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NATO e COVID-19: una malattia parassitaria in Europa

Finian Cunningham, SCF 12 marzo 2020

La decisione di proseguire con le più grandi manovre della NATO in Europa in un momento di accresciute paure per il coronavirus solleva certamente dubbi sullo scopo dichiarato dell’alleanza militare nel mantenere la sicurezza. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg affermava che le esercitazioni Defender-Europe 20 non saranno annullate per la malattia simil-influenzale diffusasi in tutti i paesi dell’Unione Europea, causando centinaia di morti. Nei prossimi cinque mesi circa 17 membri della NATO parteciperanno a manovre militari in sette Stati: Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania. Tutte le nazioni ospiti segnalavano infezioni da virus COVID-19. “Host” è termine operativo quando si tratta delle relazioni coll’alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti. Il ministro della Sanità tedesco Jens Spahn affermava che l’epidemia di coronavirus è “diventata una pandemia globale” e che “il peggio deve ancora arrivare”. In tutto, 37000 truppe sono coinvolte nelle manovre Defender-Europe 20, le più grandi dalla fine della Guerra Fredda tre decenni fa. Gli Stati Uniti inviano 20000 persone. La maggior parte delle truppe tornerà nelle basi situate in almeno 20 stati nordamericani. Pertanto, il fattore di rischio diffusione della malattia in Europa e Stati Uniti viene notevolmente aumentato dagli eventi della NATO. Andare avanti con le manovre europee sembra particolarmente sconsigliabile dato che le forze statunitensi nell’Asia del Pacifico cancellarono simili esercitazioni militari programmate in Corea del Sud per paura del coronavirus (COVID-19).

Defender-Europe avviene tra le notizie secondo cui il comandante nordamericano in Europa, tenente-generale Christoper Cavoli, sarebbe stato contagiato dopo aver partecipato a una conferenza militare a Wiesbaden, in Germania. Il massimo consigliere sanitario per i Capi di Stato Maggiore Congiunti degli Stati Uniti, brigadier-generale dell’US Air Force Paul Friedrichs ha anche ammesso che il numero di casi COVID-19 tra le forze armate del Pentagono potrebbe essere molto più alto di quanto riportato. L’apparente mancanza di misure cautelative da parte dell’alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti è in contrasto con le crescenti preoccupazioni pubbliche sul contenimento della malattia. L’Italia, che ha registrato i decessi più alti al mondo dopo la Cina, poneva il blocco totale ai viaggi ai 60 milioni di abitanti. Le compagnie aeree di tutta Europa cancellavano migliaia di voli, facendo fallire alcuni vettori. Gli eventi sportivi in Europa, incluse le partite di calcio, verranno annullati o si terranno senza la partecipazione del pubblico. Il torneo delle sei nazioni di rugby era nel disordine a causa della riprogrammazione delle partite; una grande partita tra Irlanda e Francia prevista per questo fine settimana veniva rinviata a ottobre. In Gran Bretagna c’erano richieste di sospensione del parlamento dopo che la ministra della Salute Nadine Dorries fu segnalata infettata. Il governo di Boris Johnson veniva accusato di condiscendenza nel trattare il virus. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump veniva messo sotto accusa per non aver preso sufficienti misure di contenimento o per non aver fornito risorse adeguate come i kit di test. Il numero ufficiale di casi statunitensi di COVID-19 è finora relativamente basso, ma si ritiene che ciò sia dovuto a test limitati.
Sembrerebbe quindi ragionevole in tale contesto di rischio di pandemia che un evento multinazionale come Defender-Europe 20 della NATO venga annullato. Mentre procede, le manovre sembrano un vettore perfetto per accelerare la diffusione della malattia tra due continenti ed oltre. In effetti, non mettere da parte tali esercitazioni di guerra appare il culmine della trascuratezza. Quanto appropriato appare che la NATO sia così insensibile alle reali necessità. Tale gravosa organizzazione militare di 29 nazioni che consuma un budget annuale di 1 trilione di dollari è una creatura dalle abitudine ed ideologia servili. Quasi 30 anni dopo la guerra fredda coll’Unione Sovietica, il mondo è andato avanti. Ma non sembra per la NATO. Continua a fare i suoi giochi di guerra presumibilmente per difendere l’Europa dall’invasione russa. Se la NATO non sa adattarsi a realtà mondane così eclatanti come la fine dell’Unione Sovietica, tre decenni fa, allora non c’è da stupirsi che la sua risposta al coronavirus sia improponibile. È l’equivalente militare di un dinosauro la cui funzione non è più sostenuta dall’ambiente.
L’ironia è che l’oscena generosità militare della NATO schiaccia le finanze pubbliche che altrimenti verrebbero spese in modo utile, come la costruzione di infrastrutture sanitarie che aiuterebbero a mitigare crisi come il coronavirus. Molte altre esigenze della società vengono cronicamente trascurate a causa degli esorbitanti bilanci militari dei membri della NATO. Donald Trump si vanta di aver insultato gli alleati europei affinché sborsino centinaia di miliardi di dollari in più per i budget militari. Il coronavirus non è che uno stress test di intere società svuotate da un eccessivo militarismo e dalla sovrastruttura capitalista corporativa che serve. Ancor prima che il problema del coronavirus emergesse in Cina all’inizio dell’anno, le manovre della NATO in Europa (e altrove) furono motivo di molte critiche. Le tensioni geopolitiche che tali militarismo guidato dagli Stati Uniti causa a Russia e Cina furono deplorate. Mosca denunciava Defender-Europe 20 come “prova di guerra” completamente scollegata dalla realtà. L’ideologia inveterata da Guerra Fredda che guida la NATO impone insicurezza e rischio bellico in Europa, facendosi beffe delle affermazioni della NATO sull’essere dedita a “sicurezza e difesa”. La sconsiderata assunzione di rischi sull’infiammazione della pandemia di coronavirus è tipica dello scopo obsoleto della NATO. Come la malattia stessa, la NATO è un parassita delle nazioni ospitanti che drena risorse pubbliche vitali. Tale organizzazione andrebbe “auto-isolata”… con 30 anni di ritardo.Traduzione di Alessandro Lattanzio