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Le forze cibernetiche manipolano l’opinione pubblica

Vladimir Platov, New Eastern Outlook 08.03.2020

L’influenza sull’opinione pubblica è una delle funzioni primarie dello spazio informativo, rappresentato oggi non solo da TV, radio e stampa, ma anche da Internet e social network. Pertanto, non sorprende che la CIA si concentri in particolare sul controllo del campo delle informazioni e cerchi d’influenzarlo. Così, a metà del secolo scorso, l’agenzia iniziò un’operazione segreta su larga scala chiamata Mockingbird nel territorio degli Stati Uniti e all’estero. La maggior parte dei documenti relativi a tale operazione è ancora classificata. Lo scopo dell’operazione Mockingbird era garantire il controllo della CIA su media e spazio informativo di USA e altrove, stabilendo una vasta rete di agenti nelle principali pubblicazioni, agenzie di stampa, radio e televisione del mondo. Dopo numerose prove sulle attività illegali della CIA nei media, anche attraverso l’Operazione Mockingbird, uno speciale gruppo di lavoro, il Comitato Church (dal nome del senatore Frank Forrester Church III, democratico dell’Idaho) fu istituito nel 1975 al Senato degli Stati Uniti . La Commissione successivamente divenne Comitato ristretto sull’intelligence del Senato. Nel 1976, il Comitato preparò un rapporto che dettagliava l’interferenza della CIA nei media di Stati Uniti e stranieri al fine di disinformare il pubblico. In particolare, il rapporto osservava: “La CIA attualmente ha una rete di diverse centinaia di stranieri nel il mondo che forniscono informazioni per conto della CIA e a volte tentano di influenzare l’opinione pubblica usando la propaganda occulta. Costoro forniscono alla CIA l’accesso diretto a numerosi giornali e periodici, decine di servizi e agenzie di stampa, stazioni radiotelevisive, editori di enti commerciali e altri media stranieri”. Dopo indagini ed audizioni del Congresso degli Stati Uniti, fu deciso di vietare alla CIA di continuare l’Operazione Mockingbird. Nel 1976, George W. Bush, nominato direttore della CIA, annunciò persino la seguente nuova politica: “Con effetto immediato, la CIA non entrerà in alcun rapporto retribuito o contrattuale con nessun corrispondente a tempo pieno o part-time accreditato da alcuna rete o stazione di notiziari, giornali, periodici, radio o televisione statunitensi”. Tuttavia, aggiunse che la CIA continuerà a “valorizzare” la cooperazione volontaria coi giornalisti, ovviamente sempre influenzata dal denaro.
Molti esperti sono convinti che l’Operazione Mockingbird non sia mai completamente terminata e non venga eseguita solo sui media tradizionali, ma anche nel cyberspazio. I principali obiettivi dell’operazione nella forma attuale sono tutti coloro che si oppongono alla politica della Casa Bianca. Da qui nascono numerose campagne anti-russe e xenofobe dei servizi speciali statunitensi, che preservano le tradizioni della CIA lavorando non solo coi giornalisti, ma anche coi social network controllati da Washington. L’ampia ricerca “The Global Disinformation Order 2019: Global Inventory of Organized Social Media Manipulation” fu recentemente condotta dall’Università di Oxford. Si concentra su come l’opinione pubblica sia influenzata da Internet e social network. Nel rapporto i ricercatori mostravano che il numero di Paesi in cui venivano rilevati tentativi di manipolazione organizzata dell’opinione pubblica con l’aiuto dei social network è più che raddoppiato dal 2017. Allora gli autori registrarono 28 Paesi, aumentati a 48 e 70 nel 2018 e nel 2019 rispettivamente. 25 Paesi collaborano con società private per diffondere propaganda su Internet. Il più popolare è facebook e la seconda piattaforma più popolare per i tentativi di manipolazione è twitter. Allo stesso tempo, i ricercatori scoprivano che 56 Paesi, in un modo o nell’altro, organizzarono campagne per disinformare gli utenti dei social network. I principali autori sono Stati Uniti e Regno Unito.
Oggi molti Paesi possiedono forze speciali cibernetiche, i cui rappresentanti utilizzano i social network per cercare di influenzare l’opinione degli utenti d’Internet di determinati Paesi, religioni e credo politico. Particolare attenzione è rivolta a tali sforzi da Pentagono e servizi di sicurezza nordamericani. Solo gli statunitensi (idealmente chi conosce la lingua del Paese oggetto della manipolazione) sono coinvolti in tali attività. Il sito della CIA persino descrive in dettaglio chi può candidarsi a tali lavori. Al fine di avere un ulteriore impatto sul pubblico, oggi l’FBI cerca di reclutare russi che vivono negli Stati Uniti attraverso i social network (in particolare facebook), come riportato dalla CNN. Il sentimento anti-russo della direzione dell’operazione Mockingbird fi evidenziato da numerosi media indipendenti da Washington. Gli stessi obiettivi sono perseguiti oggi dalle agenzie d’intelligence statunitensi. “Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti considera la battaglia contro i media statali di Russia, Iran e Cina una sua massima priorità”, affermava la vicesegretario sostituto di Stato degli Stati Uniti Heather Nauert nel marzo 2018. Ecco perché il budget degli USA per l’anno fiscale 2019 include 661 milioni di dollari per finanziare il BBG (Broadcasting Board of Governors), impegnato nella propaganda anti-russa. Il progetto della Casa Bianca di bilancio governativo degli Stati Uniti nel 2021 prevede l’assegnazione di 700 milioni per la guerra dell’informazione “contro l’influenza distruttiva della Russia”.
La Gran Bretagna non è dietro gli Stati Uniti nel condurre la guerra ibrida. Un’unità speciale delle forze cibernetiche inglese si chiama JTRIG; gli “specialisti” di tale unità spesso svolgono operazioni informatiche propagandistiche, recentemente spesso dirette contro la Russia, tra cui il clamore anti-russo sull’avvelenamento degli Skripal, accuse infondate del presunto coinvolgimento della Russia nello schianto dell’aereo malese MH-17 nel Donetsk e accuse di aggressione di Mosca in Siria. Tale lavoro viene svolto utilizzando cyberspazio e media fedeli a Londra. La 77.na Brigata di tali truppe lavora specificamente su twitter, tentando attivamente di minare la fiducia degli utenti nelle proprie convinzioni, cercando di trasmettere “i loro pensieri” facendo appello alle emozioni. Per l’ulteriore promozione della lotta propagandistica contro la Russia, 18 milioni di sterline verranno spesi dal governo inglese per “contrastarla” e rafforzare i “media indipendenti” nei Balcani occidentali ed Europa orientale. Lo riferiva il servizio stampa del Foreign Office inglese. La NATO ha anch’essa una forza cibernetica di oltre 13000 militari. L’organizzazione si chiama CCDCEO e si trova a Tallinn. I governi usano da tempo la propaganda, ma gli strumenti digitali l’hanno resa più complessa ed efficace. Negli ultimi anni, le agenzie d’intelligence rispecchiano l’esperienza degli attivisti nell’uso dei social media per diffondere informazioni e ora attivamente utilizzano tali metodi. Inoltre, strumenti interattivi, come il software di analisi dei dati, consentono di adattare la guerra informatica in modo efficace contro determinati gruppi, massimizzandone l’impatto.

Vladimir Platov, esperto in Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio