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La Russia mobilita le forze in Siria a sostegno dei negoziati con la Turchia

Joaquin Flores, FRN 5 marzo 2020

La Russia accelera rapidamente il raggruppamento di forze in Siria impiegando rotte marittime ed aeree in previsione dei colloqui tra Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che si tenevano il 5 marzo a Mosca. Il rafforzamento della presenza militare russa nella Repubblica araba nel pieno dell’escalation nella sua regione nordoccidentale fu segnalato da molti media, e anche il Ministero della Difesa russo lo confermava. A seguito degli intensi combattimenti ad Idlib, permaneva la minaccia di uno scontro diretto tra esercito turco e militari russi che operavano nelle immediate vicinanze della prima linea. Da diverse settimane, le forze speciali turche partecipavano in battaglie in direzioni distinte nella parte orientale e meridionale della provincia di Idlib. Reuters analizzava i dati dei servizi che tracciano i voli degli aeromobili e i movimenti delle navi nello stretto del Bosforo in Turchia, secondo cui la Russia aumentava i rifornimenti aerei e marittimi per la Siria il 28 febbraio, il giorno dopo la morte di 36 soldati turchi a seguito di un attacco dell’Aeronautica araba siriana nella parte meridionale del fronte d’Idlib. S’ipotizzò perfino che la Turchia poteva chiudere lo stretto del Mar Nero alle navi russe e vietare alle forze aerospaziali russe di utilizzare lo spazio aereo turco. Tuttavia, un rappresentante del ministero della Difesa turco, sotto anonimato, disse a Reuters che Ankara non programmava il blocco dello stretto alle navi russe.
Secondo gli articoli, la Russia rafforza le posizioni in Siria dall’ottobre dell’anno prima, quando l’esercito nordamericano si ritirò da alcune aree della Siria nordorientale dopo che l’esercito turco lanciò l’Operazione Primavera di Pace. Alcuni mesi dopo, la leadership militare-politica della Turchia lanciava una nuova campagna militare con il nome in codice “Scudo di Primavera” nel nord-ovest della RAS. Tuttavia, tale operazione iniziò formalmente il 1° marzo. Ostilità attive ad Idlib con la partecipazione delle forze armate turche erano in corso dall’inizio dell’anno. Secondo i dati sul traffico nel Bosforo, dal 28 febbraio la Russia aveva inviato cinque navi da guerra verso la Siria in sei giorni. Questo era significativamente maggiore del solito, una o due navi alla settimana. L’esercito russo annunciò l’invio per la Siria delle fregate Admiral Grigorovich e Admiral Makarov dotate di missili da crociera Kalibr-NK. Non fu segnalato l’invio di altre tre navi dal Ministero della Difesa della Federazione Russa. Tra le piattaforme inviate al largo delle coste della Siria vi era la grande nave d’assalto anfibio (BDK) Orsk, progettata per trasportare 20 carri armati, 50 camion o 45 corazzati da trasporto truppe, nonché 400 militari. Altre navi militari includevano le BDK Novocherkask e Tzaesar Kunikov, progettate per trasportare 300 truppe, carri armati e veicoli corazzati.
In risposta, la Turchia rafforzava il protocollo della scorta per le navi russe che attraversano il Bosforo. Le navi da guerra russe attraversarono lo strett, accompagnate da tre motovedette e un elicottero turcho. Di solito le navi sono accompagnate da una nave della guardia costiera turca. Ankara aveva anche rafforzato il raggruppamento di truppe: sia nella cosiddetta zona di de-escalation Idlib, sia ai propri confini meridionali. Secondo fonti militari, all’inizio di marzo, l’esercito turco concentrava nella regione di Idlib (province di Idlib e Hama, parti delle province di Aleppo e Lataqia), ad ovest di Aleppo (distretto di Atarib-Taftanaz-Nayrab) e a sud del capoluogo Idlib mille militari, due brigate prevalentemente formate da unità delle forze speciali dell’esercito. Centinaia di veicoli corazzati, cannoni semoventi, lanciarazzi multipli, sistemi missilistici anticarro (ATGM) e sistemi di difesa antiaerea portatili (MANPADS) furono anche dispiegati nella Siria nord-occidentale. In effetti, fu creato un impressionante gruppo d’assalto turco dalla grande potenza di fuoco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio