degli Stati Uniti ufficialmente designò Jundallah gruppo terroristico nel 2010. Jundallah è un gruppo di estremisti sunniti e wahhabiti che vedono la Repubblica islamica come “apostasia sciita”. Il loro obiettivo è spezzare le regioni prevalentemente sunnite dell’Iran confinanti coll’Afghanistan. Mentre McHale operava con Jundallah nel 2006, bombardarono un autobus delle guardie rivoluzionarie iraniane. Prima di ciò, attaccarono il corteo del Presidente Ahmadenjad. La Cina attualmente reprime i separatisti islamici nella regione autonoma dello Xinjiang. Gli estremisti che vogliono staccare lo Xinjiang dalla Cina erano collegati ad attentati ed altre violenze in Cina. Non sorprende che il sostegno ai gruppi terroristici e agli estremisti dello Xinjiang arrivasse da oltreconfine, dall’Afghanistan.

Boom dell’eroina
Dall’invasione nordamericana del 2001, l’Afghanistan è diventato il principale produttore mondiale di oppio, rappresentando circa l’89% della produzione totale di eroina. L’eroina è un grosso problema in Iran, con quasi 3 milioni di tossicodipendenti, il più alto tasso di consumo di eroina di qualsiasi Paese al mondo. La maggior parte dell’eroina che scorre in Iran proviene proprio da oltreconfine, dall’Afghanistan. Anche la Russia, a nord dell’Afghanistan, deve affrontare un grosso problema a causa del contrabbando di eroina. Anche la Cina lavora duramente per reprimere l’eroina afgana. Prima del 2001, il mondo era stupito per quanto i taliban avessero ridotto la produzione di papavero da oppio. Funzionari statunitensi e delle Nazioni Unite li elogiarono i loro sforzi contro la droga. L’invasione nordamericana sovvertì radicalmente tale tendenza, con una produzione di papaveri alle stelle.

Epicentro strategico del caos
Dal 2001 l’Afghanistan è il caos dell’instabilità. L’occupazione guidata dagli Stati Uniti non l’ha stabilizzato, causando crescita di droghe e terroristi ed intensificando povertà ed insicurezza. Le Nazioni Unite riportano che oltre 100000 civili furono uccisi o feriti in Afghanistan negli ultimi 10 anni. Non solo sono morti oltre 4000 truppe e mercenari statunitensi, ma nel 2017, un articolo del New York Times rivelò che un gran numero di agenti della CIA fu ucciso in Afghanistan. I dettagli rimangono in gran parte classificati, ma alcuni erano incorporati in gruppi di combattimento e milizie locali. Inoltre, nel 2015, emerse che alle truppe statunitensi fu detto di ignorare che minorenni venivano usati comi schiavi sessuali dai soldati afgani. Tale pedofilia omosessuale tra i combattenti afgani filo-Stati Uniti era diffusa. Quindi, cosa fecero esattamente gli Stati Uniti in Afghanistan negli ultimi 18 anni? La risposta può essere facilmente scoperta guardando una mappa. L’Afghanistan è al centro dell’isola-mondo eurasiatica. Su tre lati vi sono i principali tre rivali geopolitici degli Stati Uniti. L’Afghanistan è tenuto come epicentro strategico del caos. Droga, terrorismo, traffico sessuale ed instabilità in Afghanistan si erano riversati in Iran, Russia e Cina, i costretti a dedicare enormi sforzi per sconfiggere le minacce alla sicurezza dall’Afghanistan. Un Afghanistan instabile serve a indebolire tre grandi Stati antimperialisti e a contribuire a mantenere il dominio globale degli Stati Uniti. Il nuovo accordo di pace, in cui i taliban svolgeranno un ruolo nel governo, apre la via a una maggiore stabilità? La domanda più importante è… gli USA vogliono davvero stabilità? Tutto indica il contrario.

Caleb Maupin è analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche al Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio