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Il coronavirus è dietro il crollo del mercato azionario mondiale?

Danielle Bleitrach, Histoire et Societé 10 marzo 2020

Il 10 marzo 2020, il quotidiano finanziario Les Echos l’affermava, ciò che è parzialmente impreciso, non è il coronavirus che ha causato questo crollo del mercato azionario, ma rivelava i profondi vizi di un sistema finanziario, di cui abbiamo ripetutamente affermato quanto probabilmente collasserebbe se la Cina non dettasse più la realtà dell’economia globalizzata e se la finzione finanziaria fosse smascherata. Infine, si noti la follia di chi vuole trascinre il nostro sistema di protezione sociale nella spirale dei fondi pensione seguendo il crollo del mercato azionario.
I mercati mondiali sono spazzati dal panico. Alla crisi sanitaria si aggiunge l’incidente petrolifero. La Borsa di Parigi era scesa dell’8,39%, a 4.707,91 punti alla chiusura, la sessione peggiore dal 2008. Wall Street ebbe la sessione peggiore dal 2008. Quindi abbiamo una specie di prevedibile matrioska, scatenando un’epidemia o causa casuale, la crisi petrolifera su cui pubblicheremo una piccola nota specifica dei comunisti russi se sia stato il rifiuto di Mosca di adottare la strategia dell’OPEC a ridurre la produzione a causare tale crisi nella crisi?
Il crollo del mercato azionario fu aggravato dalla guerra dei prezzi del petrolio lanciata da Riyadh il fine settimana, dopo il fallimento delle discussioni tra OPEC e Russia. I tredici Paesi esportatori offrirono all’alleato russo la riduzione della produzione di 1,5 milioni di barili al giorno per arginare la caduta dei prezzi del greggio. Ma non ebbero l’accordo di Mosca. L’OPEC è un’organizzazione in cui Mosca e Venezuela cercavano di svolgere un ruolo indipendente dalle major statunitensi e dal fatto che l’acquisto di petrolio è condizionato dal “petrodollaro”, che non solo rafforza la dipendenza mondiale dal dollaro, ma lega il capitale petrolifero ai meccanismi finanziari speculativi di New York. Oltre alla crisi sanitaria, ora c’è il crollo del petrolio. Il barile di Brent ha perso oltre il 20% (45% dall’inizio dell’anno) ed è sceso sotto i 36 dollari, dopo il fallimento dei negoziati tra OPEC e Russia. Tutto ciò rimaneva nel contesto del momentaneo arresto dell’economia cinese e del freno del consumo di petrolio, nonché della pressione dei petroliero del Texas. Ma il crollo del mercato azionario che ha provocato il panico dei tutti i mercati finanziari del mondo, che era più che prevedibile, testimonia l’impossibilità di regolare l’economia mondiale esclusivamente con mezzi finanziari e monetari. Avevamo notato qui quanto negli ultimi giorni la FED degli Stati Uniti (banca centrale) abbia perso terreno e non sia nemmeno riuscita ad aumentare i tassi negativi. Tutto ciò che tale pseudo regolamento ha saputo fare finora era sostenere i prezzi in borsa degli ultra ricchi rivelando la natura del sistema di accordi, tutto sotto la maschera del “liberalismo”, e c’è solo da scommettere che questa crisi del mercato azionario rafforzerà gli effetti che sarebbero drammatici sull’economia reale, sul settore produttivo già fortemente strangolato dal cancro finanziario, quindi sulle società fortemente indebitate che dovrebbero essere al centro delle preoccupazioni.
Il mercato obbligazionario rimane chiuso alle società più fragili. Chi non ha rifinanziato le proprie scadenze potrebbe trovarsi in una situazione pericolosa. È molto probabile che tornino allo Stato, compresi chi ha delocalizzato in maniera massiccia e questo a spese dello stesso. Saremo di nuovo nello scenario del 2008 in cui gli Stati si assunsero l’indebitamento di un sistema di rapina bancaria. Una riflessione sulle prospettive economiche, controllo e pianificazione degli sforzi sarebbe essenziale. La FED si è quindi preparata da tempo al crollo del mercato azionario che non ha nulla a che fare col virus o piuttosto ne è solo il fattore scatenante. Se l’iperinflazione fosse paragonabile a quella sperimentata dalla Repubblica di Weimar, non scelta deliberatamente, la soluzione non sarà la guerra, ed eccoci qui.
La FED per sostenere l’egemonia nordamericana che collassa, e che ora poggia solo su due pilastri, il dollaro come standard monetario o petrodollaro (per comprare petrolio bisogna pagare in dollari secondo l’Arabia Saudita) e le spese militari. Ciò che è insostenibile é che la crisi del coronavirus ha rivelato è la dipendenza di questa economia da cui i capitali tuttavia si rifugiano presso la FED. Per sostenere tale sistema, la FED ha creato una massa, uno stock incredibilmente grande di attività finanziarie e quasi monetarie. Le persone, i detentori, sono convinti che tali beni siano buoni quanto i soldi: furono portati a credere che siano liquidi! Ma quando arriva il vero crollo, tale convinzione scompare. Le persone vogliono scambiare le proprie attività monetarie e quasi monetarie con denaro reale della banca centrale. Già il crollo del mercato azionario è preliminare: vendiamo titoli e chiediamo denaro nella forma più sicura: i titoli di Stato. Al minimo tremore, passeremo alla fase successiva: abbandoneremo i prestiti governativi, chiederemo di cambiarli con denaro della banca centrale. Viene lanciata la speculazione sulle valute, paralizzata dalla diffusione del coronavirus, e gli investitori hanno venduto le azioni ed acquistato in massa lo yen, valuta giapponese, che si è apprezzato del 3% rispetto al dollaro. La Banca del Giappone e il governo giapponese promettono di frenare tale movimento, ma mancano degli strumenti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio