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Schieramento per un massacro: la rotta turca

Jurij Zinin, New Eastern Outlook 05.03.2020

“La Turchia schiera mercenari in Libia”, “Stagione di pellegrinaggio mercenario a Tripoli”, “Erdogan in Libia, ha appreso òa lezione dall’Iran”. Tali titoli riflettono l’accresciuta attenzione dei media mediorientali sulla situazione in Libia e, in particolare, sulle azioni della Turchia nel Paese. I media sono preoccupati per come la Turchia recluta e dispiega mercenari partecipando alla guerra in Libia al fianco del governo di accordo nazionale (GNA). Questo accade sullo sfondo dello scontro tra i due poli di potere di Tripoli e Tobruq, iniziato nel 2014. Si intensificò rapidamente quando il blocco di potere a Tobruq, l’Esercito nazionale libico (LNA) guidato da QK. Haftar, si avvicinò e dispiegò forze a Tripoli nell’aprile dell’anno prima. Le battaglie per bandire “terroristi e mercenari” delle forze di polizia della capitale assunsero natura prolungata. Secondo il portale arabo al-Ayn, almeno 1600 soldati turchi che combattevano in Siria arrivavano sui campi di addestramento della Turchia. Questi collaborazionisti aprirono 4 uffici nei territori controllati da Ankara per la “registrazione delle sentinelle” che desideravano combattere in Libia. Uno era gestito dalla divisione al-Hamza, l’altro dal Fronte siriano e il resto dai corpo Mutasim e Shamil. Questi uffici reclutano uomini per i combattimenti in Libia, promettendogli ingenti somme di denaro. Inoltre, promettevano vari benefici ai combattenti, inviati di nascosto su navi civili.
L’Esercito nazionale libico riferiva la cattura di 13 miliziani nemici vicino Tripoli, tra cui mercenari inviati dalla Turchia. Inoltre identificava gli ufficiali responsabili di tali unità. Molti abbandonarono l’esercito governativo per servire per conto dei sorveglianti turchi. Secondo gli ultimi dati dell’LNA, i mercenari dalla Siriani inviati in Libia da Ankara erano 6000. Alcuni erano già morti in battaglia. L’Osservatorio siriano per i diritti umani annunciava che i mercenari uccisi all’inizio di febbraio erano 72 . In tale contesto, analisti politici ed esperti della Libia erano preoccupati per come gli uccisi in combattimento o sfuggiti dagli attacchi in Siria o Iraq saranno trasportati in Libia. Ankara gettava “nuova legna da ardere” nella fornace della turbolenza interna, rinviando indefinitamente ogni decisione politica. L’emergere di “distaccamenti” non richiesto dalla Turchia danneggiava l’orgoglio nazionale del Libico. Fu offeso dalle dichiarazioni dei capi turchi secondo cui la Libia, escono loro, era “la terra dei loro nonni” e simili. I sentimenti anti-turchi sono ancora presenti nella memoria della popolazione del Paese data la lunga dominazione ottomana in Libia. Le dichiarazioni della Turchia suscitavano un’ondata di critiche dai circoli al potere e in generale. Il popolo era irritato dai tentativi di forze estere di dividere il popolo libico. Dopotutto, il consolidamento della popolazione come singola nazione non era ancora completato e le contraddizioni inter-tribali e interregionali rimanevano forti.
Tra i mercenari inviati dalla Siria, ci sarebbero cellule dormienti di terroristi siriani che sperano di stendersi e leccarsi le ferite per poi allargare nuovamente le ali, questa volta sul suolo libico. Grandi enclavi del gruppo terroristico SIIL sono ancora presenti nel Paese, affermava l’avvocato libico e attivista per i diritti umani Isam al-Tajuri. Il futuro comporta il rischio che si espandano dalla Libia al Nord Africa e inviino loro ranghi sul mare verso l’Europa. Nel sondaggio pubblicato alla fine del 2017, il CTC Sentinel (Combating Terrorism Center at West Point, USA) fornì le prove di collegamenti tra gli autori di attacchi terroristici in Belgio, Francia, Germania, Regno Unito e Tunisia e le reti clandestine libiche. I jihadisti libici arrivarono in Siria all’inizio della crisi e si unirono a gruppi terroristici come qatiba al-Bitar al-Libi (Brigata della Dura spada libica – KBL), che reclutò molti cittadini libici e tunisini. Nel 2014, KBL giurò fedeltà al “Califfo” Abu Baqr al-Baghdadi. Molti membri della brigata quindi parteciparono alla creazione del DAISH del Vilayet di Darna (Libia orientale), nonché a campi di addestramento, uno dei quali vicino Sabratha, ad ovest di Tripoli. Il campo fu il porto per radunare e addestrare i terroristi coinvolti in numerosi attentati in Europa e Nord Africa. Secondo la rivista, le reclute, in particolare quelle dalla Tunisia, viaggiarono in Siria dalla Libia.
Ora potrebbe esserci più lavoro per i ricercatori del West Point Center. Quelli inviati dalla Siria hanno una ricca pratica di guerra, raid, bombardamenti, cattura di ostaggi. “Il mondo era silenzioso quando Ankara invase la Siria ed ora che si volge alla Libia?” chiedeva la radio Voce del Kurdistan. Il malcontento con Ankara cresce tra i media e i gruppi di esperti, e questo a sua volta provoca conflitti interni nel Paese, sfidando non solo la Libia, ma anche altre nazioni arabe e africane. Il confine di 6000 km non è controllato da nessuno ed è percepito come “porta” per il traffico illecito di armi da fuoco, una “calamita” per le forze islamiste distruttive e minaccia per gli Stati vicini. Numerosi esperti arabi invitavano i vicini della Libia a unire le forze, mettere da parte le differenze ed impedire l’intervento militare straniero (soprattutto turco) negli affari della Libia.

Jurij Zinin, Leading Research Fellow presso il Moscow State Institute of International Relations (MGIMO), in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio