Crea sito

Erdogan annusa il ratto statunitense

Finian Cunningham, SCF 7 marzo 2020

Bene, ci vuole uno per conoscerne l’altro. I malvagi piani e intrighi degli ultimi nove anni di guerra in Siria degli aggressori stranieri e loro ascari terroristici avranno dimostrato una cosa a tutti i loro complici criminali: nessuno di loro può essere considerato attendibile, anche quando afferma di essere un “partner”. Il capo turco Recep Tayyip Erdogan, recatosi a Mosca questa settimana, voleva un ampio ritiro dell’Esercito arabo siriano dalla provincia d’Idlib senza ottenerlo. Il risultato è che più territorio siriano è stato liberato dalle forze governative siriane, nonostante tutta la furia di Erdogan che prometteva vittoria e avanzate. Quello che successe era che il presidente turco senza dubbio annusava come un ratto l’assenza di supporto militare da Washington. Erdogan sapeva che se si fosse verificata l’escalation militare, le sue forze sarebbero state lasciate sole ed in asso dal presunto partner NATO. Tutti i discorsi nordamericani sul “pieno sostegno” alla Turchia non si materializzarono oltre l’aria fritta. Ricordiamo che quando le violenze divamparono il mese scorso tra forze turche e siriane, il segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo promise l’11 febbraio che Washington “starà col suo alleato della NATO”. Mentre le violenze aumentavano insieme ao cadaveri di truppe turche, gli Stati Uniti non diedero, nonostante le richieste sempre più grevi di Ankara, i missili Patriot. Le richieste furono senza risposta. Washington sapeva che la Siria e l’alleato russo non cedevano al principio di sconfiggere i gruppi terroristici sul suo suolo, indipendentemente dal fatto che i terroristi fossero coperti dall’artiglieria turca. La Siria ha il diritto sovrano impeccabile di riprendere il controllo di ogni centimetro quadrato del suo territorio. La Russia sostiene il pieno rispetto dell’alleato siriano su questo obiettivo.
Il 5 marzo, quando Erdogan volò a Mosca, dev’essere sprofondato sapendo che Washington sparava vuota retorica. Lo stesso giorno, Pompeo chiese al capo turco di negoziare il ritiro dell’Esercito arabi siriano sulle linee del cessate il fuoco di Sochi del 2018. Ma dopo sei ore di negoziati con Putin, Erdogan accettò assai meno, una tregua sulle attuali posizioni, comprendendo l’avanzata delle ultime settimane dell’Esercito arabo siriano. Sulla sua strada per Mosca tutto ciò che Erdogan riceveva da Washington erano vaghi indizi che stesse ancora “considerando” l’invio di munizioni alla Turchia. Probabilmente il segnale minaccioso per Erdogan che Washington s’indeboliva fu la prodezza da PR del 3 marzo quando due inviati statunitensi relativamente di secondo rango visitarono l’unità di propaganda terroristica “caschi bianchi” ad Idlib offrendo “aiuti umanitari”. Tale supporto mediatico non era pari ai missili Patriot e agli aerei da guerra nordamericani che Ankara cercava davvero. Inoltre, uno degli inviati, James Jeffrey, dichiarò a una conferenza tenutasi a Istanbul il 5 marzo che gli Stati Uniti “facevano pressioni sugli alleati europei della NATO per dare maggiore sostegno alla Turchia”. Come riportato dal quotiadiano Hurriyet, l’inviato nordamericano rispondeva a una domanda sulle opinioni di Washington su un concreto sostegno militare alla Turchia. “Facciamo pressioni sui nostri alleati europei affinché contribuiscano a questo problema”, dichiarò Jeffrey. “C’è un’unità di difesa missilistica di Patriot spagnola in questo momento schierata in Turchia presso la base aerea di Incirlik, questo è un esempio di cosa la NATO fa effettivamente, e vogliamo vedere altre azioni del genere”. Lo diceva mentre Erdogan volava a Mosca per un “faccia a faccia” con Putin. In altre parole, il presidente turco sapeva che gli Stati Uniti sono tutti chiacchiere e distintivo.
Damasco e Mosca chiamarono il bluff di Erdogan e Washington. Non ci sarà un’escalation in Siria per un conflitto internazionale perché Erdogan e il suo padrone a Washington non hanno i cojones. La Siria ha tutto il diritto di liberare la propria terra dai terroristi e loro sostenitori della NATO. E la Siria ha alle spalle la Russia. Mentre Ankara sa che tutto ciò su cui può contare è un ratto di Washington.

Traduzione di Alessandro Lattanzio