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Accordo di Mosca: la Turchia vuole la pace in Siria?

Salman Rafi Sheikh, New Eastern Outlook, 11.03.2020

Mentre l’incontro di quasi 6 ore tra Erdogan e Putin produsse un cessate il fuoco e riprese le pattuglie congiunte Russia-Turchia sull’autostrada M-4, c’è poco da dire che la spinta di Erdogan all’incontro a Mosca fosse risultata dalla crescente consapevolezza sulla crescente difficoltà a mantenere militarmente i territori siriani sotto controllo. Russia e Siria avevano in gran parte ignorato l’avvertimento di Erdogan di ritirarsi dalla zona di de-escalation di Idlib entro la fine di febbraio. Al contrario, decisero di procedere con le operazioni militari, catturando alcuni territori strategicamente significativi, stabilendo nuovi fatti sul terreno che Erdogan non riuscì a digerire. Allo stesso tempo, tuttavia, il cessate il fuoco dava all’Esercito arabo siriano la necessaria tregua nella guerra inutile che Erdogan gli aveva imposto loro. La domanda, tuttavia, se questo cessate il fuoco porto a un accordo di pace dipende dalla Turchia e dalla sua politica sull’osso della contesa: le forze jihadiste del Tahrir al-Sham che Ankara continua a sostenere contro l’Esercito arabo siriano e le milizie curde. Allo stato attuale, Tahrir al-Sham respinse l’accordo di Mosca, indicando l’intenzione di continuare la sua “jihad” in Siria per complicare ulteriormente l’avanzata della Siria per mettere sotto controllo tutto il territorio siriano. Obiettivo che Siria e Russia non appaiono disposte a scendere a compromessi.
Esiste una reale possibilità che Ankara, per far avanzare i suoi obiettivi dichiarati, possa semplicemente rinominare il gruppo al-Sham e continuarne il sostegno. È un dato di fatto, tale possibilità esiste dato che i capi del gruppo jihadista hanno già fatto delle aperture per trasformarsi in “gruppo politico”. Abu Muhamad al-Julani, capo di al-Sham, dichiarò in un’intervista che non c’è nulla di sbagliato in tale “trasformazione” e nel conseguire “legittimità internazionale”. TRT World, un notiziario gestito dallo Stato turco, annunciava che il gruppo “ha scelto di prendere un po’ dall’inizip e riorientarsi su un focus locale e trarre forza incorporandosi nella società siriana”, seguendo il cosiddetto “Modello taliban” di assimilazione e legittimazione con continui combattimenti per un certo periodo. Come diceva ulteriormente TRT, “La persistenza dei taliban nel mantenere, detenere e amministrare territorio mentre combattevano Stati Uniti e il governo di Kabul negli ultimi 19 anni significava che Washington doveva accontentarsi di una soluzione politica”. Adottando la stessa politica, possono, nei loro calcoli, imporre anche Siria e Russia ad accettarle. Per un combattente di al-Sham, “nessuno vuole vivere sotto questo regime o la Russia. Le persone hanno perso i loro cari, non c’è alcun piano per arrendersi. I combattenti sono collegati con la popolazione locale e c’è un grande supporto da parte sua”. In altre parole, sull’affermazione esistono condizioni grezze per seguire il “modello taliban”. Dato il supporto di Ankara al gruppo jihadista al-Sham e la propensione a continuare la lotta, il cessate il fuoco raggiunto a Mosca è ostaggio della geo-politica turca. Ciò che potenzialmente significa per la pace in Siria è che Ankara probabilmente continuerà a perseguire gli obiettivi dichiarati e probabilmente utilizzerà il cessate il fuoco per cercare opzioni, riarmare e spostare i suoi jihadisti. Se è davvero questione di tempo che Ankara riprenda l’offensiva contro l’Esercito arabo siriano, la Russia avrà difficoltà a non starsene in disparte a guardare Ankara rioccupare i territori che la Siria ha lottato duramente per riportare sotto controllo.
Per la Turchia, il fattore russo rimane cruciale e la relativa incapacità di Ankara di convincere Mosca a consentirle un’autostrada senza pedaggio. In realtà, fu lo stesso fattore russo al centro del recente fallimento dell’avventurismo turco. Allo stato attuale, la Russia rapidamente portò lo spazio aereo su Idlib sotto controllo, negando ai turchi l’uso di aerei, elicotteri (tranne per 48 ore), mentre apparentemente utilizzava i propri aerei insieme all’Aeronautica siriana, per colpire i militari turchi e i loro alleati anti-Assad del Tahrir al-Sham. Mentre i turchi potrebbero respingere l’avanzata dell’Esercito arabo siriano; non possono permettersi di combattere i russi in Siria. La chiave della pace, se Ankara la vuole davvero, è disarmare i combattenti del Tahrir al-Sham, decisione che va ancora presa. Qualsiasi attacco alle forze siriane e russe del Tahrir al-Sham sarà un duro colpo al cessate il fuoco e al l’accordo di Mosca, costringendo il tutto a ridursi alla piena offensiva Siria-Russia-Iran per liberare la Siria. Ciò, tuttavia, sarà a spese delle relazioni con la Turchia, un’eventualità che Mosca cercava di evitare sin dall’accordo Idlib.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio