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La caduta dell’impero statunitense e il prossimo crollo economico

Rainer Shea 29 febbraio 2020

Haruki Murakami affermò che “Tutti, nel profondo del cuore, aspettano la fine del mondo”. È con questa autocoscienza della mia attrazione per l’apocalisse che affronto le crisi convergenti della nostra era. Queste crisi puntano verso un risultato che non è terribile come la fine letterale del mondo, ma che evoca ancora il senso di affascinata suspense che Murakami descrisse. Soprattutto negli ultimi due mesi, le sfaccettature del capitalismo globale e dell’ordine imperialista si sono rapidamente avvicinate al punto di rottura. Il collasso sistemico in cui siamo entrati ha numerosi livelli; l’ambiente, l’economia, la situazione geopolitica, l’atmosfera politica, la sfera sociale e ora il panorama globale della biologia umana e delle malattie. Tutte le traiettorie indicano un collasso economico gigantesco a breve termine e un forte turbamento per la civiltà a lungo termine.
Oltre al crollo del clima, esacerbato dal coronavirus e che ha provocato incendi senza precedenti in Australia quest’anno, le strutture economiche fondamentali del mondo capitalista scivolano verso il collasso. E il fattore dietro questo incombente tracollo finanziario è lo stesso che alla fine riguarda la crisi climatica e il coronavirus: il declino dell’impero statunitense.
La crisi climatica, rafforzata dal vasto inquinamento delle spese militari in costante aumento degli Stati Uniti, ne minaccia l’egemonia. L’aumento delle tempeste, la scarsità di risorse e l’innalzamento del livello del mare hanno già danneggiato le infrastrutture militari nordamericane e si stima che oltre un centinaio di basi statunitensi non potranno funzionare dopo che il livello del mare si sarà innalzato di un metro. Il costo della riparazione delle reti elettriche e delle autostrade nordamericane nei prossimi decenni sarà così grande che il Pentagono pensa che le forze armate statunitensi subiranno una grande tensione, se non saranno completamente sopraffatte. I cambiamenti climatici rendono il dominio militare degli Stati Uniti sul resto del mondo troppo costoso. Ciò si lega al fatto che i cambiamenti climatici, il declino della potenza globale nordamericano e lo squilibrio economico creato dal capitalismo neoliberista collettivamente produrranno un collasso a brevissimo termine: l’avvento del nuovo crollo economico che sarà persino maggiore di quello del 2008. Dal salvataggio di Wall Street e la concentrazione del potere finanziario in una serie di superbanche in gran parte non controllabili, l’economia globale ha accumulato ogni bolla prodotta dalla crisi del 2008. Se il prossimo crollo non inizia con lo scoppio della nuova bolla immobiliare, probabilmente inizierà col tracollo del mercato azionario, innescato da molti fattori che recentemente allarmavano gli investitori. Non sorprende che il Dow sia crollato di oltre tremila punti quest’ultima settimana, quando il CDC affermò che il coronavirus si diffonderà probabilmente negli Stati Uniti tra le infezioni di dozzine di altri Paesi. Le crescenti tensioni con Cina ed Iran, la diffusa incertezza sull’integrità del voto nelle primarie presidenziali democratiche e la presenza complessiva delle attuali bolle sul mercato potrebbero anche turbare la stabilità arbitrariamente mantenuta nel mondo finanziario.
A lungo termine, il collasso del clima sarà il fattore scatenante una recessione economica come mai vista prima. Finora gli investitori non riuscivano a spiegare in modo serio i danni che i disastri legati al clima causeranno nei prossimi anni; il professore in contabilità della UC Davis Graduate School of Management, Paul Griffin, scrisse che “Nonostante questi ovvi rischi, investitori e gestori patrimoniali erano notevolmente lenti a collegare il rischio climatico fisico alle valutazioni del mercato aziendale. La perdita di proprietà è ciò che prende tutti i titoli, ma come affrontano le aziende? Le minacce alle imprese potrebbero fermare l’intero sistema economico”. Quando sono costretti a confrontarsi con la discrepanza tra illusione capitalista e realtà materiale, il loro sistema non saprà funzionare. Il coronavirus, attualmente il maggiore allarme presso gli investitori, è fortemente correlato alla caduta dell’impero statunitense come gli altri catalizzatori del collasso economico citati. L’apparato della propaganda dei media USA/NATO ha fatto sensazionalismo sulla gravità del virus al fine di far avanzare l’obiettivo n. 1 in politica estera di Washington, minare il Partito comunista cinese. La gestione della crisi da parte del PCC fu ampiamente descritta come incompetente o “autoritaria”, anche se il governo socialista cinese mobilitava risorse per combattere la malattia molto meglio di quanto il sistema sanitario nordamericano sappia fare. E gli attacchi dei media xenofobi alla Cina sul virus portavano a un aumento generale del razzismo anti-asiatico. Oltre a tali modi con cui l’impero degli Stati Uniti esacerbava gli effetti del virus, esiste anche la possibilità che l’intero problema sia il risultato di un’operazione di guerra biologica di Washington contro la Cina. Gli Stati Uniti hanno diffuso malattie perseguendo loro obiettivi di politica estera, come quando la CIA deliberatamente introdusse la peste suina africana a Cuba nel 1971 (tra le molte altre forme di guerra biologica che il popolo cubano ha subito). Quindi è prevedibile che il dottor Francis Boyle, professore di diritto internazionale all’Università dell’Illinois, affermasse di essere convinto che il virus sia “un’arma offensiva da guerra biologica”. Non sorprende inoltre che il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Wilbur Ross, dichiarasse a gennaio che il virus “aiuterà ad accelerare il ritorno del lavoro negli USA”, dimostrando l’utilità strategica che l’amministrazione Trump vede esplicitamente nel virus. Tutto ciò supporta l’ipotesi che la CIA abbia tirato fuori un trucco simile agli attentati nella Guerra Fredda a Cuba piazzando il virus apparso a Wuhan alla fine di dicembre 2019. Tuttavia, per quanto tale malattia abbia avuto origine, è una delle crisi aiutata dai cambiamenti climatici, e quindi dalla macchina militar-industriale capitalista che destabilizza il clima. Le variazioni geopolitiche del virus sono anche un sintomo del declino dell’impero USA, poiché tutti gli aspetti della guerra ibrida di Washington contro la Cina sono una risposta alla crescente potenza globale del PCC.
Questo arazzo complesso di militarismo nordamericano dilagante nella catastrofe, collasso climatico causato dell’industrialismo neoliberista, strutture finanziarie insostenibili create da schemi per dei profitti selvaggi, atti sconsiderati della guerra globale, presto distruggeranno il capitalismo globale. La classe dirigente nordamericana continuerà a cercare di manipolare narrazione e politica su questi eventi, ma davvero cercano solo di limitare i danni Quando arriverà l’inevitabile tracollo finanziario, che inizi il prossimo mese o poco dopo, il caos affliggerà i centri di potere. La Cina non salverà di nuovo l’economia nordamericana come fece nell’ultima recessione, e il crescente consolidamento del sistema bancario ha fatto sì che l’economia degli Stati Uniti sia destinata a fallire a un grado persino maggiore dell’ultima volta. La base cadrà dell’economia superficialmente “prospera” di Trump. Il sistema neoliberista saprà rispondervi solo tagliando i programmi sociali e lasciando che più persone restino sottoccupate e sottopagate, il che significa che l’unica risposta del sistema sarà quella mangiare se stesso. Tali misure reattive alla crisi finanziaria rifletteranno il modo con cui il sistema reagì ad altre recenti crisi; la dirigenza politica di Washington reagì alla contrazione della potenza nordamericana aumentando il bilancio militare, le potenze USA/NATO reagirono all’ascesa della Cina lanciando una guerra ibrida e la corporatocrazia reagì alla Grande Recessione rendendo i monopoli bancari ancor più estremi e consentendo alle disparità sociali di continuare ad aumentare. Tutto ciò fu una soluzione a breve termine che rese il sistema ancor più fragile e incapace di far fronte alla crisi. Con l’emergente collasso economico, le diverse conseguenze di tali decisioni della classe dirigente produrrano un evento esplosivo. Quando tale evento si concretizzerà pienamente, il sistema si indebolirà. Ed è allora che sarà il momento di colpire. Gli Stati Uniti sono un espediente sociale e un catalizzatore è tutto ciò che è necessario per innescare una rivolta di classe in questo Paese. Guardate le proteste anti-neoliberali in Francia, Cile e altri Paesi neoliberisti che peggiorano, per vedere il prossimo futuro degli Stati Uniti. Ma non aspettatevi che questo appaia automaticamente quando ci sarà lo schianto; arriverà quando lo decideremo. Si lavori per organizzare gli scioperi. riunite le persone nelle proteste anti-neoliberiste. Coordinate gli sforzi per la disobbedienza civile, come l’assalto alla metropolitana che i newyorkesi effettuarono questo gennaio. Costruite organizzazioni necessarie per sostituire lo Stato capitalista con una nuova nazione socialista. Si può abbattere l’impero che implode e costruire qualcosa di bello al suo posto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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