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Vent’anni di guerra afgana… e mala parata statunitense

SCF, 13 marzo 2020

È così? Quasi due decenni di guerra, la più lungo di tutte, quasi il doppio della guerra del Vietnam. e ora, finalmente, un dubbio accordo di pace. È un “affare” che avrebbe potuto essere firmato anni fa dalle precedenti amministrazioni statunitensi, risparmiando così centinaia di migliaia di vittime e trilioni di dollari di danni. I combattenti afgani che gli Stati Uniti promisero di sconfiggere nel 2001, i taliban, sono più forti che mai e sembrano pronti a riprendere il controllo quando i nordamericani alla fine si mettono la coda tra le gambe e se ne vanno. I militanti la vedono come “vittoria su una superpotenza”, secondo la NBC. L’amministrazione del presidente Trump ovviamente cerca di spacciare la conclusione della guerra afgana come sorta di onorevole uscita dal Paese dell’Asia centrale. Ma il patto di pace traballante, rappattumato in fretta e senza alcun contributo dal regime appoggiato dagli Stati Uniti a Kabul, sembra più uno stratagemma elettorale di Trump. Ci sono circa 13000 truppe statunitensi attualmente in Afghanistan. Circa il 10% dei tempi delle amministrazioni Bush e Obama. L’accordo di pace di Trump coi mandati taliban prevede che le truppe siano ridotti a 8500 nei prossimi quattro mesi. Dopo 14 mesi, l’obiettivo è non lasciarvene. La pianificazione sembra organizzata per dare a Trump una spinta elettorale tempestiva. Dopotutto, andò al potere nel gennaio 2017 promettendo di porre fine alla “infinita” guerra afgana. Quattro anni dopo e in tempo per le elezioni di novembre, Trump può affermare di mantenere tale promessa.
La debolezza e le contraddizioni dell’affare, la parola “affare” sembra fuori luogo, indica anche più fretta che onore. Washington vuole che i taliban cessino gli attacchi alle truppe statunitensi durante la ritirata, ma i militanti sembrano avere un margine di manovra nel continuare gli assalti alle forze di sicurezza afgane appoggiate dagli USA. Washington afferma di voler un dialogo politico “intra-afghano” sul futuro politico del Paese. Ma gli statunitensi hanno gravemente minato l’autorità del loro regime di Kabul escludendolo dai colloqui coi taliban. Il regime sembra destinato a crollare senza il sostegno degli Stati Uniti. Perché i taliban dovrebbero preoccuparsi di interagire con un’entità che vedono come un burattino corrotto degli USA? Trump ha persino ammesso di vedere la possibilità che i taliban prendano il pieno controllo dell’Afghanistan una volta che gli Stati Uniti si saranno finalmente ritirati. Qui c’è un’eco della “Caduta di Saigon” quando gli statunitensi vendettero il regime del Vietnam del Sud con un accordo di pace del 1973 col Nord Vietnam comunista, che poi continuò a sbaragliare il fatiscente fantoccio nordamericano di Saigon nel 1975.
Su una nota più ampia, è comprensibile che la regione sia preoccupata per il futuro dell’Afghanistan. Due decenni di guerra e un ritiro fallito degli statunitensi potrebbero lasciare il Paese da miserabile Stato fallito senza un governo stabile per anni. Russia ed Iran hanno buoni motivi per essere preoccupati sulla sicurezza di uno Stato così fallito. Fortunatamente, la Russia ha sviluppato relazioni con partiti afgani negli ultimi anni, compresi taliban e loro oppositori. Pertanto, Mosca potrebbe trovarsi in una buona posizione nell’aiutare a stabilizzare il Paese all’indomani dell’uscita di Washington dal pantano afgano. Quanto è ironico? L’Afghanistan avrebbe dovuto essere il “Vietnam” di Mosca, secondo i pianificatori imperialisti statunitensi. Si è scoperto, tuttavia, che l’Afghanistan è diventato il “secondo Vietnam” nordamericano.
Un’assurda contraddizione nei negoziati di Washington coi taliban è l’aspettativa da parte dell’amministrazione Trump che essi cooperino per prevenire l’emergere di gruppi terroristici collegati ad al-Qaida. Aspettate un attimo. Il motivo ufficiale per cui gli statunitensi invasero l’Afghanistan nell’ottobre 2001 fu la “guerra al terrore” contro i taliban a seguito degli attacchi dell’11 settembre a New York. Ora ci viene detto che i taliban sono partner legittimi contro il terrorismo. Non sorprende che la maggior parte dei veterani statunitensi sia disillusa dalla guerra afgana e dall’ultimo tentativo di mettervi fine. Come aveva detto un ex-soldato alla rivista Time: “Mi stanno bene gli afgani che combattono per il loro Paese e noi li sosteniamo a distanza. Non mi sento a mio agio con quelli che con noi camminano. È moralmente sbagliato dare legittimità a un nemico che continua ad uccidere la nostra gente”, aveva detto. “E mina la nostra credibilità nel mondo. Chi può, o dovrebbe, fidarsi di un’America che si consegna in modo sprezzante a un alleato come questo?”
La stanchezza per la guerra negli USA è comprensibile. Ma il fatto è che non avrebbe mai dovuto iniziare. La guerra afgana si staglia come crimine monumentale dello Stato nordamericano. Scopo e giustificazioni di Washington erano sempre solo bugie, come dimostrano i documenti declassificati degli Stati Uniti. Si stima che circa 157000 persone siano state uccise, di cui 43000 civili. Se esistesse giustizia in questo mondo, capi e generali nordamericani dovrebbero essere perseguiti da un tribunale per i crimini di guerra tipo Norimberga, tra cui Bush, Obama e il presidente in carica Donald Trump. La riduzione delle violenze è senza dubbio benvenuta. Potremmo sperare che il popolo afgano possa in qualche modo sviluppare un processo politico per un futuro pacifico. Ma eterna vergogna per Washington. Sono il popolo afgano e la regione a dover raccogliere i pezzi dell’avventurismo criminale nordamericano.

Traduzione di Alessandro Lattanzio