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Intervista al Presidente Bashar al-Assad di Russia 24

Syria Times,5 marzo 2020

Il Presidente Bashar al-Assad affermava che il capo del regime turco, Erdogan, combatte a fianco dei terroristi per la sua ideologia da fratellanza mussulmana, quindi anche lo stesso Erdogan non può dire ai turchi perché manda l’esercito a combattere in Siria. La sola ragione è la Fratellanza Musulmana e non ha nulla a che fare cogli interessi nazionali turchi. Il Presidente aggiunse nell’intervista rilasciata a Russia 24 che, dal punto di vista militare, la priorità era Idlib, ecco perché Erdogan usa tutta le sue forze e senza dubbio su direttive nordamericane. Questo perché liberando Idlib potremo muoverci verso la liberazione delle regioni orientali. Di seguito è riportato il testo completo dell’intervista pubblicata dalla Syrian News Agency (SANA):

Giornalista: Salve! Questa è “Rivista internazionale” con Evgenij Primakov. Oggi siamo a Damasco, nel nostro studio temporaneo. Sua Eccellenza, il Presidente Bashar al-Assad, non è nostro ospite in studio; piuttosto, siamo noi suoi ospiti. Signor Presidente, grazie mille per averci ricevuto e per averci concesso il tempo di condurre questa intervista. Siamo felici di essere con Lei e di vedere che è in buona salute in queste difficili circostanze.
Presidente Assad: Prego. Sono molto felice di ricevere una televisione nazionale russa.

Domanda 1: Grazie mille, signor Presidente. Chiaramente, l’argomento più importante ora, oltre alla guerra al terrorismo che il vostro Paese conduce, sono gli eventi nel governatorato di Idlib e il pericolo di scontro tra la Repubblica araba siriana e la Turchia. Le forze turche sostengono direttamente quella che viene chiamata “opposizione”, anche se vediamo nei loro ranghi elementi che appartengono ad organizzazioni terroristiche affiliate ad al-Qaida e ad altre organizzazioni. Le truppe turche inoltre partecipano agli attacchi contro le forze siriane. La domanda è: cosa è cambiato nelle relazioni tra Lei ed Erdogan, tra Siria e Turchia? Prima del 2011, Erdogan La chiamava “fratello” e le vostre famiglie erano amiche. Cosa è cambiato e ha spinto le cose laddove sono adesso?
Presidente Assad: Il nocciolo della questione è la politica nordamericana. A un certo punto, gli Stati Uniti decisero che i governi secolari nella regione non erano più in grado di attuare i piani e i ruoli assegnatigli; ovviamente, mi riferisco ai Paesi alleati degli Stati Uniti e non a quelli come la Siria che non lo sono. Decisero di sostituire questi regimi coi regimi dei Fratelli Musulmani che usano la religione per guidare i popoli. In questo modo, le cose sarebbero diventate più facili per i piani nordamericani ed occidentali in generale. Questo processo di “sostituzione” è iniziato con la cosiddetta primavera araba. Naturalmente, all’epoca, l’unico Paese guidato dalla Fratellanza Musulmana nella regione era la Turchia, attraverso lo stesso Erdogan e la sua affiliazione alla Fratellanza. Prima di questo, le nostre relazioni erano buone sia in campo politico che economico; persino prevedemmo cooperazione sulla sicurezza e militare. Non c’erano problemi tra la Siria e la Turchia. Non facemmo nulla contro di loro e non sostenemmo alcuna forza ostile nei loro confronti. Credevamo che fossero vicini e fratelli. Ma l’affiliazione dei Fratelli Musulmani di Erdogan è molto più forte di tutto questo e tornò alla sua identità originale e costruì le sue politiche con la Siria secondo tale ideologia. È noto che i Fratelli Musulmani furono la prima organizzazione a sostenere le violenze e ad usare la religione per ottenere il potere. Ora, se ce lo chiediamo, perché i soldati turchi vengono uccisi in Siria? Qual è la causa per cui combattono? Qual è la controversia? Non c’è motivo, nemmeno lo stesso Erdogan sa dire ai turchi perché invia il suo esercito a combattere in Siria. La sola ragione è la Fratellanza musulmana e non ha nulla a che fare cogli interessi nazionali turchi. È legato all’ideologia di Erdogan e di conseguenza il popolo turco deve morire per questa ideologia. Ecco perché non sa spiegare al popolo turco perché i suoi soldati vengono uccisi in Siria.

Domanda 2: C’è qualche speranza di stabilire gradualmente qualche comunicazione tra Turchia e Siria, almeno tra militari ed intelligence, e in futuro, forse, relazioni diplomatiche?
Presidente Assad: Negli ultimi due anni si sono avuti numerosi incontri intensi tra funzionari russi e turchi e, nonostante l’aggressione turca, si sono tenuti alcuni incontri tra funzionari di sicurezza siriani e turchi. Il nostro obiettivo condiviso coi russi era allontanare la Turchia nel sostegno ai terroristi e riportarla al suo posto naturale. Per la Siria, e anche per Voi, la Turchia è un Paese vicino. È naturale intrattenere solide relazioni con un Paese vicino; è innaturale sotto ogni pretesto o circostanza avere cattive relazioni. Quindi, riguardo la Sua domanda, è possibile? Certo che lo è, ma non possiamo ottenere questo risultato mentre Erdogan continua a sostenere i terroristi. Deve smettere di sostenere il terrorismo, a quel punto le cose possono tornare alla normalità perché non c’è ostilità tra i due popoli. L’ostilità è causata da azioni politiche o politica basata su interessi acquisiti. Per la nazione siriana e la nazione turca, non vi sono differenze né conflitti di interessi. Quindi sì, queste relazioni dovrebbero tornare alla normalità.

Domanda 3: E’ questo il Suo messaggio al popolo turco, che non c’è ostilità nei suoi confronti? Ho capito bene?
Presidente Assad: Certo, li descrivevamo come fraterni, anche adesso chiedo al popolo turco: qual è il tuo problema con la Siria? Qual è il problema per cui un cittadino turco merita di morire? Qual è l’atto ostile, piccolo o grande, compiuto dalla Siria contro la Turchia durante o prima della guerra? Non ce n’è. Ci sono matrimoni misti e famiglie e interazioni ed interessi quotidiani tra Siria e Turchia. In Turchia ci sono gruppi di origine araba siriana e ci sono gruppi in Siria di origine turca. Queste interazioni sono esistite nel corso della storia; non è logico che ci sia una disputa tra di noi.

Domanda 4: Signor Presidente, mi rendo conto di parlare a un capo di Stato; nondimeno, non posso che chiedere informazioni sulla dimensione umana. Questa persona [Erdogan] Le ha stretto la mano, è stata Sua ospite, l’ha ricevuto e l’ha chiamata fratello e amico, ecc. Ora, si permette di dire tutte queste cose. In che modo La colpisce emotivamente?
Presidente Assad: Ho incontrato persone che appartengono alla Fratellanza Musulmana di diversi Paesi. È uno di loro, della Turchia, ce n’erano alcuni da Egitto, Palestina ed altri; hanno fatto tutti la stessa cosa. Dicevano cose carine sulla Siria o la loro relazione personale con me, ma quando le cose cambiano, si rivoltano contro la persona. Ecco come sono i Fratelli Musulmani: non hanno etica politica, sociale o religiosa. Per loro, la religione non è una forma di bene, è violenza; questo è il loro principio. Erdogan è un membro dell’opportunistica Fratellanza Musulmana ed è quindi normale per lui fare ciò che ha fatto. L’assenza di chiarezza e la menzogna continua fanno parte della loro natura.

Domanda 5: La guerra nel Suo Paese dura da nove anni. È lungo il doppio della Seconda Guerra Mondiale, la Grande Guerra Patriottica, e presto celebreremo il 75° anniversario della nostra vittoria, un evento molto importante per la Russia. Quale forza conserva il popolo siriano che gli consente di sopravvivere, trionfare ed evitare la disperazione? Qual è il segreto? È una forza interna o qualcos’altro? O è semplicemente che avete armi migliori?
Presidente Assad: Ci sono diversi fattori che dovrebbero essere considerati. Il fatto che siamo un piccolo Paese significa che questi fattori ci rendono un Paese forte in questa guerra. Innanzitutto, consapevolezza nazionale e opinione pubblica. Senza la diffusa consapevolezza del popolo siriano che ciò che accade è il risultato di una cospirazione occidentale contro il suo Paese, la Siria sarebbe potuta morire o distrutta molto rapidamente. Questa comprensione popolare ha prodotto un’unità nazionale nonostante le diverse tendenze politiche o affiliazioni culturali e sociali, gruppi etnici, religiosi o settari. Questa consapevolezza ha creato unità con lo Stato nell’affrontare il terrorismo; questo è un fattore molto importante. Il secondo fattore è la leggendaria capacità di sacrificio del popolo siriano, a cui abbiamo assistito principalmente attraverso l’Esercito arabo siriano. In circostanze normali, si potrebbe credere che questi sacrifici possano essere trovati solo in film o romanzi, mentre in realtà erano evidenti in ogni battaglia e questo è ciò che ha protetto il Paese. Oltre ai sacrifici dell’esercito, il popolo stesso si è sacrificato. Ha vissuto in circostanze estremamente difficili: bombardamenti continui, sanzioni e cattive condizioni economiche. Tuttavia, il popolo è rimasto saldo col proprio Paese. Il terzo fattore è il settore pubblico, che ha svolto un ruolo importante nel mantenere insieme lo Stato. Nelle peggiori circostanze, gli stipendi continuano ad essere pagati, le scuole a funzionare e venivano forniti quotidianamente servizi essenziali ai cittadini. I servizi di fondo continuavano a essere forniti in modo che la vita continuasse. Oltre a questi fattori, c’è il fatto che i nostri amici ci hanno supportato, in particolare Russia e Iran. Ci hanno supportato politicamente, militarmente ed economicamente. Tutti questi fattori insieme hanno aiutato la Siria a rimanere salda fino ad ora.

Domanda 6: Se non Le dispiace, mi soffermerò su questi fattori per maggiori dettagli e inizieremo con la società siriana e ciò che ha detto sulla diversa cultura e tolleranza tra i diversi gruppi etnici, culturali e religiosi. I terroristi estremisti hanno colpito duramente questa caratteristica siriana promuovendo richieste estremiste e un’ideologia estremista. Ieri eravamo nella Città Vecchia di Damasco e non potevamo immaginare come sarebbe stata la situazione se la bandiera nera del califfato fosse apparsa a Damasco, qualcosa che può essere immaginato solo con orrore. In che misura la Siria è pronta a ricostruirsi come Stato multiculturale, tollerante, laico, ecc.?
Presidente Assad: Quello che sto per dire può sembrare esagerato, ma per natura parlo in termini reali e non mi piace l’esagerazione. In realtà, la società siriana oggi in termini di coerenza ed integrazione sociale dei suoi diversi segmenti, è migliore di quanto non fosse prima della guerra. Questo per una semplice ragione: la guerra è una lezione molto importante per qualsiasi società, la lezione che l’estremismo è distruttivo e che non accettare l’altro è pericoloso. Di conseguenza, questi segmenti nella nostra società si sono uniti. Se vai nella Città Vecchia o in qualsiasi area sotto il controllo del governo, non vedrà affatto questo problema. Al contrario, come ho già detto, le cose sono migliori di prima. Il problema è nelle aree al di fuori del controllo del governo. Ecco perché non mi preoccupo affatto a questo proposito, nonostante il tentativo della narrativa occidentale di dimostrare che la guerra in Siria sia tra sette, non è vero. Una guerra tra sette significa che oggi vieni in questa zona e trovi un colore, e in un’altra area trovi un altro colore, e in un altro posto un terzo e quarto colore; non è così. Vedrà tutti i colori della Siria, senza eccezioni, nelle aree controllate dallo Stato. Mentre nelle aree controllate dal terrorismo, non cercano un colore, ma parti di un colore, il colore estremista. Questo perché solo gli estremisti dell’estremismo potrebbero vivere con essi ed è per questo che numerose persone sono fuggite dalle aree controllate dal terrorismo nelle aree controllate dallo Stato. Ecco perché non mi preoccupo affatto a questo proposito. La sfida, tuttavia, sarà nelle aree occupate dai terroristi.

Domanda 7: Ciò solleva la questione della possibilità di concedere un’amnistia. Ci sono molte persone fuorviate dalla propaganda di terroristi e estremisti. Alcuni di loro hanno commesso crimini. Altri erano membri di gruppi armati che hanno commesso atti terroristici. Ma ci sono quelli che non portavano armi o le portavano senza uccidere. Quali sono i motivi con cui il governo può raggiungerli? E possono esserci dei compromessi con cui tali persone possono essere perdonate? Questa è una domanda morale molto importante. E oltre alla dimensione morale, ci sono aspetti legali sulla risoluzione del loro status ed integrazione nella società, e forse anche nell’esercito.
Presidente Assad: In questo tipo di guerra, l’amnistia deve essere un elemento centrale della politica interna. Non possiamo ripristinare la stabilità se non garantiamo l’amnistia sugli errori commessi. Fin dall’inizio della guerra, abbiamo emanato regolarmente decreti di amnistia perdonando tutti coloro che agirono contro l’interesse nazionale. Nelle aree controllate dai terroristi, abbiamo condotto quelle che chiamiamo riconciliazioni locali che portavano lo Stato a perdonare legalmente; tutti coloro che consegnano le armi ricevono l’amnistia a condizione che tornino alla normale vita civile sotto l’autorità dello Stato e dello stato di diritto. Questo processo ha avuto molto successo e ha ripristinato la stabilità in numerosi settori e continuiamo ad attuare questa politica. Ci sono casi molto limitati a cui non è possibile concedere l’amnistia, ad esempio a chi ha commesso atti criminali e premeditatamente commesso stragi; la maggior parte di essi sono capi terroristici. Tuttavia, per la situazione più ampia, credo che la maggior parte delle persone voglia tornare allo Stato, perché molti di coloro che portavano le armi erano effettivamente costretti a farlo. Non avevano scelta: o porti le armi o sei ucciso. Queste persone non sono necessariamente estremisti. Non hanno un passato terroristico. Sono persone normali costrette a portare armi. Allo stesso modo, c’è chi ha dovuto assumere posizioni politiche o pubbliche nei media a favore dei terroristi per le stesse ragioni, lo sappiamo di certo. Ecco perché credo che la maggior parte di queste persone sostenne lo Stato e collaborò e comunicò con noi sempre. Quindi, sono pienamente d’accordo con Lei, dobbiamo continuare a fornire l’amnistia e questo processo nelle nuove aree che liberiamo, soprattutto perché vogliamo che la maggior parte dei siriani dentro e fuori la Siria torni nel proprio Paese.

Domanda 8: Ora parleremo della ricostruzione dello Stato, ma lo Stato è sempre composto da persone. Quando parliamo di terroristi, o li costringiamo a cedere le armi o persuaderli a lasciarle cadere e riprendere i sensi. Al contrario, ci sono quelli che hanno la loro percezione della giustizia; e certamente incontra funzionari statali, sia nella sicurezza che nelle agenzie di polizia, che devono raggiungere e risolvere lo status di chi divenne un terrorista dall’altra parte. Questi funzionari potrebbero risentirsi e trovare difficile accettarlo. Ad esempio, se vedo questo individuo che puntava l’arma su di me, che vive con me ora sulla stessa strada e compra il pane dalla stessa panetteria, come dovrei comportarmi? Che cosa dice ai sostenitori dello Stato che non sono sempre pronti ad accettare una simile amnistia o atto di perdono?
Presidente Assad: All’inizio della guerra vedevamo casi del genere. Ricordo che quando approvai il primo decreto di amnistia, molti siriani si risentirono non solo nel governo, ma anche dal pubblico perché alcuni persero un familiare a causa del terrorismo. All’inizio, non fu facile dirgli che concedevamo l’amnistia per ripristinare la stabilità. Tuttavia, fu così solo per i primi mesi. Oggi, se chiedi a qualcuno o almeno a chi sostiene lo Stato, indipendentemente dal fatto che lavorino o meno nel governo, questo è accettato perché hanno visto i risultati. In effetti, in molti casi sono quelli che spingono ad un’amnistia ed accordo, il che aiuta molto. Quindi, non ci sono più punti di vista diversi, perché i fatti sul campo hanno dimostrato che questa è la cosa giusta da fare e che fa bene alla Siria.

Domanda 9: Per quanto riguarda la situazione sul campo, non parlerò di chi controlla questa o quell’area, perché la situazione sul terreno è fluida e in continua evoluzione e dovrebbe essere lasciata ai militari. Ma è chiaro ora che lo Stato ha ripristinato vaste aree nel governatorato d’Idlib. Qui, la vita pacifica tornerà, come è accaduto in altre aree, nel Ghuta orientale, Dayr al-Zur e nelle altre aree liberate. Cosa farà lo Stato quando andrà nelle aree liberate? Dove inizierà il suo lavoro? E qual è l’aspetto più importante nel ripristinare la vita pacifica?
Presidente Assad: In molte aree che abbiamo liberato, non c’erano civili da quando la maggior parte partì quando arrivarono i terroristi. La prima cosa che facciamo è ripristinare l’infrastruttura per consentire il ritorno della popolazione locale. La prima cosa di cui ha bisogno è elettricità, acqua, strade, polizia, comuni e altri servizi. Ha bisogno di tutti questi servizi; questa è la prima sfida. La seconda, altrettanto importante, è ricostruire le scuole in modo che possano accogliere gli studenti. Se l’infrastruttura è disponibile e non posso mandare i miei figli a scuola, qual è il punto, significa che non posso tornare in quest’area. Quindi, le scuole e i servizi sanitari sono fondamentali dopo l’uscita dei terroristi e il ripristino della sicurezza. Successivamente, naturalmente, ci impegniamo con la comunità locale ad identificare chi fu coinvolto coi terroristi in varie azioni. Come ho accennato in precedenza, questo è un passo importante verso la riconciliazione e la risoluzione dello status di queste persone per ripristinare la vita normale in città.

Domanda 10: Quali sono le difficoltà che emergono durante questo processo? E ci sono cellule dormienti che minano il processo di ricostruzione? Quali sono i problemi?
Presidente Assad: Quando ho menzionato che grazie e riconciliazioni hanno avuto successo, ciò non significa che il successo sia stato del cento per cento; niente è perfetto. Alcune di queste persone hanno ancora tendenze terroristiche ed ideologia estremista e ancora collaborano con gruppi estremisti in altre aree e commettono atti terroristici. Nelle ultime settimane, ci sono stati numerosi ordigni esplosivi piazzati in luoghi diversi o sotto le auto. Questi atti terroristici hanno causato la morte di molte vittime. Tuttavia, ciò non significa che fermiamo il processo di riconciliazioni, ma piuttosto dobbiamo dare la caccia a tali cellule dormienti. Ne abbiamo arrestati numerosi, ma ce ne sono altri ancora attivi. Una cellula dormiente potrebbe compiere una serie di atti dando l’impressione che esista un’organizzazione completa. Considerando che in realtà è una cellula composta da un gruppo di individui e arrestandoli si può ripristinare la sicurezza. Tuttavia, questa sfida rimarrà, poiché il terrorismo esiste ancora in Siria e il sostegno estero sotto forma di armi e denaro è ancora ampio. Pertanto, non prevediamo di eliminare tali cellule dormienti nel prossimo futuro. Continueremo a eliminarle e ne appariranno altre fin quando le cose non torneranno alla normalità in Siria.

Domanda 11: Signor Presidente, tra due mesi, se non sbaglio, il Paese terrà le elezioni parlamentari in queste difficili circostanze. Quanto sarà difficile? Oppure procederanno secondo i piani e nulla li fermerà o ostacolerà?
Presidente Assad: Esiste una costituzione e siamo governati da essa. Non cediamo alle minacce o ai desideri occidentali e non consideriamo alcun fattore diverso dalla costituzione. La questione del rinvio delle scadenze costituzionali, sia per le elezioni presidenziali che parlamentari, ci fu sollevata diverse volte e ci siamo rifiutati di farlo durante la guerra. Le elezioni parlamentari si terranno tra qualche mese e procederemo secondo l’ordine del giorno costituzionale, indipendentemente da qualsiasi altra cosa.

Domanda 12: Abbiamo parlato della situazione domestica, parliamo ora dell’ambiente estero. La Repubblica araba siriana è soggetta dal 2011 a un rigoroso isolamento, non solo da parte di nordamericani ed europei, cosa che ci si aspettava, ma anche dalla Lega araba e dai suoi Stati membri, compresi gli Stati del Golfo Arabo. Sappiamo che l’ambasciata degli Emirati Arabi Uniti è stata riaperta e che l’Oman non ha chiuso l’ambasciata e ha continuato a lavorare come al solito. Vede un cambiamento positivo da parte del mondo arabo, o la situazione è ancora com’era e quell’isolamento persiste? E quali sono le prospettive dei Suoi contatti con l’Unione Europea? Non chiederò degli statunitensi, perché tutto ciò che li riguarda è purtroppo chiaro.
Presidente Assad: La maggior parte dei Paesi arabi ha mantenuto le relazioni con la Siria, ma non pubblicamente per paura della pressione. Questi Paesi espressero sostegno alla Siria e il desiderio di sconfiggere il terrorismo. Tuttavia, la pressione occidentale e in particolare quella nordamericana, furono severi affinché questi Paesi rimanessero distanti e non aprissero le ambasciate in Siria, in particolare gli Stati del Golfo. L’Europa, tuttavia, è completamente diversa. In effetti, per noi, l’Europa da più di due decenni e anche prima di questa guerra, è stata assente nell’arena politica globale. L’Europa ha cessato di esistere dal 2003, dopo l’invasione nordamericana dell’Iraq. L’Europa si arrese completamente agli Stati Uniti e il suo ruolo era limitato all’attuazione di ciò che l’incaricava l’amministrazione nordamericana. Quindi, che comunichino o meno con noi, il risultato è lo stesso. Che aprano le ambasciate o meno, non conta. Abbiamo incontrato numerosi funzionari della sicurezza della maggior parte dei Paesi europei e sono stati ragionevoli ma non possono cambiare rotta. Alcuni hanno detto francamente: “non siamo in grado di cambiare, i nostri politici non possono cambiare la loro politica perché la politica europea è legata a quella nordamericana”. Sono saliti sull’albero e sono semplicemente incapaci di scendere. Ecco perché non perdiamo tempo a parlare di ruolo e politica europei. Il padrone sono gli USA. Possiamo parlare degli statunitensi e questo include automaticamente gli europei. Ma in risposta alla Sua domanda, sì, c’è un cambiamento. Vi sono chiare convinzioni che questa guerra non abbia ottenuto ciò che quei Paesi, o alcuni dei Paesi colonialisti volevano, che il popolo siriano avesse pagato, che la stabilità avesse pagato e ora gli europei la stanno pagando. Il problema dei rifugiati in Europa è enorme, ma non cambieranno nel prossimo futuro. Questa è la mia convinzione.

Domanda 13: Adesso la Turchia ricatta l’Europa usando i migranti. E questo è ciò che fa Erdogan in questo momento.
Presidente Assad: La Turchia ha iniziato a inviare la seconda ondata di rifugiati in Europa come forma di ricatto. Erdogan aveva minacciato d’inviare profughi. Ieri c’erano video su vari media sull’inizio di un movimento di migranti verso l’Europa.

Domanda 14: In una delle Sue risposte, ha toccato il rapporto con la Russia. Lo consideriamo un rapporto di partnership. Ma questa relazione ha attraversato anni difficili in cui la Russia limitò la presenza in Medio Oriente e altre parti del mondo. Molti lo videro come un tradimento e che la Russia voltò le spalle ai vecchi alleati e partner. Ora, come descrive queste relazioni rafforzate naturalmente in nove anni di guerra? Dato che i nostri suddetti oppositori, inclusi europei e nordamericani, delle “lingue maligne” come diciamo in Russia, affermano che la Siria è sotto il controllo russo. È vero nella realtà che da parte nostra, consideriamo questa relazione un partnership e un’alleanza.
Presidente Assad: Le nostre relazioni con Voi durano da più di sei decenni; questo non è un breve periodo di tempo e copre diverse generazioni. Ci conosciamo molto bene e questa relazione ha attraversato varie esperienze. In diverse circostanze, tra cui gli anni ’90 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le nostre relazioni con la Russia si sono sempre basate sul rispetto reciproco, una relazione reciproca. Non abbiamo mai sentito in alcun momento, nemmeno durante questa guerra, che la Russia cercasse d’imporci le sue opinioni. Ci ha sempre trattato con rispetto; anche quando differivano, rispettavano le opinioni del governo siriano. Questa è una regola generale che ha governato gli ultimi decenni e non è cambiata perché si basa su usanze, tradizioni e prospettive russe. Quindi, a livello bilaterale, le relazioni tra Siria e Russia sono chiaramente un partenariato, in particolare ora dopo la guerra, questo partenariato è diventato più forte ed affidabile. Tuttavia, se volessimo vedere le nostre relazioni con la Russia da una prospettiva diversa, dal ruolo internazionale della Russia, la questione è diversa. Oggi, molti piccoli Paesi e persino di media potenza nel mondo guardano alla Russia e si affidano in larga misura al suo ruolo, perché oggi è dovere della Russia ripristinare l’equilibrio internazionale sull’arena globale. La presenza della base militare russa in Siria non mira solo a combattere il terrorismo, ma anche a creare un equilibrio politico internazionale in seno al Consiglio di sicurezza, nonché un equilibrio militare in diverse aree al fine di ripristinare il ruolo russo. Ripristinare questo ruolo è nell’interesse di tutti gli Stati, tra cui la Siria ed altri Paesi di piccole e medie dimensioni, come ho già detto. Pertanto, consideriamo questa relazione da due punti di vista: partnership bilaterale e relazione basata su questo ruolo internazionale, che speriamo continuerà ad aumentare come è avvenuto da quando il Presidente Putin è salito al potere nel 2000 ripristinando la posizione della Russia.

Domanda 15: Ora parliamo di supporto militare e politico. E l’economia? Tornando alla ricostruzione della Siria, ci sono grandi progetti russi o non russi che aiutano la ricostruzione? C’è uno Stato o società disposti ad investire nell’economia siriana senza timore di sanzioni o problemi politici causati da Stati Uniti ed Europa? Ad esempio, c’era una fiorente industria farmaceutica ad Aleppo, che un tempo esportava i suoi prodotti in tutto il Medio Oriente e Lei, da medico, lo sa. Ci sono idee per ripristinare la produzione industriale nel campo farmaceutico o in altri campi? E fino a che punto la mancanza di risorse influirà su questi progetti economici, considerando che il petrolio è ora al di fuori del controllo statale ed è controllato da una potenza d’oltreatlantico e che vi ha costruito sue basi col pretesto di proteggere il petrolio?
Presidente Assad: Quando abbiamo costruito la nostra infrastruttura in Siria negli anni ’70 e ’80, al tempo non avevamo petrolio. Fu costruito con denaro e capacità siriani. Quindi, sappiamo di avere le capacità e le risorse. C’è molto capitale siriano in Siria e soprattutto all’estero e dovrebbe sicuramente partecipare a questo processo. Dal 2018, c’è grande interesse delle grandi aziende estere, arabe e non arabe, a partecipare alla ricostruzione. Tuttavia, ciò che accade è che gli statunitensi esercitano un’enorme pressione e minacciano individui ed aziende; questo senza dubbio ha spaventato alcune di queste aziende. Questo accade anche per le società russe. Ci sono diverse compagnie russe che vogliono investire in Siria ma temono di fare qualsiasi passo. Le aziende cinesi hanno lo stesso problema. Tuttavia, ogni problema ha una soluzione. Di recente, diverse grandi compagnie internazionali hanno iniziato a venire in Siria utilizzando diversi metodi che consentono di eludere le sanzioni. Quindi, c’è la possibilità ora per queste aziende di lavorare in Siria senza affrontare sanzioni. Certo, non posso discutere di questi metodi, ma abbiamo iniziato a vedere il ritorno degli investimenti stranieri. È vero che il movimento è lento, ma credo che sia un buon inizio, un inizio promettente per sostenere il processo di ricostruzione che abbiamo iniziato. Non abbiamo aspettato; abbiamo iniziato in alcune aree e per espanderci ci deve essere un numero maggiore di aziende e investimenti.

Domanda 16: Quali sono le aree che considera prioritarie o più interessanti per gli investitori?
Presidente Assad: Certo, è più importante ricostruire la periferia distrutta. Penso che questo sarà di grande interesse per le società di investimento e molte hanno già manifestato interesse; questa è certamente un’area redditizia. Un altro settore è il petrolio e il gas, anch’esso redditizio. Esistono già diverse società russe che hanno iniziato a operare in Siria negli ultimi anni e pianificano l’aumento della produzione. Il maggior ostacolo che impedisce l’espansione in questo settore è l’occupazione terroristica nordamericana dei più importanti siti petroliferi in Siria. Gli statunitensi lo sanno naturalmente, e perciò continuano ad occupare i pozzi di petrolio e ostacolano il processo di ricostruzione. In breve, questi sono i settori più importanti. Naturalmente, ci sono molte altre aree cui ogni società ha bisogno, ma sono meno importanti per le aziende internazionali.

Domanda 17: Come sappiamo, esiste un grosso problema causato dal congelamento dei fondi siriani nelle banche straniere. È difficile finanziare alcuni contratti per questo?
Presidente Assad: È vero. Questa è una rapina in tutti i sensi; ma se il denaro viene rubato non significa che come Stato e società dovremmo smettere di creare ricchezza. Abbiamo molte capacità e questo è uno dei motivi per cui siamo sopravvissuti a nove anni di guerra. Sono ben consapevoli che se la guerra si finisse, la società siriana saprà sollevarsi con forza e saremo più forti economicamente che non prima della guerra. Questo è il motivo per cui hanno minacciato compagnie siriane e straniere. In altre parole, se un cittadino siriano vuole investire in Siria, sarà probabilmente sanzionato, o le entrate petrolifere non potranno tornare in Siria. Il fattore più importante è la guerra che scoraggia le aziende e gli impedisce di venire in Siria. Se questi tre fattori vengono eliminati, non avremo problemi a ricostruire il Paese. Abbiamo forti risorse umane e materiali in Siria e abbiamo anche amici fedeli come Russia ed Iran che ci aiuteranno.

Domanda 18: Signor Presidente, abbiamo parlato di Idlib in generale e toccato i campi petroliferi a est del fiume Eufrate controllati dagli statunitensi, e sappiamo che c’è un’interruzione di corrente ogni quattro ore e che le centrali elettriche sono principalmente alimentato da prodotti petroliferi. Questo fattore, controllo del petrolio e dei prodotti petroliferi, è cruciale per l’economia siriana. Ha piani per ripristinare il controllo sulle aree ad est dell’Eufrate? Come procederà in questa direzione?
Presidente Assad: Militarmente la priorità ora è Idlib, ecco perché vediamo Erdogan usare tutta la sua forza e senza dubbio su direttive nordamericane. Questo perché liberando Idlib potremo muoverci verso la liberazione delle regioni orientali. Come ho detto in diverse occasioni, per loro Idlib è militarmente un avamposto. Hanno usato tutto la loro potenza per ostacolare la liberazione di Idlib, in modo da non spostarci verso est. Tuttavia, nonostante ancora non avanziamo verso la regione orientale, possiamo ancora in comunicare direttamente con la popolazione. C’è molta rabbia e risentimento da parte sua sull’occupazione nordamericana e i gruppi che agiscono per suo conto. Credo che questa rabbia si accumulerà gradualmente e ci saranno operazioni di resistenza contro gli occupanti. È dovere nazionale e costituzionale dello Stato sostenere qualsiasi atto contro una potenza occupante. Col passare del tempo, gli statunitensi non avranno una popolazione che li sostenga, ma una che gli si oppone. Non potranno restare, né per il petrolio né per sostenere terroristi come SIIL e al-Nusra o qualsiasi altra ragione. Lo stesso vale ovviamente per i turchi che occupano la parte settentrionale dei territori siriani. Se non escono coi negoziati politici, devono partire con la forza. Questo è ciò che faremo. Questo è anche il nostro dovere patriottico di siriani.

Domanda 19: È positivo essere arrivati a questo difficile problema. Se parliamo dei curdi che vivono nell’est e nordest del Paese e che potrebbero non essere felici di nordamericani e turchi, in particolare i turchi, coi quali hanno un’inimicizia di lunga data. La loro relazione con Damasco è difficile perché sono separatisti e hanno sostenuto gli Stati Uniti e ne sono diventati alleati. La domanda qui è sulla riunificazione della Repubblica araba siriana e il reinserimento dei suoi territori entro i confini legali. Come Ha intenzione di costruire la Sua politica verso i curdi, tenendo conto del fatto che Damasco li ha quasi accusati di tradimento perché hanno firmato un accordo cogli statunitensi. Ha un piano in tal senso? Qual è il prezzo per integrarli? Cosa può dare ai curdi? E quali sono le cose che non può dargli?
Presidente Assad: Siamo in contatto con i gruppi politici curdi nella Siria settentrionale, il problema è che alcuni di tali gruppi, non tutti, operano sotto l’autorità nordamericana. Non diciamo “i curdi” perché la maggior parte dei curdi sono gruppi patriottici o tribù che sostengono lo Stato; tuttavia, questi gruppi non hanno voce. Chi controlla l’area sono piccoli gruppi che agiscono cogli statunitensi. Quanto a ciò che a volte viene chiamata “causa curda”, non esiste in Siria per un semplice motivo. Storicamente, ci sono curdi che vivono in Siria; questi gruppi venuti da nord lo fecero nel secolo scorso e solo a causa dell’oppressione turca. Li ospitammo in Siria. Curdi, armeni e altri gruppi giunsero in Siria e non abbiamo avuto problemi. Ad esempio, non esiste alcun problema siriano-armeno. C’è una gran diversità in Siria e non abbiamo problemi con essa, quindi perché dovremmo avere un problema coi curdi ?! Il problema è coi gruppi che hanno iniziato a promuovere proposizioni separatiste alcuni decenni fa, principalmente nei primi anni ’80. Eppure, nonostante ciò, quando lo Stato turco in vari periodi oppresse e uccise i curdi in Turchia, li sostenemmo. Non ci siamo opposti alla loro causa, se la chiamano causa. In Siria ricevettero la nazionalità, anche se non erano siriani. Siamo sempre Stati positivi sulla questione curda. Pertanto, ciò che viene chiamata “causa curda” è un titolo errato, falso. Il problema in questo momento riguarda gli statunitensi, sono occupanti; hanno occupato le nostre terre. Sono ladri che rubano il nostro petrolio. Non si può occupare entrambe le parti: di chi protegge la legge e di chi la infrange. Non si può stare con la polizia e il ladro allo stesso tempo, è impossibile. O sei con la polizia o il ladro. Quindi, non possiamo raggiungere risultati in alcun dialogo con essi, anche se dovessimo incontrarci migliaia di volte, a meno che non prendano una posizione chiara, patriottica: essere contro gli statunitensi, contro l’occupazione e contro i turchi perché anche loro sono occupanti. Molto semplicemente, questa è la nostra richiesta. Questa è una posizione nazionale e come governo siamo responsabili della costituzione e dei nostri interessi nazionali. Tutto il popolo siriano accetta niente di meno che una posizione contro l’occupazione. Su qualsiasi altra cosa, se hanno altre richieste, anche il popolo siriano ha richieste. Come possiamo ottenere dei risultati? Ci impegniamo in discussioni e poi possiamo decidere: cambiamo la costituzione? Cambiamo la legge? O qualsiasi altra misura, è tutto possibile. Questo è un dialogo tra siriani. Tuttavia, il governo siriano non possiede la costituzione; il popolo la possiede e quindi è esso che può cambiarla.

Domanda 20: Se prendiamo in considerazione ciò che accade in Idlib, di cui abbiamo parlato all’inizio dell’intervista, é che la Turchia è uno dei principali oppositori dei curdi, l’idea di raggiungere una riconciliazione coi curdi La tenta per questi motivi? Può scegliere di non rispondere a questa domanda, se lo desidera.
Presidente Assad: Al contrario, questa è una domanda logica. Questi gruppi curdi che dichiarano di essere contro l’occupazione turca e rilasciano dichiarazioni che la combatteranno, non hanno sparato un solo proiettile quando i turchi invasero. Perché? Perché gli statunitensi hanno identificato l’area in cui i turchi dovevano entrare e i confini che dovevano raggiungere, così come le aree che tali gruppi dovevano lasciare. Quindi, siamo d’accordo su dichiarazioni o azioni? Vogliamo concordare le azioni. Nelle loro dichiarazioni hanno affermato di essere contro i turchi, ma non fanno nulla contro di loro. Sono neutrali. Seguono nordamericani e turchi. Solo il governo siriano e altri segmenti della società siriana combattono i turchi e subendo martiri ogni giorno. A parte questo, sono d’accordo con Lei. Se dovessero dire “saremo d’accordo con voi contro i turchi”, la mia risposta sarebbe, siamo pronti ad inviare i vostri combattenti in modo di porte insieme difendere la nostra terra.

Domanda 21: In questa regione, c’è anche un nemico molto vecchio della Repubblica Araba Siriana, che ricorda sempre al popolo, Israele o entità sionista come la chiama. Come vede il “grande” accordo del secolo, il dono datoci dal presidente nordamericano Donald Trump? Dove potrebbe portarci? Non intendo influenzare la Sua risposta in alcun modo. Solo ricordo ciò che si discute in Russia, che l’accordo come soluzione della causa palestinese è solo un vicolo cieco.
Presidente Assad: Le nostre relazioni cogli Stati Uniti furono ripristinate durante l’amministrazione Nixon nel 1974. Da quel momento, incontrammo numerosi funzionari nordamericani, presidenti e membri del Congresso, e imparammo solo una cosa: qualsiasi cosa Il politico nordamericano, in primo luogo, è al servizio dei proprie interessi personali nelle prossime elezioni. Non pensano agli alti interessi nazionali nordamericani. Non pensano alla stabilità del mondo, al diritto internazionale o ai diritti dei popoli. Questo non esiste nella loro azioni. Pensano solo alle loro elezioni e a nient’altro. Quanto all'”affare del secolo”, tale proposta fu fatta in questo particolare momento solo per le prossime elezioni nordamericane. Le elezioni presidenziali si terranno alla fine di quest’anno. Quindi l’idea non ha senso, è vuota. L’idea, se applicata, non è dannosa, ma piuttosto distruttiva per il Medio Oriente e il processo di pace iniziato nei primi anni ’90. Tuttavia, quando la loro idea avrebbe successo e quando fallirebbe? Succederà se i popoli questa regione concorderanno sul fatto che debba avere successo. Se rivedete tutte le dichiarazioni politiche e ufficiali, così come l’opinione pubblica sui social media, troverete il rifiuto totale di tale piano, anche da Stati e governi alleati degli USA e che hanno relazioni con Israele. Quindi, è sicuro dire che si tratta di un piano nato morto. Trump potrebbe usarlo nelle prossime elezioni per compiacere la lobby israeliana degli Stati Uniti. Ma dopo ciò, probabilmente non sentiremo parlare dell'”accordo del secolo” fino alle prossime elezioni. A quel punto ci sarà un altro piano peggiore presentato per le nuove elezioni.

Domanda 22: Grazie mille, Signor Presidente. Ho un’ultima domanda, forse più emotiva. Fino a che punto questi ultimi nove anni sono stati psicologicamente difficili per Lei? Fino a che punto sono stati difficili per la Sua famiglia? Sua moglie ha fondato e gestisce uno dei più grandi enti di beneficenza della Siria, che offre molto a bambini, feriti e ritorno alla vita normale. Mi rendo conto che potrei fare domande imbarazzanti e mi scuso, ma fino a che punto ha sofferto ciò che accade nella Sua famiglia? E quando guarda a ciò che hai fatto negli ultimi nove anni, dice a se stesso che non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare su determinate questioni, o che fu un errore e che la cosa giusta fu fatta su un altro problema ed altro avrebbe dovuto essere fatto?
Presidente Assad: Vi sono due lati di questa domanda: uno è formale, quando penso a questa guerra nella mia veste ufficiale nello Stato e l’altro è personale. Come funzionario, la prima cosa che penso in questa situazione è proteggere il Paese; questo è il tuo dovere come capo di Stato. Qui possiamo prendere come esempio qualcosa che vive come tradizione, la Grande Guerra Patriottica in Russia. Le sue relazioni con la Germania, come qualsiasi altro Paese, erano buone. Avevate rapporti normali: accordi, impegni, riunioni e non avevate fatto nulla contro la Germania. Tuttavia, i nazisti attaccarono l’URSS che ebbe 26 milioni di martiri, forse di più. C’era altra scelta se non difendere il Vostro Paese? No, era l’unica scelta. La decisione presa dai leader sovietici all’epoca era la decisione giusta sostenuta dal popolo sovietico che difendeva il proprio Paese. Ci furono errori? Certo, ci furono in ogni azione. Ci furono decisioni politiche o militari che avrebbero potuto essere migliori? Certamente, perché tutto ha difetti ed errori. Lo stesso vale per noi in Siria. Le decisioni che abbiamo preso dal primo giorno fu per preservare la sovranità della Siria e combattere i terroristi fino alla fine, e lo facciamo ancora. Dopo nove anni, credo che se avessimo preso una direzione diversa, avremmo perso il nostro Paese dal primo giorno. Ecco perché questa decisione fu giusta. Sugli errori commessi nelle questioni quotidiane, sono sempre lì, ovviamente. Ogni volta che c’è un errore, dovremmo correggerlo e cambiare la decisione. Questa è la cosa normale da fare. A livello personale, eccomi come qualsiasi altro cittadino; ogni individuo ha ambizioni per il suo Paese. Soprattutto che prima della guerra avanzavamo con una crescita significativa e il Paese si sviluppava a un ritmo rapido. È vero che avevamo molti problemi perché quando il processo di riforma si muove rapidamente, ha aspetti negativi, forse sotto forma di corruzione o errori politici. Ma nel complesso, le nostre capacità nazionali miglioravano e si sviluppavano. Dopo nove anni, quando vedi quanto sei indietro economicamente, tecnologicamente, culturalmente ed educativamente, a volte c’è un senso di frustrazione personale. Certamente, alla fine, qualsiasi guerra, indipendentemente da cause o risultati, è molto brutta. Non si può avere un sentimento positivo verso alcuna guerra. Sentirete sempre dolore e frustrazione. Ogni giorno perdi brave persone ed esaurisci le risorse. Quindi, c’è sicuramente un dolore che si sente quotidianamente a livello personale. Tuttavia, allo stesso tempo, tale dolore dovrebbe essere motivazione ed incentivo a fare di più e ad avere fiducia e speranza di poter diventare più forti e migliori di prima.

Giornalista: Ha confermato ancora una volta che una persona come Lei può avere solo una posizione, di statista, perché le opinioni che ha espresso sono opinioni e posizione di uno statista. Signor Presidente, grazie mille per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Oggi siamo stati col Presidente della Repubblica araba siriana Bashar al-Assad, e questa era “Rivista internazionale”. Sono Evgenij Primakov, Le auguro tutto il bene.
Presidente Assad: Grazie.

Traduzione di Alessandro Lattanzio